Il Genio militare in epoca romana, fu un corpo formato da ingegneri, architetti, geometri, falegnami, fabbri (sotto il comando nelle singole legioni di un Praefectus fabrum,Vegezio, Epitoma rei militaris, II, 11. almeno fino al II secolo a.C.), la cui funzione era di dare un supporto tecnico alle armate repubblicane e imperiali romane, nel dirigere i lavori durante la costruzione di opere di ingegneria militare. I semplici soldati costituivano invece la manovalanza necessaria per la realizzazione delle costruzioni.Yann Le Bohec, L'esercito romano da Augusto alla fine del III secolo, Roma 1992, VII ristampa 2008, p.172.

Il compito principale del genio era, pertanto, quello di fornire un adeguato supporto tecnico alle unità combattenti negli spostamenti (con la costruzione dell'accampamento di marcia, di ponti militari, strade, ecc.), nelle operazioni d'assedio di città nemiche (con la realizzazione di macchine d'assedio, rampe e terrapieni, cordoni di mura intorno alle città assediate, ecc.), nella realizzazione di opere a protezione dei confini provinciali (es. vallo di Adriano, limes germanico-retico, castra stativa, ecc.), fino alla costruzione di opere civili in tempo di pace (come le mura a protezione di importanti colonie in nodi strategici "chiave", ad esempio Ulpia Traiana Sarmizegetusa o Aosta; acquedotti, anfiteatri, ponti in muratura, ecc.).

Attività

Fin dall'antichità gli ingegneri militari erano responsabili degli assedi e della costruzione di fortificazioni, di campi e strade. I più famosi ingegneri dell'antichità furono i Romani, che oltre alla costruzione di macchine da assedio (catapulte, arieti, torri da assedio, ecc.) avevano anche il compito di realizzare accampamenti fortificati da marcia (castra aestiva) e permanenti (castra hiberna) oltre a strade, ponti (come ad esempio il ponte di Cesare sul Reno o quello di Traiano sul Danubio) per permettere migliori movimenti alle loro legioni. Alcune di queste strade sono ancora in uso duemila anni dopo.

Ora se molte di queste attività avrebbero potuto essere affidate a dei civili, vi è da dire che l'esercito romano era una macchina da guerra perfetta che necessitava, però, una propria autonomia, tanto che il servizio del genio, arrivò a controllare direttamente una propria industria. Tutto nacque ovviamente con la prima necessità di realizzare un accampamento sicuro e ben protetto per la notte, al termine di una dura giornata di marcia e a volte anche di guerra.Yann Le Bohec, L'esercito romano da Augusto alla fine del III secolo, Roma 1992, VII ristampa 2008, p.68.

A supporto degli spostamenti delle armate durante le "campagne" militari

Fortificare un accampamento da marcia

La prima funzione affidata al genio, fin dai tempi della Repubblica, fu di realizzare al termine di una dura giornata di marcia e di combattimenti un accampamento ben organizzato e che offrisse sufficiente protezione per la notte seguente. L'organizzazione della costruzione dell'accampamento era affidata al praefectus fabrum e ad un gruppo di genieri (i cosiddetti architecti), i quali avevano il privilegio, considerata la loro capacità tecnica, di essere esonerati da quelle funzioni che spettavano invece al normale legionario, e definiti pertanto immunes. Questi ingegneri utilizzavano, a loro volta, il lavoro manuale dei normali soldati semplici per la costruzione di quanto da loro progettato. Il metator, che precedeva l'esercito in marcia, aveva il compito di trovare il sito adeguato dove porre il castrum.Sesto Giulio Frontino, Strategemata, II, 7, 12.Pseudo-Igino, De munitionibus castrorum, XLVI. A questo subentrava poi il librator, che aveva il compito di assicurare l'orizzontalità del campo (in seguito ebbe anche compiti collegati all'artiglieria ed alla realizzazione di canali).Plinio il Giovane, Lettere, X, 41-42; X, 61-62. C. Plinii Caecilii Secundi Epistolarum libri decem: et Panegyricus - Caius Plinius Caecilius Secundus - Google Libri. Il mensor aveva il compito di sistemare le tende delimitando la superficie dell'intera legionePlinio il Giovane, Lettere, X, 17-18. C. Plinii Caecilii Secundi Epistolarum libri decem: et Panegyricus - Caius Plinius Caecilius Secundus - Google Libri. (in seguito, anche la riparazione delle macchine da guerra).

