Comiso (AFI: ) è un comune italiano di abitanti del libero consorzio comunale di Ragusa, in Sicilia.
Origini del nome In passato è stato sostenuto che l'odierna Comiso coincidesse con l'antica Casmene, subcolonia siracusana della quale si ha scarsa conoscenza. Le fonti che riferiscono della posizione di quest'insediamento,Casmene su www.antoniorandazzo.it supportate dai vari ritrovamenti archeologici effettuati nella zona e soprattutto nelle vicinanze, hanno infatti fatto pensare che l'originaria Casmene fosse situata sul "Cozzo di Apollo", colle dei monti Iblei appena sopra Comiso.
A inizio del Novecento, l'archeologo Paolo Orsi fece luce sull'origine di Casmene, che fu da lui definitivamente individuata presso monte Casale a Buscemi, di fianco al monte Lauro (dal latino laurus cioè "alloro", uno dei simboli del dio Apollo).
L'idea secondo cui il nome di Casmene si sia conservato, attraverso elaborate modificazioni, in quello odierno di Comiso trova spazio nello scritto poligrafo di un dotto gesuita di Comiso, P. Biagio La Leta, il quale spiega la variazione attraverso un fenomenoF. Stanganelli, Vicende Storiche di Comiso Antica e Moderna, Stab. Tip. S. Di Mattei & C., Catania 1926, p. 16. di metatesi qualitativa che da Casmene avrebbe condotto poi alla fonetica e alla grafia, prima, di Camsene e da questo, gradualmente, Camese e poi Comiso. Da rilevare il fatto che già nel Seicento la città viene chiamata nei documenti Ihomisus Casmenarum, lasciando ancora più dubbi al riguardo. È il caso di denotare che comunque questo tipo di ricostruzione linguistica è lontana dai più comuni cambiamenti della fonologia e morfologia del siciliano.
Proprio per queste incongruenze questo riferimento storico assomiglia più a un tentativo di ricostruzione paretimologico, cioè abbastanza arbitrario, tipico di molti autori del passato, oltre all'evidente fatto di contrastare con le successive scoperte archeologiche dell'Orsi.
Sono state perciò ipotizzate anche altre origini sul nome, fondandole spesso su incerte radici arabe o greco-bizantine di dubbia ricostruzione fonomorfologica. Una di queste sosterrebbeF. Stanganelli, Vicende Storiche di Comiso Antica e Moderna, Stab. Tip. S. Di Mattei & C., Catania 1926, p. 18. che il nome dell'antica città sia rimasto pressappoco identico a quello conosciuto oggi, derivando da un'antica origine pre-ellenica oppure proprio da una voce greca in relazione a κώμη (kṓmē) (che significa “villaggio o città senza mura” o “quartiere di una città”) oppure ancora con kομίζω nel senso di “ricovero”. Quest'ultima ipotesi si rende, al contempo, sufficientemente tenue per via della definizione lessicografica che viene data del verbo κομίζω (komízō) che significa “prendersi cura di” oppure “portare”.
Sembra anche che sotto l'impero romano il nome di questa colonia fosse Jhomisus, che sotto i Bizantini divenne Comicio in onore della loro patria d'origine Comizo. Altre tesi sostengono che il nome Comiso sia d'origine araba e ne hanno offerto varia, e non sempre impeccabile, spiegazione: da jomes o yomiso (testa d'acqua)A Comiso sgorga una sorgente che ha il suo nucleo al centro della città, nella piazza intitolata proprio a questa sorgiva, la quale prende il nome dalla dea della caccia: Piazza Fonte Diana; il Dianae Fons sfocia nel fiume che attraversa Comiso, l'Ippari, un tempo navigabile ma oramai a carattere torrentizio. oppure kom (collina, monticello) e ancora koms o hums (quinta parte di terra confiscata)Delle prede belliche fatte dagli arabi durante la loro dominazione in Sicilia, una quinta parte era riservata all'Emiro o re dell'isola. Fra gli altri luoghi, nei quali questa “quinta parte” veniva conquistata e sorvegliata da un sovrintendente, pare che Comiso sia stato uno dei più ragguardevoli, tale da venire appellato per antonomasia “La Quinta al Koms”., come Homs in Libia.COMISO - estremi bibliografici, estratto o sintesi di parti significative ufficiopiano.provincia.ragusa.it
Le varie trascrizioni del passato riportano, come di consueto, altre forme storiche Comiciana, Comicini e Comicio, che hanno condotto fino a quella definitiva di Comiso, che compare per la prima volta in epoca normannaPro-loco di Comiso, Comiso Viva, 1996, p. 11..
