Coppito è una frazione dell'Aquila, situata tra la Strada statale 17 (a sud) e la Strada statale 80 (a nord), a circa 5 km dal centro storico del capoluogo.
Il centro nacque nell'Alto Medioevo con il nome di Poppleto e fu uno dei castelli fondatori della città di L'Aquila, all'interno della quale, nel quarto di San Pietro, costruì la Chiesa capo-quarto di San Pietro a Coppito. Il Castello di Poppletum, probabilmente di non grandi dimensioni, fu distrutto, insieme a Leporanica e ad altri abitati, nel 1294. Fu ulteriormente danneggiato dal terremoto dell'Aquila del 1703 e poi trasformato in residenza nel corso del XVIII e del XIX secolo.Federica Rovo, Progetto di un villaggio e di un museo diffuso lungo la via Claudia Nova sul sito del castello di Bominaco, Tesi di laurea magistrale, POLITECNICO DI MILANO, Scuola di Architettura Urbanistica Ingegneria delle Costruzioni, Corso di Laurea Magistrale in Progettazione Architettonica, a.a. 2015/2016, p. 52. Il Castello è ormai del tutto scomparso a seguito del sisma del 2009 e della successiva fase di abbattimento/ricostruzione. Nella seconda metà del XX secolo la frazione ha conosciuto un notevole sviluppo urbano, grazie all'edificazione delle strutture dell'Università degli Studi dell'Aquila e dell'Ospedale regionale San Salvatore.
Origini Fino ai primi anni del 2000, si riteneva che l'area in antichità fosse abitata solo dai cittadini di Amiternum (attuale San Vittorino), una delle città più grandi dei Sabini. A seguito degli scavi archeologici, condotti nel 2006-2007 nei pressi del sagrato dell'attuale chiesa parrocchiale di Coppito, si è scoperto invece che, in epoca repubblicana, vi era stata impiantata una villa rustica, rimasta attiva almeno fino ai secoli VI-VII d. C., successivamente trasformata in un sepolcreto con contestuale diversa destinazione dell’area, nella quale in seguito fu impiantato l'edificio ecclesiastico.Flaminia Alberini, Le trasformazioni dell'insediamento tra Tardoantico e Altomedioevo, in Fabio Redi (a cura di), Viaggio nei secoli. Popoli e insediamenti nell'Alta Valle dell'Aterno, One Group, 2019, ISBN 8889568763. Sono proprio i materiali reimpiegati nelle cortine murarie della chiesa di S. Pietro (un fregio in calcare locale con festoni e teste bovine visibile sull'architrave del portale principale, un'iscrizione romana CIL IX 4328, il rilievo con raffigurazione di una gorgone posta nella zona sottostante il campanile), oltre le numerose testimonianze di altri rinvenimenti (come una grossa soglia monumentale in calcare e altri frammenti architettonici appartenenti probabilmente ad edifici a carattere pubblico), a far supporre la presenza, nell'area dove insiste l'attuale abitato di Coppito, di un insediamento in epoca romana di non poca importanza. Il rinvenimento, presso la chiesa di S. Pietro, di resti architettonici attribuibili ad un impianto di tipo urbano, ha condotto l'archeologa Barbara Di Vincenzo a ritenere che nell'area fosse localizzata l'antica Pitinum (che nel V secolo divenne sede episcopale), menzionata nella Tabula Peutingeriana.Barbara Di Vincenzo, Op. cit., pp. 40-41. D'altra parte, a sostegno della ipotesi che nell'area insistesse un pagus o un vicus dipendente dalla città di Amiternum, v'è il fatto che era servita dal tracciato di un'antica strada romana, la Via Poplica CampanaSandro Zenodocchio, La Via Poplica Campana, in Bollettino della Deputazione Abruzzese di Storia Patria, LXXXV (1995), p. 7., come fa ritenere l'epigrafe romana CIL IX 4321 ivi rinvenuta.CIL IX 4321 è un'epigrafe romana (databile al II-I secolo a.C.) rinvenuta nei pressi della chiesa di San Pietro di Coppito: itus actusque est / in hoce delubrum / Feroniai ex hoce loco / in via poplicam / Campanam qua / proximum est / p. MCCX[XX] - in latere sin. Fero[niae] (l'accesso/l'adito a questo delubro di Feronia ai pedoni ed ai carri è da questo luogo sulla via pubblica campana dalla quale dista 1230 passi). (Gianfranco De Benedittis, La provincia Samnii e la viabilità romana, Volturnia Edizioni, 2010) (si veda, altresì, Sandro Zenodocchio, La Via Poplica Campana, in Bollettino della Deputazione Abruzzese di Storia Patria, LXXXV (1995), p. 8). Tra VIII e X secolo le fonti attestano la presenza di insediamenti sparsi, organizzati attorno alle curtes, rientranti fra i possedimenti dell'abbazia di Farfa.Dalle carte farfensi si ricava che nell'amiternino ci fossero dieci curtes, fra cui anche Coppito (Poplito) che era la zona più fittamente popolata. Barbara Di Vincenzo, Op. cit, p. 46.
