L'assedio di Sagunto costituisce il primo degli episodi, e il vero e proprio casus belli, dell'intera seconda guerra punica. Secondo Eutropio, sarebbe da datarsi all'anno del consolato di Publio Cornelio Scipione Asina e Marco Minucio Rufo (il 221 a.C.) anche se tradizionalmente viene posto nell'anno 219 a.C. L'esito dell'assedio fu che i Saguntini, alleati dei Romani, si arresero alle forze cartaginesi, comandate da Annibale, dopo otto mesi..

Contesto storico

Annibale, che secondo Livio era stato educato dal padre sin da piccolo all'odio verso Roma, una volta divenuto comandante delle forze cartaginesi in Iberia, aveva bisogno di un pretesto per cominciare la guerra, senza però violare le condizioni del trattato dell'Ebro del 226 a.C., che impegnava i cartaginesi a non espandersi oltre il fiume spagnolo.

Fu così che, sulla base delle direttive e dei consigli che il padre Amilcare gli aveva dato,Polibio, Storie, III, 14, 10. cominciò ad attaccare e sottomettere tutte le popolazioni a sud del fiume, come gli Olcadi (221 a.C.Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXI, 5, 3-4.), i Vaccei (220 a.C.Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXI, 5, 5-6.) e i Carpetani (sempre nel 220 a.C.Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXI, 5, 7-17.).

Annibale ormai poteva completare la sua opera sottomettendo Sagunto,Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXI, 5, 2. città alleata di Roma, con il pretesto che si trovava a sud dell'Ebro e che quindi rientrava nei territori di competenza dei cartaginesi.

Casus belli

Con la fine del 220 a.C., Annibale se ne tornò a svernare con l'esercito a Nova Carthago,Polibio, Storie, III, 17, 1. mentre i Saguntini, sentendo la guerra imminente (anche a causa delle discordie nate con il popolo dei Turdetani, forse sobillati dal generale cartagineseTito Livio, Ab Urbe condita libri, XXI, 6, 1-2.), riuscirono a convincere Roma a inviare dei loro legati a controllare la situazione in Iberia,Polibio, Storie, III, 15, 1-3. e a avvertire Annibale, di non impensierire i Saguntini, alleati del popolo romano.Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXI, 6, 3. Polibio racconta che la delegazione romana (composta da Publio Valerio Flacco e Quinto Bebio Tamfilo), una volta raggiunta Nova Carthago, sia stata ricevuta da Annibale. Al generale cartaginese fu richiesto di stare lontano da Sagunto, poiché si trovava sotto la loro protezione, e di non oltrepassare l'Ebro, secondo i recenti accordi stipulati con Asdrubale nel 226 a.C.Polibio, Storie, III, 15, 4-5. Ma Annibale, che era giovane, con una gran voglia di combattere anche dopo i recenti successi ottenuti in Iberia, e in più eccitato dall'odio antiromano di lunga data,Polibio, Storie, III, 15, 6. in modo pretestuoso, prima si atteggiò a protettore degli stessi Saguntini,Polibio, Storie, III, 15, 7. poi, una volta avuto il benestare da parte dello stesso Senato cartaginese, decise di dirigersi verso Sagunto, per porre fine ai soprusi che i Saguntini commettevano nei riguardi di alcune popolazioni soggette ai Cartaginesi.Polibio, Storie, III, 15, 8. E così Sagunto fu scelta come casus belli. Polibio stesso ci dice che:

