L’antica chiesa di Santa Margherita sorge poco fuori dall'abitato di Somadino, frazione del comune di Casargo, a 865 m. s.l.m. A differenza di tutte le altre chiese del territorio, che hanno subito molteplici trasformazioni nel corso dei secoli, la chiesa di Santa Margherita conserva tuttora gran parte delle antiche forme romaniche, soprattutto nella parte absidale, dove sono custoditi gli unici affreschi romanici superstiti della Valsassina, scoperti negli anni settanta del secolo scorso.
Il 18 agosto 1922 è stata riconosciuta dallo Stato Italiano Monumento Nazionale, ma il suo degrado nei secoli, denunciato più volte nel corso del Novecento, è continuato. Solo nel 1990 un restauro ha interessato le coperture e la pavimentazione interna e nel 2006-2007 un intervento conservativo è stato rivolto solo agli intonaci esterni. A tutt’oggi questo edificio religioso di rilevante valore storico, autentico gioiello romanico della Valsassina, attende un’indagine archeologica che faccia luce finalmente sulla sua origine e un auspicato restauro degli antichi affreschi che conserva al suo interno da più di otto secoli.
La chiesa si trova lungo un’antichissima strada che collegava val Casargo con la Valtellina e da lì con il nord Europa attraverso il vicino valico di Piazzo che porta in Valvarrone. Anzi l'antico percorso passava proprio sotto lo stesso portico antistante dove è ancora presente la massicciata originaria, fino alla costruzione dell'attuale carrozzabile nel 1880, che è passa a pochi metri. Quindi dalle più remote epoche, fino alla costruzione della litoranea (Bellano-Colico), progettata e costruita dagli Austriaci solo fra gli anni 1824 e 1832, questa era una via molto frequentata e di rilevante interesse strategico.
Storia In epoca alto medioevale, l’area della val Casargo, per il controllo della importante via di comunicazione che la attraversava, fu dotata da una di una rete di strutture difensive e di uno stabile presidio militare vicino valico di Piazzo. In un'area presidiata e ben munita (un luogo vicino alla chiesa porta ancora il nome di "Premuro", che indica la presenza di un antemurale difensivo), la piccola chiesa venne costruita all’interno di un luogo fortificato, come oratorio per i militari di questo avamposto, ed è collocata significativamente su uno sperone roccioso denominato ‘Sasso della Guardia’. La costruzione dell'edificio, secondo gli studiosi, è da collocarsi tra la fine dell'XI ed i primi del XII secolo, e questo sulla base della datazione degli affreschi interni, ma è molto probabile un’origine ancora più antica. Il piccolo oratorio è comunque citato nel "Liber Notitiae Sanctorum Mediolani" del 1266 di Goffredo da Bussero, in cui viene riportato l'elenco delle chiese presenti all'epoca nell'arcidiocesi di Milano ("In Vasaxina, loco Somadino, ecclesia sancte Margherite").
La costruzione originaria, senza portico e con una piccola porta sul lato nord, ha comunque subito nei tempi rimaneggiamenti e aggiunte. Infatti è solo tra la metà del XIII e il XV secolo che viene aggiunto il portico in dimensioni più piccole dell'attuale e sostituite le primitive capriate interne del tetto con una duplice volta sorretta da pilastri sporgenti dal muro (lesene). Nel XVII secolo vengono chiuse le monofore e la porticina laterale, su ordine di Carlo Borromeo e ricavata una finestra sul lato meridionale e due gradini nel presbiterio all'epoca di Federico Borromeo. Nel settecento viene ampliato il portico con l'aggiunta di sedili in pietra e aperta una finestra di sinistra nella facciata. L'altra finestra della facciata, la riapertura delle monofore e di una nicchia interna per gli olii santi risalgono all'epoca contemporanea (fine XX secolo). Secondo studiosi quali Zastrow e Mastalli, la chiesa di Santa Margherita avrebbe costituito la prima chiesa parrocchiale dell'alta Valsassina. Un primo indizio si troverebbe negli atti della visita pastorale del 1579, nei quali è citato un contenitore ad uso "pro baptisterio". Una menzione dello stesso contenitore si ritrova negli atti di una seconda visita pastorale, effettuata nel 1582 da San Carlo Borromeo; proprio quest'ultimo, rilevando lo stato di abbandono della chiesetta, prescrisse di togliere il contenitore litico che all'epoca si trovava in un angolo dell'edificio. Questa laconica notazione indicherebbe che Santa Margherita, fin dall'epoca medioevale, avrebbe avuto la prerogativa di chiesa battesimale, di norma riservato alla chiesa principale della pieve, nel caso della Valsassina a San Pietro a Primaluna. Secondo lo storico Zastrow, per spiegare questa anomalia, rara nella diocesi ambrosiana, occorre prendere in considerazione "la particolare configurazione di frontiera e di luogo fortificato che ebbe a caratterizzare anticamente l'estremità settentrionale della pieve Valsassina: in particolare la valle di Casargo e l'alta testata della Val Varrone". Quindi, proprio per le caratteristiche di chiusura di questo territorio e il relativo isolamento rispetto alla sede prepositurale, nell'area "periferica" della val Casargo, si sarebbe realizzata una forma di autonomia ecclesiastica già dall'epoca feudale: l'oratorio di Santa Margherita ne sarebbe stato il principale tempio sacro e proprio per questo dotato di una prerogativa tanto importante. Tutto questo sembrerebbe essere avvenuto prima che si affermasse l'effettiva indipendenza (rispetto a San Pietro di Primaluna) della vicina parrocchia di Margno (prima metà del XIV secolo), sotto il cui controllo passeranno in seguito tutte chiese della val Casargo e Sant'Andrea a Pagnona.
