Pur avendo vissuto in prigione complessivamente oltre cinquant'anni, mantenne costanti e stretti legami con altre mafie, nonché oscuri collegamenti con ambienti politici, apparati dei servizi segreti e gruppi terroristici, anche grazie alla sorella Rosetta Cutolo, tramite cruciale fuori del carcere per la continuità nel tempo della sua posizione di capo assoluto della NCO.

Biografia Vita privata Nacque il 4 novembre del 1941 a Ottaviano da Michele Cutolo (1909-1986) e Carolina Ambrosio (1908-1984). Il padre, detto 'o monaco per la sua fede fervente, era un contadino mezzadro e con due soci gestiva una piccola azienda ortofrutticola, mentre la madre era una lavandaia. Dopo aver conseguito la licenza elementare, Raffaele lavorò come garzone presso diversi artigiani locali (falegname, fabbro, barbiere, sarto), presso un'azienda vinicola di Ottaviano e, convintosi intorno ai 18 anni di avere facoltà taumaturgiche, anche come guaritore. Nel frattempo si era impegnato in piccoli furti mettendosi a capo di una banda paesana specializzata in estorsioni. Con i soldi che gli prestò la sorella, comprò un'auto per fare il noleggiatore abusivo.

Ha riconosciuto due figli, Roberto (1962-1990) – nato dalla breve relazione di 8 mesi con Filomena Liguori (denunciata più volte per sfruttamento della prostituzione) – e Denise. Aveva due nipoti: Raffaele (1987), suo omonimo, e Roberta (1991), entrambi figli di Roberto Cutolo e di Assunta Setaro (1962). Il figlio Roberto, pregiudicato, fu ucciso a Tradate in Lombardia, da affiliati della'ndrangheta il 19 dicembre 1990, per volontà di uno dei maggiori antagonisti di Cutolo, il boss vesuviano Mario Fabbrocino.

Nel corso della latitanza ebbe una relazione con Lidarsa Bent Brahim Radhia, una donna tunisina cui dedicò una poesia. Dalla relazione nacque Yosra.G.Marrazzo, op.cit., pp. 106-107. Nel 1980 acquistò per la somma di 270 milioni di lire da Maria Capece Minutolo, vedova del principe Lancellotti di Lauro, il Castello Mediceo dove i suoi genitori avevano lavorato come guardiani. Il castello fu poi oggetto nel 1991 di confisca ai sensi della legge 13 settembre 1982, n. 646 e dato in proprietà al comune di Ottaviano.

Il 26 maggio 1983 sposò Immacolata Jacone, figlia di Salvatore (1934-1988) e sorella di Giovanni (1959) che nel 1996 assassinò la moglie e nel 2008 la madre e di Luigi (1958-1992), anch'egli ucciso. I due si erano conosciuti nel parlatorio del carcere di Ascoli, mentre lei era impegnata a conversare con il fratello detenuto, e "frequentati" nelle pause dei processi di lui. Il matrimonio venne celebrato dallo storico cappellano del carcere dell'Asinara, don Giorgio Curreli, nella chiesa di Cala d'Oliva e di quell'evento, che non mancherà di suscitare polemiche, restano 36 foto mai rese pubbliche. Fu condannato a 4 ergastoli da scontare a partire dal 1995 in regime di carcere duro, sistema da lui criticato più occasioni poiché, a suo parere, contrario ai diritti umani, al punto di affermare di preferire la pena di morte.