Lo storico greco riteneva in sostanza che Annibale sarebbe stato più coerente nel voler alimentare un nuovo conflitto con i Romani, se avesse preteso la restituzione della Sardegna e dei tributi che erano stati imposti ai Cartaginesi in modo ingiusto, e dichiarare la guerra agli stessi solo nel caso non avessero accettato.Polibio, Storie, III, 15, 9. Fu così che gli ambasciatori romani avuta la sensazione che Annibale stesse cercando a tutti i costi la guerra, presero il mare alla volta di Cartagine, con l'intenzione di fare la stessa richiesta formale al Senato cartaginese, convinti che non avrebbero combattuto in Italia ma in Iberia, dove Sagunto sarebbe stata una base operativa assai importante per le operazioni future.Polibio, Storie, III, 15, 12-13. Annibale si proponeva, invece, di: disilludere la speranza che i Romani avevano di condurre la guerra in Iberia;Polibio, Storie, III, 17, 5. spaventare tutte le tribù iberiche (sia quelle già sottomesse, rendendole più disciplinate; sia quelle ancora indipendenti, rendendole più caute); non lasciarsi alle spalle alcun nemico;Polibio, Storie, III, 17, 6. e ottenere abbondanti mezzi e rifornimenti per l'impresa da compiere in Italia, per i suoi soldati e per soddisfare le necessità della madrepatria, Cartagine.Polibio, Storie, III, 17, 7.

Frattanto il Senato romano di fronte alla minaccia di una nuova guerra, prendeva le misure per consolidare le proprie conquiste a oriente, in Illiria.Polibio, Storie, III, 16, 1.

Forze in campo Sagunto era una fiorentissima città a sud del fiume Ebro a soli passi dal mareTito Livio, Ab Urbe condita libri, XXI, 7, 2. (ovvero sette stadiPolibio, Storie, III, 17, 2.), ai piedi di un sistema montuoso che forma la linea di confine tra Iberia (a sud) e Celtiberia (a nord). Gli abitanti della zona occupavano un territorio estremamente fertile e certamente il più produttivo di tutta l'Iberia.Polibio, Storie, III, 17, 3. Le mura che circondavano la città facevano un angolo che si trovava verso la parte dove la pianura è più piatta e aperta, rispetto alle altre parti della città.Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXI, 7, 5. Posta pertanto in posizione munitissima in cima a un'altura, Sagunto sarebbe servita per rifinire la preparazione dell'esercito di Annibale, ottimizzandone la qualità prima dell'invasione dell'Italia.

Delle forze cartaginesi sappiamo da Tito Livio che l'armata disponeva di soldati in abbondanza. Si parla di soldati. Al contrario i Saguntini disponevano di forze limitate per difendere e offendere dall'interno delle loro mura. Per questi motivi cominciarono a disperdere le loro forze, in contemporanea su più fronti.Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXI, 8, 4.

L'assedio

Primo assalto alle mura Sagunto venne attaccata nel marzo del 219 a.C. e sottoposta a un drammatico assedio che si protrasse per otto mesiPolibio, Storie, III, 17, 9. senza che Roma decidesse di attivarsi.Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXI, 15, 3. Annibale, entrato nel suo territorio con l'esercito deciso all'assalto, devastò prima i campi qua e là, infine cingendo di un poderoso assedio la città su tre lati,Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXI, 7, 4-5. dopo aver posto l'accampamento proprio di fronte alla stessa.Polibio, Storie, III, 17, 4. Annibale decise di aggredire l'angolo delle mura che dava sulla piana circostante, con tutta una serie di macchine d'assedio, per mezzo delle quali si potesse manovrare l'ariete contro le mura.Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXI, 7, 6. Qui fece costruire una torre assai elevata, ma le mura in quel punto erano state fortificate adeguatamente a un'altezza superiore e presidiate da soldati scelti che resistevano strenuamente anche con armi da getto.Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXI, 7, 7. In questi combattimenti a volte disordinati i Saguntini non cadevano in numero maggiore dei Cartaginesi.Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXI, 7, 9. Livio racconta che lo stesso Annibale, avvicinatosi troppo alle mura fu colpito da un giavellotto alla coscia (poiché spesso rischiava temerariamente di personaPolibio, Storie, III, 17, 8.), e lo spavento e la fuga furono così grandi che i suoi soldati per poco non abbandonarono tutte le macchine d'assedio sotto le mura nemiche.Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXI, 7, 10.

