È stato docente di teologia presso la Facoltà di filosofia dell'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano dal 2004 al 2011. Dal 2013 al 2014 è stato docente di "Storia delle Dottrine Teologiche" presso l'Università degli Studi di Padova. Dal 2019 insegna presso il master di Meditazione e neuroscienze dell'Università degli Studi di Udine. Dal 2009 al 2017 ha collaborato con il quotidiano La Repubblica. Dal 2022 è editorialista per La Stampa.

Biografia Nato il 9 dicembre 1962 a Carate Brianza da genitori siciliani, è dottore in teologia sistematica. Dei tre gradi accademici del corso teologico, ha conseguito il Baccellierato presso la Facoltà teologica dell'Italia settentrionale di Milano, la licenza presso la Pontificia facoltà teologica dell'Italia meridionale San Tommaso d'Aquino di Napoli, il dottorato a Roma presso la Pontificia Università Lateranense.

Dopo il liceo classico statale a Desio, allora in provincia di Milano, ha iniziato lo studio della teologia nel Seminario arcivescovile di Milano (sede di Saronno per il biennio filosofico e sede di Venegono Inferiore per il triennio teologico). Al termine del quinquennio è stato ordinato sacerdote dal cardinale Carlo Maria Martini nel Duomo di Milano il 7 giugno 1986, all'età di 24 anni. A distanza di un anno, ha chiesto di essere dispensato dall'attività pastorale e di dedicarsi solo allo studio della teologia.

Dietro indicazione del cardinal Martini ha vissuto due anni a Napoli presso il teologo Bruno Forte (attuale arcivescovo di Chieti-Vasto), conseguendo in quella città il secondo grado accademico.

Ha quindi iniziato a lavorare in editoria (Edizioni Piemme, Arnoldo Mondadori Editore, Edizioni San Paolo ancora Mondadori) proseguendo nel frattempo lo studio della teologia per il terzo e conclusivo grado accademico, il dottorato, conseguito nel 1996 con il punteggio di 90/90 summa cum laude, discutendo una tesi dal titolo La salvezza della storia. La filosofia di Hegel come teologia, primo relatore Piero Coda, difesa il 29 febbraio 1996, e pubblicata nell'aprile dello stesso anno col titolo Hegel teologo e l'imperdonabile assenza del Principe di questo mondo.

Ricevuta la dispensa papale dal celibato e essendo dimesso dallo stato clericale, si è sposato nella parrocchia milanese di Santa Maria del Suffragio con Jadranka Korlat, ingegnere civile serbo-croata. Dal matrimonio sono nati un figlio nel 1995 e una figlia nel 1999.

Durante la Gran Loggia 2018 del Grande Oriente d'Italia intitolata Liberi di conoscere ha condotto una riflessione sul tema de La costruzione del tempio interiore.

Nel volume Gesù e Cristo affronta il tema delle divergenze fra i Vangeli (luogo di nascita di Gesù a Nazareth e di Cristo a Betlemme), afferma l'esistenza dei fratelli di Gesù fondata sui Vangeli, che Giuda Iscariota aveva una missione divina di tradire Cristo perché fosse crocifisso. Inoltre, rigetta la teoria retributiva secondo la quale il sacrificio della Croce era necessario per la salvezza del genere umano. In merito all'episodio della Purificazione del Tempio, sostiene che i mercanti contro cui insorse Gesù erano cambiavalute e commercianti di animali, necessari al funzionamento del luogo sacro. A questi ultimi si sarebbero rivolti i genitori di Gesù per comprare delle colombe da sacrificare durante la Presentazione al Tempio.Gesù e Cristo, Garzanti 2025. Cfr. Intervista di Corrado Augias a La torre di Babele, LA7, 25 novembre 2025

Pensiero Nei suoi scritti Vito Mancuso dichiara di non accettare alcuni dogmi della fede cattolica: l'origine dell'anima come creata direttamente da Dio al momento del concepimento umano senza nessun concorso dei genitori; il peccato originale come stato di inimicizia con Dio nel quale nasce ogni essere umano a causa del peccato di Adamo; la risurrezione dei corpi nel giorno del giudizio universale e la loro sussistenza eterna; la dannazione eterna dell'inferno come insuperabile stato di inimicizia in cui sono destinate irrimediabilmente separate da Dio le anime e i corpi dei malvagi.

Anche altri asserti dottrinali vengono messi in dubbio nel suo pensiero, in particolare il legame morte-peccato, che viene negato riconducendo la morte non al peccato ma alla natura stessa dell'essere creato, e la salvezza come redenzione mediante la morte e risurrezione di Cristo, che viene negata legando la salvezza eterna non a un singolo evento storico ma alla vita buona e giusta così da poter includere i giusti di tutti i tempi e di tutti i luoghi, compresi gli atei e gli agnostici, in perfetta coerenza (secondo Mancuso) con l'insegnamento fondamentale di Gesù quale emergerebbe dai vangeli.

In ambito etico Vito Mancuso si è dichiarato a favore di: contraccezione, fecondazione assistita, principio di autodeterminazione per il fine vita, donazione alla ricerca delle cellule staminali embrionali derivate da fecondazione assistita.

