Biografia Figlio di un ufficiale del genio militare e di una donna della borghesia sarda, dopo l'infanzia trascorsa in Sardegna, si trasferisce con la famiglia prima a Bologna e poi a Verona. Pur appartenendo ad una famiglia di artistiIl nonno paterno Vincenzo Bocchetta era un pittore romantico della fine dell'Ottocento e insegnava disegno architettonico a Melfi. I suoi affreschi ornavano la cattedrale normanna di Melfi (Potenza). i genitori gli impediscono di dipingere e disegnare per timore che possa distrarsi dagli impegni scolastici. Dopo la morte prematura del padre nel 1935 rientra in Sardegna con la famiglia. Consegue a Cagliari la maturità classica nel 1938. Si iscrive alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'ateneo sardo ma presto rientra a Verona, sostenendo gli esami a Firenze pur risiedendo nella città scaligera. Si mantiene agli studi impartendo lezioni private e ricoprendo incarichi d'insegnamento di materie letterarie nei ginnasi Maffei (1939) e alle Stimate (1942) di Verona. Si laurea a Firenze nel 1944.
Attività nella resistenza (1940-[945) Le sue idee libertarie lo portano ad essere segnalato alle autorità fasciste nel 1941.Vittore Bocchetta,1940-1945 Quinquennio Infame, Verona, Edizioni Gielle, 1991. Comincia quindi a frequentare un gruppo di antifascisti tra cui l'avvocato Giuseppe Tommasi, lo scultore veronese Nino Gottardi, il professore Berto Perotti e Darno Maffini, tenente "garibaldino" del fronte di liberazione franco-italiano.Roberto Lughezzani, Darno Maffini. Una vita per la libertà, Verona, Edizioni Gielle, 2005. Il gruppo si riunisce, fra le altre sedi, nello studio dell'altro scultore veronese Berto Zampieri.L'ambiente degli artisti a Verona, come del resto a Milano, è particolarmente attivo nell'antifascismo. Oltre a Zampieri e Gottardi, si può ricordare l'altro scultore veronese Mario Salazzari. Tuttavia la scultura non è in questo periodo il motivo della frequentazione da parte di Bocchetta dello studio di Zampieri, come si può dedurre da una sua stessa osservazione in Vittore Bocchetta,1940-1945 Quinquennio Infame, Verona, Edizioni Gielle, 1991: "Berto è scultore, sta lavorando ad un grande medaglione d'argilla, il profilo di qualcuno di nessuna importanza."
Dopo l'armistizio di Cassibile e l'occupazione di Verona da parte dei tedeschi, contribuisce il 9 settembre 1943 alla fuga di diverse centinaia di militari italiani tenuti prigionieri dai nazisti nella caserma del Genio "Carlo Montanari". Il regista dell'operazione di salvataggio è don Eugenio Allegrini, parroco della chiesa della Santissima Trinità adiacente alla caserma, ma un ruolo fondamentale è svolto dall'intera borgata e in particolare dalle donne che si adoperano per procurare abiti civili per i soldati liberati.Roberto Lughezzani e Caterina Tanga, Verona Medaglia d'Oro, 1943-1945. Luoghi, testimonianze e fatti, Verona, Edizioni Gielle, 2002.
Nel novembre 1943 è arrestato insieme ai componenti del gruppo Tommasi, considerato impropriamente primo CLN della provincia di Verona.Non è composto da rappresentanti di partiti politici come i veri CLN, ma è piuttosto il primo tentativo di alcuni intellettuali di organizzarsi contro il nazifascismo a Verona. Condotto e detenuto nella sala cinematografica della palazzina Corridoni, trasformata in quartier generale della polizia federale fascista, ha modo di incontrarvi altri esponenti del movimento di resistenza del Veneto come Norberto Bobbio, arrestato a Padova il 6 dicembre 1943 e trasferito a Verona per sospetta complicità con il gruppo Tommasi.Giuseppe Silvestri, Albergo agli Scalzi, Vicenza, Neri Pozza, 1963. Questa prima detenzione non è per lui dura come lo saranno le successive.Giuseppe Silvestri, Albergo agli Scalzi, Vicenza, Neri Pozza, 1963. Giuseppe Silvestri, anch'egli detenuto, scrive: "[...] e Bocchetta tra un lazzo e l'altro tracciava sui candidi fogli del suo album, con le matite colorate e con estro spesso felice, le nostre caricaturate sembianze." Il 22 dicembre 1943 è trasferito con altri 9 compagni nel carcere degli Scalzi.Nello stesso carcere e nello stesso periodo sono detenuti Galeazzo Ciano e gli altri gerarchi componenti del Gran Consiglio del fascismo in attesa del processo di Verona. Bocchetta è nella cella 24, Ciano nella 27 (vedi Giuseppe Silvestri, Albergo agli Scalzi, Vicenza, Neri Pozza, 1963). Tra i rari momenti di conforto ci sono le visite del cappellano del carcere don Chiot.Nel 1988 Bocchetta raffigurerà don Chiot in una scultura ubicata nell'omonimo largo di Verona.
