Come ha notato Federico Montecuccoli degli Erri, l'esatta data di nascita comunemente accettata – pubblicata originariamente nella monografia di Michael Levey – è errata e ormai nemmeno ricostruibile. Nell'atto battesimale di Giambattista (16 aprile 1696) il giorno di nascita è lasciato in bianco, come se si volesse precisarlo in un secondo tempo: si legge infatti «Gio. Batta [etc.] nacque li [...] del passato [mese]». Cfr. Montecuccoli degli Erri, Giambattista Tiepolo. Nuove pagine di vita privata in , p. 69. È il maggior pittore del Settecento veneziano e fra i maggiori di tutto il Rococò.

Tra i suoi figli vi furono i pittori Giandomenico e Lorenzo Tiepolo.

Biografia Gli anni giovanili

Giambattista nacque a Venezia nel marzo del 1696, ultimo di nove fratelli, da Domenico TiepoloIl cognome ricorda l'omonima casata patrizia, ma la famiglia del pittore non era nobile., "mercante di negozi da nave", e Orsetta Marangon nella casa di famiglia nei pressi del convento di San Domenico nel sestiere di Castello. Il 16 aprile ricevette il battesimo nella chiesa di San Pietro di Castello. Il 10 marzo dell'anno successivo morì il padre, lasciando la famiglia in perduranti difficoltà economiche.

La sua prima formazione artistica si svolse, dal 1710 circa, nella bottega di Gregorio Lazzarini, pittore eclettico, capace di unire i differenti insegnamenti della tradizione veneziana, da cui apprese, oltre che i primi rudimenti, il gusto per il grandioso e teatrale nelle composizioni. Ben presto si diresse verso la cosiddetta pittura “tenebrosa” di Federico Bencovich e di Giovanni Battista Piazzetta. Oltre che ai contemporanei il suo studio si rivolse ai grandi del Cinquecento veneto, Tintoretto e Paolo Veronese, così come all'opera di Jacopo Bassano.

Nel 1715 iniziò a dipingere i cinque soprarchi della chiesa veneziana di Santa Maria dei Derelitti (Ospedaletto), con figure accoppiate di apostoli, dal violento chiaroscuro e dai toni cupi. In questi anni Tiepolo lavorò anche per il doge in carica, Giovanni II Corner, eseguendo nel suo palazzo soprapporte, quadri e ritratti tra cui quello di Marco Cornaro (1716 circa), primo doge nella famiglia, e quello dello stesso Giovanni, entrambi dai toni caldi e chiari, rifacendosi ai modi di Sebastiano Ricci., p. 220. Nello stesso anno lavorò all'affresco dellAssunta nella vecchia parrocchiale di Biadene mentre, il 16 agosto, espose alla festa di San Rocco il bozzetto della Submersio Faraonis.

Al 1717 risale la prima menzione dell'artista nella fraglia dei pittori veneziani. Nello stesso anno quattro incisioni del libro il Gran teatro delle pitture e prospettive di Venezia furono riprese da suoi disegni. Del 1719 è il Ripudio di Vasti, ora in collezione privata a Milano. Il 21 novembre dello stesso anno sposò segretamente Maria Cecilia Guardi (1702-1779), sorella dei pittori Francesco Guardi e Giovanni Antonio Guardi: un matrimonio che sarebbe durato più di cinquant'anni. Da questa unione nacquero almeno dieci figli, tra cui Giandomenico e Lorenzo Baldissera che lavoreranno come suoi assistenti. La coppia risiederà inizialmente nella casa del fratello maggiore Ambrogio nei pressi di Santa Ternita., p. 52.

Tra il 1719 e il 1720 eseguì la decorazione a fresco nel salone del primo piano della villa Baglioni a Massanzago. Questa sala è completamente rivestita dagli affreschi che, sfondando illusionisticamente le pareti, creano uno spazio infinito. Sulle pareti è dipinto il Mito di Fetonte mentre nella volta è rappresentato il Trionfo d'Aurora. Con questo ciclo ebbe inizio la collaborazione con il pittore di quadrature Gerolamo Mengozzi Colonna, che dipingerà per Tiepolo negli anni successivi la maggior parte delle decorazioni a finte architetture che inquadrano i suoi affreschi.

