Già membro di Forza Italia, è stato eurodeputato dal 1999 al 2008, quindi deputato dal 2008 al 2022. Nella XVI legislatura è stato ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione nel governo Berlusconi IV (2008-2011), ruolo che ha ricoperto nuovamente nel governo Draghi (2021-2022).

Dissentendo dalle decisioni assunte da Forza Italia nel luglio 2022 nel corso della crisi del governo Draghi, ha deciso di abbandonare il partito e non ricandidarsi alle elezioni politiche del 25 settembre.

Dal 20 aprile 2023 è presidente del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro.

Biografia Origini e formazione Figlio di un venditore ambulante e ultimo di tre fratelli, Renato Brunetta è cresciuto a Venezia. Egli afferma che da ragazzino coltivò di propria iniziativa studi classici con eccellenti risultati, nonostante un distacco sociale paresse differenziarlo dai compagni del Liceo Foscarini:

Carriera accademica Si laurea in Scienze politiche, indirizzo economico, presso l'Università degli Studi di Padova il 2 luglio 1973. Inizia la sua carriera accademica presso lo stesso ateneo ricoprendo vari incarichi: dal 1973 al 1974 è assistente universitario alle esercitazioni nei corsi di Teoria e politica dello sviluppo (Facoltà di Scienze Politiche) e di Economia applicata (Facoltà di Statistica). Nell'anno accademico 1977-78 è professore incaricato dell'insegnamento di Economia e politica del lavoro (Facoltà di Scienze Politiche).

Nel 1982 accede, non con un concorso, ma tramite il giudizio di idoneità previsto dall'art. 50 del DPR 382/1980 per i precari dell'università dotati di specifici requisiti, al ruolo di professore associato, presentando tre pubblicazioni. Dal 1982 al 1990 è professore associato di Fondamenti di Economia presso il Dipartimento di Analisi Economica e Sociale del Territorio (corso di Laurea di Urbanistica) dell'Istituto Universitario di Architettura di Venezia.

Dal 1991 al 1999 è professore associato di Economia del Lavoro (Facoltà di Economia e Commercio) presso Tor Vergata,, Il Fatto Quotidiano, 15 giugno 2011. dove ha ricoperto il ruolo di professore ordinario di Economia Politica (in aspettativa) fino al 2009.

Attività giornalistica Dal 1976 è iscritto come giornalista pubblicista all'Ordine dei Giornalisti del Veneto. Editorialista de Il Sole 24 Ore e il Giornale, è autore di pubblicazioni in materia di economia del lavoro e relazioni industriali.

Fondatore e direttore della rivista Labour - Reviews of labour economics and industrial relations, edita da Blackwell Publishing Ltd per il Centre for Economic and International Studies (CEIS) dell'Università degli studi di Roma Tor Vergata e la Fondazione Giacomo Brodolini di Roma. Ha curato insieme a Vittorio Feltri la collana Manuali di Conversazione Politica edita da Libero e Free Foundation. È curatore della collana Manuali di Politica Tascabile edita da il Giornale e Free Foundation.

Nel giugno 2020 ha accettato l'offerta dell'editore Alfredo Romeo di collaborazione al rifondato periodico Il Riformista diretto da Piero Sansonetti. Per il quotidiano ha curato alcuni editoriali. È divenuto inoltre direttore del settimanale dedicato all'economia, Il Riformista Economia fondato il 21 settembre 2020, il cui comitato di direzione scientifica è composto da personalità del mondo accademico come Sabino Cassese, Pier Carlo Padoan, Giovanni Tria e Marco Bentivogli. Ha abbandonato la direzione del settimanale con il numero di lunedì 12 ottobre 2020.

Carriera politica Consulente economico per il PSI negli anni '80

Di formazione socialista, Brunetta collabora in qualità di consigliere economico con i governi Craxi I, Craxi II, Amato I e Ciampi.

A 35 anni è coordinatore della commissione sul lavoro voluta dall'allora ministro Gianni De Michelis; nel 1993, durante Mani Pulite, firma la proposta di rinnovamento del Partito Socialista Italiano di Gino Giugni.

