Fu il secondo re di Francia del ramo della dinastia capetingia detto dei Valois ed era figlio del re di Francia Filippo VI e di Giovanna di Borgogna.Giovanna di Borgogna era figlia del duca di Borgogna, Roberto II e di Agnese di Francia (1260-1327). Quest'ultima era a sua volta figlia del re di Francia, San Luigi IX (1215-1270) e di Margherita di Provenza (1221-1295).

All'inizio della guerra dei cent'anni, in gioventù, Giovanni era stato ufficiale e poi generale delle truppe francesi, combattendo prevalentemente in Bretagna e in Linguadoca, e come generale era stato avido di denaro, mediocre di giudizio, molto caparbio e soprattutto mal consigliato, ma anche molto generoso e dotato di spirito, tanto da essere soprannominato il Buono.

Divenuto re all'età di 31 anni, Giovanni si dimostrò un cavaliere coraggioso. Ma il suo regno fu segnato da gravi problemi finanziari, dagli intrighi del re di Navarra, Carlo il Malvagio, pretendente al trono di Francia, dalla crisi degli Stati generali diretti da Étienne Marcel, e infine dal riacutizzarsi della guerra dei cent'anni con gli inglesi, che, condotti dal loro re Edoardo III e dal principe di Galles, suo figlio, Edoardo, soprannominato il Principe Nero, approfittando di tutti i problemi sopraelencati, nel 1355, si lanciarono in una spedizione nella Linguadoca e in Guascogna.

Il 19 settembre 1356 Giovanni il Buono venne sconfitto e fatto prigioniero nella battaglia di Poitiers. Con il figlio Filippo II, fu condotto a Londra e fu liberato solo nel 1360, con il trattato di Brétigny, dietro l'impegno di pagare un riscatto di tre milioni di scudi d'oro ( chilogrammi), ma, in garanzia del pagamento del riscatto, due dei suoi figli, Giovanni e Luigi, dovettero recarsi a Londra, al posto suo e di Filippo. Uno di essi, Luigi, però, nel 1363, fuggì e Giovanni, per pegno d'onore, l'anno seguente, tornò a Londra dove pochi mesi dopo morì.

Personalità Giovanni il Buono era di salute fragileFrançoise Autrand, Charles V, Fayard 1994, p.18; poco sportivo, giostrava poco ma praticava la caccia. Aveva una personalità sensibile e si lasciava facilmente andare a una forte emotività, fino a essere addirittura violento. Amava i libri, proteggeva pittori e musicistiJean Favier, La guerre de cent ans, Fayard 1980, p. 151. La sua immagine di re cavaliere proviene dalla sua eroica condotta alla battaglia di Poitiers e dalla creazione dellOrdre de l'Étoile (Ordine della Stella), ambedue spinti da necessità politiche. Comunque aveva un alto senso dell'onore e lo dimostrò riconsegnandosi agli inglesi dopo che suo figlio, Luigi, che era in ostaggio al suo posto, era fuggito.

Biografia La corte del re Filippo VI era largamente cosmopolita; molti signori, come Raoul II di Brienne, avevano possedimenti a cavallo di diversi regni. Il Regno di Francia esercitava un'attrazione sia economica sia amministrativa; dai tempi di Luigi IX il Santo, la modernizzazione del sistema giuridico attirava nella sfera culturale francese numerose regioni limitrofe. In particolare nelle terre del Sacro Romano Impero, nelle città del Delfinato o nella contea di Borgogna (o Franca Contea), si ricorreva alla giustizia regale per regolare dei litigi: il re inviava per esempio il bailli di Maçon per intervenire a LioneFrançoise Autrand, Charles V, Fayard 1994, p. 60.

I re di Francia seppero attirarsi a corte la nobiltà di queste regioni concedendo rendite e mettendo in pratica un'abile politica matrimoniale. Così, la Casa Savoia prestava omaggio al re di Francia. Giovanni di Lussemburgo, re di Boemia, era perciò un'abituale presenza alla corte francese, come il figlio Vecenslao, futuro imperatore Carlo IVFrançoise Autrand, Charles V, Fayard 1994, p.13. Giovanni fu così dato in sposo, a tredici anni, a Bona di Lussemburgo, figlia di Giovanni di Lussemburgo.