In è chiamato correntemente U CòmmisuIn , contrariamente alla semplice composizione italiana di Comiso, questo toponimo è stato ereditato nel tempo con l'uso di un articolo determinativo anteposto e declinato anche con le varie preposizioni del siciliano. Così dire "staju jennu ô Còmmisu" (tradotto letteralmente "sto andando a[l] Comiso" è l'esatta sintassi siciliana. In Sicilia sono molti altri i comuni che seguono questa dinamica linguistica; tra cui: U Càssaru, A Ferra, U Priolu, U Puzzaḍḍu.; gli e le abitanti sono detti cumisari.
Storia Dalle origini ai Cabrera Le prime tracce di insediamenti umani nel territorio di Comiso appaiono nel periodo eneolitico, lungo l'arco collinare ibleo, dove si svilupparono i primi villaggi di popolazioni italo-sicule. Oggi rimangono una serie di ricoveri a grotta e a cella ricavate nei monti Monterace, Monteracello, Monte Tabbuto, Cozzo Apollo, Cava Porcaro. A valle, invece, si svilupparono degli insediamenti abitativi del tipo a capanna-rifugio. La presenza delle terme vicino alla fonte Diana risalente al II secolo testimonia la presenza di un nucleo abitativo attorno alla fonte fin dall'epoca romana. Comiso su www.siculina.it Si pensa infatti che quel luogo sia stato popolato dagli abitanti scampati alla distruzione di Kasmenai, durante la spedizione punitiva del console romano Marcello nel 212 a.C..
Con l'arrivo dei Bizantini e l'insediamento del potere religioso dell'impero d'oriente a Siracusa (330 d.C.), cominciarono a essere edificate numerose chiese. Nel periodo bizantino il casale di Comicio si concentrava attorno alle due chiese di S. Biagio e S. Nicola, in questo periodo fu munito di forti e torri di difesa. Intorno all'827 il casale fu duramente provato dall'invasione degli Arabi. Nel periodo normanno nascono i muri a secco, che caratterizzano ancora oggi il paesaggio collinare.Comiso su terrazzanisuite.com La Comiso medievale si arricchisce di nuove vie urbane e di chiese, tra cui la chiesa della Misericordia, tuttora conservata. Nel 1393 Comiso viene a fare parte della Contea di Modica, assegnata ai Cabrera, fino al 1453, anno in cui a causa di una crisi economica questi ultimi la vendono a Periconio II Naselli.
La signoria dei Naselli (dal 1453 al 1816)
Sotto i principi Naselli Comiso visse un periodo di rinascenza e splendore, culminato nel 1571, quando Gaspare II elevò il "Baronato" di Comiso in "Contea". Durante il Rinascimento la città si arricchì delle chiese maggiori, di numerosi conventi e monasteri, di una Sede giuratoria, che ebbe sede presso il Castello dei Naselli, di un pubblico ospedale, detto Monte di Pietà, accanto alla chiesetta della Misericordia, e di una cartiera. A partire dal 1608 numerose famiglie comisane emigrarono nella vicina Vittoria, che era stata appena fondata da Vittoria Colonna de Cabrera.
Nella prima metà del Seicento operò a Comiso il padre Pietro Palazzo, uomo di sante virtù, che si adoperò per la crescita culturale e religiosa della città. Grazie anche al suo operato sorsero diversi conventi e monasteri che si occuparono della formazione di intere generazioni. Nel 1693 il disastroso terremoto che interessò tutto il val di Noto, rase al suolo le maggiori chiese cittadine e fece 90 morti. Con la soppressione della feudalità in Sicilia, voluta da Ferdinando di Borbone nel 1816, Baldassarre VII Naselli perdette definitivamente il governo della città.
