La migrazione longobarda fu un processo plurisecolare che portò il popolo germanico dei Longobardi dalla patria originaria (Scandinavia meridionale, occupata nel I secolo a.C.) alla penisola italiana, raggiunta nel VI secolo d.C. Dopo essere approdato sulla sponda sud-occidentale del Mar Baltico (ancora nel I secolo a.C.), il popolo germanico risalì il corso del fiume Elba (I-IV secolo d.C.) per arrivare ad attestarsi lungo il medio corso del Danubio (IV-VI secolo). Da qui, nel 568, i Longobardi mossero verso la penisola italica, che occuparono - anche se non completamente - fino alle aree meridionali, fondandovi un regno che sarebbe durato fino al 774.
Durante l'intero processo migratorio, svoltosi in base alle esigenze contingenti del momento e non secondo un piano preordinato, i Longobardi vennero ripetutamente in contatto con altre popolazioni, sia germaniche sia di altra origine. Con esse i Longobardi ebbero frequenti scontri armati, ma coltivarono anche rapporti commerciali più pacifici; gli uni e gli altri rapporti modificarono profondamente, nel corso dei secoli, la composizione etnica del popolo, le cui strutture sociali, culturali e istituzionali conservarono comunque gran parte delle proprie radici germaniche. Nel corso della migrazione, nuclei di longobardi si staccarono più volte dal grosso del popolo, seguendo percorsi autonomi e indipendenti.
Lo stanziamento sul basso Elba Secondo il loro mito delle origini, confermato anche da testimonianze storiche e archeologiche, i Longobardi erano originari della Scania, l'estremità meridionale della penisola scandinava. Gli storici concordano nel collocare la prima tappa della migrazione longobarda verso sud, la "Scoringa", presso le coste sudoccidentali del Mar Baltico, identificandola forse con l'isola di Rügen., forse con la Zelanda o LollandSergio Rovagnati, I Longobardi, p. 13.. Tale movimento migratorio avvenne con ogni probabilità ancora nel I secolo a.C.Rovagnati, p. 12..
Superati gli ostacoli rappresentati dai Vandali e dagli Assipitti, i Longobardi ripresero la loro marcia verso sud e si stabilirono prima in "Mauringa", dove incrementarono le file dei combattenti concedendo il rango di liberi a numerosi schiavi, e poi in "Golanda"Paolo Diacono, I, 11-13.. L'identificazione di questi territori è ancora oggetto di dibattito tra gli storici, ma si tratta comunque di aree comprese tra le sponde del Baltico e il fiume Elba, dove sono state rinvenute tombe longobarde con corredi di armi, di ornamenti e di caratteristiche ceramiche, identici a quelli rinvenute nelle successive aree di migrazione dei Longobardi; Rovagnati, pp. 14-15..
I contatti con i Germani occidentali e l'Impero romano
Il primo contatto dei Longobardi con i Romani risale al 5 d.C., durante la campagna germanica di Tiberio. Ricorda Velleio Patercolo, che accompagnava la spedizione di Tiberio:
Dopo la sconfitta subita a opera delle legioni di Tiberio, i Longobardi si rifugiarono sulla riva destra dell'Elba e si raccolsero, insieme a tutti i Germani della regione non ancora sottomessi dall'esercito romano, sotto la guida di Maroboduo, re dei Marcomanni.. A quest'epoca i Longobardi erano un popolo numericamente esiguo, tanto da dover entrare in più ampie coalizioni militari con i vicini popoli germanici occidentaliRovagnati, p. 15., all'interno delle quali il valore militare consentì tuttavia loro di affermarsi contro i propri vicini, in particolare i Semnoni..
Pochi anni dopo si allearono però con Arminio, il re dei Cherusci vittorioso sulle legioni di Varo nella battaglia della foresta di Teutoburgo, e nel 18 d.C. sconfissero lo stesso Maroboduo. L'apporto longobardo all'interno delle coalizioni germaniche del tempo fu tanto influente da consentire loro di restaurare sul trono dei Cherusci il re Italico, che era stato deposto dal suo popolo (47 d.C.)Capo, pp. 383-384..
