Fondò e diresse l’Osservatorio Geofisico di Faenza, svolgendo un’intensa attività di ricerca e divulgazione. Per otto anni fu membro nazionale della Società Sismologica Italiana.

Elaborò una sua personale teoria, priva di qualsiasi riscontro oggettivo, sulla natura dei terremoti e sulle loro presunte causeP. Lagorio, A. Dolcini, L'uomo dei terremoti, Raffaele Bendandi, EDIT, Faenza, 1992.. I suoi studi e le sue asserite previsioni sono ritenuti dalla comunità scientifica privi di fondamento teorico e di validità empirica. Un'esposizione scientifica verificabile della sua teoria non è stata mai pubblicata.

Raffaele Bendandi pubblicò le sue previsioni principalmente su giornali italiani e stranieri tra i quali Il progresso italo-americano (con diritti esclusivi negli anni Venti) e The Globe (negli anni Sessanta). Ebbe contatti con Il Piccolo, Il Resto del Carlino e La Nazione. Più di venti giornali stranieri pubblicarono le sue previsioni, tra cui: The Hamilton Spectator, Daily News (New York), Los Angeles, La Prensa (Argentina), Le Matin (Francia), The New York Sun (periodico), Chicago Tribune e altri.

La sua popolarità crebbe e si protrasse nel tempo a livello internazionale, su TIME.com, tanto che, molti anni dopo, Charles Francis Richter (coautore, assieme al prof. Beno Gutenberg, della Scala Richter) gli dedicò una pagina, sebbene critica, nel suo testo fondamentale Elementary Seismology del 1957.

La vita

Nacque a Faenza, nel quartiere tradizionalmente denominato Filanda Vecchia, da un'umile famiglia che non poté permettergli di proseguire gli studi superiori. Dopo le scuole elementari, a 11 anni, frequenta come apprendista il laboratorio dell'orologiaio Ferdinando Frontali. Alla fine del 1905 entrò in Ebanisteria Faentina, alle Case Chiarine, perfezionandosi nel mestiere di intagliatore. Dopo aver frequentato la Scuola di Disegno Sarti, iniziò a creare giocattoli per la ditta FAG di Faenza. Realizzò inoltre intarsi e Madonne in legno per diverse chiese dell’Emilia-Romagna, lasciando tracce soprattutto in alcuni lavori eseguiti nel duomo di Lugo; di molte altre opere si è invece persa testimonianza, mentre secondo alcune fonti alcuni esempi sarebbero ancora conservati nella stessa città.

All'età di 14 anni venne iscritto alla Scuola Comunale Tommaso Minardi di Disegno Industriale e Plastica per gli Artigiani di Faenza. Trascorsi tre anni, regolarmente superati gli esami, ottenne la licenza il primo Agosto 1910. Era già appassionato di astronomia e geofisica, tanto da costruirsi da sé un telescopio. Successivamente, secondo un buono di ordinazione (n. 1230) del 5 maggio 1939, vendette a G. B. Paravia & C. quattro microsismografi completi, destinati alla spedizione oltreoceano.

In seguito al terremoto di Messina del 28 dicembre 1908 di magnitudo 7.1 si appassionò, a livello amatoriale, allo studio dei terremoti.

Durante la Grande Guerra, servì come osservatore e meccanico in una squadriglia aerea di idrovolanti a Porto Corsini. Terminato il conflitto lavorò dai primi mesi del 1919 negli stabilimenti delle Officine Aeronautiche dell'Ing. Giovanni Battista Caproni situati presso il Campo di aviazione di Taliedo (Milano), al collaudo delle prove statiche nel reparto dei militari specializzati dove si costruivano le ali.

Il 30 marzo 1920 fu nominato membro nazionale della Società Sismologica Italiana quando ricevette il relativo diploma di Socio. Il 13 gennaio 1928 inviò le proprie dimissioni.

Formulò una propria teoria personale, traendo ispirazione dalle passeggiate fatte lungo la battigia, mentre era di guardia durante il servizio militare.