Alla stessa maniera, il conte Umberto II del Viennois, oberato dai debitiFrançoise Autrand, Charles V, Fayard 1994, p. 72, senza eredi dopo la morte del suo unico figlio, con il sogno di farsi crociato, vendette il DelfinatoFrançoise Autrand, Charles V, Fayard 1994, p. 70 a Filippo VI.

Duca di Normandia

Giovanni il Buono ricevette in appannaggio la Normandia e constatò che gran parte della nobiltà normanna era attirata dalla sfera inglese. In effetti, economicamente la Normandia dipendeva dal commercio marittimo attraverso La Manica tanto quanto dal commercio fluviale lungo la Senna. I ribelli normanni desideravano vedere il loro capo Goffredo d'Harcourt divenire duca di Normandia, il che avrebbe garantito il rispetto degli accordi che conferivano al ducato un'ampia autonomiaJean Mabire, Godefroy de Harcourt seigneur normand voxnr.com . Il suo castello di Saint-Sauveur-le-Vicomte venne occupato dalle truppe reali e Goffredo dovette fuggire nel Brabante, paese natale di sua madre. Tre dei suoi compagnoni furono decapitati a Parigi il 3 aprile 1344 e le loro teste vennero esposte nella strada principale di Saint-Lô.

Nel Brabante, il ribelle Goffredo constatò che i fiamminghi guidati da Jacob van Artevelde avevano riconosciuto come re Edoardo III, che faceva valere i suoi diritti sua corona francese dalla dichiarazione di guerra (Edoardo era nipote da parte di madre di Filippo il Bello)Georges Bordonove, La guerre de 600 ans, Laffont 1971, page 135. All'inizio del 1345 Goffredo riparò in Inghilterra, dove Edoardo III lo prese sotto la sua protezione. Inoltre l'omaggio dei signori normandi a Edoardo minacciava sempre più la legittimità dei Valois sul trono francese. La campagna in Guascogna, la disastrosa battaglia di Crécy e l'assedio di CalaisCalais cadde dopo circa un anno e, dopo che gli abitanti erano stati cacciati, fu ripopolata con abitanti inglesi. da parte inglese distrussero il loro residuo prestigio e dovettero lottare contro numerosi vassalli che, cambiando campo, portavano al campo avverso la nobiltà della parte nord-occidentale della Francia, ovvero quei feudi che erano sotto la sfera d'influenza economica inglese. A quel punto i Valois decisero di trattare. Giovanni incontrò Goffredo d'Harcourt, al quale vennero resi tutti i suoi beni. Filippo VI lo nominò capitano sovrano in Normandia.

La nobiltà normanna era da molto tempo divisa in due partiti: i conti di Tancarville e quelli di Harcourt combattevano una guerra senza pietà da molte generazioniFrançoise Autrand, Charles V, Fayard 1994, p.153. Fu allora logico che Giovanni si riconciliasse con i Tancarville per poter assumere autorità sulla Normandia. Il visconte Giovanni di Melun aveva sposato Giovanna, l'unica ereditiera della contea di Tancarville, che era alla testa di uno dei grandi partiti normanniFrançoise Autrand, Charles V, Fayard 1994, p.109. Così furono i Melun-Tancarville a formare l'ossatura del partito di Giovanni il Buono, allorché Goffredo di Harcourt era il difensore storico delle libertà normanne e quindi del partito riformatore. La riconciliazione fra Goffredo e Carlo II di Navarra, che si diceva riformatore, fu così lapalissiana.

Nel 1347, dopo la battaglia di Crécy e l'assedio di Calais, Filippo VI era ormai solo un anziano (53 anni) re screditato; fu così il duca di Normandia Giovanni a prendere in mano le cose: i suoi alleati (i Melun e i membri della borghesia di affare che erano appena stati vittime della purga seguita a Crécy e che erano poi stati riabilitati dal principe) entrarono nel consiglio del re e alla Camera di ContiJean Favier, La guerre de cent ans, Fayard 1980, p. 150, per poi occupare posti elevati nell'amministrazione statale. Giovanni, inoltre, terminò i negoziati per il Delfinato.

