La Porcellana Ginori a Doccia è stata una delle più prestigiose manifatture di porcellana europea. Nasce per volontà del marchese Carlo Ginori nel 1737, in una villa di sua proprietà a Doccia (oggi inglobata in Sesto Fiorentino). I discendenti di Carlo Ginori continueranno ad esserne i proprietari e a dirigerla fino al 1896, quando avverrà la fusione con la Società Ceramica Richard di Milano.
«Lo sviluppo artistico della Manifattura di Doccia si presenta particolarmente articolato e [...] specchio delle differenti situazioni storiche e culturali che si avvicendarono nella storia della Toscana nell'arco di circa centocinquanta anni, dalla caduta degli ultimi Medici agli anni di Firenze Capitale»..
Il primo periodo: Carlo Ginori
La manifattura Ginori inizia la propria attività nel 1737 a Doccia, località a pochi chilometri dall'antico borgo di Sesto Fiorentino,Oggi inglobata nella zona nord della città. nella villa che il marchese Carlo Ginori acquista all'inizio di quello stesso anno dal senatore Francesco Buondelmonti (1689 – 1774) limitrofa alla villa avita della sua famiglia. Nel mese di luglio del 1737 dai forni della manifattura esce una prima cotta; a sovrintenderla c'è il fornaciaio romano Francesco Leonelli, che lascia Doccia tra l'agosto e l'ottobre 1738..
Questi primi risultati sono il frutto delle ardite sperimentazioni che lo stesso marchese, conoscitore di testi alchemici e chimici e chimico egli stesso, metterà in atto. Inoltre alla formazione chimica di Carlo Ginori contribuisce significativamente anche l'intima amicizia con Giovanni Targioni Tozzetti, al punto che quel profondo rapporto ha erroneamente suggerito nel passato, per l'eminente naturalista fiorentino, il ruolo di arcanista nella manifattura Ginori agli inizi della sua attività. Questo è confermato dallo studio della documentazione nell'archivio Ginori che individua in Carlo "il solo ed unico arcanista" all'interno della manifattura.
A testimonianza dell'infaticabile ricerca sulla porcellana scriverà un fascicoletto intitolato Teoria degli ingredienti atti a fare la porcellana in cui annota esperienze fatte in fabbrica, inquietudini, aspettative personali, conoscenze di chimica e critiche ai testi chimici e alchemici noti.
In tal senso egli sovrintenderà sempre, per tutto l'arco della sua vita, alla composizione degli impasti, al reperimento delle migliori terre, tra cui quelle più adoperate provenienti dalla Valle del Tretto presso Vicenza e da Montecarlo, alla messa a punto dei forni, con la sua diretta presenza o tramite relazioni precise e curando, anche da lontano durante i frequenti viaggi, il buon andamento di tutto il processo di preparazione e cottura.
I tentativi iniziali riguardano quasi certamente soltanto maioliche e forse qualche timida prova per ottenere la porcellana, la produzione della quale viene rammentata per la prima volta il 6 luglio 1739, quando si registra un pagamento "a Fornacjai delle porcellane". Sarà Joannon de Saint Laurent, erudito lorenese e stretto collaboratore di Carlo prima e di Lorenzo Ginori dopo,. ad attestarci che: "[..] la fabbricazione della porcellana è l'oggetto principale dell'impresa, mentre quella della maiolica non è che un puro accessorio ritrovato dalla felice memoria del signor marchese Carlo per sostenere più felicemente la prima"..
Si conferma, quindi, che la sperimentazione sulla porcellana viene inizialmente supportata economicamente dalla produzione e dalla vendita della maiolica e, nel citare la "felice memoria", la familiarità e l'attenzione per la ceramica che aveva nutrito Carlo in ambiente familiare sin dall'età giovanile.