Rilasciato nel febbraio 1944, entra a far parte come indipendente del vero e proprio primo CLN provinciale di Verona insieme all'avvocato Giuseppe Pollorini (liberale), Francesco Viviani (del Partito d'Azione), Giuseppe Deambrogi e Guglielmo Bravo (comunisti), Giuseppe Marconcini e Angelo Butturini (socialisti), Giovanni Domaschi (anarchico). Consiglieri militari sono il tenente colonnello Paolo Rossi, il maggiore Arturo Zenorini e il maresciallo Mario Ardu. Ha il tempo per laurearsi a Firenze nel maggio 1944 per poi essere nuovamente arrestato dai fascisti il 4 luglio 1944. In quei giorni sono anche arrestati quasi tutti i componenti del gruppo. È trasportato nelle casermette di Montorio Veronese dove per due settimane è interrogato e torturato dai fascisti. È poi consegnato ai tedeschi e trasferito prima nel carcere degli Scalzi e poi nelle celle ricavate nei sotterranei del palazzo dell'INA diventato sede del SD (il servizio segreto delle SS). Qui conosce altri sei prigionieri dei nazisti catturati durante missioni militari segrete. Insieme a loro, a sei compagni del CLN e ad altri otto prigionieri è trasferito al campo di transito di Bolzano il 27 agosto 1944. È detenuto con gli altri 20 nel blocco E, recintato col filo spinato perché riservato ai prigionieri politici considerati più pericolosi.Vittore Bocchetta,1940-1945 Quinquennio Infame, Verona, Edizioni Gielle, 1991: I sei militari saranno prelevati la mattina seguente e cinque di loro saranno tra i 23 trucidati nell'eccidio della caserma Mignone, il 12 settembre 1944. Il sesto, il capitano israelita Enzo Sereni, sarà deportato il 5 ottobre 1944 a Dachau dove morirà il 18 novembre 1944.
È deportato in Germania il 5 settembre 1944 con il cosiddetto Trasporto 81, un convoglio ferroviario di carri bestiame che trasporta 433 prigionieri.Dario Venegoni, Uomini, donne e bambini nel Lager di Bolzano, Milano, Fondazione Memoria della Deportazione/Mimesis, 2005 ISBN 88-8483-298-5. È immatricolato il 7 settembre 1944 nel campo di Flossenbürg con il triangolo rosso ed il numero 21631. Il 30 settembre 1944, terminato il periodo di quarantena, è destinato al sottocampo di Hersbruck. È impiegato in lavori forzati di scavo di una galleria in una vicina montagna (Houbirg) nei pressi di Happurg.Si tratta di un progetto di costruzione di una fabbrica sotterranea di motori aerei della BMW. Fra le ditte tedesche impegnate nel cantiere ci sono AEG, Thosti, Tauber, Hoch-Tief e Siemens come descritto da Gerhard Faul, Sklavenarbeiter für den Endsieg. KZ Hersbruck und das Rüstungsprojekt Dogger, (in tedesco) Hersbruck, Dokumentationsstätte KZ Hersbruck, 2003 ISBN 3-00-011024-0. Vede morire già nei primi mesi Giuseppe Deambrogi, Guglielmo Bravo e Mario Ardu. Riesce a sopravvivere per una serie di circostanze fortuite, la sua età relativamente giovane (26 anni) e l'aiuto di Teresio Olivelli che svolge per un breve periodo la funzione di capo della sua baracca, la numero 14.Testimonianza di Vittore Bocchetta: ricordi di un compagno di prigionia relazione al convegno Teresio Olivelli - Martire per la libertà, Pavia 30 aprile 2003.