Ricordiamo che l'accampamento da marcia doveva essere protetto tutto intorno da una fossa, un agger ed un vallum. Una legione era in grado di costruire un accampamento, anche sotto attacco nemico, in appena un paio d'ore. Fu solo sotto Augusto che le legioni romane furono acquartierate in campi permanenti (castra hiberna) al termine delle loro campagne militari estive (vedi sotto).

Costruzione di strade

Quando gli eserciti romani invadevano i territori nemici, si rendeva necessaria la costruzione di strade facili da percorrere. È evidente che in questa prima fase, dove la velocità spesso era determinante durante una campagna militare, i percorsi non fossero ancora lastricati. I legionari, su indicazione del genio si limitavano ad abbattere alberi, ad eliminare massi ingombranti (per meglio permettere ai carriaggi di passare), a costruire nella roccia lungo i fianchi delle montagne (come al tempo della conquista della Dacia, oggi ancora visibile con la tabula Traiana), a prosciugare piccole paludi o acquitrini. Spesso capitava che, una volta occupati quei nuovi paesi in modo stabile e permanente, seguisse una fase di civilizzazione con la costruzione di grandi arterie viarie per permettere di meglio difendere e approvvigionare gli eserciti che vi soggiornavano. Poteva, altresì, capitare di costruire interi tratti stradali attraverso territori paludosi come avvenne durante l'occupazione romana della Germania Magna durante il principato di Augusto, sotto il proconsole Lucio Domizio Enobarbo (i cosiddetti pontes longi).

Le strade militari erano, infine, utilizzate dalla popolazione civile ora che l'area era pacificata. Erano talmente ben costruite, grazie a una meticolosa opera di pavimentazione, che ancora oggi è possibile trovarne alcuni tratti integri, come la famosa Via Appia, la prima strada costruita nel 312 a.C., durante la seconda guerra sannitica.Michael Grant, The History of Rome, p. 52..

Costruzione di ponti militari

L'attraversamento di corsi d'acqua, a seconda della loro dimensione, rappresentava un'altra difficoltà che il genio doveva essere in grado di risolvere in uno dei seguenti tre modi: in alcuni casi l'armata di terra poteva chiedere il supporto della flotta per l'attraversamento, tramite imbarcazioni messe a loro disposizione; in altri, le barche potevano essere affiancate, le une alle altre legandole insieme, sempre grazie al supporto della flotta, e sopra di esse si provvedeva a costruirvi un ponte;Colonna di Traiano, scena VII secondo Cichorius. in altri ancora, gli ingegneri erano costretti a costruire ponti in legno oppure in pietra,Dione, Storia romana, LXVIII, 13. a seconda del loro utilizzo e alla durata minima necessaria dell'opera progettata, tanto che alcuni ponti di pietra di epoca romana sopravvivono ancora oggi. La durata di questi ultimi ponti è stata resa possibile dall'uso innovativo della chiave di volta. Uno dei più notevoli esempi di ponti militari in legno è quello costruito da Gaio Giulio Cesare sul fiume Reno presso Coblenza, ponte completato in soli dieci giorni (lungo poco meno di 500 metri). Per quanto concerne quelli in muratura basta ricordare invece quello costruito da Traiano sul Danubio, lungo ben 1135 metri.Colonna traiana, scena LXXII. ricordiamo che durante l'assedio di Aquileia del 238 da parte delle armate di Massimino Trace, dopo un primo tentativo di attraversare il fiume Isonzo in piena, fallito completamente con l'annegamento di numerosi ausiliari germanici,Erodiano, Storia dell'impero dopo Marco Aurelio, VIII, 4.3. gli ingegneri romani misero insieme un ponte servendosi delle botti per spedire il vino (utilizzate dagli abitanti della zona).Historia Augusta - I due Massimini, 22.4; Erodiano, Storia dell'impero dopo Marco Aurelio, VIII, 4.4-5.