Un'ulteriore conferma della presenza nella chiesetta di un battistero è la scoperta, avvenuta nel corso di alcuni restauri, nel 1990, di una fonte d’acqua sotto il pavimento del presbiterio nella parte sinistra dell'abside, vicino alla piccola porta fatta chiudere da San Carlo. L'acqua sgorga in misura minore ancora oggi direttamente da una frattura della roccia, su cui peraltro poggia l'intero edificio. Per il suo deflusso è stato necessario approntare una canaletta di scolo per portare all'esterno l'acqua e costruire un piccolo vespaio sotto il pavimento per consentire una maggiore aerazione e diminuire l'umidità sottostante. La presenza di fonte che sgorga da uno sperone roccioso, non sarebbe potuta passare inosservata nell’antichità e non è forse del tutto estranea alla stessa fondazione dell'edificio religioso, presente in un luogo tanto particolare. E forse era proprio questa l'acqua che serviva per il battesimo dei primi fedeli nell'antica comunità cristiana dell'alta Valsassina.
Una conferma della preminenza religiosa della chiesa di Santa Margherita e della specifica reciprocità di funzioni strategiche e insieme devozionali di questa con le altre chiese di questa area, la si può cogliere nella leggenda di Santa Margherita e suoi sette fratelli. Secondo questa antico racconto, Santa Margherita aveva sette fratelli, di cui uno morì per un atto di scherno e di poca fede nella Provvidenza. Gli altri fratelli colpiti dalla tragedia sarebbero divenuti eremiti, e avrebbero scelto la loro dimora in luoghi solitari sui monti intorno alla Val Casargo. I tempietti costruiti in questi luoghi avrebbero preso il nome dell'eremita che vi si era stabilito. Solamente Margherita, unica sorella, si sarebbe fermata in un luogo pianeggiante della Valle (Somadino appunto) e si recava a visitare ciascuno dei fratelli nelle rispettive località. Dai singoli romitaggi i santi erano in grado di comunicare accendendo dei fuochi. Nelle varie versioni della leggenda l'identità dei vari santi (quindi dei rispettivi oratori montani) cambia. Fra i nomi più ricorrenti, oltre naturalmente a Santa Margherita, c'è quello di san Sfirio, in un punto eccezionale di osservazione del lago e della prima parte della Val Varrone; Sant'Ulderico, sulle pendici settentrionali del monte Muggio e facilmente comunicante con San Sfirio; San Grato, nella Muggiasca e affacciato sul lago; San Fedele sulla Alpe di Paglio, scomparsa da molto tempo. Altri santi, citati di volta in volta, sarebbero Defendente, Calimero, Girolamo, Eusebio, Bernardino ecc.
Queste chiese ‘eremitiche’ erano collocate all’interno di un fitta rete paramilitare-strategica di origine medioevale con chiari scopi di avvistamento e segnalazione. San Sfiro comunicava con Sant'Ulderico e questo con Pagnona, nella Valvarrone. Dalla torre di quest'ultimo paese, i cui resti sono tutt'oggi ancora visibili, si poteva scavalcare la sella di Piazzo ed entrare in comunicazione ottica con la zona più a valle del Pioverna o con la soprastante Muggiasca. Questa leggenda è stata letta come la trasformazione di una antica realtà storica locale che affidava a queste piccole chiese, proprio per la loro particolare posizione panoramica, un compito di avvistamento e di segnalazione di eventuali pericoli determinati dall'avvicinarsi di truppe ostili.
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