L'omicidio Viscito e il carcere

Il 24 febbraio 1963 commette l'omicidio di un ragazzo di Ottaviano, Mario Viscito. Cutolo percorre a velocità elevata il viale principale di Ottaviano alla guida della Fiat 1100 della sorella Rosetta, in compagnia dell'amico Armando Visone. Accelera per attirare l'attenzione di alcune ragazze che passeggiano lungo la strada, ma nella manovra rischia di investirle, urtandole; una ragazzina di soli 12 anni, che aveva appena rischiato di essere investita, gli dà del cretino. Cutolo la schiaffeggia in malo modo; il fratello della ragazza e un amico intervengono per difenderla, dando così iniziò ad una rissa. Mario Viscito, di 31 anni, padre di tre figli, che passa di lì insieme a suo cognato di ritorno dal lavoro, decide di intervenire per dividere i ragazzi e mettere fine alla lite. Cutolo torna verso l'auto e, dopo aver preso una pistola, si volta e spara otto colpi. Cinque proiettili uccidono sul colpo Viscito, che come unica colpa aveva quella di aver pensato di fare da paciere e provare a sedare una lite. Cutolo, dopo essersi macchiato dell'atroce e vile atto, si dà alla fuga ma dopo tre giorni, rimasto senza soldi né appoggi, si costituisce consegnandosi al pretore di Ottaviano, che a sua volta ordina ai Carabinieri di trasferirlo al carcere di Poggioreale. Per questo reato verrà condannato all'ergastolo più altri 12 anni per reati minori, pena ridotta in appello a 24 anni di reclusione.

In carcere si dedica alle letture e alla poesia, guadagnandosi il soprannome di o professore, e sfida a duello Antonio Spavone, altro boss della camorra, durante l'ora d'aria in uno scontro con la "molletta" (termine utilizzato per indicare il coltello a scatto) ma Spavone non si presenta (ricevette poi dall'allora Presidente della Repubblica Giuseppe Saragat la grazia per l'eroismo che dimostrò durante l'Alluvione di Firenze del 1966, quando era incarcerato nel Carcere delle Murate); l'evento fece guadagnare prestigio a Cutolo, rendendolo popolare tra i detenuti che, sempre più numerosi, chiedono la sua protezione. Nel maggio del 1970, viene scarcerato per decorrenza dei termini. Riguardo a quel periodo, Pasquale Barra, dichiarò che:

Cutolo rimase in attesa di giudizio, ma quando la Corte suprema di cassazione confermò la condanna, si dette alla latitanza fino al 25 marzo 1971, quando venne nuovamente arrestato dopo una cruenta sparatoria e nuovamente condotto a Poggioreale.

La detenzione e la nascita della NCO

Durante la detenzione riprende quindi in mano il suo progetto di dare vita a un'organizzazione su larga scala come la mafia siciliana e quella calabrese; i primi passi li muove proprio con le famiglie calabresi De Stefano, Piromalli e Mammoliti. Dopo aver coinvolto decine e decine di malavitosi, fonda la Nuova Camorra Organizzata (NCO) il 24 ottobre 1974, giorno dei festeggiamenti dell'arcangelo Raffaele. Si tratta di un'organizzazione piramidale e paramilitare, basata sul culto di una sola personalità. I ruoli degli affiliati sono: picciotto, camorrista, sgarrista, capozona e infine santista. Al vertice c'è solo Raffaele Cutolo, detto: vangelo.Luigi di Fiore L'impero Rizzoli Editore, 2011. L'affiliazione prevede l'adesione totale alla volontà del capo. Questa è simbolicamente rappresentata da un rituale di iniziazione per il quale i nuovi adepti giurano fedeltà ripetendo un testo ispirato ai cerimoniali di stampo massonico. Il testo è stato ritrovato grazie all'arresto di Giuseppe Palillo, e proprio per questo è detto giuramento di Palillo; alcuni storiografi invece ritengono che si tratti di un rituale mutuato da quello della 'ndrangheta alla quale Cutolo si affiliò tramite i Piromalli e Paolo De Stefano, dopo aver fatto uccidere in carcere il loro rivale Mico Tripodo.

Tra i primi affiliati si ricordano i detenuti Raffaele Catapano, Pasquale D'Amico, Giuseppe Puca e Michele Iafulli. A chi aderisce, il boss di Ottaviano promette stipendi mensili, assistenza legale e materiale ai detenuti e alle famiglie; in cambio, come già detto, pretende totale fedeltà e cieca obbedienza. Il boss avverte anche la necessità di ingaggiare "cervelli", teste pensanti che siano in grado di elaborare strategie: la scelta in tal senso ricade sull'imprenditore Alfonso Rosanova e sul fidatissimo Vincenzo Casillo. Una delle prime mosse è stipulare, nelle celle di Poggioreale, un patto con la 'ndrina De Stefano per il controllo del traffico di sigarette.