La successiva menzione storica dei Longobardi si deve a Tacito, che nel suo saggio Germania (98 d.C.) conferma lo stanziamento alle foci dell'Elba, presso l'odierna Amburgo. Tacito considera i Longobardi una tribù degli Svevi (Germani occidentali) e ne sottolinea il valore, confermando indirettamente le tradizioni riportate da Paolo Diacono e dall'Origo:
Circa settant'anni dopo la Germania di Tacito, i Longobardi sono annoverati fra le popolazioni coinvolte nella prima campagna (167–169) di combattimenti fra le legioni romane di Marco Aurelio e numerosi popoli, tra cui spiccavano Marcomanni, Quadi, Vandali e Sarmati, che premevano ai confini dell'Impero romano. La guerra, che chiudeva un lungo periodo di pace, mise in evidenza il valore dei Longobardi, e al tempo stesso consentì loro di conoscere nuove regioni, di apprendere nuove tattiche militari e, soprattutto, di arricchirsi con le razzie. Nel 167 i Longobardi presero parte, insieme ad altre tribù della Germania settentrionale, all'incursione in Pannonia superioreCassiodoro, Chronica.Dione Cassio, Historia Romana, LXXII, 1a..
Una colonna di seimila armati tra Longobardi e Osii attraversò le terre dei Quadi, superò il Danubio e invase i territori dell'Impero. Si trattava soltanto dell'incursione di un reparto di guerrieri, poiché l'intera tribù avrebbe continuato a risiedere ancora per secoli sulle due sponde del basso corso dell'Elba. È possibile che la colonna longobarda avesse percorso parte della valle dell'Elba fino all'odierna Slesia, per proseguire in direzione del fiume Váh, che si trovava di fronte alla fortezza legionaria di Brigetio (presso l'attuale Győr, in Ungheria)Ján Rajtár, Nuove testimonianze archeologiche delle guerre dei Marcomanni a nord del medio Danubio, pp. 100-101.. Qui però i guerrieri furono intercettati da alcune unità di fanteria e di cavalleria romaneAnthony Birley, Marco Aurelio, pp. 185-186., che li sconfissero e li ricacciarono nelle loro terre, respinti ancor prima che potessero arrecare danni all'interno della provinciaRovagnati, pp. 16-17.. In seguito a questi eventi anche i Longobardi, come altre dieci tribù, mandarono ambascerie a Iallo Basso, governatore della Pannonia superiore, per chiedere la pace; ottenutala, i messi tornarono nelle loro terre.
Dopo la sconfitta della coalizione marcomannica, la diminuzione del potere dei Longobardi seguita alla ritirata del 167 li portò probabilmente ad allearsi a popoli vicini più forti, come i Sassoni, mantenendosi comunque indipendentiRovagnati, p. 17.. Rimasero presso l'Elba fino alla seconda metà del IV secolo, anche se un nuovo processo migratorio verso sud aveva già avuto avvio agli inizi del III.
La migrazione dall'Elba al Danubio La risalita dell'Elba Nel periodo successivo alle guerre marcomanniche la storia dei Longobardi è sostanzialmente sconosciuta. L'Origo riferisce di un'espansione nelle regioni di "Anthaib", "Bainaib" e "Burgundaib"Origo gentis Langobardorum, §2.; in Paolo Diacono le medesime regioni sono indicate come "Anthab", "Banthaib" e "Vurgundaib"Paolo Diacono, I, 13.. I tentativi di identificare con esattezza tali aree da parte della storiografia moderna non sono andate oltre allo stadio di ipotesi, ma è comunque certo che si tratta di spazi compresi tra il medio corso dell'Elba e l'attuale Boemia settentrionaleCapo, pp. 384-385.; Rovagnati, pp. 17-18.. Si trattò di un movimento migratorio dilazionato nel corso di un lungo periodo, compreso tra il II e il IV secolo, e non costituì un processo unitario, quanto piuttosto una successione di piccole infiltrazioni in territori abitati contemporaneamente anche da altri popoli germanici.Rovagnati, p. 18..
