Miggiano (Misciànu , in dialetto salentino) è un comune italiano di abitanti della provincia di Lecce, in Puglia.
Situato nell'entroterra del basso Salento, dal 2003 si fregia del titolo di città e dal 2016 fa parte dell'associazione Borghi Autentici d'Italia.
Geografia fisica Territorio Miggiano è situato nel Salento meridionale, nell'entroterra della provincia di Lecce, in un settore caratterizzato da una morfologia prevalentemente pianeggiante e dalla presenza dei modesti rilievi delle Serre salentine. Il centro abitato sorge a circa 107 m s.l.m., mentre il territorio comunale presenta variazioni altimetriche limitate.
Il territorio comunale si estende per circa 7,6 km². I suoi confini amministrativi lo pongono a contatto con Montesano Salentino a nord, Tricase a est, Specchia a sud e Ruffano a ovest.
Dal punto di vista geologico, l'area appartiene alla piattaforma carbonatica salentina, caratterizzata dalla diffusa presenza di rocce calcaree. Nel territorio sono presenti formazioni riferibili ai Calcari di Melissano, successione carbonatica formatasi durante il Cretaceo superiore. La natura prevalentemente calcarea del substrato favorisce i fenomeni carsici e la circolazione sotterranea delle acque, caratteristiche diffuse nella penisola salentina.
Clima Il clima di Miggiano è di tipo mediterraneo, caratterizzato da inverni miti e relativamente piovosi ed estati calde e asciutte. Le normali climatiche riferite al periodo 1991-2021 indicano una temperatura media mensile che passa dai 9,9 °C di gennaio, mese mediamente più freddo, ai 26,5 °C di agosto, mese mediamente più caldo.
Le precipitazioni presentano una marcata stagionalità: il minimo si registra durante l'estate, con circa 11 mm nel mese di luglio, mentre il periodo più piovoso è quello autunnale, con un massimo medio di circa 112 mm in novembre. Complessivamente le precipitazioni medie annue ammontano a circa 680 mm, con una netta concentrazione delle piogge tra settembre e l'inizio della primavera.
Ai fini della regolamentazione degli impianti termici, Miggiano appartiene alla zona climatica C, con 1.316 gradi giorno, secondo la classificazione introdotta dal decreto del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro n. 412 del 26 agosto 1993.
Origini del nome L'origine del toponimo è stata oggetto di diverse interpretazioni. Una tradizione locale lo collega al latino miscellaneus («misto, vario»), mettendolo in relazione con una presunta mescolanza delle popolazioni confluite nell'abitato. Tale interpretazione è ripresa anche nella ricostruzione storica pubblicata dal Comune di Miggiano, secondo la quale il nome avrebbe assunto nel corso dei secoli le forme Mesiano, Misiano, Misciano, Miggiano dei Paduli e infine Miggiano.
In ambito toponomastico è stata proposta invece un'origine prediale del nome. Gerhard Rohlfs, nel Dizionario toponomastico del Salento, riconduce il toponimo a un nome personale latino. La derivazione prediale è stata ripresa anche da studi successivi sulla toponomastica del Salento meridionale, che collegano Miggiano al nomen latino Maedius/Medium, attestato in Puglia. In questa interpretazione il toponimo appartiene alla diffusa categoria dei nomi di luogo formati a partire dal nome del proprietario di un praedium o fundus romano.
La documentazione medievale conserva forme antiche del toponimo: nelle Rationes Decimarum della diocesi di Otranto del 1310 è attestata la forma Meyanum. Il nome dialettale del comune è Miscianu.
Storia Dalle origini al Medioevo Il territorio del Salento meridionale fu frequentato fin dall'antichità e rientrò nell'area di insediamento dei Messapi, popolazione stanziata nella penisola salentina già nel I millennio a.C. e successivamente progressivamente integrata nell'orbita romana. Anche l'area di Miggiano risulta essere stata abitata in epoca antica; la presenza umana nel territorio è fatta risalire almeno all'Età del bronzo, mentre le successive fasi insediative si inserirono nel contesto messapico e romano del Salento.
