Attivo nelle organizzazioni nazionaliste ucraine sin da giovane, nel 1936 fu condannato a morte in Polonia per il suo coinvolgimento nell'assassinio (nel 1934) del ministro dell'interno polacco Bronisław Pieracki; la pena fu poi commutata in ergastolo. Evaso dal carcere nel 1939 a seguito dell'invasione e conquista della Polonia da parte della Germania nazista, si trasferì a Cracovia, capoluogo del Governatorato Generale.

Pur in seno ad una politica collaborazionista, per Bandera fu imprescindibile l'indipendenza dell'Ucraina, per proclamare la quale parve occasione propizia l'invasione tedesca dell'Unione Sovietica nel 1941. La Germania nazista risultò invece infastidita dal tentativo di restaurazione, nel territorio appena occupato, di uno Stato ucraino indipendente con a capo Jaroslav Stec'ko, anche se dichiaratamente allineato al progetto nazista. Il rapporto con i tedeschi fu perciò complicato e segnato da arresti che costarono a Bandera anche l'internamento nel lager di Sachsenhausen. Nel 1944 fu liberato affinché conducesse azioni di sabotaggio contro l'Armata Rossa.

A guerra finita, riparò in Germania Ovest con moglie e figli, sotto protezione alleata. Fu assassinato a Monaco di Baviera da un agente del KGB nel 1959.

Figura controversa della storia ucraina contemporanea, nell'ovest del paese Bandera è esaltato da alcuni come eroe nazionale, mentre a sud-est, tra la minoranza russa, è ricordato come traditore e nazista alleato di Hitler. Nel 2010, il presidente ucraino Viktor Juščenko gli conferì l'onorificenza postuma di Eroe dell'Ucraina, revocata nel 2011 sulla base di una sentenza della Corte amministrativa distrettuale di Donec'k.

Nonostante si ritenga che, insieme ai suoi seguaci, abbia forti responsabilità nel massacro di civili polacchi e nell'Olocausto in Ucraina, si tratta di una figura centrale del nazionalismo ucraino. La sua famiglia subì pesanti ritorsioni dai sovietici e dai polacchi, oltre che dagli stessi tedeschi.

Biografia

Infanzia e adolescenza Nacque nel 1909 nel villaggio galiziano di Staryj Uhryniv, nell'allora Regno di Galizia e Lodomiria, in Austria-Ungheria, figlio di Andrij e di Myroslava Glodzins'ka.

A Staryj Uhryniv il padre, sacerdote bizantino cattolico, esercitava le funzioni di parroco, nelle quali era succeduto al suocero Volodymyr Glodzins'kyj.

Cresciuto in una famiglia patriottica e religiosa, Bandera non frequentò la scuola elementare a causa dello scoppio della prima guerra mondiale e fu educato a casa dai suoi genitori. Dopo la dissoluzione dell'Austria-Ungheria a fine ottobre 1918, la Galizia finì per breve tempo sotto il controllo delle autorità dell'autoproclamata Repubblica Popolare dell'Ucraina Occidentale. Il padre di Bandera, che si unì all'esercito galiziano ucraino come cappellano, fu attivo nel movimento nazionalista precedente alla guerra polacco-ucraina, che fu combattuta tra il novembre 1918 e il luglio 1919 e si concluse con la sconfitta dell'Ucraina e la conquista polacca della Galizia.

La madre si trasferì con i suoi figli nel villaggio di Jahilnycja, nel distretto di Čortkiv, mentre suo marito Andrij era lontano. L'offensiva di Čortkiv nel giugno 1919 vide inizialmente l'esercito galiziano ucraino avanzare con successo nell'area, ma, a causa dell'inferiorità numerica, furono ben presto respinto dai polacchi oltre il fiume Zbruč. Con l'arrivo dei polacchi e suo marito lontano, Myroslava e i suoi figli iniziarono il viaggio di quasi 100 miglia verso ovest fino a Staryj Uhryniv. Lungo il cammino Myroslava si ammalò e non si riprese mai del tutto. Morì di tubercolosi all'età di 31 anni.

