Biografia Nacque a Marsico Nuovo, in Basilicata, nella casa detta "della Santarella", in località "Casale", da una famiglia della media borghesia di professionisti e proprietari terrieri. Il padre, Federico, era notaio e la madre, Raffaella Tucci, nobildonna.

Studi e formazione giovanile Nel suo paese natio frequentò gli studi ginnasiali sotto la direzione del professor Rocco Romanelli di Laurenzana. Successivamente seguì gli studi liceali a Matera, dove ebbe come insegnante il geografo Arcangelo Ghisleri. Egli, appassionato agli studi letterari, desiderava laurearsi in lettere ma la famiglia preferì la medicina.Amalfi, Un antropologo e folklorista basilicatese: Michele Gerardo Pasquarelli, op. cit., p. 183.

Studiò medicina all'Università di Napoli, dove fu allievo dello Sgobbio e di Giovanni Paladino, di Leonardo Bianchi e di Angelo Zuccarelli. In particolare si appassionò all'antropologia criminale grazie alle lezioni di Zuccarelli, che con la rivista L'Anomalo diffondeva le teorie di Cesare Lombroso nel napoletano.Bronzini, Medicina, magia e classi sociali nella Basilicata degli Anni Venti. Scritti di un medico antropologo, op. cit., p. 18. Seguì la lotta fra classici e positivisti che si scontravano sulla rivista Nuovi Orizzonti. Grazie a questa preparazione non dimenticò mai di mettere alla base delle sue ricerche l'esame accurato e minuzioso dell'uomo, e di usare il metodo positivo per studiare direttamente e pazientemente i fatti, per dedurre una legge generale sicura, senza pregiudizi e vuoti sillogismi.

Grazie alla sua passione per il folklore e per il suo paese natale, già prima della laurea, nel 1892 pubblicò all'interno dell'Archivio per le Tradizioni popolari (1892 - 1897) 666 proverbi del dialetto di Marsico Nuovo. Inoltre nel 1892 egli fece pubblicare sulla rivista L'Anomalo, in un articolo con il titolo Pagina di psicologia di un paese di Basilicata, i suoi proverbi e frasi tradotti in italiano per poter essere confrontati da Giuseppe Pitrè con quelli siciliani.Rizzo, Omaggio a Michele G. Pasquarelli, medico antropologo, op. cit., p. 12.

Si laureò nel 1893, con una tesi di psichiatria, di cui si era appassionato seguendo i corsi di Leonardo Bianchi, sulle conseguenze della sifilide in relazione alla paralisi. L'articolo riassuntivo sulla sua tesi, pubblicato nel 1895, rivela che aveva buone conoscenze bibliografiche e buona analisi clinica per ricostruire i 14 casi illustrati. Successivamente spazia dalla psicosi postpartum, alla malattia di Basedow, alla melanconia tiroidea, all'analisi dell'isteria.Lotierzo, Antropologia e cultura popolare. La Basilicata di Michele Gerardo Pasquarelli, op. cit., p. 18.

Il lavoro come medico Appena laureato, si ritirò subito tra la sua gente ed esercitò la sua professione di medico a Marsico Nuovo, Pietrapertosa, Missanello e Savoia di Lucania. Nell'esercizio della sua professione e durante gli incontri con i pazienti egli lasciò che si confidassero con lui, e grazie a questo riuscì a raccogliere gli interessanti costumi, le pratiche mediche, le credenze, gli usi, le devozioni e il linguaggio del popolo.

Emigrazione Tra il 1903 e il 1910 emigrò per problemi economici in Venezuela, ad Altagracia de Orituco, nello Stato di Guárico.

Anche possedendo una grande casa, e avendo il padre notaio e uno zio prete, fu costretto a emigrare per sfuggire alla povertà o cambiare la sua vita tanto che qui sposò María Ignacia Jiménez, dalla quale ebbe sei figli (Luisa, Eva, Giusto, Diana, Michelangelo e Vivina).Rizzo, Omaggio a Michele G. Pasquarelli, medico antropologo, op. cit., p. 22.