La Repubblica Indipendente di Comiso Sul finire del 1944, scoppiava in molte città della Sicilia una rivolta contro la chiamata di leva alle armi del governo di Pietro Badoglio. La rivolta veniva alimentata da voci diffuse sulla probabilità che i coscritti di leva potessero essere inviati addirittura a combattere in Estremo Oriente per sostenere gli interessi anglo-americani. Sui muri delle città comparvero le scritte: “Non presentatevi”, “Presentarsi significa servire i Savoia”. Ebbero così inizio i cosiddetti moti dei “Non si parte”. Dopo essere stato assediato dai dimostranti, il prefetto di Palermo, Pampillonia, richiese l'intervento del Regio Esercito, che si rese responsabile della morte e del ferimento di molte persone.
Comiso divenne il centro di questi scenari insurrezionali, tanto che il 6 gennaio 1945 fu proclamata la “Repubblica di Comiso” retta da un governo popolare, con tanto di comitato di salute pubblica, squadre per l'ordine interno e distribuzioni di viveri a prezzi di consorzio. Comiso visse così per una settimana la sua indipendenza, fino all'11 gennaio quando il gen. Brisotto circondò la città minacciando bombardamenti aerei se Comiso non si fosse arresa. Anche per l'intermediazione del clero cittadino, gli insorti si arresero. Nonostante gli accordi presi, tutti i ribelli, circa 300, vennero arrestati e confinati a Ustica e Lipari, per essere amnistiati solo nel 1946 con la proclamazione della Repubblica italiana. Benito Mussolini, presidente, de facto, della Repubblica Sociale Italiana, conferì la medaglia d'argento alla Repubblica Indipendente di Comiso.Relazione dei Reali Carabinieri
Dal dopoguerra a oggi Le principali vicende storiche dal dopoguerra a oggi sono strettamente collegate alla storia dell'aeroporto di Comiso. Il 7 agosto 1981 il governo Spadolini prende la decisione di localizzare nell'ex aeroporto di Comiso una base NATO con 112 missili "Cruise" a testata nucleare. La città di Comiso viene a trovarsi improvvisamente al centro di interessi e controversie di politica internazionale, che richiamano in città molti degli esponenti politici nazionali. Giacomo Cagnes, ex sindaco della città ed esponente di punta del PCI, si pone a guida dei movimenti locali anti-missili, mentre l'amministrazione comunale, capeggiata da Salvatore Catalano, si pone a favore della decisione del governo. Pio La Torre interviene più volte, allo scopo di dare maggiore impulso al movimento per la pace.
Il 4 aprile 1982 a Comiso viene organizzata una grande manifestazione, che fa confluire in città più di centomila persone provenienti da ogni parte d'Italia, appartenenti a vari movimenti pacifisti. Nello stesso anno incominciano i lavori di costruzione della base Nato. Il 5 maggio 1983 giungono i primi 225 militari americani. Nell'estate del 1983 cresce la tensione tra forze dell'ordine e pacifisti, che si erano accampati nei terreni attorno all'aeroporto; decine di manifestanti vengono feriti, altri arrestati.
Sono anni di continue manifestazioni e scontri, fino al 1986, quando i campi all'aperto dei pacifisti cominciano a smobilitare. A livello internazionale, l'arrivo di Gorbačëv inaugura una nuova politica di distensione e di pace tra le due potenze mondiali, che culmina nel 1987, quando viene firmato l'accordo tra Reagan e Gorbačëv sulla riduzione degli euromissili, con il quale si dichiarava lo smantellamento di tutte le basi europee entro i 10 anni successivi, tra cui anche quella di Comiso.
Nel 1991 l'ultima batteria di "Cruise" lascia la città, si chiude così un capitolo importante della storia cittadina. I riflettori nazionali tornano a essere puntati su Comiso nel 1999, anno in cui nei locali dell'ex base Nato vengono accolti, nell'ambito della "missione Arcobaleno" più di profughi kosovari, sfuggiti allo scoppio di un conflitto armato e pulizia etnica nei loro confronti. In quest'occasione Comiso viene ribattezzata "Città della Pace".
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