Esordendo come popolare monologhista teatrale, dalla comicità ironica e dissacrante, nel tempo è diventato personaggio pubblico tra i più conosciuti e apprezzati in Italia e nel mondo. Le sue interpretazioni cinematografiche e le sue apparizioni televisive mettono in scena un carattere gioioso e irruente, facendo leva, in queste ultime, sulla sovversione del clima dei programmi di cui è ospite. Fra i numerosi riconoscimenti vale ricordare l'Oscar al miglior attore, conseguito nel 1999 per l'interpretazione nel film (da lui stesso diretto) La vita è bella, pellicola che ha ricevuto anche l'Oscar al miglior film straniero. È stato l'unico interprete maschile italiano a ricevere il Premio Oscar al miglior attore recitando nel ruolo principale in un film in lingua straniera (preceduto da Anna Magnani nel 1956 e da Sophia Loren nel 1962). Nel 2021 ha ricevuto alla Mostra del cinema di Venezia Il Leone d'oro alla carriera.

Benigni si è impegnato come lettore, interprete a memoria e commentatore della Divina Commedia di Dante Alighieri. Nelle vesti di divulgatore ha, inoltre, recitato il Canto degli Italiani, i principi fondamentali della Costituzione della Repubblica Italiana e i dieci comandamenti biblici ricevendo consensi di pubblico e critica.

Biografia Nasce il 27 ottobre 1952 a Manciano La Misericordia, frazione di Castiglion Fiorentino (AR), da Luigi Benigni (1919–2004) e Isolina Papini (1919–2004), entrambi contadini. Roberto è il più giovane dopo le sorelle Bruna (1945), Albertina (1947) e Anna (1948). Di carattere allegro ed espansivo sin da giovanissimo, si trasferisce nel 1958 con tutta la famiglia a Prato, prima nella frazione di Galciana e poi in seguito in quella di Vergaio, dove ha continuato a risiedere la sua famiglia di origine.

Iscritto dapprima in un seminario fiorentino, lo abbandona, dopo l'alluvione del 4 novembre 1966, per compiere gli studi secondari nell'istituto tecnico commerciale Datini di Prato, conseguendo il diploma di ragioniere. La sua vera grande passione è però lo spettacolo. Nel 1983, durante le riprese di Tu mi turbi, conosce l'attrice Nicoletta Braschi, che diventerà sua moglie il 26 dicembre 1991 con una cerimonia privata nel convento di clausura delle suore cappuccine di via Pacchioni a Cesena, città natale di lei. Da quel momento l'attrice sarà presente in tutti i film diretti dal marito.

Carriera Prime esperienze

Dopo avere cominciato come cantante e musicista, non ancora ventenne debutta sul palcoscenico nel dicembre del 1971 al Teatro Metastasio di Prato, con lo spettacolo Il re nudo di Evgenij L'vovič Švarc, diretto da Paolo Magelli. A Firenze fa la conoscenza fondamentale di Luigi Delli, Carlo Monni e Donato Sannini, che successivamente lo presentano a Marco Messeri, con il quale si avvia verso forme di spettacolo comico d'avanguardia, di scherzo popolare da strada. Negli anni 1970 il duo porta in scena vari spettacoli (Bertoldo Azzurro, Mi Voglio Rovinare, Pa ra pa pà, Scherzo di Mano. etc.) scritti e diretti da Messeri e, nell'autunno del 1972, i due si trasferiscono a Roma.

Qui Benigni collabora anche con Lucia Poli nella compagnia Beat '72 nel Teatro dei Satiri e nel Teatro San Genesio, partecipando a numerosi spettacoli; di alcuni cura anche la regia. Nel 1975 ha un incontro fondamentale per la sua carriera, con Giuseppe Bertolucci, che scrive per lui il monologo Cioni Mario di Gaspare fu Giulia, che ottiene grandissimo successo dapprima al Teatro Alberico di Roma e portato poi su tutti i palcoscenici italiani.

