Rovereto (IPA: , Roverédo in dialetto trentino) è un comune italiano di abitanti della provincia autonoma di Trento in Trentino Alto Adige/Sud Tirol.
Rovereto è un importante centro industriale, turistico e culturale del Trentino sin dal Settecento, quando si era aggiudicata il titolo di «Atene del Trentino». Viene spesso chiamata Città della quercia (la quercia, detta anche rovere, è il simbolo della città, presente anche nello stemma cittadino) o Città della pace, riferendosi alla presenza della Campana dei Caduti, opera a memoria dei caduti di tutte le guerre.
Geografia fisica Rovereto è un comune situato quasi al centro della Vallagarina nell'ultimo tratto fra le montagne percorso dal fiume Adige prima del suo ingresso nella pianura Padana.
Si trova a circa a sud di Trento e a a nord di Verona.
Ad est si estendono gli altipiani di Folgaria e Lavarone, a sud-est la Vallarsa ed il Pasubio. A nord si alza la catena del monte Bondone. Il lago di Garda dista circa , in direzione ovest.
Clima A Rovereto e nella Vallagarina in generale, vi sono inverni relativamente freddi e nevosi; estati calde e temporalesche, specie nelle ore del pomeriggio. Un lieve sollievo dall'afa estiva è procurato dalla brezza tardo-pomeridiana che interessa in particolare la zona del torrente Leno e che scende dalla zona della Vallarsa, ad est della città. Negli ultimi anni si è assistito ad un lento innalzamento della temperatura anche in questa zona ed alla comparsa occasionale del fenomeno della nebbia, un tempo confinata solo alle aree padane. Anche le nevicate sono diminuite in frequenza ed intensità.
In occasione dell'intensa nevicata del 26-27 gennaio 2006 sono stati registrati dei dati di accumulo nevoso straordinari, di circa . La nevicata era stata più intensa nelle zone sud-orientali della regione. Nella Valle dell'Adige si erano avuti quantitativi più ingenti a sud fino a Trento, mentre risalendo lungo la valle i valori, seppur cospicui, diminuivano. L'ultima nevicata di un certo rilievo è quella dell'11-12 febbraio 2013 con misurati in alcuni quartieri della città. Episodi a parte (come l'ultimo citato in cui a Rovereto ha nevicato più che a Trento), la nevosità di Rovereto è inferiore a quella di Trento, essendo quest'ultima più riparata dagli afflussi caldi del sud in grado di trasformare la neve in pioggia.
Territorio Rovereto () è il capoluogo della Comunità della Vallagarina del Trentino, nonché centro principale dell'omonima valle, situata nella zona meridionale della regione. La Vallagarina, caratterizzata da ampie distese di vigneti, è percorsa dal fiume Adige, in passato importante asse commerciale tra Veneto e Trentino-Alto Adige; legna e merci venivano trasportate per mezzo di zattere lungo il fiume. Dalla città, verso est, hanno inizio la valle di Terragnolo e la Vallarsa, percorsa dal torrente Leno: poco sopra Rovereto trova luogo la diga di san Colombano col suo lago, sovrastato dall'omonimo eremo. Le vette più importanti in prossimità di Rovereto sono il monte Stivo (), il Coni Zugna (), il monte Finonchio ( circa) e il monte Biaena (). Un "polmone verde" della città è costituito dal cosiddetto "bosco della città", una zona boschiva fornita di sentieri e anche percorsi attrezzati per lo sport.
Origini del nome L'etimologia di Rovereto deriva dal latino Roboretum (lett. "bosco di roveri").
Nella toponomastica romana Roboretum indicava una selva di querce, pianta che abbondava nella valle ed è stata assunta quale effigie dello stemma comunale. Nello stemma è riportata anche la citazione latina: «Magno cum robore quercus ingentes tendet ramos» (tradotto: "Con grande forza la quercia tende i suoi possenti rami").
