LElettorato di Magonza (, spesso abbreviato in Kurmainz) era il territorio governato dagli arcivescovi di Magonza in quanto principi elettori del Sacro Romano Impero. Costituiva con l'Elettorato di Colonia e l'Elettorato di Treviri uno dei tre principati elettorali ecclesiastici.

Antefatto storico

Nell'800 assurse ad arcivescovato primaziale della Germania. Fino al XIII secolo il suo sviluppo fu caratterizzato dalla costante ascesa dell'arcivescovo di Magonza in qualità di autorità spirituale e temporale in seno all'Impero, al punto da divenire presenza abituale all'interno del collegio di principi che s'incaricava di eleggere il nuovo Re dei Romani. Una prova di questo prestigio è dimostrato nel resoconto dell'elezione regia del 1257, .

Storia Con la Bolla d'oro del 1356 l'arcivescovo di Magonza divenne parte del collegio dei principi elettori, insieme agli arcivescovi di Colonia e di Treviri, al Conte palatino del Reno, al Margravio di Brandeburgo, al Duca di Sassonia e al Re di Boemia. Il tardo Medioevo fu la fase della cosiddetta "territorializzazione" ovvero del raggruppamento dei possedimenti dello Stato elettorale e dell'arcidiocesi, all'epoca ancora distinti, che terminò nel 1462 con la faida dell'arcivescovato di Magonza. Con la riforma imperiale, a partire dal 1512 l'Elettorato di Magonza fece parte della Provincia elettorale del Reno.

Al tempo della Riforma Magonza subì le perdite territoriali più pesanti, che avrebbe recuperato solo in minima parte durante la guerra con la Lega di Smalcalda e la Guerra dei trent'anni, in qualità di membro della Lega cattolica.

Dalla Pace di Vestfalia fino alla invasione dei francesi di fine Settecento (poco prima della definitiva Secolarizzazione del 1803) l'Elettorato non mutò più dal punto di vista territoriale. Giunse quindi ad una stagnazione, cui seguì anche la perdita definitiva della sua antica preminenza politica.

Gli ultimi principi elettori di Magonza nel XVIII secolo Franz Ludwig von Pfalz-Neuburg (1729-1732)

Avendo il coadiutore Franz Ludwig von Pfalz-Neuburg (italianizzato: Francesco Luigi del Palatinato-Neuburg) regnato tre anni come principe elettore, è difficile caratterizzare la sua politica. Cognato dell'imperatore Leopoldo I, In particolare qui sono da menzionare solo le riforme volte a migliorare la formazione dei preti e dei magistrati. Non vi furono conflitti con il capitolo del duomo, perché questo aveva prima concordato le "capitolazioni" con lui e se ne era quindi assicurato il rispetto.

Philipp Karl von Eltz-Kempenich (1732-1743)

Philipp Karl von Eltz fu direttore del coro del duomo di Magonza e fu eletto principe elettore nel 1732 su raccomandazione dell'imperatore Carlo VI, nipote di Franz Ludwig von Pfalz-Neuburg. Perseguì una linea asburgica tradizionale e si era chiaramente impegnato a favore del riconoscimento della Prammatica Sanzione, che regolava la successione della Casa d'Austria. I suoi rapporti con l'Austria peggiorarono solo nel 1742, quando attraverso il suo voto decise l'elezione del principe elettore bavarese Karl Albrecht come imperatore tedesco a danno di Francesco Stefano di Lorena, marito di Maria Teresa d'Austria, figlia ed erede del defunto Carlo VI.

Philipp Karl aveva frequentato per due anni il Collegium Germanicum a Roma e possedeva grazie a questo una formazione religiosa decisamente superiore a quella degli altri principi elettori. Ciò si mostrava soprattutto nel fatto che curava in modo più intenso i suoi doveri religiosi. Anche nelle questioni temporali poteva vantare un'esperienza ventennale come presidente del governo. È da rilevare qui specialmente la riduzione degli oneri del debito dell'Elettorato.