Realizzazione di canali navigabili per la flotta

Una delle opere di idraulica-militare rimaste tra le più famose in epoca romana, fu quella realizzata da Druso maggiore nel corso delle sue campagne militari condotte contro le popolazioni germaniche dei Frisi, a nord della foce del fiume Reno attorno agli anni 12-11 a.C. (fossa Drusi) e riutilizzata in seguito anche dal figlio Germanico nel corso delle campagne degli anni 14-16. Questa fossa aveva lo scopo di congiungere il fiume Reno con lo Zuiderzee, per permettere alla flotta romana di raggiungere più velocemente il mare del Nord, lontano dai rischi delle tempeste.G.Webster, The roman imperial army of the first and second century A.D., p.272. Altro canale artificiale navigabile fu poi la fossa Corbulonis, costruita dal generale romano Gneo Domizio Corbulone quando fu Legatus Augusti pro praetore della Germania inferiore, attorno al 47.

A supporto degli assedi di città nemiche

Opere d'assedio

Soprattutto durante il periodo imperiale, ma anche nel tardo periodo repubblicano, l'esperienza del genio militare fu impiegato, non solo in lavori di routine, ma anche in costruzioni di straordinario valore ingegneristico come dimostrano le opere realizzate in fase di assedio di città nemiche, sviluppate anche per diverse decine di chilometri. Il primo tra i più famosi, fu quello di Veio che secondo la leggenda durò dieci anni (come quello di Troia) dal 406 al 396 a.C.Tito Livio, Ab Urbe condita libri, V, 8-25.

Va ricordato che le città sotto assedio potevano essere prese in uno dei seguenti modi: per fame (occorreva più tempo, ma minor perdite di vite umane da parte degli assalitori), creando tutto intorno alla città assediata una serie di fortificazioni che impedissero al nemico di approvvigionarsi o peggio di scappare, sottraendosi all'assedio, nella speranza di condurre gli assediati alla resa (es.Alesia del 52 a.C.) o alla morte (es. Assedio di Veio del 396 a.C. o Numanzia del 133 a.C. o Masada del 74). con un massiccio attacco frontale, impiegando una grande quantità di armati, artiglieria, rampe e torri d'assedio (es. Avarico nel 52 a.C. o Gerusalemme nel 70 o Sarmizegetusa Regia nel 106Colonna traiana, scena LXXXVII.). L'esito finale era normalmente più veloce ma con un alto prezzo in perdite di armati da parte dell'assalitore romano. con un attacco improvviso e inatteso, che non desse al nemico assediato il tempo di ragionare (es. a Gergovia nel 52 a.C., dove però l'attacco romano, non ebbe esito positivo).Cesare, De bello Gallico, VII, 36-53.

Nel primo caso, come ad esempio ad Alesia, Cesare, per garantire un perfetto blocco degli assediati, ordinò la costruzione di una serie di fortificazioni, chiamate "controvallazione" (interna) e "circonvallazione" (esterna), attorno all'oppidum gallico.Napoleone III, Histoire de Jules César, Parigi 1865-1866. Tali opere furono realizzate a tempo record in tre settimane, la prima "controvallazione" di quindici chilometri tutto intorno all'oppidum nemico (pari a dieci miglia romaneCesare, De bello Gallico, VII, 69.) e, all'esterno di questo, per altri quasi ventun chilometri (pari a quattordici miglia).Cesare, De bello Gallico, VII, 74.