Le prime porcellane di Doccia databili risalgono al 1740: si tratta di alcune tazzine finemente dipinte dal capo pittore della manifattura, Johann Carl Wendelin Anreiter von Zirnfeld, e da questi portate a Vienna, per essere donate al futuro Granduca di Toscana, Francesco Stefano di Lorena, come per la prima volta aveva rammentato nel 1963 Leonardo Ginori Lisci.. Il viaggio dell'Anreiter è carico delle speranze di Carlo Ginori volte ad ottenere dal Granduca "[..] la sospirata privativa per la produzione di porcellana nel Granducato di Toscana", che avviene il 3 marzo 1741 tramite il presidente del consiglio di reggenza Marc de Beauvau, principe di Craon..
Carlo Ginori aveva convinto il giovane Carl Anreiter. a seguirlo a Firenze nel 1737 in occasione del suo viaggio a Vienna per rendere omaggio al nuovo Granduca di Toscana; si tratta di un pittore di notevoli qualità: nasce a Schemnitz, l'attuale Banská Štiavnica in Slovacchia, da genitori di Bolzano, città dove passa tutta la fanciullezza; eseguiti studi artistici, si trasferisce nella capitale austriaca dove entra come decoratore stipendiato nella manifattura di Claudius Innocentius du Paquier, per operare, poi, come Hausmaler..
Lo assume con regolare contratto sia come pittore in prima persona sia come capo dei pittori per "dorare, e dipingere di smalto sopra terre, porcellane, ed altro,Dagli inventari si conoscono diversi soggetti dipinti da Carl e Anton Anreiter e fra questi: "Il traino dei cannoni", "Con scene di battaglia", "Con figure di orientale", "Con scene di mestieri di strada", "Con piante e serpi dipinte al naturale" (quest'ultimo è del figlio Anton). e per insegnare tutto quello che sa a chi gli sarà ordinato dal predetto Sig. Co. Ginori", giunge a Firenze con la moglie ed i figli; tra questi Anton Anreiter, che sarà un ottimo pittore su porcellana prima a Doccia poi a Vienna.L'approfondimento sulla figura di questo artista si deve principalmente ad Alessandro Biancalana in La figura di un secondo Johan Karl Anreiter, figlio di Karl Wendelin, saggio apparso sulla rivista Ceramica Antica, ottobre 1999 ed ancora "Johann Karl Wendelin Anreiter von Ziernfeld, in Der Schlern, anno 2000, n. 74.
Il marchese Carlo Ginori, personalità di spicco nel panorama europeo della prima metà del Settecento, a livello politico, scientifico e culturale, si contorna immediatamente di elementi che in breve tempo porteranno la Fabbrica da lui fondata a rivaleggiare, per qualità stilistica e formale, con quelle più importanti in Europa.
Fra quelli degni di nota: Gaspero Bruschi, giovane scultore, già allievo dell'Accademia delle Arti del Disegno di Firenze, che viene chiamato a dirigere la sezione "per le stanze dei modelli e forma";. Johann Georg Deledori, denominato Giorgio delle Torri anche negli studi più recenti, austriaco, è a capo del reparto delle fornaci;. Jacopo Fanciullacci in un primo tempo affiancherà il Deledori, per poi sostituirlo nella primavera del 1743, quando questi ritornerà a Vienna,. e per divenire successivamente responsabile anche del "preparamento delle terre e delle vernici"; Nicholas Lhetournaus, ceramista originario di Nevers in Francia, chiamato a dirigere la manifattura di maiolica "nella sua casa di campagna a Doccia", che morirà solo pochi mesi dopo il suo arrivo a Firenze.
L'idea del marchese Carlo di dare una continuità ed una omogeneità artistica e produttiva alla manifattura si percepisce in particolare dal costante tentativo di creare una scuola all'interno della fabbrica, dove maestri sono gli stessi artisti ed allievi le maestranze più valide e volenterose, e dalla circostanza che Carlo Ginori riesce anche a far riservare due posti per i più promettenti giovani alla famosa Accademia delle Arti del Disegno di Firenze..
Per comprendere appieno il genio industriale del marchese Ginori, occorre ricordare che la fabbrica viene impiantata utilizzando per la quasi totalità i coloni della fattoria di Doccia, che divengono in breve tempo pittori, tornitori, fornaciai, manipolatori di paste con risultati sorprendenti.
