Influente membro del Partito Comunista dell'Unione Sovietica e ideologicamente marxista, i suoi scritti e il suo pensiero ispirarono la scuola ideologica conosciuta come trockismo.
Nato in Ucraina da una ricca famiglia ebrea russa di Janovka (odierna Bereslavka), abbracciò il marxismo dopo il trasferimento a Nikolaev nel 1896. Nel 1898 fu arrestato per attività rivoluzionarie ed esiliato in Siberia, ma nel 1902 fuggì a Londra dove collaborò con Lenin, scrivendo per la rivista Iskra, periodico del Partito Operaio Socialdemocratico Russo. Inizialmente schierato con i menscevichi di Julij Martov nella disputa con Lenin, dal 1904 si posizionò come non frazionista. Durante la Rivoluzione russa del 1905 rientrò in Russia, diventando il presidente del soviet di San Pietroburgo. Nuovamente esiliato in Siberia, fuggì nel 1907 passando lungo tempo tra Vienna, Svizzera, Parigi, New York. Dopo la Rivoluzione di febbraio 1917, che rovesciò lo zar Nicola II, tornò in Russia e si unì ai bolscevichi. Quale presidente del soviet di Pietrogrado ebbe un importante ruolo nella Rivoluzione d'ottobre che destituì il Governo provvisorio russo insediatosi in seguito alla Rivoluzione di febbraio. Nel primo governo di Lenin, Trockij fu nominato commissario del popolo agli affari esteri, alla testa dei negoziati del trattato di Brest-Litovsk con gli imperi centrali, con il quale la Russia uscì dalla prima guerra mondiale perdendo enormi territori. Dal 1918 al 1925 servì come commissario del popolo per gli affari militari e navali della repubblica russa; fu il fondatore dell'Armata Rossa. Lenin lo propose come suo vice nel Consiglio dei commissari del popolo della RSFS Russa, ma Trockij rifiutò. Al contrario del pensiero comune di molti trockisti stessi, Trockij era a favore della NEP e fu addirittura uno dei primi a proporre riforme simili. Alla morte di Lenin fu sconfitto da Stalin e dai suoi alleati, perdendo il proprio potere. Nel 1926 fu dapprima espulso dal Politburo, poi nel 1927 dal partito, e successivamente esiliato interno nel 1928 ad Alma-Ata nella repubblica kazaka. Deportato nel 1929, visse in Turchia, Francia, Norvegia - Paesi dai quali fu espulso - prima di stabilirsi in Messico nel 1937, dove fu accolto da una cerchia di sostenitori locali, tra cui gli artisti Diego Rivera e Frida Kahlo.
Dall'esilio Trockij scrisse intensamente e polemicamente contro lo stalinismo, sostenendo la sua teoria della "rivoluzione permanente" contro la teoria staliniana del socialismo in un solo Paese, appoggiata dalla maggioranza del partito. La teoria della «rivoluzione permanente» sosteneva che il proletariato russo non poteva incamminarsi nell'opera di costruzione del socialismo, in quanto minoritario e a causa delle condizioni arretrate della Russia. Egli credeva inoltre che i contadini sarebbero entrati in conflitto col proletariato, portando al crollo del regime sovietico. Nel suo libro La rivoluzione tradita, Trockij denunciava che l'Unione Sovietica fosse diventato uno Stato operaio degenerato a causa del suo isolamento, chiedendo la fine della "dittatura burocratica di Stalin". Trockij fondò la Quarta Internazionale nel 1938 come alternativa al Comintern. Fu condannato a morte in absentia all'inizio dei Processi di Mosca del 1936, e assassinato nel 1940, nella sua casa di Città del Messico, dal sicario spagnolo Ramón Mercader, agente dello spionaggio sovietico dell'NKVD. Escluso da tutti i libri sovietici di storia durante la dittatura di Stalin, una moderna damnatio memoriae, da nessuno dei successivi capi sovietici ricevette mai la riabilitazione politica postuma, a differenza di altri personaggi fatti eliminare da Stalin. Invece, nell'Occidente, la memoria di Trockij emerse come quella di un eroe della sinistra antistalinista. Intellettuale molto colto, fu anche scrittore di notevoli capacità, soprannominato «Penna» dai compagni di partito.