Il personaggio di contadino toscano che egli delinea, in gran parte autobiografico, contiene già l'ambivalenza che caratterizza anche in seguito le sue interpretazioni: da un lato, una smisurata esuberanza gestuale e soprattutto verbale, che ricorre volentieri all'eloquio plebeo e all'aperta irriverenza verso qualsiasi forma di autorità; dall'altro lato un candore quasi infantile, che lascia spesso intravedere una vena di poesia surreale e malinconica. Nel 1976 viene invitato al Premio Tenco che contribuirà in modo notevole alla sua affermazione e a cui parteciperà anche nel 1977, 1979, 1981 e 1986.

Provocazioni con Giuseppe Bertolucci Il personaggio di Cioni Mario suscita anche grande scandalo e molti interventi censori, nel programma satirico di Rai 2 Onda libera (il cui titolo originale avrebbe dovuto essere Televacca) e in Vita da Cioni, approdando infine al cinema nel 1977 nel film, diretto e sceneggiato dallo stesso Giuseppe Bertolucci, Berlinguer ti voglio bene, che ne asseconda l'estrema mobilità e la loquacità incontenibile. La pellicola attraversa numerose traversie, prima di affermarsi presso una parte di pubblico e critica come un film di culto. I censori dell'epoca avversano la pellicola, impedendone la diffusione in molte sale. Benigni non trova un forte supporto, neppure presso la critica specializzata, che non si schiera con lui.

L'immagine del primo Benigni si forma dunque come personaggio scomodo e ribelle, di nicchia, osteggiato da una parte e amato dall'altra, imprevedibile e sempre capace di provocare sorpresa e, a volte, choc. Simpatizzante del Partito Comunista Italiano, il 16 giugno 1983 apparve a una manifestazione della FGCI a Roma, dove prese in braccio e dondolò il leader Enrico Berlinguer. Fu un fatto senza precedenti; all'epoca i politici italiani erano noti per la loro seriosità e formalità, e Berlinguer era forse il più serio di tutti. L'evento segnò una svolta, dopo la quale i politici sperimentarono nuovi modi, frequentando anche manifestazioni meno formali e in generale modificando lo stile della loro vita pubblica verso un'apparenza più familiare.

Durante il Festival di Sanremo 1980, di cui è presentatore, scandalizza il pubblico inscenando un bacio appassionato, in diretta televisiva, con la conduttrice Olimpia Carlisi, ma soprattutto fa storia il suo epiteto Wojtilaccio per apostrofare bonariamente il nuovo pontefice, Papa Giovanni Paolo II.Secondo l'uso, tipico del vernacolo toscano, per cui il suffisso apparentemente peggiorativo -accio può valere anche come vezzeggiativo. Cfr. In seguito compare ancora in televisione, come ospite in spettacoli condotti da Pippo Baudo e Raffaella Carrà.

Con Bertolucci collaborerà ancora nel 1983 a un'antologia di spettacoli tenuti dal comico nelle piazze e nei teatri di tutta Italia, Tuttobenigni, replicata poi in videocassetta nel 1996 con Tuttobenigni 1995/96. È sempre tramite Bertolucci che Benigni entra in contatto con lo sceneggiatore Vincenzo Cerami, col quale affronterà la fase più matura della carriera.

I primi successi e la televisione Dopo una comparsata nello sceneggiato Sorelle Materassi nel 1972 (sua prima esperienza di attore in assoluto) e dopo il successo di Onda Libera, prende parte alla miniserie televisiva Ma che cos'è questo amore? (1979) per la regia di Ugo Gregoretti.

Ma è soprattutto a teatro che appassiona il pubblico, specie con il one man show Tuttobenigni nel quale è protagonista assoluto delle sue varie macchiette; il successo porta Benigni a riproporre lo spettacolo nel 1983 e poi nuovamente nel 1989. Nel 1977 è di nuovo sul piccolo schermo col programma Del resto, fu un'estate meravigliosa. Mentre prosegue l'attività cinematografica in ruoli di secondo piano, tranne nel ruolo da protagonista di un bizzarro maestro elementare nel film Chiedo asilo di Marco Ferreri, nel 1978 partecipa al programma televisivo di Renzo Arbore L'altra domenica, nelle vesti di uno stralunato e improbabile critico cinematografico. Questa nuova forma di comicità attirò l'interesse della critica, che negli anni a venire verrà spaccata in due tra cui la giudicherà come una forma d'ironia rivoluzionaria e divertente e chi invece la considera scandalosa e inappropriata.