La moglie di Giovanni, Bona di Lussemburgo, che gli aveva dato dieci figli, di cui quattro maschi, morì l'11 settembre 1349 di peste. Filippo VI, per accrescere i suoi possedimenti orientali, realizzò un altro colpo diplomatico, facendo sposare, in seconde nozze, Giovanni con Jeanne di Boulogne-Auvergne, figlia di Guglielmo XII d'Alvernia e di Margherita d'Évreux, il 19 febbraio 1350. Jeanne, ventiquattrenne contessa di Boulogne e d'Alvernia, vedova, dal 1346, del primo marito Filippo di Borgogna (erede del Ducato di Borgogna e delle contee di Borgogna e Artois), dopo la morte del suocero Oddone IV di Borgogna nel 1350 si ritrovò alla testa del ducato e della contea di Borgogna e pure dell'ArtoisLes Valois directs: Jean II le Bon. Jeanne de Boulogne chrisagde.free.fr, come reggente per conto del figlio Filippo I di Borgogna.

La presa del potere

La guerra dei cent'anni conobbe un periodo di tregua fino alla grande peste nera del 1349. La prima parte della guerra era stata a largo vantaggio degli inglesi, con Edoardo III che aveva riportato vittorie schiaccianti a L'Écluse e a Crécy e poi prendendo Calais. Il potere dei Valois era da più parti e molto diffusamente contestato: Edoardo III e Carlo II di Navarra, ambedue discendenti di Filippo IV (nonno materno dell'uno e nonno paterno della madre dell'altro), rivendicavano la corona.

Il 22 agosto 1350 Filippo VI morì. Il 29 agosto una flotta di navi guidata da Carlo de La Cerda intercettò al largo di Winchelsea, una località a una dozzina di chilometri da Hastings, Edoardo III che probabilmente stava per recarsi a Reims al fine di farsi incoronare re di Francia; la battaglia navale volse a favore degli inglesi, comunque al prezzo di ingenti perdite; Edoardo III non poté però più opporsi alla frettolosa incoronazione di Giovanni IIFrançoise Autrand, Charles V, Fayard 1994, p.81.Giovanni II fu consacrato, assieme alla seconda moglie Giovanna I d'Alvernia, nella cattedrale di Reims, il 26 settembre 1350, dall'arcivescovo Giovanni II di Vienne.

Carlo II di Navarra, la cui madre Giovanna aveva rinunciato nel 1328 alla corona di Francia per quella di Navarra, era il primogenito di un potente e sapeva raggrupparsi attorno i malcontenti del regno dei primi Valois. Era sostenuto da molti e prossimi alleati: la famiglia dei conti di Boulogne (il conte, i cardinale, i loro due fratelli e la loro parentela dell'Alvernia, i baroni dello Champagne fedeli a Giovanna di Navarra (che era anche contessa di quei luoghi) e i fedeli a Roberto III d'Artois, cacciato dal regno da Filippo VI. Era anche sostenuto dall'Università di Parigi e dai mercanti del Nord-ovest, per i quali il commercio oltre la Manica era un'attività essenziale)Françoise Autrand, Charles V, Fayard, 1994, p. 108.

L'esecuzione di Raoul di Brienne Il 19 novembre 1350 Giovanni fece uccidere il connestabile Raoul II di Brienne. Quest'ultimo era appena tornato dopo un periodo di prigionia in Inghilterra. Le cause dell'esecuzione rimasero segrete; tuttavia potrebbe essere stato accusato di alto tradimento. In effetti, le possessioni di Raul si estendevano in diversi regni (Francia, Inghilterra e Irlanda)Françoise Autrand, Charles V, Fayard 1994, p.82. Come tutti i signori i cui possedimenti avevano una costa rivolta a ovest (tranne i domini nella pianura della Senna che potevano facilmente commerciare con Parigi), aveva interessi economici a sostenere l'Inghilterra (essendo all'epoca il trasporto marittimo più conveniente di quello terrestre, costituiva una zona di scambi molto fitti)Françoise Autrand, Charles V, Fayard 1994, p.55-56. Raul avrebbe negoziato la sua liberazione con l'impegno di riconoscere Edoardo re di Francia e Giovanni l'avrebbe saputo per mezzo di alcuni corrieri mandati in InghilterraFrançoise Autrand, Charles V, Fayard 1994, p.83. Il re non desiderava certo che si spargesse la voce perché non si rimettesse in giro la questione sui diritti di Edoardo alla corona di Francia. In 24 ore Raoul II di Brienne venne arrestato, giudicato "a porte chiuse", decapitato e i suoi beni confiscati.