Tra la fine del IV e l'inizio del V secolo, i Longobardi tornarono a darsi un re, AgilmondoPaolo Diacono, I, 14., e dovettero confrontarsi con gli Unni, chiamati "Bulgari" da Paolo DiaconoPaolo Diacono, I, 16.. Nonostante un'iniziale sconfitta e la morte sul campo dello stesso sovrano, secondo la tradizione longobarda riuscirono a non essere ridotti al rango di loro vassalli grazie al valore del nuovo re, LamissonePaolo Diacono, I, 17.. La storiografia moderna, tuttavia, non è concorde sul credito che si deve accordare a questa ricostruzione: se è possibile che in effetti i Longobardi avessero conservato la propria indipendenza, o almeno un'autonomia, rispetto agli Unni, i nomi dei successori di Lamissone - Leti (da cui prese nome la prestigiosa stirpe regia dei Letingi), Ildeoc e Godeoc - sembrano indicare un'onomastica alla unna (unno -juks), e quindi una reale e forse non breve sottomissioneCapo, p. 388.. La battaglia vinta da Lamissone non sarebbe stato quindi che un fortunato episodio di rivolta al nuovo dominatore contro le genti germaniche, iraniche e slave dell'Europa centraleRovagnati, p. 21..
Sempre tra IV e V secolo ebbe avvio la trasformazione dell'organizzazione tribale longobarda verso un sistema guidato da un gruppo di duchi; questi comandavano proprie bande guerriere sotto un sovrano che, ben presto, si trasformò in un re vero e proprio. Il re, eletto come generalmente accadeva in tutti i popoli indoeuropei per acclamazione dal popolo in armi (gairethinx), aveva una funzione principalmente militare, ma godeva anche di un'aura sacrale (lo heill, 'carisma'); tuttavia, il controllo che esercitava sui duchi era generalmente debole; Rovagnati, pp. 18-19..
Lo stanziamento sul medio Danubio Nel 488-493 i Longobardi, guidati da Godeoc e poi da Claffone, "ritornarono" alla storia e, attraversata la Boemia e la Moravia.Rovagnati, p. 22., si insediarono nella "Rugilandia", le terre a ridosso del medio Danubio lasciate libere dai Rugi a nord del Norico dove, grazie alla fertilità della terra, poterono rimanere per molti anniPaolo Diacono, I, 19.; per la prima volta entrarono in un territorio marcato dalla civiltà romana. In quel momento, infatti, a causa delle lotte in Italia fra Odoacre e Teodorico, si era verificato un vuoto di potere a nord del Danubio: i Rugi che l'occupavano erano stati vinti da Odoacre e costretti a cercare rifugio tra gli Ostrogoti di TeodoricoRovagnati, pp. 21-22.. All'epoca i Longobardi erano ormai diventati un vasto popolo che, nel corso dei suoi spostamenti, aveva inglobato o sottomesso diversi individui, gruppi e forse anche intere tribù, germaniche o di altra origine, incontrate durante la migrazione.
Giunti presso il Norico, i Longobardi ebbero conflitti con i nuovi vicini, gli Eruli, e finirono per stabilirsi nel territorio detto "Feld" (forse la Piana della Morava, situata a oriente di Vienna.), molto probabilmente sotto pressione degli Eruli di cui sembrano essere stati tributari. Tuttavia, sotto il nuovo re, Tatone, sfidato e insultato dal re degli Eruli, Rodolfo, i Longobardi si sollevarono e li sterminarono, eliminando anche lo stesso Rodolfo (508)Paolo Diacono, I, 20.. La sconfitta degli Eruli fu tale da causare la scomparsa di questo popolo dalle cronache, mentre i Longobardi accrebbero la loro ricchezza e importanza in modo considerevole. Il fatto che Rodolfo fosse legato a Teodorico, che l'aveva cresciuto e addestrato alla guerra secondo la pratica germanica del fosterage, è un indizio che questo cambio drammatico di fortune fu solo un episodio nel generale conflitto concentrico scatenato da Franchi e Bizantini contro gli Ostrogoti, e porta a ritenere che Tatone fosse un membro - di importanza crescente - di questa alleanzaRovagnati, p. 23..