La teologia della relazione Vito Mancuso individua nella logica relazionale il principio che muove l'essere-energia e quindi la prospettiva a partire dalla quale guardare il mondo, che è definibile come teologia della relazione in cui il Cristo è il paradigma della perfetta relazionalità, pienamente verticale come amore per Dio in quanto origine e meta dell'essere, e pienamente orizzontale come amore per il prossimo e per ogni frammento di essere, ed è il simbolo che manifesta come la relazione più alta sia l'amore, nonché la promessa e la speranza che il compimento della logica relazionale che informa l'essere-energia sarà l'amore. Secondo questa logica il destinatario privilegiato della teologia deve diventare la vita concreta degli uomini ed essa si compie solo contribuendo a condurre gli uomini all'unione con Dio, alla santità ponendosi al servizio dell'esperienza spirituale. Il senso della dottrina cristiana su Dio in quanto Trinità consiste nel primato della relazione rispetto alla sostanza. Non ci sono prima le tre persone e poi l'unica divinità, ma c'è prima l'unica divinità che, essendo in se stessa relazione, genera le persone dal suo intrinseco e originario movimento relazionale, le quali, insegna san Tommaso d'Aquino, vanno intese come "relazioni sussistenti". È in questo senso che si comprende anche che Dio è amore, essendo l'amore l'espressione più intensa della relazionalità.

Rapporto Dio-mondo Dopo la dissoluzione nel Novecento delle tradizionali teologie della natura e della storia, secondo Vito Mancuso oggi il compito più importante della teologia consiste nel rendere di nuovo concepibile il rapporto Dio-mondo, più in particolare l'azione di Dio nel mondo. L'azione divina va concepita come una e unica, identica da sempre a se stessa, perché in Dio non ci sono mutazioni. L'impassibilità divina sostenuta dalla teologia classica è da intendere come azione permanente, senza variazioni. Se qualcosa muta nella relazione Dio-mondo, non è perché Dio intervenga operando qualcosa di particolare, è il mondo a mutare e ad evolversi, e la sua evoluzione fa mutare il rapporto con Dio. L'evoluzione del polo mondo muta il rapporto bipolare Dio-mondo. Il mondo creato continuamente dall'unica e incessante azione divina in quanto natura naturans, va prendendo consapevolezza nella mente umana della sua unione con il creatore. La logica che guida l'organizzazione progressiva del mondo è il Logos divino, il Verbo come attività continuamente creatrice, sempre all'opera al lavoro.

Cristologia I titoli di Logos e di Verbo si applicano a Gesù di Nazaret in senso pieno, in quanto in lui l'eterna relazione di Dio col mondo ha avuto la sua massima consapevolezza soggettiva (“io e il Padre siamo una cosa sola”) e la sua massima manifestazione ontologica (nel porre l'amore quale essenza di Dio). Per Vito Mancuso, però, le qualifiche di Logos e di Verbo non appartengono in modo esclusivo a Gesù: vi sono stati altri fenomeni storici nei quali la continua comunicazione di Dio è giunta a prendere coscienza di sé come Logos o Verbo o Cristo. Cristo è maggiore di Gesù, benché la pienezza del Cristo coincida con la vita umana di Gesù.

Soteriologia Per Vito Mancuso, la salvezza è presente da sempre nella creazione e nella sua logica relazionale, seguendo la quale, immessa continuamente dall'incessante azione divina e praticandola concretamente, gli uomini divengono giusti, cioè partecipi di una dimensione più ordinata dell'essere. Tale dimensione è la porta escatologica a una vita al di là di questa, denominata dalla tradizione come vita eterna. Si tratta, quindi, di rifondare la soteriologia pensando la salvezza non più come redenzione legata a un singolo evento storico (morte e resurrezione del Cristo) ma come risultato del lavoro secondo giustizia, tornando all'annunzio originario di Gesù “cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia”. La salvezza è presente da sempre nella creazione grazie al fatto che la creazione viene da Dio mediante il Logos, e in questo senso il Cristo «per quem omnia facta sunt, come dice il Credo» è il salvatore di tutto il genere umano. Questa unione intima tra Dio e gli uomini esclude ogni concetto di colpa e di peccato originale. Non c'è alcuna colpa dell'uomo che ha causato la redenzione divina in Cristo. C'è piuttosto l'energia caotica della libertà che ha bisogno di essere ordinata e disciplinata per diventare volontà di bene e di giustizia. Quando la libertà viene disciplinata grazie al fascino che l'idea del bene esercita su di lei, essa si esprime come giustizia e ottiene la vita, perché “chi pratica la giustizia si procura la vita” (Proverbi 11,19).

La salvezza è concepita come un fatto essenziale alla creazione di Dio, poiché è opera mediata dal Verbo, che nella tradizione cristiana è identificato con Gesù. L'assenza di peccato originale e la partecipazione privilegiata del genere umano alla natura divina del creato, in quanto primo destinatario del messaggio e del sacrificio redentore di Cristo, fanno sì che la salvezza eterna sia possibile per qualsiasi fede religiosa: buddhista, cattolica, ebraica, musulmana, hindù così come l'appartenenza massonica. La formazione religiosa costituisce le "colonne del tempio esteriore" che alcune persone scelgono di replicare con continuità anche come proprio "tempio interiore". La scelta più opportuna secondo il teologo, condivisa dall'insegnamento massonico, è quella dello spirito critico e antidogmatico nei confronti di quanto appreso nel tempio esteriore, che permette l'elaborazione di una sintesi -singolare e/o collettiva- in senso hegeliano nella quale il tempio esteriore non viene negato dal tempio interiore, ma resta come tolto (aufheben), vale a dire conservato e integrato in un più elevato punto di conoscenza della bellezza della verità divina nel creato e di pratica del bene e della giustizia.

Le tipologie di tempio esteriore, che non sono presentate come alternative mutuamente esclusive, ammettono in linea teorica e in prospettiva futura, che l'elaborazione salvifica, personale o collettiva, possa produrre un modello di tempio interiore anche unitivo di credi storicamente ritenuti divergenti, se non tra loro incompatibili. Ad esempio, dal punto di vista cristiano, può venire a cadere la fede nell'esclusività salvifica di Cristo.

L'armonia e la bellezza come fede filosofica