Conosciuto come Roveredo nel Tirolo, durante la dominazione austriaca fu in uso anche il toponimo tedeschizzato Rofreit o Rovereith. Altri esonimi tedeschi storicamente usati, derivati dal nome latino o italiano, includono RofereidMathäus Seutter, Andreas Silbereisen: Tirol, Trient und Brixen, 1730, Maßstab: ca.1:820.000. https://maps.tirol.gv.at/HIK/Wolfgang Lazius: Grafschaft Tirol, 1561, Maßstab ca. 1:840.000. https://maps.tirol.gv.at/HIK/, RovereidJohann Stridbeck: Begebenheiten im Tyrol: Rovereid oder Roveredo, Curioses Staats und Kriegs Theatrum Dermahliger Begebenheiten im Tyrol: durch Unterschiedliche Geographische, Hydrographische, Topographische, Chronologische, Genealogische, Historische &c. Carten, Abrisse, und Tabellen Erlaeutert. Stridbeck, Augspurg um 1700. e Rofreit.Albrecht Penck: Die Etsch. In: Zeitschrift des Deutschen und Österreichischen Alpenvereins, Band 26. Deutscher Alpenverein (gegr. 1874), 1895. S. 1–15. Verwendung des Namens Rofreit auf S. 5, 11–12.
Una presenza dei cognomi Rofereyder, Roffereider, Rouereider derivati dal nome della città è attestata nell'allora Sud Tirolo di lingua tedesca (poi Provincia autonoma di Bolzano) nel XV secolo.Sprengel der Landgerichte in Tirol, 1827, scala: 1:259.500.
Storia
Medioevo Il borgo di Rovereto si presenta nel Medioevo come un insediamento storicamente meno antico e meno blasonato rispetto ad altri, ora minori, sparsi nella Vallagarina, raccolti attorno alle varie pievi. E infatti le prime notizie che lo riguardavano ci informano che esso dipendeva, sia per la giurisdizione ecclesiastica che per quella civile, da Lizzana. Nel 1225 Jacopino da Lizzana vi insediò un villicum, poi arrivarono i nuovi signori di quella castellania: i Castelbarco legati alla dinastia veronese dei Della Scala.
Solo agli inizi del XIII secolo si hanno certezze sul cessare della giurisdizione veronese e l'instaurarsi della giurisdizione trentina in Vallagarina, a Lizzana e quindi a Rovereto. Nel 1197, giovedì 1º maggio, il vescovo tridentino Corrado II di Beseno, istituì solennemente alla presenza dei feudatari della valle de Lagaro l'ospizio per i lebbrosi e i poveri di Sant'Ilario di Rovereto, ed emanò lo Statuto che consentiva di celebrare in loco una fiera godendo dei relativi privilegi, esenzioni e indulgenze, nonché delle cospicue entrate per i terreni annessi.Cfr. l'ampio e approfondito studio di Giovanni Cristoforetti, La Pieve di Villa Lagarina, pubblicato in "La nobile pieve di Villa Lagarina", Stampalith, Trento, 1994, p. 170 Vent'anni prima, nel 1177, Aldrighetto di Castelbarco, o chi per lui, aveva fatto assassinare nei pressi di Arco il vescovo di Trento Adalpreto, il quale, secondo il Sansovino, aveva invaso la Vallagarina per usurparne i feudi, e conseguentemente "essere stato ucciso voleva torre lo Stato altrui".
La seconda metà del XIII secolo vide la prevalenza armata, sulla Vallagarina e fino a Nago, di Mainardo di Tirolo: fu costui probabilmente a innalzare, sulle rovine di un castelliere romano-longobardo, il primo castello roveretano, che infatti lungamente poi fu denominato alla tedesca, Castel Junk (Castriuncolo). Fra il 1300 e il 1320 Guglielmo di Castelbarco provvide a dotare Rovereto di una cerchia di mura ("La Terra"), e vi insediò un Giudice (al palazzo dei diamanti o Noriller). Si affievolirono fino a scomparire i rapporti con Verona, sicché il borgo si trovò a gravitare decisamente verso nord (vedi gli affreschi tirolesi di palazzo Noriller, di fine trecento).