La formazione dell'abitato attuale è tuttavia ricondotta al Medioevo. La documentazione storica attesta l'esistenza del «villaggio di Miggiano» almeno dal XII secolo: due documenti conservati nell'Archivio di Stato di Napoli, datati rispettivamente al 1182 e al 1272, costituiscono le prime testimonianze documentarie conosciute dell'insediamento.
Nel 1190, durante la dominazione normanna, Tancredi d'Altavilla, conte di Lecce e poi re di Sicilia, concesse il feudo di Miggiano, insieme a quelli di Specchia e Taurisano, a Filiberto Monteroni. L'insediamento entrò così nel sistema feudale che caratterizzò per secoli l'organizzazione politica e fondiaria del territorio salentino.
Età moderna Tra il XV e il XVI secolo Miggiano fu coinvolta nelle vicende militari che interessarono il Salento e il basso Adriatico. Nell'ottobre del 1480, nel contesto dell'occupazione ottomana di Otranto e delle incursioni che interessarono il territorio circostante, il casale subì saccheggi e violenze; secondo la documentazione storica richiamata dal Comune furono compiute stragi e vennero rapiti donne e bambini. Nel giugno del 1484 il centro fu nuovamente devastato, questa volta durante le incursioni veneziane, che provocarono gravi distruzioni e contribuirono alla riduzione della popolazione.
Nella fase successiva la giurisdizione civile e penale fu esercitata da Belisario Acquaviva, al quale le fonti locali attribuiscono un ruolo nell'assistenza alla popolazione superstite durante il periodo di carestia seguito alle devastazioni. Nel 1486 il feudo passò al vescovo di Castro, dando inizio a un lungo rapporto patrimoniale e feudale con la mensa vescovile castrese.
Occorre tuttavia distinguere tale dipendenza feudale dalla giurisdizione propriamente ecclesiastica. Sebbene il feudo appartenesse al vescovo di Castro, Miggiano rimase infatti compresa nella Diocesi di Ugento, suffraganea dell'Arcidiocesi di Otranto.
Nel corso dell'età moderna differenti famiglie esercitarono diritti e funzioni sul territorio. La giurisdizione criminale appartenne dapprima alla famiglia Gallone e successivamente ai Vernaleone, mentre gli Acquaviva ebbero un ruolo nella gestione feudale del centro alla fine del XV secolo. La persistenza dei diritti feudali si concluse nel quadro delle riforme napoleoniche del Regno di Napoli, con l'abolizione della feudalità disposta dalla legge del 2 agosto 1806.
Dall'Ottocento all'Unità d'Italia La riorganizzazione ecclesiastica dell'Italia meridionale all'inizio del XIX secolo modificò anche l'assetto patrimoniale legato a Miggiano. Nel 1818, in seguito alla soppressione della diocesi di Castro, il territorio della diocesi soppressa venne incorporato nell'arcidiocesi di Otranto. Anche i beni già appartenuti alla mensa vescovile di Castro passarono quindi sotto la gestione dell'arcivescovo di Otranto; tale mutamento non alterò tuttavia l'appartenenza ecclesiastica della comunità di Miggiano alla diocesi di Ugento.
Con la fine del dominio borbonico Miggiano entrò nel Regno d'Italia. Nel 1866, nell'ambito della legislazione postunitaria riguardante i beni degli enti ecclesiastici, i possedimenti che erano stati amministrati dalla sede arcivescovile di Otranto furono incamerati dal Regio Demanio, ponendo definitivamente termine al secolare legame patrimoniale iniziato con il passaggio del feudo al vescovo di Castro nel 1486.
La continuità della giurisdizione ecclesiastica di Ugento rimase invece invariata. La diocesi, documentata almeno dal XII secolo e storicamente suffraganea dell'arcidiocesi di Otranto, continuò a comprendere Miggiano nel proprio territorio ecclesiastico.