La collaborazione con Arbore continua con altri due film: Il pap'occhio del 1980 (nel ruolo di se stesso) e "FF.SS." - Cioè: "...che mi hai portato a fare sopra a Posillipo se non mi vuoi più bene?" del 1983. Nel primo si raccontano le vicende legate all'apertura di un immaginario Centro Televisivo Vaticano; il secondo è un viaggio goliardico nei vizi dell'Italia degli anni 1980 compiuto da una donna delle pulizie, raccontato in una fantomatica sceneggiatura volata via dallo studio di Federico Fellini. Il primo diventa un cult del cinema italiano e sbaraglia tutti i record al botteghino, mentre il secondo non ottiene il successo sperato.

I due film si attirano i fulmini censori e le ire del maestro riminese, che tenterà un'azione legale contro il regista. Soprattutto nella prima pellicola, Benigni è letteralmente scatenato: memorabili le scene sul balcone papale, dove si affaccia al posto del Pontefice, e il monologo con l'affresco del Giudizio Universale, dapprima tagliato dalla censura e poi riproposto integralmente nel 1998 alla pubblicazione in videocassetta.

L'esordio alla regia e l'incontro con Troisi Nel 1983 ha inizio la sua carriera di regista cinematografico con Tu mi turbi, film in quattro episodi dove ha ancora modo di mostrare la sua incontenibile verve nella famosa scena della guardia al Milite Ignoto. Il film viene apprezzato da pubblico e critica; quest'ultima però accoglie tiepidamente la sua prova dietro la macchina da presa.

Grandissimo successo al botteghino e di cassetta lo ottiene poi, nel 1984, Non ci resta che piangere, da lui scritto, diretto e interpretato assieme a Massimo Troisi, pieno di gag e tormentoni entrati nel linguaggio comune e divenuti immortali. I due comici, grandi amici, simili per l'uso personale della parola e della mimica e per il ricorso al rispettivo dialetto (toscano e napoletano), ma anche profondamente diversi per l'appartenenza a due universi culturali tra loro assai distanti, appaiono come complementari in questo film, che restò il loro unico recitato in coppia.

L'idea iniziale era quella di due uomini che si innamorano della stessa donna, ma questa risultò enormemente banale sia ai protagonisti sia a Giuseppe Bertolucci, anch'egli sceneggiatore della pellicola, e decisero quindi di cambiare rotta. Furono impiegate nove settimane di lavorazione, e alla sua uscita il film raccolse ben cinque miliardi di lire solo al primo weekend di programmazione, sorpassando di gran lunga i fenomeni del momento Indiana Jones e il tempio maledetto e Rombo di tuono. I critici lodarono il lavoro svolto dai due protagonisti, definendoli i nuovi Totò e Peppino De Filippo. Complessivamente il film incassò 15 miliardi di lire, piazzandosi nella top ten dei migliori incassi della stagione, superando altre commedie di successo come I due carabinieri di Carlo Verdone e Lui è peggio di me di Enrico Oldoini.

Sbarcato per la prima volta negli Stati Uniti d'America, recita in tre film diretti dall'amico Jim Jarmusch: Daunbailò (Down by law) del 1986, nella serie di cortometraggi Coffee and Cigarettes del 1987, ampliata e riproposta nel 2004, dove si cimenta col mondo cupo e soffocante dell'emarginazione nelle metropoli statunitensi, e in Taxisti di notte del 1991, film a episodi nel quale recita, in una Roma spenta e desolata, la parte di un tassista toscano che causa involontariamente la morte di un prete con una scabrosa confessione. Pellicole diventate "cult" per molti cinefili, in tutte e tre partecipa – ora come attore ora come autore della colonna sonora – Tom Waits, di cui Benigni diventerà molto amico. Ruolo più brillante, invece, quello che affronta con Blake Edwards nel 1993, nel nuovo film della serie de La Pantera Rosa intitolato Il figlio della Pantera Rosa, dove gli viene affidata la parte di Jacques Gambrelli, il figlio dell'ispettore Clouseau, l'indimenticabile Peter Sellers.

Le commedie di successo e la prova con Fellini