Ritorno in Italia e morte Pasquarelli tornò in Italia nel 1912 nel suo paese natio. In questo periodo si accentuò la sua azione politica, proprio al culmine del decennio giolittiano, durante il quale si ebbero le importanti elezioni del 1913 a suffragio universale maschile. Il dibattito politico era alto, specialmente tra altri autori di meridionalismo, come Giustino Fortunato, Francesco Saverio Nitti e Francesco Perrone. Di quest'ultimo appoggiò la campagna elettorale a Brienza.Rizzo, Omaggio a Michele G. Pasquarelli, medico antropologo, op. cit., p. 24.

A Marsico Nuovo per il breve periodo che va dal 19 gennaio 1914 al 6 luglio 1914 fu eletto sindaco. Tra il 1918 e il 1924 fu medico condotto tra Marsico Nuovo e Savoia di Lucania, dove morì di attacco cardiaco il 19 marzo 1924.Lotierzo, Antropologia e cultura popolare. La Basilicata di Michele Gerardo Pasquarelli, op. cit., pp. 224-225.

Metodo di indagine L'indagine che il Pasquarelli compie è di stampo psicologico, considerando però un tipo di psicologia collettiva che si stava sviluppando sulle forme del positivismo scientifico-filosofico e del realismo critico-letterario. Tale tipo di studio voleva conoscere la mente dell'uomo e dei popoli analizzando la generalità delle loro manifestazioni e la particolarità delle situazioni storiche e geografiche.Bronzini, Medicina, magia e classi sociali nella Basilicata degli Anni Venti. Scritti di un medico antropologo, op. cit., pp. VII-VIII.

La scoperta di casa nostra In particolare Pasquarelli voleva “Promuovere la scoperta di casa nostra ”(cit da A. Ghisleri)Bronzini, Medicina, magia e classi sociali nella Basilicata degli Anni Venti. Scritti di un medico antropologo, op. cit., p. VIII. poiché credeva che bisognava, per qualunque studio si volesse fare in ambito politico, religioso, letterario, concentrarsi prima sul particolare, quindi le regioni, per poi allontanarsi e avere un quadro completo dell'Italia. Inoltre egli sosteneva, prendendo spunto dal Manzoni (“Forse voi vorreste un Bortolo più ideale; non so che dire, fabbricatevelo. Quello era così." I Promessi Sposi, cap. XXXIII), che per avere una visione oggettiva della realtà bisognasse accettarla e descriverla così com'è abbandonando i pregiudizi dettati dalla morale comune.

La realtà del Mezzogiorno era un'incognita della quale uno dei fattori determinanti era costituito dallo stato mentale della popolazione. Egli, utilizzando il metodo della scuola antropologico-criminale del Lombroso, compì un'inchiesta antropologica fondata su materiale folkloristico, alla cui luce egli rese più moderato il meccanismo lombrosiano, risultando meno rigido nelle conclusioni. La sua iniziativa privata di studiare lo stato mentale della popolazione si allontanava dalle inchieste ufficiali post unitarie che volevano conoscere i fattori economico-sociali della questione meridionale. Egli usò un punto di vista dal basso poiché aveva un contatto diretto con la popolazione, in particolare con i ceti umili e poveri, essendo medico.Bronzini, Medicina, magia e classi sociali nella Basilicata degli Anni Venti. Scritti di un medico antropologo, op. cit., pp. VII-XI.

La nuova indagine medica L'analisi delle condizioni di salute degli abitanti della Basilicata era iniziata nel 1789 da parte di Giovanni Battista Fortis. Egli, visitando Matera, attribuì le cause delle malattie al genere di vita e non al clima, a cui aggiunse la mancanza di “medici passabili o mediocri”. (Giovanni Battista Fortis, Lettere geografiche-fisiche sulla Calabria e la Puglia, Napoli, 1784). Tutto questo rendeva la città di Matera sudicia e piena di deformi, malati di mente, ritardati mentali.

All'interno de “La statistica Murattiana del Regno di Napoli” del Pedio vediamo come l'autore sottolinea che la condizione igienico-sanitaria dipende non solo dall'igiene, dalle precarie condizioni abitative ma anche dalle strade sporche, dai sepolcri mal custoditi, dai cani randagi, dalla malaria, dalle malattie veneree.

Qui si vede chiaramente come la magia e le condizioni socio-economiche siano legate tra di loro, come sono legate tra loro anche la sovrastruttura mentale e il contesto storico.Lotierzo, Antropologia e cultura popolare. La Basilicata di Michele Gerardo Pasquarelli, op. cit., p. 110.