Il suo metodo per la previsione dei terremoti, mai esposto formalmente quindi mai riconosciuto dalla comunità scientifica, si basava sull’ipotesi che, oltre alla Luna e al Sole, responsabili delle maree solide terrestri, anche altri corpi celesti contribuissero a sollecitare i movimenti della crosta terrestre. Quest’ultima, secondo Bendandi, si deformerebbe e pulserebbe con tempi e ritmi dipendenti anche dai pianeti del sistema solare più attrattivi, con un’intensità rappresentata da valori numerici ispirati al modello di Luigi Chionio.

L’editore Vallecchi di Firenze nel 1922 gli offrì 2 milioni di lire (in termini di potere d’acquisto, corrispondenti nel 2026 a circa 60-120 mila euro) per ottenere i diritti di pubblicazione di un saggio, che però Bendandi rifiutò: non riteneva tali teorie ancora abbastanza confermate dalla sperimentazione.

Il 20 dicembre 1923 presso il notaio Domenico Savini di Faenza depositò una sua previsione: il 2 gennaio 1924 si sarebbe verificato un terremoto nel Mar Egeo; nonostante questa previsione si sia rivelata errata, il Corriere della Sera gli dedicò la prima pagina, chiamandolo Colui che prevede i terremoti, contribuendo ad accrescere la sua notorietà anche a livello internazionale.

Attraverso la sua ipotesi tentò di spiegare la presunta catastrofe che avrebbe provocato la scomparsa del continente di Atlantide, presente in un mito platonico. Riteneva che le forze gravitazionali planetarie, sommandosi, avrebbero provocato uno spostamento del polo geografico, con conseguente spostamento del rigonfiamento equatoriale e allagamento di alcune regioni del globo. Nel 1931 Bendandi affidò alla Pontificia Accademia delle Scienze e all'Accademia dei Nuovi Lincei due plichi che, a suo dire, contenevano l'esposizione del metodo da lui scoperto per interpretare il ciclo undecennale del Sole e per prevedere i terremoti. Nello stesso anno pubblicò un primo libro intitolato Un principio fondamentale dell'Universo, in cui descriveva le sue tesi sulla genesi del ciclo undecennale del nostro astro. Nel secondo volume, ultimato nel 1933, pubblicato postumo con il titolo Stelle. Soli dell’infinito, si occupò invece dello studio delle stelle variabili.

Durante il periodo fascista, dapprima fu nominato nel 1927 da Mussolini Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia; successivamente fu diffidato dal pubblicare ulteriori previsioni sui terremoti in Italia. In realtà continuò a farlo, ma per l'estero.

Nel 1928 Bendandi suppose l'esistenza di altri quattro pianeti oltre Nettuno sulla base dei suoi studi dell'attività sismica, ai quali diede, secondo le convenzioni del periodo, i nomi di Rex, Dux, Roma e Italia. Non furono mai fornite prove oggettive della reale esistenza di tali ipotetici pianeti.

Interrogato dopo la catastrofe del Disastro del Vajont del 1963, Bendandi affermò che i sismografi del suo osservatorio e quelli svizzeri avevano registrato un vero evento sismico, escludendo che si trattasse di una semplice frana. I tracciati indicavano onde provenienti dalla profondità, segno che il sisma aveva anticipato la frana superficiale.

Sulla base della sua teoria, Bendandi sostenne di aver predetto il terremoto del Friuli nel 1976.

Per chiarire ufficialmente la fondatezza delle sue ricerche, l’Università degli Studi di Urbino "Carlo Bo"gli inviò una lettera con cui richiedeva la documentazione completa dei suoi studi e delle sue teorie.

Raffaele Bendandi fu trovato morto il 3 novembre 1979 nella sua casa-osservatorio di Faenza.

La teoria sulla natura dei terremoti

Per buona parte del Novecento, la comunicazione scientifica è avvenuta spesso attraverso note preliminari, articoli esplorativi e dibattiti progressivi, prima di giungere a sistemazioni teoriche organiche.Le ipotesi scientifiche venivano frequentemente presentate in forma provvisoria, aperta al confronto, e solo successivamente rielaborate in trattazioni sistematiche. La scienza si sviluppava spesso per tentativi successivi, attraverso proposte parziali e verifiche collettive, piuttosto che tramite opere immediatamente compiute.