Dal Medioevo al Novecento Tra l'VIII e il IX secolo, la chiesa di S. Pietro diveniva polo attivo di urbanizzazione, venendo a determinare l'incastellamento di Poppletum sopra lo sperone roccioso che costeggia il fiume Aterno e la costruzione del castello.Secondo il Marinangeli il castello di Poppletum sarebbe stato fondato dagli abitanti di Pitinum che si erano ritirati oltre il fiume Aterno, in un luogo elevato e sicuro: G. Marinangeli, Pitinum: mansio sulla Claudia nova, in «Bullettino della Deputazione Abruzzese di Storia Patria», XLVII-L (1957-1960), p. 328.
Poppleto (detta in altri documenti anche Poplito) nacque come castello longobardo. Le attestazioni più antiche della presenza longobarda nel territorio sono infatti rappresentate da una curtis ducaleCurtis - Nell’economia agraria dell’Alto Medioevo, fondo dominante da cui ne dipendevano altri, coltivati da servi o da liberi o da semiliberi. C. regia era il fisco che riscuoteva le rendite per il principe nel regno longobardo; c. ducalis, quello che le esigeva per i duchi.
È detto sistema curtense l’organizzazione giuridico-economica delle corti medievali. Treccani, Enciclopedia online, amiternina e dall'importante curtis di Poplito, dove sono state individuate due ville romane in continuità almeno fino al VI secolo.Marzia Tornese, Presenze alloctone nell’Italia centrale: tempi, modalità e forme dell’organizzazione territoriale nell’Abruzzo altomedievale, Tesi di Dottorato in Archeologia e Antichità Post-Classiche, SAPIENZA UNIVERSITA’ DI ROMA, DOTTORATO DI RICERCA-XXIV CICLO (A.A. 2008-2009), p. 82 I Longobardi ripartirono i territori amiternino e forconese con la Marsica e il resto del Sannio abruzzese in 7 gastaldie (Marsi, Valva, Forcona, Amiternum, Aprutium, Pinne e Teate).Marzia Tornese, Presenze alloctone nell’Italia centrale: tempi, modalità e forme dell’organizzazione territoriale nell’Abruzzo altomedievale, Tesi di Dottorato in Archeologia e Antichità Post-Classiche, SAPIENZA UNIVERSITA’ DI ROMA, DOTTORATO DI RICERCA-XXIV CICLO (A.A. 2008-2009), p. 77 Amiterno e Forcona facevano parte con Rieti della "provincia Valeria" con sede amministrativa a Celano, dove sorse la dinastia dei Conti dei Marsi.
Nel 969, come documentano le fontiLiber Largitorius, I, p. 179., i nipoti dell'abate Campone, Sintaro e Giovanni, figli di Ilderico, ricevettero il territorio di Poppletum, che iniziò la sua ascesa ed acquisì una sempre maggiore autonomia.Barbara Di Vincenzo, Op. cit., p. 53.
Nel 1012, Coppito risulta tra i beni offerti da Transaricus filius MaifrediTransaricus filius Maifredi (Transarico figlio di Maifredo) è stato un importante esponente dell'aristocrazia terriera dell'XI secolo attivo nella Sabina e nell'antico contado d'Amiterno e Forcona (nell'attuale territorio di L'Aquila e Rieti). Étienne Hubert, L’« Incastellamento » en Italie centrale. Pouvoirs, territoire et peuplement dans la vallée du Turano au Moyen Âge, Publications de l’École française de Rome, Rome, 2002, p. 155-250, https://books.openedition.org/efr/262 al monastero di Farfa,Federica Rovo, Op. cit. come risulta dal Chronicon farfense.