La pubblicazione di Mykola Michnov'skyj del 1900, L'Ucraina indipendente, influenzò notevolmente il giovane Bandera. Dal 1919 al 1927 studiò al ginnasio di Stryj e nel 1922 divenne un membro di Plast, la principale organizzazione scout ucraina, diventando poi un affiliato ad una organizzazione studentesca giovanile clandestina; proseguì quindi gli studi presso il Politecnico di Leopoli dal 1928 al 1932, in questo periodo nel 1928 divenne un membro della sezione propaganda e spionaggio dell'Organizzazione Militare Ucraina..

Adesione all'OUN e carriera Nel 1931 entrò nell'Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (OUN) e vi fece rapidamente carriera, diventando capo-propaganda nel 1931 nella divisione territoriale occidentale e vicecomandante. Nella conferenza dello OUN a Berlino, avvenuta nel giugno 1933, venne confermato al comando dell'Organizzazione per l'Ucraina Occidentale; nello stesso anno organizzò una campagna studentesca antipolacca. Venne arrestato numerose volte dalla polizia polacca. Per protesta contro l'Holodomor, che aveva stremato la Repubblica Popolare Ucraina, pianificò l'assassinio del console sovietico a Leopoli e nel 1934, a seguito di una risoluzione della conferenza berlinese, programmò l'assassinio del ministro degli interni polacco Bronisław Pieracki, incaricato della campagna di "pacificazione della Galizia", provocando la risposta governativa polacca con arresti di massa del 1934, tra cui lo stesso Bandera,. e la sua condanna a morte (13 gennaio 1936), con pena poi convertita in ergastolo in una seconda sentenza a Leopoli. In prigione Bandera tenne diversi scioperi della fame per protestare contro il duro regime carcerario, e finì in isolamento. Fu imprigionato in Polonia nel carcere della Santa Croce di Wronki e poi a Brėst, da cui evase il 13 settembre 1939, poco dopo l'invasione tedesca della Polonia..

Collaborazione con i nazisti Dopo l'evasione, si spostò a Cracovia, sede del Governatorato Generale tedesco; lì entrò in contatto con Andrij Mel'nyk, leader dell'OUN. La divergenza di idee e strategie portò però i due ad un aperto conflitto, che ebbe come conseguenza la spaccatura all'interno del movimento indipendentista, con una fazione denominata OUN-M (capitanata da Mel'nyk e di indirizzo più conservatore) ed una denominata OUN-B (capitanata da Bandera e più rivoluzionaria).

Prima della proclamazione dell'indipendenza del 30 giugno 1941, Bandera organizzò e supervisionò i cosiddetti "Gruppi Mobili" (in ucraino, мобільні групи), piccoli gruppi di 5-15 persone che avrebbero avuto il compito di seguire l'avanzata tedesca verso l'Ucraina Orientale, cercare supporto per le attività dell'OUN-B e collocare propri militanti fra le nuove autorità locali.

Dichiarazione d'indipendenza e arresto

Intorno al 1939, non fidandosi troppo dei tedeschi (specialmente dopo il patto Molotov-Ribbentrop, Bandera contattò per lettera Galeazzo Ciano, ministro degli esteri del Regno d'Italia e genero di Mussolini, per tentare di ottenere l'appoggio italiano. Nell'imminenza dell'Operazione Barbarossa, i tedeschi, diffidando della lealtà di Bandera e preferendogli il capo del Comitato centrale, Volodymyr Kubijovyč,. ne prevennero l'ingresso in Ucraina da Cracovia.. Il capo dell'OUN-B perse così la possibilità di effettuare di persona la proclamazione con cui, la sera del 30 giugno 1941, a Leopoli, l'organizzazione dichiarò la nascita di un'Ucraina indipendente e apertamente impegnata a collaborare con la Germania.

Con l'ingresso a Leopoli, i tedeschi e la milizia ucraina organizzata dall'OUN-B diedero avvio al primo dei due violenti pogrom del luglio 1941..

Il 3 luglio 1941 il sottosegretario di stato al Governatorato Generale Ernst Kundt incontrò a Cracovia Bandera e altri quattro esponenti del governo ucraino autoproclamato. I tedeschi si imposero come "conquistatori", intimarono di desistere dall'iniziativa di instaurazione dello Stato e, pur riconoscendo la legittimità delle aspirazioni ucraine, negarono la loro approvazione da parte di Hitler. Bandera tentò invano di sostenere l'esistenza di un qualche benestare tedesco, finché riconobbe di aver agito senza di esso e, in un tentativo di conciliazione, si adeguò verbalmente alla pretesa tedesca.. Il 5 luglio fu comunque arrestato e tradotto a Berlino in Ehrenhaft ("prigionia onorevole"). L'11-12 luglio lo raggiunse Jaroslav Stec'ko, autoproclamato capo del governo ucraino; entrambi furono poi rilasciati con obbligo di presentazione alla polizia. Bandera tornò libero il 14 luglio..

