La guerra civile romana fu il complesso e confuso periodo storico della Repubblica romana compreso tra il 44 a.C. e il 31 a.C. che ebbe inizio con l'assassinio di Cesare e terminò con la battaglia di Azio, l'assedio di Alessandria d'Egitto e il suicidio di Cleopatra e Marco Antonio.. Durante questo periodo si alternarono fasi di contrasto bellico, principalmente tra Marco Antonio, il più abile luogotenente di Gaio Giulio Cesare, e l'erede del dittatore Cesare Ottaviano, con periodi di precario accordo tra le due fazioni codificate nel cosiddetto secondo triumvirato. Nella fase di accordo, i due principali contendenti ebbero modo anche di distruggere insieme la fazione repubblicana dei cesaricidi nella battaglia di Filippi.
Dopo un continuo variare di alleanze e alterne vicende, infine l'intento egemonico di Ottaviano e la politica incoerente e orientaleggiante a favore della regina d'Egitto Cleopatra da parte di Marco Antonio resero inevitabile uno scontro finale nel 31-30 a.C. che si concluse con la sconfitta e la morte di quest'ultimo e con il definitivo predominio di Ottaviano, il quale poté ben presto riorganizzare completamente lo stato romano ponendo le basi dell'Impero..
Contesto storico
Il 15 marzo del 44 a.C. un gruppo di senatori, che si consideravano custodi e difensori della tradizione e dell'ordinamento repubblicani, assassinò il dittatore Gaio Giulio Cesare, convinti che il loro gesto avrebbe avuto il sostegno del popolo.. Le loro previsioni si rivelarono però sbagliate e allora, rifugiatisi in Campidoglio, i cesaricidi decisero di attendere là l'evolversi degli eventi, lasciando in questo modo l'iniziativa agli stretti collaboratori del defunto dittatore: Marco Antonio e Marco Emilio Lepido..
Dopo lo sgomento iniziale seguito all'uccisione di Cesare, Antonio prese in mano la situazione e si fece consegnare da Calpurnia, vedova del dittatore, le carte politiche e il denaro liquido di quest'ultimo.. Intanto Lepido, nuovo proconsole della Gallia Narbonense e della Spagna Citeriore, lasciava ad Antonio il potere di occuparsi da solo della situazione: in un primo momento aveva fatto entrare a Roma alcuni soldati della legione accampata alle porte della città con l'intento di attaccare il Campidoglio, Lepido decise alla fine di partire per le sue province.. Antonio trovò anche un'intesa con il suo vecchio nemico, Publio Cornelio Dolabella, che insieme a lui era stato designato console da Cesare..
A questo punto, per guadagnare tempo, con un'abile mossa Antonio permise che il senato concedesse l'amnistia ai congiurati e cercò il dialogo proprio con la massima assemblea romana. In cambio, il Senato votò la concessione dei funerali di stato per Cesare. Durante le celebrazioni accadde però che la vista del corpo del dittatore e del sangue sulla sua toga, la lettura del suo testamento generoso verso i romani e il discorso a effetto di Antonio, accendessero d'ira l'animo del popolo contro gli assassini.
Fino all'aprile del 44 Antonio mantenne comunque un atteggiamento conciliante: lasciò che i cesaricidi assumessero quelle cariche a cui Cesare li aveva designati prima che questi lo uccidessero, allontanò i veterani del defunto dittatore da Roma e propose l'abolizione della dittatura. Per sé chiese e ottenne la provincia di Macedonia (e le legioni che Cesare aveva ammassato là per la spedizione contro i parti) e per Dolabella quella di Siria. Per adesso Roma si era salvata dal caos, anche se la situazione tra Antonio e il senato era sempre più tesa.
Dal ritorno di Ottaviano in Italia a Modena (44-43 a.C.)
La svolta a questa situazione la diede, alla fine di aprile, l'arrivo in Italia di Ottaviano, figlio adottivo ed erede di Cesare.