Bendandi non diede mai forma unitaria alla propria teoria sui terremoti, come invece fece per le stelle nei due volumi di Un principio fondamentale dell’Universo.

Tra i suoi appunti, tuttavia, figurano un indice e una bibliografia che testimoniano l’intenzione di pubblicare un’opera dedicata al tema.

Fin dagli esordi, decise di non rendere pubblico il nucleo teorico del proprio modello, che sosteneva essere fondato su una formula matematica già presente nella letteratura scientifica.

Ciononostante, altri elementi fondamentali della teoria possono essere ricostruiti attraverso una comunicazione e l’esame delle sue dichiarazioni, dei cosiddetti geogrammi delle forze, delle sue previsioni formulate e dei relativi riscontri (per lo più riferiti a pronostici geograficamente troppo estesi o rivelatisi infondati; soltanto in un caso, caratterizzato da un'elevata definizione spazio-temporale, da una documentazione giornalistica coeva e da due attestazioni provenienti da fonti istituzionali e scientifico-culturali autorevoli dell'area interessata dalle scosse, vide il pieno avverarsi di una previsione sufficientemente circoscritta; nei rimanenti casi in cui il riscontro è stato ritenuto positivo, questi riguardavano comunque un pronostico formulato per aree estremamente estese, come l’intero territorio italiano).

Nel complesso, la teoria di Bendandi, pur modificandosi e semplificandosi nel corso degli anni, mantenne sempre una prevalente impostazione lunare.

Principi fondamentali Secondo Bendandi "dei tredici movimenti ai quali è soggetta la Terra":

Rotazione diurna del nostro globo attorno al suo asse in 23 ore e 56 minuti Rivoluzione annua attorno al Sole in 365 giorni e un quarto Precessione degli equinozi nel periodo di 25765 anni Variabile obliquità dell’eclittica da 21.58 a 24.36 gradi Variazione secolare dell’eccentricità dell’orbita terrestre Movimento della linea degli absidi nel periodo di 21.000 anni Nutazione prodotta dalla Luna nel periodo di 18 anni Spostamento mensile della Terra attorno al centro di gravità della coppia Terra-Luna Perturbazioni risultanti dai moti costantemente mutevoli dei diversi pianeti nel nostro sistema solare Spostamento del centro di gravità del sistema solare attorno al quale la Terra descrive annualmente la sua orbita. Transazione generale di tutto il sistema solare verso le costellazioni di Ercole e della Lira. Oscillazione del polo terrestre con periodo di 14 mesi: movimento che fa variare tutte le latitudini terrestri. Deformazione periodica della Terra ovvero marea della crosta solida con periodo diurno e semidiurno, prodotta dalle azioni attrattive dei pianeti.

"dieci almeno, è da tutti ammesso, sono prodotti dalle mutevoli e numerose attrazioni esterne, non vi è ragione per escludere a priori che le manifestazioni sismiche non possano rientrare in questa categoria di fenomeni cosmici dipendenti dalla stessa causa".

Bendandi nega il carattere locale del terremoto, sostenendo che considerarlo tale sarebbe assurdo quanto negare che le maree e la caduta di un oggetto siano regolate dalla legge universale della gravitazione.

Con la Comunicazione terza, elaborata intorno al 1940, espone in sei punti la propria teoria dei terremoti:

Tutti i movimenti sismici - in qualunque parte del globo si manifestino - hanno un’origine comune La causa determinante di questi perturbamenti tellurici risiede unicamente in un turbamento delle condizioni di equilibrio del nostro pianeta prodotto dalle variabili attrazioni delle diverse masse planetarie componenti il sistema solare All’azione perturbativa dei vari membri del nostro sistema, non va disgiunta quella del nostro satellite, la quale, ora sommandosi e ora elidendosi, determina l’istante assoluto del fenomeno sismico Ogni movimento orogenetico della scorza terrestre, ogni dislocazione sotterranea, ogni crollo o frattura, ogni slittamento o scorrimento di strati, nonché tutte le altre pretese cause che di volta in volta vengono invocate per spiegare questi fenomeni, non sono che l’immediata conseguenza di una deformazione del gran corpo planetario terrestre prodotta dalle esterne forze perturbative