Periodo rinascimentale Più tardi, allorché la Repubblica di Venezia estese il suo dominio fino alla Valle Lagarina mantenendolo per quasi un secolo, dal 1416 fino al 1509, Rovereto si trasformò in una munita piazzaforte strategica di frontiera. La Serenissima vi mandò nel 1425 i suoi architetti (il Malipiero e il Basadonna sono ricordati ancora oggi nei nomi dei torrioni che eressero), ne rafforzò e ampliò le strutture militari di difesa: il castello castrobarcense e la cerchia delle mura. Rovereto perse con Venezia la sua caratteristica di borgo medievale per acquisire quelle di una cittadina. Decisivo per suscitare lo sviluppo economico di Rovereto, peraltro molto successivo, fu l'atto decretato nel 1417 dalla Serenissima Repubblica di Venezia, grazie al quale la città di Rovereto avrebbe goduto della "esenzione dal dazio di consumo".W. Belli, La lavorazione della seta a Rovereto nel '500 e all'inizio del '600. Materiali di lavoro, n. 13. Rovereto, 1981, p. 5. Questo atto lungimirante di politica daziaria della Serenissima si proponeva di incentivare gli investimenti in attività artigianali, favorendo gli investimenti dei possidenti locali e forestieri.
L'esenzione dai dazi di consumo fu rinnovata poi il 3 novembre 1510 con diploma di Massimiliano I d'Asburgo, dopo che, a conclusione della guerra contro Venezia ordita dalla Lega di Cambrai e della sconfitta veneziana alla Battaglia di Agnadello, Rovereto festante (avendo già provveduto a cacciare i veneziani) venne liberata dall'esercito imperiale austriaco. Massimiliano I confermò i privilegi e gli Statuti ai "fedeli consoli e cittadini e alla comunità della città di Rovereto", confermandone il rango di città.Danilo Vettori, Forme ed aspetti di vita economica a Rovereto nella seconda metà dell'Ottocento, in All'ombra del Rovere, medaglioni di vita roveretana, Arti Grafiche Manfrini, Rovereto, 1984, pp. 59-113.
Dal punto di vista architettonico, le tracce autentiche lasciate dalla Serenissima sono unicamente presenti al castello e al Palazzo Podestà.
Età moderna e periodo napoleonico La parte meridionale del Trentino, e con essa Rovereto, già veneziana, non fu però restituita al Principato vescovile di Trento, ma costituì invece il "Circolo ai confini d'Italia", sorta di zona franca che, per la sua importanza strategica, veniva controllata direttamente da Vienna. Rovereto successivamente alla fine dell'amministrazione veneziana (dal 1416 al 1509) ottenne di godere delle condizioni di particolare autonomia che ne avevano caratterizzato lo status sotto la Serenissima ed ebbe quindi un regime amministrativo suo peculiare, diverso da quello vigente per gli altri territori trentini dell'Impero.
Il periodo più fiorente della storia di Rovereto è stato il secolo XVIII, allorché si sviluppò l'industria della seta. L'industria della seta ebbe inizio nel 1580 (in precedenza la seta si produceva solo "a braccia" e per uso locale): per almeno un secolo vide protagonisti gli imprenditori-mercanti giunti da Norimberga. Giovanni e Paolo Fuerleger aprirono il primo filatoio idraulico appunto nel 1580 in via Portici: il loro filatoio fu lungamente soprannominato "il grande". Nel corso del 600 i Volkamer, Gutterer, Wegleiter, Fierer, Schnabel, Drexel, infine i Sichart aprirono i loro negozi. Invero già nel 1534 era stato installato in città un primo rudimentale filatoio "a braccia di uomini", per iniziativa di Girolamo Savioli. Il progresso fu continuo. Nel 1766 gli opifici serici roveretani occupavano più di operai (su una popolazione totale di 5mila abitanti), mentre oltre cottimisti lavoravano agli ordini dei filatori e capofilatori nei 36 filatoi, 26 incannatoi, arcolai e nelle 5 tintorie che fornivano il prodotto finale ai 23 negozi di seta.A. Zieger, L'economia industriale del Trentino dalle origini al 1918, Trento, 1956, p. 47. Tout Roveredo travaille aux premières manufactures de soie… ebbe a osservare un illustre viaggiatore, il pensatore politico Montesquieu, quando qui fece tappa durante il suo viaggio in Italia (1738-1741).Charles de Secondat Baron de Montesquieu, Oeuvres complètes, vol. 1, Gallimard, 1949, p. 802.