Dal 1983 vive ininterrottamente sotto scorta a causa del contenuto delle consulenze da lui prestate al Ministero del Lavoro, che gli hanno valso l'interessamento da parte delle Brigate Rosse.

Dal 1985 al 1989 ricopre la carica di vicepresidente del Comitato manodopera e affari sociali dell'OCSE (Parigi). Dal 1983 al 1987 è responsabile, presso il Ministero del Lavoro, di tutte le strategie per l'occupazione e la politica dei redditi. Nel 1989 contribuisce alla fondazione dell'associazione EALE (European Association of Labour Economist), diventandone il primo presidente (1989–1993).

Eurodeputato per Forza Italia Nel 1999 entra a far parte dello schieramento di Forza Italia in qualità di deputato al Parlamento europeo. È stato iscritto al gruppo europeo PPE-DE, dove ha ricoperto l'incarico di vicepresidente della commissione per l'industria, la ricerca e l'energia, ed è stato membro di varie delegazioni parlamentari: delegazione alla commissione parlamentare mista UE-Croazia; delegazione parlamentare mista UE-Turchia; delegazione per le relazioni con la Repubblica Popolare Cinese.

Rieletto al Parlamento Europeo nel 2004, ha concluso il mandato nell'aprile 2008. Nella statistiche delle presenze al Parlamento Europeo risulta essere stato presente al 62,88% delle sedute.

Nel 2000 è candidato a sindaco di Venezia per il Polo per le Libertà, venendo sconfitto dal candidato del centro-sinistra Paolo Costa. Parte con un 39% di vantaggio rispetto al 37,7% di Costa (e il 16,3 di Gianfranco Bettin sostenuto dalla sinistra radicale) che viene ribaltato al ballottaggio: 56% Costa, 44% Brunetta.

Il 21 novembre 2005 è eletto consigliere comunale a Bolzano, incarico dal quale si dimette dopo circa un mese.

Dal 2007 fino al novembre del 2008 è vicecoordinatore nazionale di Forza Italia e responsabile del settore programma. Dal 29 marzo 2009 – data del primo congresso nazionale – entra a far parte dei componenti della direzione nazionale del Popolo della Libertà.

Ministro per la pubblica amministrazione

Per le elezioni amministrative di marzo 2010 è nuovamente candidato sindaco di Venezia per Il Popolo della Libertà, ma viene nuovamente sconfitto al primo turno dal candidato del centrosinistra Giorgio Orsoni, che ottiene il 51,1% delle preferenze, distaccandolo di 8,5 punti percentuali. Brunetta ottiene il 42,6% dei voti ed accusa la Lega Nord di non aver sostenuto a fondo la sua candidatura.

Nel 2008, viene nominato Ministro per la pubblica amministrazione e l'innovazione nel quarto governo Berlusconi. Di estrazione laica, annuncia, insieme al ministro per l'attuazione del programma Gianfranco Rotondi, un progetto di legge sulle unioni civili che tuteli i diritti delle persone omosessuali, noto con l'acronimo DiDoRe (Diritti e doveri di reciprocità dei conviventi), entrando in polemica con Avvenire, organo di stampa della CEI e con il settimanale cattolico Famiglia Cristiana.Unioni civili, il Pdl si spacca Lega e An contro Rotondi, la Repubblica, 17 settembre 2008. Nell'aprile 2009 Brunetta elabora una prima bozza del decreto di attuazione della legge, che qualifica la futura Commissione indipendente per la valutazione, la trasparenza e l'integrità delle amministrazioni pubbliche come autorità indipendente, dotato di potere di auto-organizzazione e piena autonomia finanziaria, garantendogli così l'indipendenza e l'autorevolezza necessaria per fare da arbitro tra PA e cittadini ed assicurare la trasparenza: si trattava di una proposta dell'opposizione, fatta propria dal ministro Brunetta, e scritta in collaborazione col giuslavorista e deputato PD Pietro Ichino.