Johann Friedrich Karl von Ostein (1743-1763)

Con Johann Friedrich Karl von Ostein ebbe inizio a Magonza il periodo dell'assolutismo illuminato. In pratica però non era lui il vero sovarano del principato, bensì il suo cancelliere Anton Heinrich Friedrich von Stadion, che aveva già ricoperto alti incarichi sotto i due predecessori di Johann Friedrich. Stadion era influenzato dall'Illuminismo francese, il che si rifletté nelle sue riforme.

Egli voleva portare l'arcivescovato allo stesso livello degli stati temporali dell'Impero. A tal fine si concentrò soprattutto sull'economia, che aveva sofferto molto durante le operazioni militari francesi in Renania del 1740-1748. Per rivitalizzare il commercio, fondò nel 1746 la classe mercantile di Magonza (Mainzer Handelsstand), si dedicò al potenziamento delle principali vie di comunicazione, alla costruzione di nuovi depositi, all'inaugurazione di un mercato permanente del vino e di due fiere annuali, come pure al miglioramento della circolazione monetaria. Il centro del commercio della Renania cominciò così a spostarsi da Francoforte a Magonza.

Neanche la Chiesa rimase indenne dalle riforme. Nel 1746 fu promulgata una legge che proibiva il lascito delle proprietà fondiarie in mani ecclesiastiche. A tal fine fu incoraggiato il ritorno delle proprietà ecclesiastiche in mani laiche.

Ulteriori misure politiche adottate durante il governo di Johann Friedrich e del suo cancelliere furono il miglioramento dell'istruzione scolastica elementare e del sistema sociale, nonché la creazione di un diritto civile unitario magonzese (1756).

Emmerich Joseph von Breidbach zu Bürresheim (1763-1774)

Il barone (Freiherr) Emmerich Joseph von Breidbach zu Bürresheim Sotto il suo regno i principi dell'Illuminismo furono applicati in modo coerente in tutti i campi. Mentre in economia si limitò a continuare la politica mercantilistica del suo predecessore (non vi furono grandi riforme economiche), si concentrò sulla riforma dell'educazione. Si sforzò soprattutto di ridurre l'influenza clericale, in particolare quella dei Gesuiti, che controllavano le università e i licei. Ma questi tentativi riuscirono solo con lo scioglimento totale dell'Ordine ad opera di papa Clemente XIV nel 1773.

Per procurare una base finanziaria ai licei e alle università, Emmerich Joseph ordinò la chiusura dei conventi, la requisizione dei loro beni e la riduzione di tutti i privilegi dei religiosi. Ciò provocò nel 1771 l'opposizione del capitolo del duomo, che temeva da parte sua la perdita dei beni e dei privilegi, ma che dovette alla fine inchinarsi all'arcivescovo. Queste misure contribuirono a migliorare il livello d'istruzione, ad introdurre nell'insegnamento nuove discipline con maggiore attenzione all'aspetto pratico e alle scienze naturali, attraverso le quali i bambini non fossero più educati solo come buoni cristiani, ma anche e soprattutto come cittadini produttivi.

Insieme agli altri due arcivescovi elettori renani, Emmerich Joseph tentò, fra il 1768 e il 1760, di ridurre l'influenza del papa sugli affari dell'arcidiocesi. Questo tentativo però fallì, a causa delle divisioni fra i tre prelati, del venire meno del sostegno dell'imperatore Giuseppe II e dell'indisponibilità di Papa Clemente XIII a fare concessioni.

Nel complesso, sotto il governo di Emmerich Joseph, come già sotto quello del suo predecessore, si ebbe una secolarizzazione della politica del principe elettore, nonché una sempre più netta divisione tra la sua funzione spirituale e quella temporale.

Da parte dei sudditi, che tradizionalmente erano ancora molto legati alla Chiesa, ma anche da parte del capitolo, che si vedeva minacciato nelle sue posizioni, le riforme dovevano essere considerate come una manovra anticlericale ed una minaccia alla religione cattolica. Per tale ragione, dopo la morte di Emmerich Joseph, il capitolo rivolse la sua scelta verso un successore che riteneva avrebbe fatto marcia indietro riguardo alle riforme.

