Opomyzoidea , è una superfamiglia di insetti dell'ordine dei Ditteri (Brachycera: Cyclorrhapha: Acalyptratae). Comprende circa 3400 specie descritte ripartite fra 14 famiglie.
Caratteri morfologici
Gli Opomyzoidea sono insetti di piccole o piccolissime dimensioni, con corpo in genere non più lungo di 6 mm. L'aspetto ricorda i comuni moscerini della frutta (Drosophilidae). Le livree sono in genere poco appariscenti, con colori più o meno uniformi, dal giallo al bruno, al grigio al nerastro.
Il capo è dicoptico in entrambi i sessi, provvisto di occhi ben sviluppati e di tre ocelli. Fronte larga, con triangolo frontale in genere poco differenziato rispetto alle aree circostanti, faccia a volte sclerotizzata. La chetotassi è eterogenea. Le setole fronto-orbitali sono assenti o, più frequentemente in numero di 1-3 paia, le setole verticali e le ocellari sono generalmente presenti, mentre le postocellari possono mancare. Quando sono presenti, nella maggior parte degli Opomyzoidea sono più o meno divergenti. Le vibrisse sono presenti o assenti, a volte sostituite da un irrobustimento del primo paio di setole sottovibrissali (pseudovibrisse).
Le antenne sono relativamente brevi e dirette in avanti, di tipo aristato. Hanno lo scapo brevissimo e il pedicello moderatamente sviluppato, spesso provvisto di una setola dorsale. Il primo flagellomero è l'articolo di maggiore sviluppo, di forma più o meno globosa o leggermente oblunga, a volte riflesso in basso. L'arista è glabra, pubescente o setolosa e si inserisce sul primo flagellomero in posizione dorsale.
L'apparato boccale è del tipo lambente-succhiante generico: il labbro superiore è relativamente breve, mascherante le altre appendici boccali e terminante in due ampie espansioni carnose dette labella o labelli, i palpi mascellari sono di moderato sviluppo, diretti in avanti. L'apparato boccale è adattato all'assunzione di cibi liquidi o semiliquidi, rappresentati da sostanze zuccherine e essudati organici di varia natura.
Il torace non presenta particolari conformazioni. L'elemento morfologico più rilevante ai fini tassonomici è la chetotassi, anche se poco determinante. La chetotassi del torace è caratterizzata da una riduzione del numero di setole vere e proprie. Le setole acrosticali sono in genere del tutto assenti e sostituite da peli (microtrichi) allineati su più serie longitudinali (in genere da 4 a 10). Le setole dorsocentrali, sono quasi sempre presenti, secondo la famiglia in numero di 1-4 per lato, quasi sempre postsuturali; in alcune famiglie (Clusiidae, Odiniidae) può essere eventualmente presente una setola dorsocentrale presuturale. Lungo la fascia dorso-laterale sono generalmente presenti una setola omerale e due notopleurali, mentre vario è il numero di setole sopralari, infralari e postalari. Lo scutello è in genere provvisto di due paia di setole scutellari, un paio apicale e uno laterale. Gli scleriti pleurali sono fondamentalmente glabri, ma in molte famiglie è caratteristica la presenza di una o più setole particolarmente sviluppate su alcuni scleriti del mesotorace.
Le zampe sono di moderato sviluppo, senza specifici adattamenti, e rientrano nel tipo ambulatorio. In molte famiglie sono rivestiti da una rada pubescenza e, ai fini tassonomici, è di particolare importanza l'eventuale presenza di setole più evidenti inserite sul lato dorsale dell'estremità distale delle tibie.
