La chiesa di San Pietro e Paolo è la chiesa madre di Galatina.
Storia La chiesa attuale sorge in luogo di un precedente edificio religioso, nell'area del dove un tempo si apriva Porta Maggiore, principale punto d'accesso alla città. Dell'antico edificio si hanno poche notizie: dedicata con ogni probabilità alla Madonna Immacolata, nel 1355 vi si celebravano funzioni con rito greco, che rimase la lingua ufficiale galatinese sino alla metà del Cinquecento; la città era infatti considerata greca (oppidum graecorum). L'edificio odierno fu costruito nel 1633, come testimonia la data incisa sull'architrave.
L'attuale impianto è frutto di un rifacimento avvenuto tra gli anni trenta e quaranta del XVII secolo, per volere dell'Universitas che conferì alla chiesa matrice un ruolo di primo piano rispetto alle altre chiese cittadine. L'interno della chiesa subì significativi interventi tra il 1657 e il 1674 sotto l'arcivescovo Adarzo de Santander: a lui si devono l'elevazione dell'edificio a collegiata, nel 1663, e la costruzione del cappellone del SS. Sacramento andato in seguito distrutto. Il terremoto del 1743 la danneggiò profondamente e, nella seconda metà del secolo, si intervenne con diverse ristrutturazioni.
Descrizione Esterno
La chiesa si affaccia sull'attuale Piazza san Pietro con una scenografica facciata barocca, in armonia con gran parte dell'edilizia religiosa e privata della città. Il prospetto fu realizzato in almeno due fasi, tra XVII e XVIII secolo: nell'ordine inferiore, scandito da paraste, si aprono i tre portali e le due finestre riccamente decorati, ai quali intervenne Giuseppe Zimbalo; nella parte centrale si apre la porta principale delimitata da un doppio ordine di colonne che sorreggono un architrave al centro del quale vi è la data 1633; al di sopra di esso, due cimose barocche conducono verso la nicchia con la statua dell'Immacolata. Alla base della nicchia vi è lo stemma di mons. Adarso, vescovo di Otranto, e più in basso vi sono due nicchie ospitanti le statue di san Pietro e san Giuseppe. Nelle zone laterali si aprono le porte secondarie, più piccole di quella centrale e di colonnato semplice. Sull'architrave di queste vi sono le nicchie con le statue di san Raimondo Nonnato e san Pietro Nolasco. Chiudono e completano l'arredo due preziosi finestroni e gli stemmi dell'arcivescovo Adarso.
Nell'ordine superiore le due paraste delimitano lo spazio centrale in cui sono inserite la finestra riccamente fregiata e le due nicchie contenenti le statue di san Trifone e san Paolo. Lateralmente svettano vasi ricolmi di fiori e si adagiano le eleganti volute a raccordo del timpano che inquadra lo stemma civico.
Interno
La chiesa presenta un impianto a tre navate scandite da arcate impostate su pilastri ruotati di 45 gradi, su ciascuno dei quali si addossano quattro semicolonne. Le navate laterali, coperta con volta a crociera, terminano in due ampie cappelle, mentre quella centrale con le capriate nascoste da una volta a botte lunettata, è chiusa da un ampio presbiterio con profondo coro. Gli ambienti interni, quasi interamente rifatti nel 1875, presentano nella volta della navata centrale affreschi del pittore napoletano Vincenzo Paliotti, riguardanti la vita di san Pietro e raffiguranti La liberazione di san Pietro dal carcere, Il miracolo di san Pietro, La consegna delle chiavi, La gloria di san Pietro. Alla committenza di Santander si attribuiscono due tele collocate nel coro raffiguranti La profezia di Isaia sulla nascita del Messia dalla Vergine e la Traditio Clavium.
Tra i dipinti e le sculture che si conservano in chiesa, a testimonianza delle complesse vicende storico-artistiche dell'edificio, si segnalano nella navata destra le tele dell'Assunzione (XVII secolo) e di San Francesco che riceve le stimmate (fine XVI secolo); nella navata sinistra la Madonna del rosario e santi (XVII secolo), la Crocifissione di san Pietro di Pietro Picca (seconda metà del XVII secolo), l'Immacolata di Oronzo Tiso (fine XVI secolo) e la Vergine del Carmine con le anime purganti (XVII secolo); in controfacciata la Lavanda dei piedi di Serafino Elmo del 1756 e le due tele raffiguranti Gesù che cammina sulle acque e l'Apparizione di Cristo a san Pietro.
Nelle cappelle di fondo delle navate laterali trovano posto la statua dell'Immacolata attribuita al napoletano Giuseppe Sammartino (XVIII secolo) e quella di san Pietro del leccese Giuseppe Cino (XVII secolo). Nella cappella di San Pietro si conserva un antico busto argenteo del santo e la pietra dove, secondo la tradizione, l'apostolo sedette durante la sua sosta a Galatina, nel viaggio verso Roma.
Bibliografia Vincenti G. Galatina tra storia dell'arte e storia delle cose Congedo editore Galatina 2009
Voci correlate Galatina Barocco
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