L'organizzazione si ispira alla Bella Società Riformata: il suo progetto criminale è ispirato ad un'ideologia pseudo-ribellista di impronta meridionalistica, che però attinge in parte alla propaganda delle organizzazioni terroristiche.in V. Ceruso, Il libro che la mafia non ti farebbe mai leggere, Newton Compton, p.10. In carcere Cutolo crea le basi per una organizzazione criminale cui saranno affiliati in primo luogo quei detenuti di cui egli conosce esigenze, bisogni e aspettative. Un ruolo particolare spetta a Alfonso Rosanova, mente economica della NCO, e a Rosetta Cutolo. Ma soprattutto, Cutolo conta su un esercito di giovani – la cosiddetta "manovalanza cutoliana" – reclutati tra le file del sottoproletariato.

La latitanza e i rapporti con la Banda della Magliana La sparatoria del marzo 1971 costa a Cutolo una nuova condanna a 14 anni, ma egli rimane a Poggioreale solo fino al maggio del 1977, quando la sentenza della Corte d'appello gli riconosce l'infermità mentale e ne dispone il ricovero in un istituto psichiatrico per un periodo non inferiore a 5 anni; il boss viene perciò messo in osservazione presso il monastero di Sant'Eframo Nuovo a Napoli, per poi trasferirsi nell'ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa. In entrambe le strutture tuttavia non è controllato a sufficienza ed è libero di gestire a distanza gli affari della NCO nonché di ricevere diversi affiliati.

Cutolo evade dall'ospedale psichiatrico giudiziario di Aversa il pomeriggio (dopo pranzo) della domenica del 5 febbraio 1978 in modo violento, grazie all'aiuto di Giuseppe Puca: una carica di nitroglicerina piazzata all'esterno dell'edificio squarciò le mura di cinta permettendo la fuga del boss. Nel corso della latitanza avvia rapporti con la malavita pugliese (in particolare delle province di Lecce e Foggia), con la 'ndrangheta, con le bande lombarde di Renato Vallanzasca e di Francis Turatello per il commercio della cocaina rifiutando, come confermato da Tommaso Buscetta, "con modi irriguardosi" l'invito delle cosche siciliane di entrare a far parte di Cosa nostra poiché così avrebbe dovuto spartire fette di affari e potere con i rivali Umberto Ammaturo, Michele Zaza e Lorenzo Nuvoletta. Con il falso nome di Prisco Califano, Cutolo gira l'Italia, si reca ad Ottaviano dal sindaco Salvatore La Marca, il socialdemocratico più votato d'Italia che verrà poi arrestato e in seguito scagionato da ogni accusa. Qui in quegli anni chi si batte per evitare speculazioni edilizie e altri imbrogli viene punito senza pietà: tra il 1978 e il 1981 verranno uccisi Pasquale Cappuccio (consigliere comunale del PSI), Mimmo Beneventano (consigliere del PCI e duro oppositore del sindaco La Marca), Marcello Torre (sindaco democristiano di Pagani) mentre falliranno gli agguati a Raffaele La Pietra (segretario cittadino del PCI) e al pretore Antonio Morgigni. In poco tempo la NCO penetra tutti i settori dell'economia campana e, anche grazie alla connivenza e l'assenso dei politici locali, riesce ad usufruire dei fondi della CEE destinati ai produttori di conserve.Appena evaso, organizza un incontro con Nicolino Selis e l’emergente Banda della Magliana allo scopo di trovare, tra i rispettivi gruppi, una strategia compatibile con gli obiettivi di entrambe le organizzazioni, nominando così “il sardo” suo luogotenente nella piazza romana. All'incontro – che avviene in un albergo di Fiuggi dove, secondo la deposizione del pentito Maurizio Abbatino, Cutolo dispone di un intero piano per sé e per i propri guardaspalle – partecipano anche Franco Giuseppucci, Marcello Colafigli e lo stesso Maurizio Abbatino; ciò segna un momento decisivo nella storia della banda che, tra le sue varie attività, ha modo di attivare un canale preferenziale con i camorristi per la fornitura delle sostanze stupefacenti da distribuire poi nella Capitale.. Cutolo come primo favore chiede di far sparire una BMW 733 sporca di sangue che verrà portata allo sfascio da Giuseppucci e Renzo Danesi e nella quale il boss aveva ucciso due persone poi gettate in mare.