L'operazione Corkscrew (in italiano: cavatappi) fu il nome in codice utilizzato dagli Alleati per indicare le azioni preliminari, compiute dalle forze britanniche nell'ambito del più vasto sbarco in Sicilia, che avrebbero permesso all'esercito alleato la conquista dell'isola di Pantelleria e delle Pelagie (Lampedusa, Linosa e Lampione), da usare in seguito come punti d'appoggio avanzati in occasione delle operazioni di sbarco in Sicilia. Fu la prima operazione alleata sul suolo italiano durante la seconda guerra mondiale.Christopher Chant (1986). The Encyclopedia of Codenames of World War II, p. 34

L'operazione ebbe inizio il 9 maggio 1943 con un violento bombardamento alleato sull'isola di Pantelleria, la più fortificata e presidiata delle quattro., occupata l'11 giugno.

Storia Le premesse Dopo la resa delle forze dell'Asse in Africa settentrionale tra l'11 e il 12 maggio 1943, gli Alleati iniziarono i preparativi di invasione dell'Italia, come era stato deciso durante la Conferenza di Casablanca tenutasi ad inizio 1943Già nel 1940 gli inglesi avevano progettato di invadere l'isola (operazione Workshop) ma il progetto non venne portato avanti a causa della massiccia presenza della Luftwaffe nella zona., in previsione della sconfitta italo-tedesca in Nordafrica che avrebbe aperto le porte alle coste italiane meridionali.

Dopo la conferenza Trident (13-25 maggio), venne approvata l'ultima elaborazione del piano di massima per l'invasione della Sicilia (denominata "operazione Husky"), ivi comprese la data (10 luglio) e la zona di sbarco. In previsione dello sbarco, venne anche decisa l'attuazione di alcune operazioni preventive per eliminare i presidi sulle isole a sud al largo della Sicilia, denominate operazione Corkscrew. Gli anglo-americani già da alcuni mesi avevano intensificato le azioni di bombardamento sulla penisola e soprattutto sul sud Italia e il 9 maggio iniziarono anche le operazioni verso Pantelleria, la più importante e difesa delle isole, che possedeva un porto utilizzabile dagli alleati, ma soprattutto una pista di atterraggio che avrebbe dato agli alleati una base aerea vicina alle future zone di sbarco in Sicilia.

Anche un altro motivo strategico portò gli alleati ad attaccare le isole, ossia la loro posizione strategica in un quadrilatero che collega in meno di 250 km Agrigento, Pantelleria, Malta e Ras Kaboudia sulla costa tunisina, che rappresentava per gli alleati un importante fulcro per il controllo del Mar Mediterraneo.C.A. Clerici-S. Tasselli, "La Presa di Lampedusa", Storia militare, aprile 1998

L'attacco a Pantelleria Il primo e più importante obiettivo fu l'isola di Pantelleria, per i suoi impianti radar e il campo di aviazione con l'hangar Nervi scavato nella montagna, che dal 9 maggio al 6 giugno 1943 venne bombardata continuamente dagli aerei USAF e RAF ed in seguito isolata anche da un blocco navale..