Simboli
Lo stemma e il gonfalone sono stati riconosciuti con decreto del Capo del Governo, Primo Ministro, Segretario di Stato Benito Mussolini del 9 febbraio 1935. Stemma
Gonfalone
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse Il nucleo storico di Miggiano si sviluppa attorno all'area dell'attuale via San Vincenzo ed è caratterizzato dalla presenza di edifici religiosi, dimore storiche, case a corte e frantoi ipogei, testimonianze delle diverse fasi di sviluppo dell'abitato.
Architetture religiose Chiesa madre di San Vincenzo Martire
La chiesa madre, dedicata a san Vincenzo martire, patrono di Miggiano, ha origini cinquecentesche e fu oggetto di successivi ampliamenti, soprattutto tra il XVIII e il XIX secolo. Le trasformazioni subite nel corso del tempo hanno determinato l'aspetto attuale dell'edificio, nel quale convivono elementi riferibili alle diverse fasi costruttive.
Il prospetto è caratterizzato da linee semplici e da un corpo centrale leggermente aggettante, concluso superiormente da un timpano triangolare. L'interno presenta una pianta a tre navate, con cappelle e altari laterali e un profondo transetto.
Tra le opere conservate nell'edificio figura una tela raffigurante san Vincenzo di Saragozza, opera del pittore neretino Donato Antonio D'Orlando, datata al 1616 dall'iscrizione votiva presente sul dipinto. Al XVII secolo appartengono inoltre le tele della Madonna di Costantinopoli e della Vergine Immacolata. Interventi di restauro hanno inoltre riportato alla luce un affresco raffigurante l'Albero di Jesse, precedentemente occultato dall'altare del transetto.
Cripta e chiesa di Santa Marina
La Cripta di Santa Marina è situata nei pressi del cimitero comunale, al di sotto dell'omonima cappella. La sua origine è collocata dalle fonti tra l'Alto Medioevo e i secoli X-XI; costituisce una delle principali testimonianze della presenza della cultura figurativa bizantina nel territorio di Miggiano. Il Comune di Miggiano ne fa risalire il nucleo più antico al IX secolo.
L'ipogeo è articolato in più ambienti scavati nella roccia: un vano maggiore, un dromos che conduce a un ambiente di forma trapezoidale e un ulteriore vano semicircolare, interpretato come probabile abside. Lungo le pareti sono presenti gradini-sedile e nicchie; nell'ambiente absidato si conservano inoltre un tronco di colonna e una struttura interpretata come possibile base d'altare, la cui funzione e datazione non sono tuttavia determinate con certezza.
L'apparato pittorico conserva affreschi riferibili a differenti fasi comprese tra l'XI e il XV secolo. Tra le figure rappresentate si riconoscono san Nicola, santa Caterina d'Alessandria, un santo non identificato e un arcangelo, oltre all'immagine più tarda di santa Marina.
L'opera di maggiore rilievo è la Dormitio Virginis, datata all'XI secolo. La composizione raffigura la Vergine distesa sul letto funebre e circondata dagli apostoli; alle loro spalle compare Cristo che sostiene l'eidolon, cioè l'anima della Madre rappresentata simbolicamente come un infante. L'affresco costituisce una rara testimonianza dell'iconografia bizantina della Dormizione di Maria in ambiente rupestre.
Secondo uno studio dedicato al complesso, almeno durante la fase dell'XI secolo l'ipogeo potrebbe avere avuto funzione di cappella funeraria. Sui resti dell'antico luogo di culto fu realizzato nel 1538 un convento dedicato alla Madonna delle Grazie, appartenente all'ordine carmelitano.
Chiesa della Madonna del Carmine La chiesa della Madonna del Carmine è un edificio sussidiario della parrocchia di San Vincenzo Levita e Martire. La sua origine è legata a una precedente cappella del Monte Carmelo voluta dalla famiglia Colella nel 1692 e documentata durante la visita pastorale del 1711; l'edificio oggi esistente risale tuttavia prevalentemente ai primi decenni del XIX secolo e fu realizzato per iniziativa dell'omonima confraternita. Nella visita pastorale del vescovo Francesco Bruni del 1838 era indicata come «cappella della congregazione».