La storia di Dorgali riguarda le vicende del paese di Dorgali, in Sardegna, dalla sua fondazione sino ad oggi.

Il periodo nuragico Il territorio dorgalese era già densamente popolato in periodo prenuragico, nuragico, punico e romano. Il periodo prenuragico è attestato dalla presenza di numerosi dolmen, menhir e domus de janas. Durante il periodo nuragico fu interessato dalla costruzione di innumerevoli nuraghi e villaggi e tombe dei giganti. Fra i più importanti: villaggio Serra Orrios, villaggio e Nuraghe Mannu e villaggio Nuraghe Arvu sopra Calagonone. Famose le tombe di giganti di Thomes , Biristeddi e Lottoni.

Il periodo romano: Sulcalis, Cares, il Castrum e Viniolae

In periodo romano i centri più importanti del territorio dorgalese erano quelli di Sulcalis (o Thurcali), Cares (o Qares) e Viniolae in latino.

Successivamente, nel X secolo, scompare il centro urbano costiero di Nuraghe Mannu, Thurcali, chiamato dallo storico romano imperiale Claudianus "Cartagine Sulcos"In alcune carte medioevali in questa posizione geografica compare una realtà urbana abbandonata chiamata "Civita Diruta" - Gerardo Mercatore, Sardinia Insula, Theatrum Orbis Terrarum sive Atlas Novus, Pars tertia, Amsterdam, Willem e Joannes Blaeu il cui nome romano comune Sulcalis si deduce dal nome Thurcali con il quale i locali denominavano volgarmente questa cittàla s e il th nel sardo antico erano intercambiabili per esempio Thiniscole per Siniscole, Thorres per Sorres, Sorralba per Torralba, ecc. Il porto di Thurcali era ubicato sotte le falesie di "Sos D'Orroles". Anche la vasta area di Nuraghe Arvu nella periferia di Gonone, che era ricompresa dall'area di Sulcali, era popolata in periodo romano. Sulla montagna in agro di Dorgali i passi montani carreggiabili sul Monte Santo, che dalle aree interne consentivano l'accesso all'area portuale costiera di Nuraghe Mannu, erano quelli di Monte Ruiu (poco più a Sud del passo di Irghiriai secondo accesso di Cala Gonone) e di Suttaterra. Il termine romano sulcos era riferito ai canaloni del Golfo di Orosei che fungevano da approdi. Si può ragionevolmente ipotizzare che Sulcali fosse proprio il nome volgareVi sono altri casi di nomi volgari di città sarde, Nora aveva un nome volgare che era quello di Andira, Cornus volgarmente si chiamava Corra ecc. della città romana di Sulci Tirrena collocata nella costa orientale sarda e richiamata nelle carte medioevali con la dizione di Civita Diruta collocata quasi sempre più a Sud di Capo Comino e della foce del rio Coedrus (Cedrino).

Questa antichissima realtà urbana sarda della costa orientale fu già un importante porto nuragico e cartaginese e probabilmente sede vescovile in periodo tardo imperiale.Forse fu denominata sede vescovile di Senafer etimologicamente dal latino Sinus Afer e cioè Golfo Africano riferito al fatto che la realtà urbana di Sulci Tirrena era collocata al centro del Golfo (Sinus) di Orosei e la sua cultura fosse cartaginese e cioè africana da cui il Cartagine Sulcos in periodo imperiale. La città collassò tragicamente intorno al 700 d.C. in seguito a un sanguinoso attacco saraceno quando, secondo la tradizione locale, molta della sua popolazione fu catturata e tradotta per mare come schiava perendo quasi tutta in un naufragio al largo delle coste tunisine. Intorno alla fine del primo millennio l'esigua popolazione superstite della Sulci della costa orientale, per ragioni difensive, scelse un nuovo sito di collocazione nell'entroterra. Si trattava di un'area prossima al munito castro nell'agro di Dorgali, il "castrum" dell'esercito romano, collocato in un punto imprecisato lungo l'antica orientale sarda romana presso il paeseForse in località Oroviddo dove la Chiesa di Valverde e dell'Annunciazione potrebbe essere stata costruita su un'area precedentemente dedicata alla Dea Minerva..

Sempre in questo periodo scompare il centro urbano costiero di Cares, posto lungo l'orientale romana, i cui approdi erano invece collocati nelle insenature di Cartoe e di Osala e quindi raggiungibili senza passare le montagne. Cares (o Qares, in lingua punica) è un termine punico che ha dato origine al termine CartoeCartoe significa Qart'oghe o foce della città. Infatti qart, in lingua punica, significava città. Il centro di Cares era collocato in un'area limitrofa alle terme romane di San Giovanni Battista, dove ora si trova la chiesa dei Santi Giovanni Battista e Lorenzo Martire. Nella valle del riu Siddai (o riu Littu),sembrerebbe che quasi tutta la popolazione di Siddai o Suddai nel 1514 sia stata catturata durante la messa domenicale e condotta schiava in Nord Africa. Tuttavia, a discapito del nome, Sullai è da collocare nel distretto di Posada, nella località denominata "Salto demaniale di Sullai" nel Catasto De Candia del 1846, visibile online nel sito dell'Archivio di Stato di Cagliari. che sfocia a Cartoe, è stato ritrovato il congedo bronzeo di Tunila e la targa bronzea del IV secolo della locale caserma dei vigiles urbani romani del centro di Cares. Quest'ultima ricorda il finanziamento della caserma a cura del Prefetto dei Vigili dell'Urbe Egnatuleio AnastasioLa targa di Tunila è esposta al Museo nazionale di Cagliari. La targa in bronzo della caserma dei vigiles di Cares è esposta al Museo Comunale di Dorgali. I vigili romani erano probabilmente preposti al controllo della dogana nel passo della montagna di accesso all'area portuale di Sulcali.