Quanto alle famiglie decorative in uso alla manifattura Ginori nel primo periodo, Alessandro Biancalana rileva la presenza d'inventari non esaustivi da cui trarre notizie per le varie tipologie decorative. Infatti ritiene che "Il primo di tali elenchi è quello contenuto nell'Inventario delle porcellane e Maioliche ritrovate in essere questo dì 25 ottobre 1743 nel Magazzino in mano a Giuseppe Sarti"..
Nel tempo si è tentata più volte una codifica di queste decorazioni, trovandosi spesso di fronte a qualche decoro che non era riconducibile a nessun oggetto, o documento conosciuto, ma se si vuole tentare di trovare un filo conduttore nello studio di tali decorazioni, si devono tenere presenti diversi fattori: le prove vere e proprie, la presenza di pezzi unici, la genialità e l'estro dei pittori più bravi, le commissioni patrizie e gli ordinativi delle corti, i rimpiazzi eseguiti in fabbrica e gli elenchi redatti in manifattura.
Fra i decori più diffusi: il decoro "a stampa", oggi comunemente definito "a stampino", rigorosamente in bianco/blu, e uno dei primi eseguiti dalla Fabbrica di Doccia, "a galli" (in nero/rosso/oro, in blu/oro e in verde) di chiara derivazione asiatica, a "ciocchetti di fiori", quello detto "alla sassone" e "a tulipano"; si tratta, in questi ultimi due casi, di una definizione moderna, che non trova riscontro negli elenchi di fabbrica. Sono fra i più ricercati e frutto, in alcuni casi, della contaminazione sia con le tipologie di derivazione orientale, sia con i temi di battaglia (per quest'ultimo la d'Agliano, propende più per un'autonoma interpretazione di Carl Wendelin Anreiter) sperimentati con successo a Meissen (di esempio le pitture in oro di Johann Gregorius Höroldt) sin dal 1723: il decoro "a paesi rossi", "a chinesi tutti ad oro ricchissimo",La dizione, tratta dagli antichi inventari di fabbrica, descrive questo tema decorativo dipinto con personaggi cinesi e realizzato con largo uso di oro. "a palazzi chinesi",Sono i caratteristici edifici cinesi largamente riprodotti in occidente nelle pitture e nelle stampe del Sei e Settecento. "a bassorilievo istoriato" e all'orientale con le rarissime figure di "Turchi" ispirate alle tempere di Jacopo Ligozzi,.. tutti tipici fin dai primi anni. Le fonti più certe per uno studio scientifico dei decori sono senza dubbio quelle che si ricollegano agli elenchi di produzione e di vendita, redatti nei vari periodi di vita della manifattura Ginori e quelle che si estrapolano dagli scambi epistolari.
È forse nel campo della scultura, anche di carattere religioso, che la fabbrica Ginori si caratterizza maggiormente nei primi anni di produzione, dando vita ad ardite espressioni plastiche di notevoli dimensioni realizzate dal capo modellatore Gaspero Bruschi. Egli seguendo le indicazioni di Carlo Ginori s'ispirerà ai modelli di epoca classica, in continuità con la koiné "[..] culturale classicista propria del mondo artistico fiorentino, che, per certi aspetti, anticipa di qualche decennio lo stile del neoclassicismo, formando quasi un ponte tra la scultura barocca toscana e le prime avvisaglie di quello che sarà il neo-classicismo." Questa sarà la principale differenza fra la manifattura di Doccia e le altre manifatture italiane nella prima metà del XVIII secolo.
Costituiscono un corpus di opere pregevoli i grandi gruppi che vengono realizzati tra il 1747 ed il 1755 circa: si tratta prevalentemente di soggetti di derivazione mitologica e religiosa ed i prototipi sono spesso tratti da scultori del tardo barocco fiorentino, come Massimiliano Soldani Benzi, Giovan Battista Foggini, Giuseppe Piamontini, Girolamo Ticciati, Agostino Cornacchini, dai quali, direttamente o dagli eredi, Carlo Ginori aveva iniziato a comprare i modelli sin dal 1737. Anche gli scultori del Barocco romano, Bernini, Algardi e Pierre Legros, principalmente, anche se in misura minore rispetto ai precedenti, fungono da fonte, per le sculture di Doccia.