Nei primi giorni di aprile 1945, con l'avvicinarsi delle forze angloamericane, il campo di Hersbruck è evacuato dai tedeschi e i deportati sopravvissuti sono trasferiti verso la Baviera meridionale con le cosiddette marce della morte. Durante una delle tappe, in prossimità di Schmidmühlen, riesce a fuggire insieme a un deportato francese. Si abbandona privo di sensi a Hohenfels di fronte al reticolato di un campo di prigionieri di guerra alleati (lo Stalag 383), lasciato ormai praticamente incustodito dai tedeschi. Curato e nutrito da un gruppo di prigionieri, si riprende gradualmente. Liberato dagli Americani nel maggio 1945, dopo un soggiorno a Ratisbona (in tedesco Regensburg), rientra finalmente in Italia nel giugno 1945.
Il dopoguerra (1945-1948) Le speranze di chi come lui aveva lottato per la libertà e la giustizia sono alquanto deluse. Entra presto in dissidio con la politica dei partiti che gli rimprovera la sua scelta di restare indipendente. Nel 1945 fa parte della commissione di epurazione ma si dimette disgustato. Ha difficoltà però a trovare altre occupazioni. Nel 1946 ottiene un finanziamento governativo per l'allestimento di un concerto vocale e strumentale all'Arena di Verona. Nel 1947 è premiato dal governo per un adattamento musicale della poesia medievale La Passione di Cristo, primo spettacolo tenuto in era moderna al Teatro romano di Verona.
Nel giugno 1947 esprime pubblicamente con una lettera a L'Arena di Verona il suo dissenso su un episodio di intolleranza e violenza nei confronti di simpatizzanti del Fronte dell'Uomo Qualunque. Successivamente è egli stesso percosso, insultato ed emarginato e si decide per l'esilio.
In Argentina e Venezuela (1949-1958) Parte per Buenos Aires nel gennaio 1949 come corrispondente per L'Arena. Poiché in Argentina i suoi titoli accademici non gli sono riconosciuti, trova occupazione in una fabbrica di ceramica dove apprende alcune delle tecniche che utilizzerà in seguito nella sua attività di scultore. Scopre per la prima volta il suo talento nel modellare l'argilla e crea piccole statuette da collezione che riscuotono un buon successo commerciale.Esposte e vendute nei grandi magazzini Harrods di Buenos Aires. Espone per la prima volta i suoi pezzi nel 1952 a Quilmes (Buenos Aires) e gli è attribuito un premio di acquisizione per il suo progetto di monumento alla Madre Terra che svilupperà però solo 20 anni dopo negli Stati Uniti. Avvia in proprio una fabbrica di ceramica artistica, ma l'instabilità politica legata al regime di Perón lo induce a lasciare l'Argentina nel 1954.
In Venezuela riprende ad insegnare (Latino nel 1956 al liceo Avila di Caracas), dipinge murales e crea modelli in scala, schizzi e progetti per alcuni dei monumenti per il parco memoriale di paseo los Illustres a Caracas. Anche in Venezuela il clima politico e sociale non è favorevole sotto la dittatura di Pérez Jiménez. Durante un soggiorno negli Stati Uniti apprende delle conseguenze del colpo di Stato del gennaio 1958 in Venezuela e decide di non rientrare a Caracas, abbandonando là ogni sua opera.
A Chicago (1958-1986) Si ritrova negli Stati Uniti senza conoscere l'Inglese e senza che i suoi titoli e le sue referenze siano inizialmente apprezzati. Lavora per alcuni privati che gli commissionano pitture murali di nessun pregio per le loro abitazioni. Decide quindi di riprendere gli studi ed ottiene un primo incarico di insegnamento (Spagnolo) nell'ottobre 1959 e fino al 1961 al Saint Xavier College.
Nel 1962 presiede l'Istituto Italiano di Cultura di Chicago. Tra il 1963 e il 1967 è autore o coautore di un dizionario Italiano-Inglese tascabile e di dizionari di Italiano-Inglese e Latino-Inglese che saranno pubblicati in varie edizioni e ristampe fino al 1985.
Insegna Spagnolo all'Indiana University nel 1965, letterature comparate alla Roosevelt University e Italiano alla University of Chicago dove ottiene il Ph.D. in lingue e letterature romanze nel 1967. Insegna letteratura spagnola alla Loyola University Chicago dal 1969 al 1972.