Il giovane chiese ad Antonio di consegnargli l'eredità lasciatagli dal defunto dittatore ma Antonio, che aveva dilapidato i beni di Cesare, rifiutò con durezza. Ottaviano iniziò allora a lavorare per alienare simpatie ad Antonio, facendo leva sia sul proprio nome sia sul risentimento che molti provavano verso l'ex collaboratore di Cesare. Di rimando, Antonio cercò di accrescere il suo peso politico per mezzo di una legge che gli assegnava per cinque anni la Gallia Cisalpina e la Gallia Transalpina (al posto della Macedonia). Intanto i cesariani, preoccupati di questo attrito, riuscirono a fare raggiungere ai due un compromesso momentaneo.
Ben presto la situazione fu ulteriormente movimentata dalla ricomparsa sulla scena di due cesaricidi, Marco Bruto e Gaio Cassio Longino, che dopo l'amnistia avevano anche ottenuto due province (rispettivamente Creta e Cirene) e che ora pretendevano comandi militari più importanti. Minacciati da Antonio, i due fuggirono in Oriente. A questo punto, Antonio entrò in contrasto con Cicerone (che appoggiava Ottaviano), che reagì attaccandolo con la prima e la seconda Filippica.
Nell'ottobre del 44 a.C. Antonio ruppe l'armistizio con Ottaviano e si preparò a fare giungere in Italia le legioni stanziate in Macedonia. Ottaviano giocò allora d'azzardo: sebbene non avesse l'autorità per farlo, contando solo sul nome che portava, chiamò a raccolta i veterani cesariani che accorsero a migliaia. Anche alcune delle legioni della Macedonia passarono dalla sua parte. Antonio cercò allora di farlo dichiarare nemico pubblico dal Senato, ma non ci riuscì.
A questo punto decise di dirigersi nella Cisalpina per toglierla a Decimo Bruto ancora prima che il mandato di quest'ultimo fosse scaduto. Bruto ricevette dal Senato l'ordine di resistere, cosa che gli era però impossibile, perché non aveva abbastanza soldati.
Intanto, Cicerone pronunciava 'la terza e la quarta Filippica' contro Antonio, lanciando poi diversi appelli ad agire contro quest'ultimo, accusato dall'oratore di aspirare alla dittatura. Alla fine Cicerone riuscì a fare schierare il Senato contro l'ex-collaboratore di Cesare. Il primo gennaio del 43 a.C. Cicerone pronunciò la 'quinta Filippica', con la quale raccomandò l'annullamento delle leggi fatte varare di recente con la forza da Antonio, compresa quella con cui si attribuiva il governo della Cisalpina.
Per il momento il Senato non accettò queste raccomandazioni perché non voleva rompere drasticamente con Antonio, ma gli ordinò di restare fuori dalla Cisalpina. Prevedendo però il suo rifiutò, conferì l’'imperium' a Ottaviano e ordinò ai consoli Aulo Irzio e Caio Vibio Pansa di arruolare nuove truppe..
Nel frattempo era iniziata la cosiddetta guerra di Modena; Marco Antonio cingeva d'assedio la città di Modena, dove si era arroccato Bruto. Antonio si mostrò disposto a scendere a compromessi con il Senato, ma quest'ultimo, aizzato dalla campagna denigratoria di Cicerone, decise di annullare la legislazione di Antonio, proclamando nel febbraio del 43 a.C. lo stato di emergenza.
In aprile Antonio venne prima respinto nella battaglia di Forum Gallorum dalle legioni dei consoli Irzio e Pansa, rafforzate dai veterani cesariani fedeli al giovane Cesare Ottaviano; dopo pochi giorni la battaglia sotto le mura di Modena si concluse senza risultati decisivi; i consoli Irzio e Pansa Antonio furono uccisi,. ma Antonio decise di abbandonare l'assedio e si ritirò nella Transalpina, dove rafforzò il suo esercito con rinforzi provenienti dalla Spagna e dalle Gallie. Alla fine dell'estate, tornò in Italia, conquistando facilmente la Cisalpina, anche perché Ottaviano si era rifiutato di unirsi a Bruto (che morì nella fuga). Poi il senato ordinò a Lepido di dirigersi contro Antonio per finirlo, ma il generale si rifiutò, ritenendo indegno combattere contro un suo vecchio compagno d'armi.
Alleanza tra Ottaviano, Antonio e Lepido: secondo triumvirato (43 a.C.)