Biografia La famiglia e gli studi
Lev Davidovič Bronštejn nacque in una benestante famiglia ebraica a Bereslavka nella fattoria Janovka, nel governatorato di Cherson, il 7 novembre 1879 (26 ottobre secondo il vecchio calendario), ossia lo stesso giorno della Rivoluzione russa del 1917 e nello stesso periodo in cui veniva fondata l'organizzazione rivoluzionaria Narodnaja volja.Due circostanze sottolineate da lui stesso: cfr. L. Trozkij, La mia vita, 1961, p. 20.
Gli antenati di Trockij erano originari di Poltava, da dove ai primi dell'Ottocento si erano stabiliti a Bobrinec, paese a una ventina di chilometri da Janovka. Il nome Janovka deriva dalla grande proprietà terriera che il colonnello Janovskij aveva in parte venduto e in parte affittato al padre di Trockij, David Leont'evič Bronštejn (1847-1922), che qui si era trasferito nel 1879 per dedicarsi, caso raro per un ebreo, all'agricoltura. Gran lavoratore e ambizioso, portò la sua famiglia a un livello di vita molto confortevole: servitori e braccianti coltivavano i suoi 300 ettari di terrenoCon il tempo affittò altre centinaia di ettari di terra dai vicini. Un ukaz imperiale del 1881 impediva agli ebrei di acquistare la terra: cfr. I. Deutscher, Il Profeta armato: Trotskij 1879-1921, 2011, p. 22. e curavano le sue stalle, il suo mulino era utilizzato dai contadini del distretto, il suo grano veniva venduto al mercato di Nikolaev.I. Deutscher, Il Profeta armato, cit., pp. 17-19.
In casa non si parlava lo yiddish, ma un russo misto all'ucraino. Se David Bronštejn era analfabetaL. Trozkij, La mia vita, cit., p. 32: « imparò a sillabare da vecchio, tanto da potere decifrare almeno il titolo dei miei libri ». e indifferente alla religione, sua moglie Anna L'vovna Životovskaja (morta nel 1910), cresciuta in città, osservava le pratiche del culto e leggeva a fatica qualche romanzo russo. Ebbero otto figli: Aleksandr, Elizaveta, Rozalija, che morì in tenera età,L. Trozkij, La mia vita, cit., p. 45. Lev, dal nome del nonno materno, Ol'ga (1883-1941) e altri tre bambini deceduti nella prima infanzia.L. Trozkij, La mia vita, cit., p. 31; I. Deutscher, Il Profeta armato, cit., pp. 18-20.
Nel 1886 Trockij fu mandato a studiare nella scuola ebraica del vicino villaggio di Gromoklej, dove fu ospite di parenti, gli zii Abraam e Rejčel Bronštejn. Vi si insegnava il russo, l'aritmetica e soprattutto a leggere e tradurre la Bibbia dall'ebraico allo yiddish. Non parlando questa lingua, non fece amicizia con nessuno dei suoi compagni. La scuola durò pochi mesi, ma Trockij vi imparò a leggere e a scrivere il russo.L. Trozkij, La mia vita, cit., pp. 47-48: il maestro Schuffer « m'aveva insegnato a leggere e a scrivere, due arti che qualche servigio me l'hanno dato nella vita ».
L'anno dopo un cugino per parte di madre, Moisej Spencer, venne in visita a Janovka e si offrì di ospitare Trockij nella propria casa di Odessa per frequentarvi la scuola secondaria. Spencer, sposato con Fanni Somolovna,Furono i genitori della poetessa Vera Michajlovna Inber. direttrice dell'Istituto ebraico femminile di Odessa, era un intellettuale progressista, già espulso dall'Università a causa delle sue idee politiche. Dieci anni dopo, la casa editrice da lui fondata divenne la più importante di tutta la Russia meridionale. Così, nell'autunno del 1888, Lev Bronštejn si trasferì a Odessa ed entrò nell'Istituto tecnico San Paolo, una scuola parificata fondata dalla locale comunità luterana.L. Trozkij, La mia vita, cit., pp. 50-56.
I sette anni trascorsi a Odessa furono positivi. A casa Spencer imparò le « buone maniere », assistette a conversazioni di giornalisti e scrittori,Come Vlas Michajlovič Doroševič, molto noto al tempo, e Sergej Ivanovič Sycevskij, « uomo di ingegno, ma beone ». lesse buoni libri e arricchì il proprio bagaglio culturale;Tra le prime letture, Puškin, Lermontov, Nekrasov, lOliver Twist di Dickens, e La potenza delle tenebre di Tolstoj, vietato dal regime. a scuola si fece degli amici e divenne presto il primo della sua classe. Ebbe una sola disavventura disciplinare: durante il secondo anno fu denunciato da alcuni compagni per aver partecipato a una protesta contro un professore e fu così espulso, pur venendo riammesso alla terza classe l'anno dopo.I. Deutscher, Il Profeta armato, cit., pp. 26-29. Molti anni dopo Trockij commentò: « I gruppi sorti in quell'occasione - gli invidiosi e i delatori da una parte, i giovani franchi e valorosi dall'altra, e la massa neutrale, incerta, amorfa nel mezzo - questo raggruppamento l'ho incontrato anche più tardi, nelle più svariate circostanze ».L. Trozkij, La mia vita, cit., p. 75.
