Come filosofo seguì la tradizione aristotelica e tomistica. Visse per lunghi periodi a New York, Chicago, San Francisco e San Mateo. Adler lavorò presso la Columbia University, la University of Chicago e la Encyclopædia Britannica, e fondò l'Institute for Philosophical Research. Adler è stato sposato due volte divenendo padre per quattro volte.
Biografia New York City Figlio di ebrei immigrati (suo padre era un rappresentante di preziosi e sua madre un'insegnante), all'età di 14 anni abbandonò la scuola per consegnare giornali a domicilio per il New York Sun, coltivando la speranza di diventare un giornalista. Infatti, Adler ritornò a scuola per frequentare corsi serali di scrittura creativa e qui scoprì le opere di uomini che egli avrebbe definito eroi: Aristotele, Tommaso d'Aquino, John Locke, John Stuart Mill ed altri. Adler continuò gli studi presso la Columbia University e scrisse per la rivista studentesca, The Morningside, un componimento poetico "Choice" nel 1922 quando era redattore capo e Whittaker Chambers, redattore aggiunto. Adler vinse una borsa di studio per completare il corso di studi in Filosofia alla Columbia. Tuttavia, egli non si prese mai la briga di presentarsi alle lezioni di educazione fisica (che egli considerava "un fastidio") e avendo rifiutato di partecipare alla gara di nuoto obbligatoria gli venne negato il Bachelor of Arts. Comunque, Adler imperterrito continuò a frequentare l'università impressionando favorevolmente la facoltà con la sua conoscenza dei classici e alla fine riuscì a completare il dottorato di ricerca in psicologia pur non essendo in possesso del B.A. Mentre era alla Columbia University, Adler pubblicò nel 1927 il suo primo testo: Dialectic, un compendio dei maggiori temi di filosofia e religione della civiltà Occidentale.
Chicago
Nel 1930 Robert Hutchins, appena nominato rettore della University of Chicago, e di cui Adler era amico da alcuni anni, dispose di assumere Adler come professore di filosofia del diritto presso la Law School dell'Università di Chicago; i professori di filosofia dell'università (tra i quali James Hayden Tufts, E.A. Burtt e George Herbert Mead) "sollevarono seri dubbi in merito alla competenza di Adler nel settore della filosofia" e si opposero alla nomina di Adler presso il Dipartimento di Filosofia.Charles Van Doren,; Peter Temes, ; "grave doubts": "A Statement from the Department of Philosophy" at Chicago, quoted on p. 186 in Gary Cook, George Herbert Mead: The Making of a Social Pragmatist, U. of Illinois Press 1993. Adler fu il primo "non-avvocato" ad essere assunto presso la facoltà di legge. Adler, inoltre, insegnò filosofia ai dirigenti aziendali dell'Aspen Institute.
Grandi iniziative editoriali: The Great Books ed altro
Adler e Hutchins diedero vita alla collana dei Great Books of the Western World e alla Great Books Foundation. La collana era composta da 54 volumi, a questa venne aggiunto il Synopticon, in due volumi, in cui si elencavano le grandi idee contenute nei Great Books. Adler fondò e diresse nel 1952 l'Institute for Philosophical Research. Egli fece parte del comitato di redazione della Encyclopædia Britannica fin dalla sua nascita nel 1949 e successe ad Hutchins come presidente a partire dal 1974. Fra i progetti Adler/Britannica bisogna ricordare i dieci volumi della collana Gateway to the Great Books, i dieci volumi di The Great Ideas Program, i venti volumi di The Annals of America e i 32 volumi della quindicesima edizione della Encyclopaedia Britannica totalmente riorganizzata nell'impostazione.Mortimer J. Adler, A Guidebook to Learning: For the Lifelong Pursuit of Wisdom. MacMillan Publishing Company, New York, 1986. p.88 Adler propose il Propaedia Program uno schema dell'intero sapere umano rivolto ad ogni ordine e grado scolastico e basato sulla lettura guidata e la discussione di opere difficili. Insieme all'amico e collega Max Weismann, fondò The Center for the Study of The Great Ideas. Popolarità
Adler con tutte le sue forze cercò di portare la filosofia tra la gente ed alcuni suoi libri come How to Read a Book divennero dei bestseller. Egli fu anche un tenace sostenitore della democrazia economica e scrisse una influente prefazione per il libro di Louis Kelso . Adler fu spesso aiutato nella formulazione delle sue idee e nella relativa stesura da Arthur Rubin, un vecchio amico sin dai tempi della frequenza alla Columbia University. Adler ebbe modo di dire:
Religione e teologia Adler per gran parte della sua vita cercò di farsi un'idea delle questioni teologicheTim Lacy, The Dream of a Democratic Culture: Mortimer J. Adler and the Great Books Idea, 978-1-349-34094-1, 978-1-137-04262-0 Palgrave Macmillan US 2013.. Al tempo in cui scrisse How to Think About God, nel 1980, egli si riteneva un pagano. Nel volume 51 del Mars Hill Audio Journal (2001), Ken Myers ha incluso l'intervista fatta nel 1980 ad Adler, subito dopo la pubblicazione di How to Think About God. Myers ricorda, "Durante questa intervista, chiesi ad Adler perché non avesse abbracciato la fede Cristiana. Egli confessò di essere stato profondamente influenzato da un certo numero di pensatori Cristiani durante la sua vita, ... ma vi erano stati ostacoli di ordine morale—non intellettuale—alla sua conversione. Comunque, non fornì ulteriori spiegazioni." Myers osserva che Adler infine "si arrese in seguito alla lettura di Hound of Heaven" e "pronunciò la confessione di fede cristiana e venne battezzato" solo pochi anni dopo quella intervista. Fornendo informazioni sulla conversione di Adler, Myers cita le parole di Adler da un successivo articolo del 1990 apparso sulla rivista Cristianesimo:"Il motivo principale della mia scelta del Cristianesimo è dovuto alla incomprensibilità dei suoi misteri. Che significato avrebbe la rivelazione se noi potessimo comprendere tutto da soli? Se fosse tutto comprensibile, allora sarebbe solo un'altra filosofia." Nel 2000 Adler divenne cattolico.