Il presidio italiano sull'isola, Il comando militare dell'isola dal marzo 1943 era stato affidato all'ammiraglio Gino Pavesi, da cui dipendeva il generale di brigata del Regio Esercito Ernesto Mattei, ai cui ordini era la guarnigione, forte di 11 420 uomini, in massima parte sistemata in posizioni difensive in caverna; le riserve di viveri, a seconda delle fonti, sarebbero bastate per 20, 30 o 50 giorni.Giorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La Marina tra vittoria e sconfitta, 1940-1943, pp. 394-396.Marco Gioannini, Giulio Massobrio, Bombardate l'Italia. Storia della guerra di distruzione aerea 1940-1945, pp. 298-305. I lavori per la realizzazione delle fortificazioni, però, non erano ancora ultimati al momento dell'entrata in guerra, e nei tre anni successivi erano proceduti a rilento; di conseguenza, l'apparato difensivo dell’isola presentava vari punti deboli: sebbene il deposito munizioni principale fosse anch'esso in caverna, la distribuzione delle munizioni alle batterie doveva avvenire mediante strade scoperte; tre pozzi con pompe ad azionamento elettrico dovevano garantire l'autonomia idrica di Pantelleria, ma la relativa centrale elettrica era incompleta (ragion per cui la resistenza dell'isola dipendeva dai rifornimenti d’acqua provenienti dall'Italia), e per la distribuzione dell'acqua nell'isola vi erano solo poche autobotti; a causa dei costi elevati, gli apprestamenti in caverna per l'artiglieria non erano stati realizzati, così le batterie erano tutte allo scoperto, e così pure le linee telefoniche, che risultavano dunque molto vulnerabili; mancavano ostacoli subacquei e permanenti e campi minati.Giorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La Marina tra vittoria e sconfitta, 1940-1943, pp. 394-396.Marco Gioannini, Giulio Massobrio, Bombardate l'Italia. Storia della guerra di distruzione aerea 1940-1945, pp. 298-305.

La popolazione civile dell'isola, che contava oltre 10 000 abitanti, non fu evacuata e si ritrovò senza rifugi antiaerei, dovendo così utilizzare gli stessi rifugi della guarnigione.Giorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La Marina tra vittoria e sconfitta, 1940-1943, pp. 394-396.

A partire dall'8 maggio 1943, per oltre un mese, l'isola fu sottoposta a continui bombardamenti aerei da parte di circa 1 500 velivoli angloamericani, per annichilirne le difese e il morale della guarnigione, in preparazione di uno sbarco Alleato; in tutto furono sganciate sull’isola 6 202 tonnellate di bombe, di cui 4 705 tonnellate dal 7 all'11 giugno.Giorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La Marina tra vittoria e sconfitta, 1940-1943, pp. 394-396.Marco Gioannini, Giulio Massobrio, Bombardate l'Italia. Storia della guerra di distruzione aerea 1940-1945, pp. 298-305. Durante gli attacchi furono abbattuti dalla contraerea italiana 45 aerei alleati..

Agli attacchi aerei si aggiunsero due bombardamenti navali, l'8 e l'11 giugno; unità della Royal Navy misero inoltre in atto un blocco navale nelle acque attorno all'isola, anche se ciò non impedì del tutto l'arrivo di rifornimenti inviati di notte con motozattere e altre piccole unità.Giorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La Marina tra vittoria e sconfitta, 1940-1943, pp. 394-396. I bombardamenti ebbero l'effetto di sconvolgere le comunicazioni e la rete viaria, rendendo estremamente difficile la distribuzione di viveri e acqua, di porre fuori uso la centrale elettrica e di distruggere parte delle artiglierie (ma ancora la sera del 9 risultavano efficienti il 48% delle batterie contraeree e l'80% di quelle antinave).Giorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La Marina tra vittoria e sconfitta, 1940-1943, pp. 394-396.Marco Gioannini, Giulio Massobrio, Bombardate l'Italia. Storia della guerra di distruzione aerea 1940-1945, pp. 298-305. Le perdite umane tra la guarnigione e la popolazione civile furono molto limitate (una quarantina di morti e meno di 150 feriti tra i militari, 4 o 5 vittime e 6 feriti tra la popolazione civile), grazie alla grande disponibilità di rifugi in caverna, ma le ripercussioni sul morale delle ininterrotte incursioni aeree degli ultimi giorni furono pesanti.Giorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La Marina tra vittoria e sconfitta, 1940-1943, pp. 394-396.Marco Gioannini, Giulio Massobrio, Bombardate l'Italia. Storia della guerra di distruzione aerea 1940-1945, pp. 298-305. La resa Un invito alla resa fu presentato dagli Alleati il 10 giugno, ma Pavesi non rispose (come aveva già fatto una prima volta alcuni giorni prima); il giorno seguente, una flottiglia da sbarco di una cinquantina di unità britanniche, aventi a bordo 14 000 uomini, si presentò nelle acque antistanti Pantelleria.Giorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La Marina tra vittoria e sconfitta, 1940-1943, pp. 394-396. Alle 3:55 dell'11 giugno Pavesi chiese a Supermarina l'autorizzazione ad arrendersi; la richiesta fu portata a Benito Mussolini, il quale – dopo una consultazione con Supermarina e con il Comando supremo militare italiano – decise di autorizzarla, ordinando che il segnale di resa venisse trasmesso a mezzogiorno di quel giorno, e che la resa venisse motivata con la mancanza di acqua.Giorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La Marina tra vittoria e sconfitta, 1940-1943, pp. 394-396. L'ammiraglio Pavesi, tuttavia, non attese l'autorizzazione di Roma, e annunciò la sua resa alle ore 11.Giorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La Marina tra vittoria e sconfitta, 1940-1943, pp. 394-396.Marco Gioannini, Giulio Massobrio, Bombardate l'Italia. Storia della guerra di distruzione aerea 1940-1945, pp. 298-305.