Sempre nell'estate del 43 a.C., dopo che il Senato gli rifiutò i fondi per pagare i soldati, Ottaviano ruppe con la suprema assemblea romana e presentò la propria candidatura a console, pur sapendo che non sarebbe stata accettata (non era neppure ventenne e non aveva quindi l'età legale minima per aspirare a questa carica). Ottaviano marciò con le truppe su Roma e vi entrò senza trovare alcuna resistenza. Divenne poi console insieme a Quinto Pedio. Dopo avere fatto ratificare con una legge la sua adozione da parte di Cesare, fece annullare l'amnistia che era stata concessa ai cesaricidi (che vennero dichiarati fuori legge) e fece istituire un tribunale speciale per giudicarli. Fece quindi annullare la sentenza che aveva dichiarato Antonio nemico pubblico dello Stato e strinse un'alleanza con lui, grazie alla mediazione di Marco Emilio Lepido. I tre si incontrarono a Bologna, dove formalizzarono l'accordo. Svetonio racconta di un episodio curioso accaduto proprio in questa circostanza:
Con la lex Titia del 27 novembre del 43 a.C. nasceva il secondo triumvirato.. Secondo l'opinione di alcuni storici, questa data segna la fine della Repubblica romana. I nuovi padroni di Roma scatenarono il terrore con le liste di proscrizione: a centinaia furono uccisi (e i loro beni confiscati), in un'opera di epurazione che, oltre a eliminare nemici e oppositori, aveva forse come scopo principale quello di procurarsi i fondi con cui pagare i soldati dei triumviri (che avevano al loro comando 43 legioni). Tra le vittime illustri delle proscrizioni ci fu Cicerone, la cui morte fu chiesta da Antonio a Ottaviano, che non esitò ad abbandonare colui che sin dall'inizio l'aveva appoggiato.
Battaglia di Filippi (42 a.C.)
Dopo essersi spartiti le province i triumviri rivolsero la loro attenzione agli assassini di Cesare che intanto si erano rafforzati militarmente in Oriente (Marco Bruto e Cassio). Nel 42 a.C. le forze di Antonio e Ottaviano si scontrarono con quelle di Bruto e Cassio nella località macedone di Filippi. In realtà ci furono due battaglie di Filippi. Nella prima, Antonio sconfisse Cassio, che si tolse la vita, mentre le forze di Bruto ebbero la meglio su quelle di Ottaviano. Tre settimane dopo, invece, avvenne il secondo scontro nel quale Bruto fu rovinosamente battuto. Anche lui decise quindi di suicidarsi.
Il triumvirato si incrina: la guerra di Perugia (41-40 a.C.)
Dato che era stato Antonio il vero flagello dei cesaricidi, era lui in questo momento a trovarsi in una posizione di maggior forza rispetto a Ottaviano, a cui fu affidato l'ingrato compito di trovare i fondi necessari per pagare i circa soldati che avevano combattuto a Filippi e che ora dovevano essere congedati. Le confische territoriali fatte in Italia nel 41 a.C. procurarono ulteriori inimicizie a Ottaviano, sulle quali fecero leva Fulvia e Lucio Antonio, rispettivamente moglie e fratello del triumviro che ora si trovava in Oriente. Muovendosi però in maniera troppo frettolosa, i due offrirono a Ottaviano il pretesto per agire nella legalità. Lucio Antonio ammassò infatti truppe a Preneste e si recò poi a Roma, promettendo che il fratello avrebbe restaurato la Repubblica. Il Senato gli conferì limperium per muovere contro Ottaviano che non fu però abbandonato dalle sue truppe, che anzi si strinsero compatte intorno al loro condottiero. Alla fine, Lucio Antonio fu assediato nella città di Perugia e, lasciato solo dal fratello Marco, si arrese nell'inverno 41-40 a.C..
Dopo la fine della guerra di Perugia, Ottaviano si vendicò sterminando l'aristocrazia della città etrusca. Fulvia fu esiliata a Sicione (in Grecia) dove morì di malattia, mentre Lucio ottenne il governatorato della Spagna. L'erede di Cesare inviò quindi in Gallia il suo luogotenente Quinto Salvidieno Rufo che prese il controllo delle undici legioni che si trovavano in quella provincia e che erano rimaste prive di capi dopo la morte del loro comandante, il seguace di Antonio Quinto Fufio CalenoR. Syme, La rivoluzione romana, p. 236.. In questo modo Ottaviano si impossessò di tutto l'Occidente romano.