Di fronte a tali modifiche Pietro Ichino, già co-estensore del decreto, ha suggerito di resuscitare il comitato tecnico-consultivo della presidenza del Consiglio, e ha richiesto a Brunetta spiegazioni circa il suo impegno a dimettersi. La norma infine venne emanata col decreto legislativo 27 ottobre 2009, n. 150, che riformò il sistema dei controlli interni e istituì un ciclo di valutazione del personale nella pubblica amministrazione italiana.

In particolare ha dichiarato, a proposito degli obiettivi che intendeva realizzare «Voglio più servizi, non meno. Non voglio avere questi servizi con meno budget e meno persone, voglio che, con lo stesso budget e con le stesse persone, si aumenti la produttività del 50 per cento. E cioè più scuole, più università, più salute, più cultura.».

Il ritorno a Forza Italia nel 2014 Capogruppo alla Camera per Il Popolo della Libertà nella XVII legislatura, dopo aver aderito alla nuova Forza Italia, il 24 marzo 2014 diventa membro del Comitato di Presidenza del partito.

Il 4 febbraio 2015, in seguito all'elezione di Sergio Mattarella a presidente della Repubblica e ai dissidi interni al partito, rassegna le sue dimissioni da capogruppo insieme all'omologo Paolo Romani del Senato ma il leader Silvio Berlusconi le respinge.

Alle politiche del 2018 è il candidato della coalizione alla Camera nel collegio uninominale di San Donà di Piave oltre ad essere capolista nel proporzionale; verrà eletto nell’uninominale raccogliendo il 49,10%, il doppio rispetto all’avversario del Movimento 5 Stelle. Il 12 maggio 2020 Berlusconi nomina un nuovo coordinamento di 14 persone tra le quali c’è anche Brunetta. Nell'agosto 2020, a poche settimane dal referendum costituzionale sul taglio del numero di parlamentari legato alla riforma avviata dal governo Conte I guidato dalla Lega assieme al Movimento 5 Stelle e concluso dal governo Conte II guidato dalla coalizione tra M5S e Partito DemocraticoAndrea Muratore, , Osservatorio Globalizzazione, 18 febbraio 2020 Brunetta in un'intervista a La RepubblicaMatteo Pucciarelli, , Repubblica, 20 agosto 2020 annuncia il suo voto contrario, in dissidenza con la linea ufficiale del suo partito, schierato inizialmente per il "Sì" dai vertici del gruppo parlamentare, Il Fatto Quotidiano, 17 agosto 2020Americo Mascarucci, , Lo Speciale, 27 agosto 2020, prima che il leader Silvio Berlusconi si posizionasse in una posizione intermedia concedendo libertà di voto., Rai News, 1 settembre 2020

Ritorno alla pubblica amministrazione e addio a Forza Italia e al Parlamento Il 12 febbraio 2021 viene nominato Ministro per la pubblica amministrazione del Governo Draghi. Giura il giorno successivo, il 13 febbraio 2021.

Il 10 marzo a Palazzo Chigi viene firmato il Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale. Tale accordo sottoscritto dal ministro, dal Presidente Draghi e dai Segretari Generali di CGIL, CISL e UIL è volto all'azione di rilancio del Paese tramite una complessiva opera di modernizzazione del “sistema Italia”. In tal senso si afferma che ogni pubblico dipendente dovrà essere titolare di un diritto/dovere soggettivo alla formazione continua.

Il 21 luglio 2022, dopo che Mario Draghi ha presentato le dimissioni al Presidente della Repubblica Italiana, comunica che lascerà Forza Italia in polemica con la decisione dei senatori forzisti di non partecipare al voto di fiducia a sostegno del governo. Ha detto: "Non sono io che lascio ma il partito che ha rinnegato la sua storia". Lo stesso giorno si iscrive al Gruppo misto e il 13 agosto annuncia che non si ricandiderà.

Presidente del CNEL Il 20 aprile 2023 viene nominato dal Governo Meloni presidente del Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro.

Controversie

Nel 2008 si è espresso duramente contro i "fannulloni" della pubblica amministrazione italiana, minacciandone il licenziamento. Successivamente, il ministro ha annunciato la seconda fase della riforma, volta a premiare i "casi di eccellenza".