La sua intensa attività pubblicistica, la militanza attiva nella vita politica e gli studi condotti sulla condizione femminile la resero nota nell'ambiente intellettuale italiano e internazionale dei primi anni del Novecento.
Biografia Giovinezza e formazione
Gina Lombroso nacque, seconda di cinque figli, da Cesare Lombroso (1835-1909), celebre antropologo e criminologo positivista, e da Nina De Benedetti, donna colta e intelligente appartenente ad un'agiata famiglia di commercianti di Alessandria di origini ebraiche.
L'impostazione educativa aperta e improntata alla libertà, che i genitori adottarono nei confronti dei figli, rese l'ambito familiare estremamente stimolante dal punto di vista intellettuale per Gina e per i suoi fratelli. Nella famiglia Lombroso si diede priorità assoluta al progetto scientifico-culturale del padre e Gina adempì sin da piccolissima al dovere-desiderio di divenire sua aiutante e sostenitrice..
Nel 1876, si trasferì con tutta la famiglia a Torino. Fu ammessa a frequentare le scuole di stato e contemporaneamente collaborò con estrema dedizione allArchivio di psichiatria, fondato da Cesare Lombroso nel 1880, dapprima solo nel lavoro amministrativo e redazionale, per via della tenera età, e poi anche attraverso contributi scientifici. Fu iscritta alla scuola professionale perché erroneamente ritenuta dalla famiglia poco dotata per affrontare gli studi classici ma all'età di sedici anni, nel 1888, fu trasferita al liceo classico di Torino.
Ottenuta la licenza liceale nel 1891, fu iscritta dai genitori alla Facoltà di lettere, nonostante desiderasse diventare un medico. Gli studi intrapresi le arrecarono una profonda delusione, rivelandosi poco interessanti e noiosi mentre le tematiche dell'antropologia criminale e della psichiatria iniziarono ad appassionarla durante l'ininterrotta collaborazione con il padre.
Nel 1897 si laureò con pieni voti in lettere e filosofia. Dopo aver conseguito la laurea, ripropose in famiglia il suo originario desiderio di intraprendere gli studi di medicina e questa volta fu accontentata. Si iscrisse alla Facoltà di medicina e chirurgia di Torino all'età di venticinque anni e si laureò nel 1901, presentando una tesi sui vantaggi della degenerazione.
Prime iniziative di impegno intellettuale Da quando era ancora una bambina, Gina Lombroso fu messa in grado di padroneggiare i metodi e gli strumenti del lavoro intellettuale principalmente per sostenere l'attività paterna. Durante gli studi scolastici e poi universitari i suoi interessi scientifici prosperarono fin quando l'anonima collaborazione con Cesare Lombroso, dapprima condotta tacitamente nell'ambito privato delle pareti domestiche, si trasformò gradualmente nella consapevole assunzione di un ruolo intellettuale pubblico.
I contributi scientifici e le recensioni che pubblicò sulla rivista del padre, lArchivio di psichiatria, sono di portata considerevole. Iniziò nel 1894 con una serie di recensioni di argomento psicologico e psichiatrico, a cui seguono, L'atavismo nel delitto e l'origine della specie (1899), Ambliopia isterica guarita coll'ignatia (1901), Epilessia psicomotrice con coscienza degli accessi e manifestazioni criminose di origine sifilitica (1901) e Pazzia morale da nefrite (1902).
In questa delicata fase di passaggio da un'attività condotta nell'ambito privato della famiglia all'assunzione di un impegno pubblico, l'incontro con Anna Kuliscioff, esponente del PSI, giocò un ruolo determinante. Dopo essersi trasferita a Torino sul finire degli anni ottanta, Anna Kuliscioff divenne assidua frequentatrice di casa Lombroso e vi fece irrompere un modello di vita femminile prima di allora ignoto a Gina e inconsueto per i tempi, quello di una donna votata alla politica, autonoma e emancipata.