Altre considerazioni sulla salute lucana ci provengono da Enrico Pani Rossi, che sottolinea come l'infanzia fosse poco tenuta in considerazione e come fossero rare le levatrici, i veterinari, i medici, sostituiti da “chi ne fa le veci, senza averne la scienza”. (Enrico Pani Rossi, La Basilicata, Verona, 1968)Lotierzo, Antropologia e cultura popolare. La Basilicata di Michele Gerardo Pasquarelli, op. cit., pp. 110-111.

L'inchiesta Zanardelli del 1902 analizza le condizioni economiche della produzione più che dei produttori, le richieste e le forme di intervento statale sulla politica dei gruppi sociali meridionali e non si sofferma molto sulle condizioni sanitarie. Sottolinea soltanto una mortalità elevata, dettata dall'emigrazione, e la mancanza di ospedali. “Gli ammalati soltanto dalle congregazioni di carità possono ricevere medicine e altri sussidi a domicilio." (Inchiesta Zanardelli sulla Basilicata, Torino, 1976)Lotierzo, Antropologia e cultura popolare. La Basilicata di Michele Gerardo Pasquarelli, op. cit., pp. 111-112.

Del 1910 invece è l'inchiesta sulle condizioni dei contadini in Basilicata e Calabria coordinata da Francesco Saverio Nitti, da cui si possono dedurre anche dei mutamenti epidemiologici rispetto al passato. Diminuiscono i casi di vaiolo e di pazzia, ma aumentano quelli di tubercolosi e sifilide. Negative rimangono le condizioni dei nove ospedali di Basilicata, carente il servizio ostetrico ma sufficiente risulta il servizio farmaceutico.Lotierzo, Antropologia e cultura popolare. La Basilicata di Michele Gerardo Pasquarelli, op. cit., pp. 112-113.

Nell'analisi della medicina superstiziosa in Medicina Popolare Basilicatese, Pasquarelli porta elementi di novità rispetto al passato. La sua ottica medico-antropologica gli permette di presentare non solo comuni credenze ma anche nozioni di igiene popolare, non solo la patologia ma anche la terapeutica, di tipo magico-religioso, di tipo empirico o di tipo misto. In Pasquarelli troviamo maggiormente la terapeutica empirica, pratica e tecnica, in cui grande parte giocano le erbe o derivati da animali o minerali. La terapeutica di stampo magico-religioso invece si basa su comportamenti simbolici ormai istituzionalizzati.Lotierzo, Antropologia e cultura popolare. La Basilicata di Michele Gerardo Pasquarelli, op. cit., p. 113.

Temi di studio Pasquarelli può essere considerato come un polymath. Pasquarelli esemplifica per una piccola area della Basilicata la figura di un intellettuale che unisce l'antropologia, la sociologia criminale, il folklore, l'attenzione medica. Egli analizza tra le costanti di lunga durata come la magia, la malaria, l'oralità anche elementi riformistici come l'emigrazione, la penetrazione del capitalismo nelle campagne, una nuova condizione femminile, un nuovo sistema giuridico più libertario e favorevole al progresso.Rizzo, Omaggio a Michele G. Pasquarelli, medico antropologo, op. cit., pp. 24-25. Comparando la cultura sociale con cui aveva rapporti ogni giorno per la sua professione di medico e gli spunti teorici che gli arrivavano dalla corrispondenza o dalle riviste, è riuscito a offrire una complessa visione del mondo, tipica della Basilicata.Rizzo, Omaggio a Michele G. Pasquarelli, medico antropologo, op. cit., p. 25.

La medicina popolare

La medicina popolare ha una composizione binaria e include tanto le idee che il popolo concepisce circa la natura e le cause delle malattie e tanto l'insieme delle operazioni che compie per capire, curare e prevenire il malessere in generale.Lotierzo, Antropologia e cultura popolare. La Basilicata di Michele Gerardo Pasquarelli, op. cit., p. 109. All'interno dell'inchiesta di Zanardelli si può leggere come, secondo Eugenio di Sanjust, relatore per l'inchiesta, le condizioni igieniche fossero aggravate dalle “vecchie e inveterate abitudini, non sempre conformi alle buone regole igieniche.”Lotierzo, Antropologia e cultura popolare. La Basilicata di Michele Gerardo Pasquarelli, op. cit., p. 112.