In Italia, l'ammiraglio Pavesi fu oggetto di durissime critiche – specie negli ambienti del regime fascista e, in seguito, della Repubblica di Salò – che lo accusavano di non aver opposto la dovuta resistenza all'attacco Alleato.Giorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La Marina tra vittoria e sconfitta, 1940-1943, pp. 394-396. Nel maggio 1944 fu processato e condannato a morte in contumacia .

La decisione di Pavesi è stata da molti giustificata col fatto che una resistenza a oltranza avrebbe soltanto portato a un massacro della guarnigione e della popolazione civile di Pantelleria, senza che i piani Alleati potessero essere rimandati di più di qualche giorno.Giorgio Giorgerini, La guerra italiana sul mare. La Marina tra vittoria e sconfitta, 1940-1943, pp. 394-396. Maggiori critiche hanno riguardato la decisione di non ordinare, prima della resa, la distruzione dei depositi di materiale, degli hangar e delle altre installazioni militari dell'isola, che caddero così intatte in mano nemica.Marco Gioannini, Giulio Massobrio, Bombardate l'Italia. Storia della guerra di distruzione aerea 1940-1945, pp. 298-305.

La presa di Lampedusa e Linosa

Intanto il 5 giugno anche la seconda isola più importante, Lampedusa, subì il suo primo bombardamento e nella notte tra il 6 e il 7 giugno alcune unità navali inglesi si avvicinarono per saggiare la reazione delle batterie costiere.

Nella notte dell'11 giugno Lampedusa venne sottoposta ad un intenso fuoco aeronavale, che portò il giorno seguente la guarnigione ad accettare la resa incondizionata alle forze alleate, che occuparono l'isola, mentre sulla Sicilia continuarono senza sosta le azioni dei bombardieri alleati sulle città di Catania e Palermo, in previsione dello sbarco.

La caduta di Pantelleria e Lampedusa consentì quindi agli Alleati di eliminare delle possibili minacce al naviglio inglese in transito nella zona; il possesso delle due basi garantì inoltre alle forze aeree un più efficace controllo del Mediterraneo, potendo quindi concentrare più tranquillamente gli sforzi verso lo sbarco in Sicilia..

Il 13 giugno si arrese senza condizioni anche il presidio sull'isola di Linosa e il giorno seguente alcune unità della marina inglese conquistarono Lampione, mettendo in condizione gli alleati di controllare tutte le isole del canale di Sicilia.

L'esito Pantelleria cadde dopo oltre un mese, l'11 giugno, Lampedusa fu conquistata in soli sette giorni, il 12 giugno, mentre Linosa fu rapidamente occupata il 13 giugno. Le prime due caddero dopo aver subito dei bombardamenti pesantissimi (a Lampedusa ci furono anche degli scontri terrestri nei giorni precedenti lo sbarco e terrestro-navali, sia pure di breve durata, prima e durante l'attacco finale); Linosa invece si arrese senza colpo ferire (anch'essa, però, precedentemente alla resa aveva subito qualche bombardamento).