Le ali hanno varie conformazioni e colorazioni. In genere sono ben sviluppate, secondo la famiglia più o meno ampie oppure lunghe e strette, in relazione soprattutto allo sviluppo del lobo anale e dell'alula. Negli Anthomyzidae ricorrono anche forme meiottere con vari gradi di sviluppo delle ali fino all'atterismo; al meiotterismo è associata una marcata semplificazione della venatura. La membrana può essere completamente ialina oppure recare varie maculature, più o meno estese, spesso localizzate in posizioni specifiche in rapporto alla nervatura. La morfologia della nervatura alare è eterogenea, ma fondamentalmente ricorrono i seguenti caratteri: La costa è generalmente estesa fino alla terminazione della media, ma in alcune famiglie può interrompersi alla confluenza del terzo ramo della radio (R4+5). Nella maggior parte degli Opomyzoidea è presente una sola frattura costale poco prima della terminazione del ramo anteriore della radio, detta frattura subcostale in quanto corrisponde alla terminazione effettiva o virtuale della subcosta. In alcuni gruppi (Aulacigastridae, Xenasteiidae e parte dei Neurochaetidae) è presente anche una seconda frattura o un assottigliamento della costa poco dopo la confluenza della vena omerale (frattura omerale). Negli Acartophthalmidae è presente solo la frattura omerale, mentre negli Asteiidae e nei Periscelididae la costa non presenta alcuna frattura. La subcosta è in generale sottile e poco evidente, spesso fusa nel tratto terminale con il ramo anteriore della radio oppure completamente libera. In quest'ultimo caso si interrompe prima di terminare sulla costa oppure completa il suo percorso fino al margine, formando una curvatura più o meno marcata. Il tratto terminale, quando è evidente, è spesso evanescente, fino a ridursi ad una semplice traccia. La radio, insieme alla costa, è la nervatura più robusta nella generalità della superfamiglia e si divide sempre in tre rami. La prima biforcazione è posizionata quasi all'altezza della vena omerale e forma il ramo anteriore (R1) e il settore radiale. Il ramo anteriore è in genere breve e subisce una curvatura più o meno accentuata, terminando entro il terzo basale del margine costale, spesso con un irrobustimento della costa. Il settore radiale è relativamente breve e si biforca formando due rami, R2+3 e R4+5 generalmente lunghi: il primo confluisce nella zona subapicale o, comunque, entro il terzo distale del margine costale, il secondo quasi sempre all'apice dell'ala. La media è sempre completa e indivisa (M1 o M1+2) e si estende sulla regione remigante terminando in genere entro sul terzo distale del margine posteriore o quasi all'apice. La conformazione varia secondo la presenza di nervature trasverse che la connettono alla radio (radio-mediale) e alla cubito (medio-cubitali). Negli Xenasteiidae è incompleta e si riduce ad un breve ramo più o meno evanescente oltre la confluenza della radio-mediale. La cubito può avere vari sviluppi, secondo la famiglia, ma in generale si presenta con un minore sviluppo rispetto alle nervature radiali e mediane. Il ramo CuA1 è in genere ben sviluppato e completo. È assente in forme brachittere degli Anthomyzidae, mentre negli Asteiidae, negli Xenasteiidae e nei Neminidae è incompleto e non raggiunge il margine dell'ala. Il ramo CuA2 è invece breve e convesso e confluisce, come nella generalità dei Brachycera, sull'anale chiudendo la cellula anale o cellula cup. In alcune famiglie, il ramo CuA2 può essere debole, evanescente o del tutto assente. L'anale è in genere presente e delimita posteriormente la cellula cup. In alcune famiglie si interrompe con la fusione del ramo CuA2 della cubito, ma nella generalità degli Opomyzoidea forma un prolungamento più o meno lungo che in genere non raggiunge il margine, ma marcatamente più breve della vena CuA1. Le nervature trasversali sono in genere limitate, oltre alla vena omerale, alla radio-mediale e alle due medio-cubitali (basale e discale). Queste ultime possono anche