Nel 1721 gli fu commissionata la Madonna del Carmine per la chiesa di Sant'Aponal, realizzata dal 1722 ma rifinita dall'autore nel 1727, ora conservata alla Pinacoteca di Brera. Nel 1722 consegnò il Martirio di san Bartolomeo, destinato alla serie a più mani dedicata ai dodici apostoli, per la chiesa veneziana di San Stae, di potente forza espressiva data dal violento chiaroscuro e dalla nettezza del contorno grafico.

Nel 1722 affrescò la Gloria di santa Lucia nella chiesa parrocchiale di Vascon, presso Treviso. Nel 1722 partecipò al concorso per la decorazione della cappella di San Domenico della chiesa dei Santi Giovanni e Paolo, vinto poi dal Piazzetta. Nel 1724, a seguito di alcune modifiche apportate nella chiesa dell'Ospedaletto da Domenico Rossi, dipinse il sopra-arco con il Sacrificio di Isacco, ultimo esempio dei suoi iniziali modi tenebrosi; da quel momento in poi il suo stile si sposterà verso i colori brillanti dai toni chiari immersi in una luminosità solare.

Tra il 1724 e il 1725 lavorò alla decorazione di Palazzo Sandi con il grande affresco sul soffitto del salone dedicato al Trionfo dell'eloquenza, tema iconografico probabilmente dovuto alla professione del committente, l'avvocato Tommaso Sandi; al centro contro il cielo azzurro percorso da nubi sono le figure di Minerva e Mercurio, mentre sul cornicione egli rappresentò quattro episodi mitologici: Orfeo conduce Euridice fuori dall'Ade, Bellerofonte su Pegaso uccide la Chimera, Anfione col potere della musica costruisce le mura di Tebe e Ercole incatena Cercope con la sua lingua. Lo schema compositivo è simile a quello utilizzato da Luca Giordano in Palazzo Medici, con poche figure al centro e molte accalcate ai lati, e resterà tipico di tutta la sua successiva produzione. Ma è lo schiarimento del colore che diventerà suo tratto stilistico inconfondibile, ispirato dalla riscoperta dell'opera di Paolo Veronese. Per lo stesso palazzo realizzò anche le tre tele mitologiche Ulisse scopre Achille tra le figlie di Licomede, Apollo scortica Marsia ed Ercole soffoca Anteo ora in una collezione privata a Castelgomberto.

Probabilmente tra il 1725 e il 1726 realizzò Alessandro e Campaspe nello studio di Apelle, ora al Museum of Fine Arts di Montréal, dalla forte valenza autobiografica e autocelebrativa. Tiepolo infatti riportò in Apelle, il più grande pittore dell'antichità, le proprie sembianze, mentre a Campaspe conferì la bellezza della giovane moglie Cecilia. Appartiene agli stessi anni la sua grandiosa Crocifissione con il ritratto del committente Marino Ferrazzi, farmacista di Burano del duomo di Burano, tela eseguita assieme al Battesimo di Cristo con il ritratto dello zio Giovanni Ferrazzi, vescovo di Torcello, opera quest'ultima del pittore Francesco Trevisani.

Tra il 1726 e il 1729 divise il lavoro tra Udine e Venezia, sempre per commissioni ricevute dai fratelli Dolfin, e organizzandosi a dedicare le stagioni più calde per le pitture a fresco e quelle più fredde per le tele.

A Udine il patriarca di Aquileia Dionisio Dolfin gli richiese prima gli affreschi e la piccola pala della Risurrezione per la cappella del Santissimo Sacramento nel Duomo cittadino, e poi gli affreschi per il Castello e soprattutto il grande complesso decorativo del Palazzo Patriarcale. Qui la decorazione comprende scene e personaggi dell'Antico Testamento: nella volta dello scalone la Caduta degli angeli ribelli, con attorno otto scene a monocromo con episodi tratti dalla Genesi; nella galleria lunga i tre episodi Apparizione dei tre angeli ad Abramo, Rachele nasconde gli idoli e lApparizione dell'angelo a Sara, posti tra figure di profetesse a monocromo e sul soffitto il Sacrificio di Isacco; sul soffitto della Sala Rossa, al tempo destinata a tribunale civile ed ecclesiastico, il suggestivo Giudizio di Salomone circondato da scomparti mistilinei con figure di profeti; infine nella sala del Trono eseguì ritratti di antichi patriarchi, ora in cattive condizioni.