Friedrich Karl Joseph von Erthal (1774-1802)

Friedrich Karl Joseph von Erthal, in un primo tempo capo del partito conservatore in seno al collegio dei canonici, fu eletto dal capitolo in qualità di arcivescovo con l'intento di continuare la politica reazionaria iniziata subito dopo la morte di Emmerich Joseph. Appena eletto però, Friedrich Karl ritornò all'assolutismo illuminato del suo predecessore. Portò a termine le riforme scolastiche, riorganizzò le università degli studi attraverso l'introduzione di nuove materie, secolarizzò i beni dei conventi per finanziare i suoi progetti, al fine di formare oltre a cittadini produttivi anche un efficiente corpo di funzionari. Anche i non cattolici, protestanti ed ebrei, furono infine ammessi agli studi.

La protesta del capitolo non fu più così energica come in passato, perché nel frattempo erano entrati a farne parte anche canonici più giovani, che erano più ben disposti verso i principi dell'Illuminismo. Tra le altre riforme del periodo di Friedrich Karl sono da menzionare: la riforma ecclesiastica, cioè l'abolizione di certe cerimonie sorpassate, la limitazione dei pellegrinaggi, l'introduzione della lingua tedesca in determinate messe, il miglioramento della formazione dei preti, la regolamentazione della detenzione, una riforma agraria, nonché una serie di misure sociali.

Lo stato tentava dunque, finalmente, di entrare e di prendere l'iniziativa in tutti i settori della società. A prescindere dalle resistenze del capitolo e del popolo, per i quali le riforme andavano troppo in là, anche al sistema burocratico del principato furono chiesti notevoli sacrifici. Vi furono difficoltà nell'attuazione pratica delle riforme, che fallirono in parte perché l'amministrazione non fu in grado di portarle a compimento.

La fine del principato elettorale e dell'arcidiocesi di Magonza

In seguito alla Rivoluzione francese del 1789, nel 1790-91 Magonza fu scossa dalle rivolte di studenti, artigiani e contadini, come pure dall'afflusso di emigranti francesi. Nel 1792 il principe elettore ed il capitolo canonico fuggirono ad Aschaffenburg, e la città fu occupata dai francesi. Dopo l'intermezzo della Repubblica e la riconquista della città da parte della coalizione austro-prussiana, i territori di Magonza situati sulla riva sinistra del Reno nel 1797 con il Trattato di Campoformio entrarono a far parte della Francia.

Nella parte dell'arcidiocesi sulla riva destra del Reno, nel 1802 Karl Theodor von Dalberg, eletto coadiutore nel 1787, assunse il governo dopo l'abdicazione di Friedrich Karl. Il capitolo certo esisteva ancora, ma non aveva più alcuna influenza politica. La nuova diocesi di Magonza per la parte annessa alla Francia, istituita in seguito al Concordato del 1801, fu affidata al vescovo Joseph Ludwig Colmar. La parte dei domini rimasti nel Sacro Romano Impero furono poi annessi al principato vescovile di Ratisbona, diocesi elevata ad arcidiocesi ed assegnata a Dalberg, ma Aschaffenburg rimase la capitale e la sede della Corte dell'arcivescovo.

Il territorio del principato elettorale e dell'arcidiocesi di Magonza I confini del principato elettorale e dell'arcidiocesi non coincidevano dal punto di vista geografico. Nel principato (nell'arcivescovato) l'Arcivescovo di Magonza era principe di immediatezza imperiale e quindi sovrano temporale, nell'arcidiocesi era il supremo pastore spirituale.

L'autorità spirituale dell'Arcivescovo di Magonza, nella sua qualità di metropolita, abbracciava la provincia ecclesiastica di Magonza, da cui dipendevano nell'Alto Medioevo la diocesi elettorali di Worms, Spira, Costanza, Strasburgo, Augusta, Chur, Würzburg, Eichstätt, Paderborn e Hildesheim.

L'arcidiocesi di Magonza era un territorio continuo e si estendeva dal massiccio dell'Hunsrück, oltre i monti dell'Odenwald settentrionale e del Vogelsberg, fino alla città di Einbeck e al fiume Saale Francona.

Il principato di Magonza (l'Elettorato di Magonza) era, al contrario della diocesi, fortemente frammentato e nella situazione del 1787 comprendeva