Nel corso del mese, il rapporto tra i tedeschi e l'Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini fu segnato dall'insanabilità del dissidio sull'indipendenza, che frustrò le reciproche offerte di cooperazione e produsse in settori dell'OUN-B la tentazione di resistere agli occupanti in nome dello stesso Bandera. I vertici restavano però collaborativi, nonostante l'irriducibile pretesa di sovranità. Il 19 luglio Bandera e Stec'ko, di fronte allo smembramento dell'Ucraina tra Governatorato Generale e Commissariato del Reich, indirizzarono garbate lettere di protesta a Hitler.

A sciogliere l'ambiguità di queste relazioni, scatenando la reazione tedesca, fu a fine agosto l'assassinio di Mykola Scibors'kij dell'OUN-M. Bandera, Stec'ko e altri esponenti di spicco dell'OUN-B, previo ordine di Heydrich, furono arrestati nuovamente il 15 settembre 1941.. Da questo momento, e fino all'autunno 1944, Bandera restò prigioniero dei tedeschi, a Berlino e nella prigione (Zellenbau) del campo di Sachsenhausen. Vi sono in proposito testimonianze discordi su quando e quante volte sia transitato da Berlino al lager.. A due anni dall'atto di restaurazione, circa l'80 % dei dirigenti dell'OUN-B erano stati arrestati o uccisi dai nazisti.Timothy Snyder. The Causes of Ukrainian-Polish Ethnic Cleansing 1943. Past & Present, No. 179 (May, 2003), pp. 207

Bandera, a causa delle sue posizioni razziste e nettamente antisemite, è stato associato anche ai crimini compiuti dall'OUN-B e dall'UPA contro gli ebrei e a quelli a danno dei polacchi, molti dei quali deportati o fucilati. La maggior parte di essi avvenne mentre Bandera era impossibilitato a parteciparvi personalmente, in quanto si trovava prigioniero a Berlino ed a Sachsenhausen; esaminando la questione del coinvolgimento di Bandera nei pogrom antiebraici nell'Ucraina occidentale avvenuti nei primi giorni dell'occupazione, lo storico polacco Grzegorz Rossoliński-Liebe scrive che non è noto se Bandera abbia personalmente impartito ordini diretti dopo il 22 giugno 1941 in merito all'uso della violenza contro gli ebrei, né in che misura fosse a conoscenza dei pogrom ebraici in Ucraina. Si sa solo che il 25 giugno ricevette un telegramma da Stec'ko, che segnalava la creazione di unità di milizia ucraine sotto la guida dell'OUN-B, che avrebbero dovuto fornire assistenza nell'"eliminazione degli ebrei"; la corrispondenza in risposta di Bandera non è stata conservata negli archivi. Allo stesso tempo, lo status di "guida" (nella leadership dell'OUN) e il mantenimento dei contatti da parte di Bandera con le unità sul territorio dell'Ucraina danno motivo di credere che i suoi subordinati dovessero coordinare le loro azioni con lui, anche se dopo la detenzione del 29 giugno e soprattutto l'arresto del 5 luglio, e in seguito la detenzione nel lager in Germania da settembre 1941 al 1944, la libertà di comunicazione di Bandera potrebbe essere stata in qualche modo limitata. Secondo Rossolinski-Liebe, Bandera porta comunque, se non la responsabilità legale, perlomeno responsabilità politica, etica e morale dei pogrom del 1941. Gli ultimi massacri di polacchi avvennero invece da parte dell'UPA dopo la liberazione di Bandera.. Già nel 1943 l'OUN cominciò ad eliminare i riferimenti antisemiti nelle proprie pubblicazioni e ad accusare tedeschi e polacchi del pogrom di Leopoli.Jeffrey S. Kopstein e Jason Wittenberg, Intimate Violence: Anti-Jewish Pogroms on the Eve of the Holocaust, Itaca, Cornell University Press, 2018, ISBN 978-1-5017-1527-3., p.92