Polemiche
Adler fu una figura controversa per alcuni ambienti culturali che considerarono The Great Books of the Western World come un progetto Eurocentrico e di impostazione razzista. A chi gli chiese in una intervista del 1990 perché nella collana dei "Great Books of the Western World" non fosse incluso alcun autore di colore, egli rispose con estrema semplicità, "Non hanno scritto buoni libri."Elizabeth Venant, "A Curmudgeon Stands His Ground", The Los Angeles Times, 3 December 1990, pp. E1-E2.
Filosofia Filosofia Morale Adler considerava l'Etica Nicomachea di Aristotele come l'"etica del senso comune" ed anche come "l'unica filosofia morale valida, pratica e non dogmatica". In altre parole, è (secondo Adler) l'unica dottrina etica che risponde a tutte le questioni cui la filosofia morale "deve" e "può" cercare, né più né meno, di rispondere e le cui risposte sono vere secondo lo standard di verità appropriato ed applicabile ai giudizi normativi. Adler, dal canto suo, riteneva che le altre teorie o dottrine cercano di rispondere a più questioni di quanto possano oppure a meno di quanto dovrebbero e le loro risposte sono dei miscugli di verità e di errori, è di questo genere particolarmente la filosofia morale di Immanuel Kant.
Adler riteneva che noi veniamo oggi illuminati dall'Etica di Aristotele allo stesso modo di coloro che ascoltarono per la prima volta le lezioni dello Stagirita perché i problemi etici che gli esseri umani affrontano nella loro vita non sono cambiati nel corso dei secoli. La rettitudine morale e i doni ricevuti dalla buona sorte sono oggi, come lo sono sempre stati nel passato, le chiavi per vivere bene, senza che vengano mai mutati dai progressi tecnologici, come pure dai cambiamenti nelle nostre istituzioni sociali, politiche ed economiche. Per Adler, dunque, i problemi morali che i singoli devono risolvere sono gli stessi in ogni secolo, anche se essi si presentano sotto forme diverse.
Secondo Adler, sei indispensabili condizioni devono essere soddisfatte nel tentativo di sviluppare una efficace filosofia morale volta a correggere tutti gli errori commessi nei tempi moderni.
1. Innanzitutto è da considerare la definizione della verità prescrittiva, che nettamente si distingue dalla definizione della verità descrittiva. La verità descrittiva consiste nell'accordo o conformità della mente con la realtà. Se pensiamo che ciò che è, è, e ciò che non è, non lo è, pensiamo secondo verità. Per essere vero, quello che noi pensiamo deve essere conforme al modo in cui stanno le cose. In netta opposizione, invece, è la verità prescrittiva che consiste nella conformità delle nostre voglie con il giusto desiderio. Le sentenze pratiche o prescrittive che formuliamo sono vere, se conformi al giusto desiderio, o, in altre parole, se prescrivono ciò che dobbiamo desiderare. È chiaro che la verità prescrittiva non può essere dello stesso tipo della verità descrittiva, e se l'unica verità che l'uomo può conoscere è la verità descrittiva -la verità delle proposizioni riguardo a ciò che è e non è- allora non ci può essere verità etica. Le proposizioni che contengono il termine "dovere" non sono conformi alla realtà. Come risultato di tutto ciò, ci troviamo dinanzi l'errore del ventesimo secolo, l'errore di respingere i giudizi etici o di valore, come non cognitivi. Questi devono essere considerati solo come desideri o richieste che facciamo agli altri. Sono opinioni personali e pregiudizi soggettivi, non conoscenza oggettiva. In breve, l'espressione stessa "etica non cognitiva" dichiara che l'etica non fa parte della conoscenza.
2. Per evitare la fallacia naturalistica, dobbiamo formulare almeno una evidente verità prescrittiva, in modo che con essa come premessa, possiamo ragionare circa la verità di altre prescrittive. David Hume ha detto che se avessimo una perfetta o completa conoscenza descrittiva della realtà, non potremmo, tramite ragionamento, dedurre un singolo pensiero valido.
3. Bisogna che sia intesa la distinzione tra beni reali e apparenti, come pure il fatto che solo i beni reali sono gli oggetti del giusto desiderio. Nel regno delle voglie o desideri, alcuni desideri sono naturali ed altri acquisiti. Quelli naturali sono gli stessi per tutti gli esseri umani come singoli membri della specie umana. Essi fanno parte del nostro patrimonio naturale, come i nostri sensi e la nostra struttura ossea. Gli altri desideri vengono da noi acquisiti nel corso dell'esperienza, sotto l'influenza della nostra educazione e formazione psicofisica o dei fattori ambientali che differiscono da individuo a individuo.