La città è circondata da una cinta d'assedio Annibale rientrato al campo decise di chiedere una tregua per curare la ferita e per innalzare tutta una serie di opere di fortificazione attorno alla città, in modo da isolarla dal territorio circostante. Al termine della tregua gli scontri ripresero più aspri di prima, tanto che Annibale fu costretto a utilizzare la vinea per proteggere i suoi soldati dai continui lanci degli assediati e avvicinare alle mura un nuovo ariete.Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXI, 8, 1-2.

Parti di mura si sbriciolano: i Saguntini resistono Le mura cominciarono a sbriciolarsi sotto i continui colpi degli arieti, tanto che in molti punti risultavano in parte già abbattute. Si racconta che ben tre torri e le mura racchiuse tra esse caddero con grande fragore.Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXI, 8, 5. I Cartaginesi, credendo che con quella breccia la città era ormai presa, tentarono di lanciarsi all'interno della stessa, ma trovarono un muro di soldati saguntini pronti a difendere le loro abitazioni.Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXI, 8, 7.

Ma i Saguntini non arretrarono di un passo, anche grazie a un'arma da getto in loro possesso che incuteva grande paura negli assalitori: la falarica.Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXI, 8, 11-12. L'esito della battaglia fu a lungo incerto, ma i Saguntini sentirono crescere in loro forze e coraggio quando si resero conto di essere riusciti a resistere ad Annibale, non permettendogli di ottenere subito la vittoria. Allora levato un grido improvviso, spinsero i Cartaginesi fuori dalle rovine del muro, generarono nelle loro file sgomento e disordine, tanto da farli indietreggiare fino ai loro accampamenti.Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXI, 9, 1-2.

Nuova ambasciata romana ad Annibale

Sappiamo sempre da Tito Livio che una nuova ambasciata fu inviata da Roma proprio nel mezzo dell'assedio alla città. Annibale mandò loro incontro in mare alcuni messaggeri per avvertirli che non era sicuro avvicinarsi troppo ai combattimenti di gente tanto sfrenata. Del resto sarebbe stato troppo imbarazzante per il generale cartaginese ricevere gli ambasciatori romani in una situazione tanto critica. Era evidente che questi ultimi, non ammessi al cospetto di Annibale, si sarebbero recati a Cartagine con ulteriori lamentele. Fu così che Annibale decise di anticiparli inviando una lettera ai capi del partito dei Barcidi, per evitare che la parte loro avversa non favorisse i Romani.Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXI, 9, 3-4. Fu così che l'ambasceria romana non ebbe successo,Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXI, 10; XXI, 11, 1-2. rivelandosi solo una perdita di tempo.Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXI, 11, 3.

L'assalto finale: la presa della rocca Annibale, dopo aver portato a termine numerosi altri lavori (disponendo presidi a custodia delle vigne e delle macchine d'assedio), decise che avrebbe lasciato l'intero bottino ai suoi soldati, per suscitare negli stessi sentimenti d'ira e di speranza nel raggiungere l'ambito premio.Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXI, 11, 3-4. Annibale stesso diede inizio all'assalto, incitando i suoi a compiere l'impresa di occupare la città, sebbene i Saguntini fossero riusciti nei pochi giorni precedenti a ricostruire parte delle mura crollate. Una gigantesca torre, più alta delle mura e dotata di catapulte e baliste, cominciò a sgretolare le mura che le si trovavano di fronte, mentre 500 soldati scelti africani, tutti dotati di piccone, riuscivano ad aprire i primi varchi tra le mura, tanto che schiere di soldati cartaginesi cominciarono a riversarsi in città.Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXI, 11, 5-8. Occuparono una rocca che sovrastava la città e la protessero con un muro, oltre a catapulte e balliste. Frattanto i Saguntini innalzarono un nuovo muro a protezione della parte non ancora in mano cartaginese.Tito Livio, Ab Urbe condita libri, XXI, 11, 9-10.

La resa finale della città