A Venezia per Daniele III e Daniele IV Dolfin, sicuramente su suggerimento del fratello Dionisio, il patriarca, eseguì durante gli inverni le dieci grandi tele con storie romane per il loro palazzo veneziano. Furono completate nel 1729 e oggi sono divise tra il Museo dell'Ermitage di San Pietroburgo, il Metropolitan Museum di New York e il Kunsthistorisches Museum di Vienna.

Nel frattempo il 30 agosto 1727 era nato il figlio Giandomenico, suo futuro collaboratore.

La maturità Nel 1730 venne chiamato a Milano, forse con la mediazione di Scipione Maffei, per decorare a fresco i soffitti di cinque stanze di Palazzo Archinto (Trionfo delle Arti e delle Scienze, Mito di Fetonte, Perseo libera Andromeda, Giunone, Fortuna e Venere e l’allegoria della Nobiltà) andati poi tutti distrutti nei bombardamenti dell'agosto 1943. Nel 1731 a Palazzo Dugnani (già Casati) dipinse le storie di Scipione l'africano. Sulla volta lAllegoria della magnanimità (o Apoteosi di Scipione) mentre per le pareti i temi sono La generosità di Scipione, Scipione che rende la libertà a Siface e, infine, Sofonisba che riceve il veleno da Massinissa. In corrispondenza delle porte d'accesso al salone dipinse Le quattro virtù cardinali e nelle nicchie l'Abbondanza e la Potenza.

Tornato a Venezia nel 1731 eseguì lEducazione della Vergine per la chiesa di Santa Maria della Fava, la Natività per quella di San Zulian e nel 1732 lAdorazione del Bambino per la sagrestia dei canonici della Basilica di San Marco.

Nel settembre del 1732 era già a Bergamo dove intraprese gli affreschi della Cappella Colleoni che all'origine dovevano comprendere solo i pennacchi con le allegorie di quattro Virtù (Fede, Carità, Giustizia e Prudenza) e le lunette di San Marco Evangelista e del Martirio di San Bartolomeo. Finite queste opere fu richiamato da Venezia per comporre altre tre lunette con scene della vita di san Giovanni Battista: Predica del Battista, Battesimo di Cristo e Decollazione del Battista., pp. 286-289.

Nel 1734 lavorò alla Villa Loschi Zileri, a Monteviale nei pressi di Vicenza, affrescando nello scalone e nel salone figure allegoriche derivate dal trattato Iconologia di Cesare Ripa. Nello stesso anno consegnò la Pala del Paradiso alla chiesa di Tutti i Santi di Rovetta e cambiò casa trasferendosi alla Pasina, vicino a San Silvestro.

Del 1735 sono la Madonna del Rosario, opera firmata e datata e ora in collezione privata di New York e la Madonna col Bambino e i santi Giacinto e Domenico, ora a Chicago.

Nel 1736 nacque il figlio Lorenzo. Nello stesso anno rifiutò l'offerta di decorare il palazzo reale di Svezia, dichiarando che la somma di denaro offerta era inadeguata, ed eseguì la tela con Giove e Danae, ora a Stoccolma.

Nel gennaio 1737 consegnò il Martirio di sant'Agata realizzato per la Basilica di Sant'Antonio a Padova. Nello stesso anno tornò a Milano, chiamato dal cardinal Benedetto Erba Odescalchi per realizzare tre affreschi nella Basilica di Sant'Ambrogio. Inviò tre pale d'altare a Udine per il patriarca e realizzò la perduta pala per l'altare Cornaro in San Salvador a Venezia.

Sempre nello stesso anno iniziò il grandioso ciclo di affreschi per la navata, il presbitero e il coro, con Gloria di san Domenico, in Santa Maria dei Gesuati a Venezia, concluso nel 1739. Nell'affresco centrale della navata lIstituzione del Rosario, di cui il Tiepolo realizzò tre bozzetti, sopra quindici gradini, simbolo dei rispettivi misteri del rosario, è san Domenico che porge ai fedeli, tra cui il doge in carica Alvise Pisani e il patriarca Francesco Antonio Correr, il rosario che la Vergine gli aveva consegnato in una visione, in basso le figure che precipitano dalla scalinata sono un'allusione al ruolo svolto dal santo contro l'eresia.