Gina e la sorella Paola, ancora giovanissime, rimasero profondamente colpite dall'incontro con Anna Kuliscioff. Madre di una bambina avuta da Andrea Costa ma non sposata, il modello anticonformista di donna da lei incarnato risultò ai loro occhi straordinariamente carismatico e, spinte da un desiderio di emulazione, iniziarono a interessarsi di politica e ad accostarsi alle idee socialiste.
Al contrario della sorella, Gina mantenne nei confronti del socialismo un atteggiamento critico e distaccato. Pur condividendone l'interesse per i problemi economici e sociali, Gina Lombroso riteneva, in accordo con le sue idee liberal-positiviste, che l'uguaglianza auspicata dal socialismo contraddicesse l'evidenza di una realtà troppo complessa e diversificata per essere ricondotta ad uniformità.
A questi anni di maturazione politica, risale una serie di lavori di inchiesta e di denuncia della realtà condotti da Gina Lombroso come premessa per un intervento riformatore. Nel 1896 pubblicò su Riforma sociale il saggio dal titolo Sulle condizioni sociali economiche degli operai di un sobborgo di Torino, realizzato sulla base di un'indagine statistica da lei personalmente condotta intervistando cento famiglie del quartiere torinese Crocetta. A questa prima ricerca seguì, nel 1897, la stesura del saggio I coefficienti della vittoria negli scioperi, che fu pubblicato su Critica sociale. Si trattava di un'analisi interamente permeata dalla fiducia positivista nella possibilità di individuare le leggi dell'agire sociale e di prevederne gli avvenimenti con il rigore proprio della scienza. Infine, nel 1898, pubblicò su Riforma sociale l'articolo Sulle cause e sui rimedi dell'analfabetismo sociale in cui affermava che l'unica soluzione efficace al problema dell'analfabetismo fosse far nascere l'esigenza dell'istruzione.
Matrimonio e maturità Gina Lombroso sposò Guglielmo Ferrero il 2 gennaio 1901 con rito civile e in forma strettamente privata. Gaetano Mosca fece loro da testimone. Alle nozze si giunse dopo un lungo e travagliato periodo di fidanzamento. Gina ebbe grandi difficoltà a lasciare gli orizzonti rassicuranti della propria casa e ad accettare l'idea di dover interrompere o comunque allentare i rapporti di cooperazione scientifica con il padre. A questo si aggiunsero le sue perplessità nei confronti della complessa personalità del marito, uomo grave, ponderato ma anche introverso e individualista.Gina Lombroso, Autobiografia, dattiloscritto conservato nel Fondo Gina Lombroso Ferrero presso il Gabinetto Vieusseux, cap. Vita Nuova, pp. 4-5.
Una volta sposatasi, Gina Lombroso avvertì l'esigenza di una maggiore vicinanza alla vita e agli interessi del marito e si impegnò a costruire con lui un solido rapporto di collaborazione intellettuale, come quello che ebbe con il padre. Questa generosa dedizione all'attività lavorativa dei suoi cari era il modo in cui Gina esprimeva il proprio affetto nei loro confronti.
La collaborazione intellettuale tra i due coniugi era, però, destinata a fallire. Ad ostacolarla furono la diversa natura delle loro intelligenze e l'incapacità strutturale di Guglielmo Ferrero, dovuta alla sua storia e alla sua formazione, di collaborare con chicchessia.Gina Lombroso, Autobiografia, cap. Sposati, p. 8.
Alle sofferenze e alle gravi tensioni che Gina Lombroso provò per la mancata collaborazione con il marito, si aggiunse l'abbandono degli studi di medicina. Questa decisione le avrebbe precluso per sempre la possibilità di intraprendere una carriera accademica, tuttavia, Gina ritenne di dover abbandonare i suoi studi per dedicarsi alla famiglia e alla vita matrimoniale.
Il 16 ottobre 1903 nacque il primo figlio, Leo. Questo evento ebbe l'effetto di rasserenare i rapporti tra Gina Lombroso e Guglielmo Ferrero.