Poiché nella scuola San Paolo non esisteva la settima e ultima classe, nel 1896 Lev Bronštejn si trasferì a Nikolaev per concludervi gli studi e lì si diplomò a pieni voti nella sessione estiva del 1897, pur avendo studiato poco e marinato spesso la scuola. Infatti, da quasi un anno i suoi interessi si erano indirizzati pressoché esclusivamente alla politica.L. Trozkij, La mia vita, cit., p. 95.
Il primo impegno politico Alla fine del 1896 aveva conosciuto Franz Švigovskij, un giardiniere piuttosto colto che leggeva libri proibiti e opuscoli clandestini, nella cui capanna alla periferia della città si riuniva un gruppo di socialisti, in gran parte populisti, con l'eccezione della giovane Aleksandra Sokolovskaja, una marxista con la quale il diciassettenne Bronštejn entrò subito in conflitto, definendo il marxismo «una dottrina da bottegai e commercianti».I. Deutscher, Il Profeta armato, cit., pp. 41-47. A causa del suo comportamento spesso sgradevolmente polemico, la Sokolovskaja abbandonò per qualche tempo il gruppo.G. A. Ziv, Trockij. Charakeristika (Po lichnym vospominanjam), 1921, p. 15; M. Eastman, Leon Trotsky. The Portrait of a Youth, 1925, p. 77. In realtà egli non aveva mai letto Marx e le sue disordinate conoscenze di cultura politica non andavano ancora oltre qualche libro di John Stuart Mill, di Bentham, di Černyševskij, di Mignet e la lettura della gazzetta liberale Russkie vedomosti.L. Trozkij, La mia vita, cit., p. 96.
Con gli scioperi operai del 1896, le proteste studentesche, il suicidio in carcere di Marija Vetrova nel febbraio del 1897, si fece strada l'idea di organizzare un gruppo clandestino. Con l'elettricista Muchin, il tipografo Poljak, lo studente Ziv, i fratelli Sokolovskij e pochi altri, Bronštejn, che ora si faceva chiamare L'vov, fondò l'Unione degli operai della Russia meridionale, riprendendo il nome di una storica società illegale attiva negli anni Ottanta. Vi aderì anche Aleksandra Sokolovskaja, dal momento che il gruppo, agendo tra gli operai di Nikolaev e Odessa, aveva assunto uno spirito socialdemocratico.I. Deutscher, Il Profeta armato, cit., pp. 51-53.
L'attività di propaganda dell'Unione, svolta stampando il giornale Naše delo (Наше дело, La nostra causa) e preparando volantini ciclostilati diffusi nelle fabbriche insieme con opuscoli stampati all'estero, ebbe un discreto successo, riuscendo a far presa su alcune centinaia di persone. Vi si infiltrarono però agenti provocatori e il 28 gennaio 1898 vi fu un'ondata di arresti. Bronštejn fu preso con Švigovskij in una fattoria dei dintorni di Nikolaev. Qui fu dapprima detenuto, poi fu condotto a Cherson e dopo ancora a Odessa dove, alla fine del 1899, senza che si fosse tenuto alcun processo, gli fu comunicata l'avvenuta condanna a quattro anni di esilio in Siberia e fu trasferito nelle carceri di Mosca.I. Deutscher, Il Profeta armato, cit., pp. 54-64.
Bronštejn si avvicinò al marxismo durante la detenzione, pur senza conoscere ancora gli scritti più importanti di Marx, di Engels o di Plechanov. Nel carcere di Odessa lesse «con entusiasmo» Labriola e in quello di Mosca Lo sviluppo del capitalismo in Russia di Lenin; scrisse anche, secondo presupposti materialistici, un voluminoso quaderno sulla storia della massoneria, andato perduto, e un opuscolo sul movimento rivoluzionario di Nikolaev, che riuscì a far uscire dal carcere e fu pubblicato a Ginevra.L. Trozkij, La mia vita, cit., pp. 112-115.