Sulla orientalis romana era presente la mansio di Viniolae, a circa sei miglia romane a sud di Cares, in località Sos Mucarzos. Questa campagna veniva ancora chiamata Viniola da alcuni anziani fino agli anni novanta.

Il periodo bizantino

Nel V secolo crollò l'Impero romano e dopo un breve periodo di dominazione vandalica e gota subentrò la giurisdizione bizantina che, tra alterne vicende legate agli attacchi costieri dei corsari barbareschi musulmani, finì nel IX secolo.

In un documento del XVI secolo in lingua catalana si parla della chiesa dei Santi Nicola e Sebastiano di Sena (oggi scomparsa) facendo riferimento all'antico Bisbat de Dorgaly (Vescovado di Dorgali) riferito al periodo bizantino o successivamente ad un'abbazia (nullius dioecesis) che aveva giurisdizione sul territorio ed aveva un abate di riferimento cui era demandata la funzione vescovile.

Il periodo dei Giudicati: la Gallura Felix Inizialmente la chiesa sarda era di rito greco/bizantino. Con lo Scisma d'Oriente del 1054 la Sardegna abbandonò il rito greco-ortodosso e passò al rito latino.

Fino al 1054 la Sardegna fu gestita prevalentemente da ordini monastici greci, basiliani e studiti. Ai bizantini subentrò il potere dei Giudicati.

Il papato, per latinizzare la chiesa sarda, inviò dei monaci. I primi monaci latini, arrivati nell'area di Dorgali nell'XI secolo, sono stati i vittorini provenzali di lingua occitana dell'abbazia di San Vittore di Marsiglia e di sant'Onorato dell'abazia di Lerino, benedettini cistercensi.

All'area dorgalese è ascrivibile la cessione Giudicale di Sant'Andrea di Corte e quella della Corte di Gisalle in agro di Dorgali per i vittorini nonché Santa Maria de Turris (Torraie), oggi Santu Cristos, in agro di Galtellì per i lerinensi. Seguirono i cistercensi di San Giovanni del Giglio (Santu Juanni "Su Lillu", Il comune del Giglio è in Provincia di Livorno) e San Felice di Vada (comune di Castiglion della Pescaia in provincia di Livorno), che dipendevano dall'abbazia delle Tre Fontane di Roma.

L'area geografica dorgalese costituiva in ultima epoca giudicale la propaggine più meridionale del Giudicato di Gallura. La più antica affiliazione al Giudicato di Arborea fu preceduta dall'appartenenza nel XII secolo al Giudicato Unitario di Torres-Arborea che successivamente si scisse in due giudicati e perse i territori della Sardegna orientale conquistati dai pisani per la Gallura.

La parte più meridionale del giudicato gallurese nella quale erano ricomprese le attuali Baronie e quindi anche Dorgali costituiva la Gallura FelixIn sardo la Gallura era Gaddulu o Gaddule (accento sdrucciolo o proparossitono) dal termine sardo baddulu e cioè vallivo. e cioè la parte più ricca d'acqua e quindi la parte più ubertosa dal punto di vista agricolo.

La dominazione pisana Il Giudicato di Gallura fu protettorato della Repubblica di Pisa; il primo giudice fu Manfredi, un cittadino pisano.

Dorgali fu occupato dalle truppe della Repubblica di Pisa nel XIII secolo che procedevano per occupare il Giudicato di Cagliari sotto il comando di Lamberto Visconti, un nobile pisano che sposò, nel 1206, Elena di Gallura.

Secondo la tradizione, Elena fece restaurare la chiesa di Sant'Elena di Scopeta sull'omonimo colle (oggi allo stato di rudere) e acquistò una veste in seta per la Madonna dormiente dell'Assunta. A questa Regina, che probabilmente stazionò per un periodo a Dorgali, fu dedicata una via nel quartiere di "Sa Serra".

L'occupazione pisana di Castro (da non confondere con Castellum Castri=Cagliari) fu seguita da quella aragonese, interrotta per un breve periodo da quella arborense che aveva interessato i capisaldi di castello Paules (o Ghirtalu) in località Pappadosa, al confine con l'agro di Galtellì, e Golcone (oggi Corocodde) in agro di Oliena presso la località Oloeo e Su Gologone alla fine del XIV secolo.

I pisani consolidarono le fortificazioni del castro dorgalese (oggi quartiere di Sa Serra e Sa Porta) e, per ragioni legate al controllo politico, anche a Dorgali cercarono sempre più di concentrare la popolazione in un unico centro urbano; questo tentativo venne definitivamente portato a compimento dai successivi dominatori iberici.

Nel XII secolo fu istituita dal Papa, su richiesta di Pisa, la Diocesi suffraganea di Galtellì e di Castro. La seconda dizione di un vescovado in genere indica la sede precedente della diocesi di nuova istituzioneMonsignor O. Alberti - La Diocesi di Galtellì – Raccolta di Documenti. Allora molte incombenze patrimoniali ecclesiastiche continuavano ad essere gestite dal Vescovo di Civita (Olbia) con la propria mensa vescovile.

La Franca di Girifai e l'Ordine di San Giovanni di Malta