Sul finire del 1906 Guglielmo Ferrero fu invitato a tenere un ciclo di lezioni al Collège de France. In seguito al successo ottenuto in questa occasione, gli fu offerto di tenere a Buenos Aires un altro ciclo di conferenze sui temi già affrontati a Parigi. A fine maggio 1907 Gina Lombroso accompagnò il marito in America Latina con il figlio Leo. In sei mesi visitarono Argentina, Uruguay e Brasile. Durante il viaggio Gina visitò le istituzioni carcerarie e manicomiali la cui organizzazione, soprattutto in Argentina, aveva subito un certo influsso da parte del pensiero lombrosiano. Inoltre, accettò di fare alcune corrispondenze per la Gazzetta del popolo e per l'Avanti! e pubblicò nel 1908 il libro Nell'America meridionale.
Il presentarsi di un nuovo incarico lavorativo per Guglielmo Ferrero presso le principali università degli Stati Uniti, spinse Gina Lombroso ad accompagnare il marito in un nuovo viaggio. Alla fine del 1908 i due s'imbarcarono per l'America del nord. La permanenza negli Stati Uniti fu proficua per Gina Lombroso, che ebbe l'occasione di fare incontri interessanti.
Nel 1909, poco dopo il rientro in Italia, la morte del padre Cesare Lombroso fece piombare Gina in uno stato di terribile disorientamento interiore. Tuttavia, questo periodo di crisi le consentì di maturare e di rafforzare la propria identità intellettuale attraverso l'individuazione di interessi autonomi. Durante questi anni, Gina Lombroso si dedicò ad un arduo lavoro di raccolta e sistematizzazione delle carte e degli scritti paterni, con l'obiettivo di scrivere una storia della vita e delle opere di Cesare Lombroso.
Nel 1910 la famiglia si accrebbe in seguito alla nascita di una bimba, Nina, evento che portò alla creazione di un nuovo e più stabile equilibrio nella vita di Gina Lombroso. La morte di Cesare Lombroso e la nascita di Nina spinsero Gina e il marito a trasferirsi a Firenze con i figli. Così nel 1916, andarono ad abitare in una villa isolata al viale Machiavelli.
I primi anni della Grande guerra videro Gina Lombroso impegnata in una campagna a favore dell'intervento dell'Italia a fianco dell'Intesa. Inoltre, Gina iniziò a frequentare l'ambiente del Lyceum, associazione femminile in cui tenne delle conferenze, e fondò lAssociazione divulgatrice donne italiane (Addi).
Vecchiaia Nel 1930 Gina Lombroso e la famiglia si trasferirono a Ginevra per sfuggire all'isolamento culturale in cui li aveva confinati il fascismo, per via del loro orientamento democratico. Qui, Gina Lombroso poté dedicarsi ad un'intensa attività pubblicistica e con il marito fece parte del gruppo dei fondatori della casa editrice Nuove edizioni di Capolago.
Il 27 marzo 1944, due anni dopo la morte di Guglielmo Ferrero, Gina Lombroso morì assistita dalla sorella Paola e il suo corpo fu sepolto nel cimitero ginevrino di Plainpalais.
Attività scientifica Interessi psichiatrico-criminologici Gli interessi scientifici più strettamente medico-psichiatrico-criminologici sono legati alla collaborazione di Gina Lombroso con il padre Cesare Lombroso fino a che egli fu in vita e sono alla base dei suoi esordi di ricerca sotto la guida paterna. L'attività di Gina Lombroso in questo ambito fu animata dal desiderio di sostenere il padre e di perpetuarne l'opera. Per questo motivo alla morte di Cesare Lombroso, Gina si dedicò ad un lavoro certosino di riordino degli scritti editi ed inediti del padre.
Gli scritti di argomento psichiatrico-criminologico costituiscono, inoltre, la base della sua collaborazione all'Archivio di psichiatria e ad altre riviste scientifiche come La Rivista di scienze biologiche e i Quaderni di psichiatria. Pubblicò una quantità sorprendente di contributi scientifici e di recensioni tra cui: Genio e degenerazione (1913), Accuse nuove e antiche contro l'antropologia criminale (1913), Nuove ricerche sui delinquenti (1914), I tribunali nel Belgio e la loro influenza sulla diminuzione della criminalità (1923).