Nel Catalogus Baronum, risalente al tempo di Guglielmo il Buono (1152-1189), risulta che Gentile e Gualtieri di Poppleto sono i signori del castello di Poppletum. Essi tengono in Amiterno, direttamente dal re, Poppletum, Pilem (Pile), Rogeon Medium (Roio Piano), Roccam Sententie (Sant'Anza), Roccam Sancti Sthephani (Rocca S. Stefano), Gignanum (Gignano), Movinum Paganicum (Paganica), Capitignanum (capitignano) e Tusulum (Tussillo), per un totale di 61 soldati e 108 inservienti.Barbara Di Vincenzo, Op. cit., p. 53. La stirpe dei signori di Poppleto mantenne il controllo della zona fino alla prima metà del XIII secolo.https://www.treccani.it/enciclopedia/signori-di-poppleto/
Nell'XI secolo, in seguito all’arrivo dei Normanni lo scenario cambia ed inizia il fenomeno dell’incastellamento. il contado aquilano fu invaso dalle armate di Federico II, che nel 1228 scacciò i conti di Poppleto, ribellatisi insieme al conte Tommaso di Celano, e li sostituì con una guarnigione di cadetti che facevano le veci imperiali, usando spesso la violenza. Nel 1229, le popolazioni di Amiterno e Forcona inviarono, forse proprio dietro richiesta dei signori di Poppleto,Andrea Casalboni, Op. cit. un'ambasceria a papa Gregorio IX per denunciare le vessazioni di Federico II e chiedere l'autorizzazione a fondare una nuova città unita. Il pontefice concesse l’autorizzazione, considerando quel territorio dominium EcclesiaeTerritorio della S. Sede per l’antica donazione fatta da Ottone I nel 962 (Privilegium Othonis) con cui l'imperatore riconfermò a papa Giovanni XII i possessi della Chiesa, tra cui Amiterno e Forcona. Si veda, in tal senso, Cesare Rivera, Valva e i suoi Conti, in Bullettino della r. Deputazione Abruzzese di storia patria (1926), p.13., ma la fondazione vera e propria avvenne solo oltre vent'anni dopo, nel 1254."L’atto ufficiale della fondazione, attualmente custodito presso l’Archivio di Stato dell’Aquila (ASAq), è il Diploma di fondazione detto di Federico II, sebbene recenti studi abbiano evidenziato che la paternità è ascrivibile a Corrado IV". Tratto da: "Fino all’inizio dello scorso secolo si riteneva che la città dell’Aquila fosse stata fondata da Federico II, cui si attribuiva il diploma di fondazione, il cui testo, privo di nome del sovrano e di datazione topica e cronologica, era stato edito fra le Epistole di Pier della Vigna e creduto dell’imperatore svevo solo perché si attribuivano (erroneamente) a Federico II tutti i documenti della raccolta di Pier della Vigna. Gennaro Maria Monti in un saggio dal titolo La fondazione di Aquila ed il relativo diploma, edito nel 1933 nel I volume degli atti del Convegno storico Abruzzese-Molisano, tenutosi nel 1931, ha dimostrato la paternità di Corrado IV del diploma di fondazione della città". Tratto da: Maurizio D'Antonio, Due documenti inediti di Corrado IV sulla fondazione dell’Aquila, in BDASP, CVII. (2016) L’Aquila, p. 19.
Poppleto fu uno dei castelli fondatori della nuova città dell'Aquila.Andrea Casalboni, La fondazione della città di L'Aquila, in Eurostudium3w, gennaio-marzo 2014, p. 73. La costruzione della città prevedeva che a ogni castello fondatore fosse affidato un pezzo di territorio all'interno delle mura cittadine da costruire e popolare, detto locale,Andrea Casalboni, Op. cit., pp. 91-92. in cui Poppleto costruì la chiesa di San Pietro a Coppito; nel 1276 la città fu divisa, ad opera del capitano Lucchesino da Firenze, in quartieri denominati quarti, di cui uno prese il nome di quarto di San Pietro, elevando a chiesa capoquarto l'edificio costruito dai castellani di Poppleto.Serena Castellani, Op. cit., p. 127. Da qui in avanti la storia del castello di Coppito sarà strettamente legata a quella della città dell'Aquila, con una fitta rete di relazioni tra intus ed extra moenia, in cui i cittadini portarono con sé la loro identità culturale, la propria arte e le proprie conoscenze; probabilmente fu proprio con la fondazione della città che inizio il declino di Coppito.Barbara Di Vincenzo, Op. cit., p. 60