mancare, secondo la famiglia. La delimitazione e la conformazione delle cellule posizionate dopo la radio è subordinata allo sviluppo delle nervature del sistema mediano e cubito-anale e alla presenza delle nervature trasversali. La prima basale (br) non ha la delimitazione prossimale per la scomparsa definitiva del ramo anteriore della mediaNei Ditteri, il ramo anteriore della media è ridotto ad una breve nervatura trasversale, detta anche arculus o fragma, che collega la base della media alla base della radio. e si estende entro il terzo basale o la metà basale dell'ala assumendo una forma irregolarmente rettangolare. La seconda basale (bm) è ridotta ad una piccola cellula delimitata distalmente dalla medio-cubitale basale e marcatamente più breve della prima basale. La discale (dm) può essere del tutto assente per il mancato sviluppo della medio-cubitale discale ed eventualmente della cubito, ma in molte famiglie è presente. In questo caso ha una conformazione quadrangolare, allargandosi verso l'estremità distale, e si estende nella regione remigante posteriore, in genere oltre la metà dell'ala. In diverse famiglie la medio-cubitale basale è del tutto assente (Asteiidae, Aulacigastridae, Neurochaetidae) oppure è incompleta (Opomyzidae, Neminidae), perciò la seconda basale e la discale formano un'unica cellula. La cellula anale è in genere poco sviluppata, limitata ad una piccola cellula posizionata alla base del lobo anale, lunga quanto la seconda basale. L'estremità distale è generalmente chiusa con una forma arrotondata, ma in alcuni Periscelididae e in alcuni Anthomyzidae è aperta. Negli Asteiidae, nei Neurochaetidae e nella maggior parte degli Xenasteiidae è del tutto assente.
L'addome ha varie conformazioni secondo la famiglia e si compone generalmente di cinque o sei uriti apparenti. Gli uriti terminali del maschio sono più o meno asimmetrici, secondo la famiglia, quelli della femmina sono spesso telescopici e conformati a formare un ovopositore di sostituzione.
Biologia
La biologia degli Opomyzoidea è ben conosciuta solo per poche famiglie, mentre per le altre si hanno poche informazioni basate per lo più su ipotesi o osservazioni limitate ad alcune specie studiate specificamente: molte famiglie hanno adulti poco appariscenti e di piccole dimensioni, hanno poche relazioni con l'uomo e le sue attività e sono distribuite in aree ancora poco conosciute, come gli ambienti forestali delle regioni tropicali. Di queste famiglie non si conoscono spesso le forme giovanili e le sole informazioni sulla biologia si limitano a ipotesi basate sul comportamento dell'adulto.
Tra le famiglie di cui è conosciuta la biologia, almeno in parte, prevale la saprofagia talvolta associata in forme poco note alla fitofagia e alla micetofagia. Facendo però riferimento al numero di specie, prevale però la fitofagia, adattamento specifico delle famiglie più studiate e più numerose. Le famiglie fitofaghe sono gli Agromyzidae, gli Opomyzidae e i Fergusoninidae, le cui larve sono adattate alla fitofagia endofitica. Le larve degli Agromyzidae sono prevalentemente fillominatrici, circa un quarto di questa famiglia e la generalità degli Opomyzidae ha invece larve minatrici che si insediano su altri organi della pianta. Singolare è invece il comportamento trofico delle larve dei Fergusoninidae, che si sviluppano all'interno di galle provocate da nematodi simbionti. Altre forme fitofaghe meno specializzate ricorrono fra gli Anthomyzidae e gli Asteiidae. La zoofagia è invece rara o poco nota e documentata specificamente solo nella famiglia degli Odiniidae; si tratta tuttavia di un comportamento complesso che si integra nell'ambito di una relazione trofica che coinvolge il legno di alberi in stato di deperimento, funghi xilofagi e larve di insetti xilofagi. In alcune famiglie, infine, le larve vivono a spese di microrganismi acquatici e detriti dispersi in mezzi acquatici rappresentati da essudati vegetali o da fitotelmi (Aulacigastridae, Neurochaetidae).