Biografia Per la biografia le fonti principali sono costituite da: Umberto Bellintani, Disegni, Sometti Editore, Mantova ottobre 2000. Interventi di: Mario Artioli, Per i disegni di Berto della Rita, pp. 9–13, Alberto Cappi, Ancora per Umberto Bellintani (poesia), p. 15, Gian Maria Erbesato, Figure senza paesaggio, pp. 16–23, Alessandro Parronchi, Disegni di Bellintani, pp. 25–27, Annarosa Baratta, Biografia, pp. 189–192, Cesare Guerra, Bibliografia, pp. 193–199. Al vento della vita. Carteggio Bellintani-Parronchi (1947-1992), L.S. Olschki Editore, volume 10 della collana Biblioteca Mantovana, Firenze 2011. Epistolario composto da 381 lettere, scambiate fra i due poeti dal 19 agosto 1947 al 29 settembre 1992. Introduzione di Marino Biondi, redatta nel settembre 2004 e approvata da Alessandro Parronchi, pp. I-LVII.

Umberto Bellintani nasce a Gorgo, frazione di San Benedetto Po, provincia di Mantova. Fra il 1932 e il 1937 frequenta a Monza l'ISIA, Istituto Superiore per le Industrie Artistiche. Ha come maestri (oltre a Marino Marini, docente di Plastica Decorativa, con cui si diploma in scultura nel 1937) Arturo Martini, Raffaele De Grada, Pio Semeghini, Giuseppe Pagano (architetto), Edoardo Persico.Saggio introduttivo di Marino Biondi in Al vento della vita. Carteggio Bellintani-Parronchi (1946-1992), p. IX.

Confesserà in più di una lettera all'amico Parronchi che quegli anni furono intensi e pieni di sogni, fra tutti quello di diventare scultore. Purtroppo delle opere eseguite da Bellintani in quel tempo è rimasto pochissimo: una scultura denominata Fanciullo, conservata nella raccolta Collezioni Civiche di proprietà del Comune di Monza e Il legionario, scultura a figura intera, conservata in uno dei chiostri della Società Umanitaria a Milano.Catalogo della Mostra tenuta a Palazzo Te di Mantova, dal 26 settembre 1999 al 16 gennaio 2000, Arte a Mantova 1900-1950, a cura di Zeno Birolli, Electa, Milano 1999.

Richiamato alle armi nel 1940, combatte in Albania e in Grecia. È prigioniero, dal 1943 al 1945, nei campi di lavoro di Görlitz e Dachau in Germania, Thorn e Peterdorf nell'attuale Polonia.Suzana Glavaš, Introduzione a Umberto Bellintani, Se vuoi sapere di me, p. 19.

Alla fine del conflitto, abbandonata la scultura, dapprima insegna disegno presso la Scuola di Arti e Mestieri di San Benedetto, poi è assunto come applicato di segreteria presso la locale Scuola Media. Sposatosi nel 1940 con Eva Pedrazzoli, ha due figli, Marino e Rita.

Il suo esordio poetico avviene nel 1946 quando si colloca al secondo posto ex aequo con Vittorio Sereni al Premio Internazionale "Libera Stampa" (1946-1966) di Lugano e suscita l'interesse da parte della critica più accreditata. Pubblica nove poesie sul Politecnico di Elio Vittorini, due su Paragone di Roberto LonghiParagone, n. 24, 1951., altre su Itinerari. Nel 1953 pubblica la sua prima raccolta di versi Forse un viso tra mille, per la Casa Editrice Vallecchi. Nel 1954, agli Incontri fra generazioni, che avevano sostituito il Premio San Pellegrino, ottiene il Premio Minerva Italica mentre Rocco Scotellaro riceve un premio alla memoria.L'Eco di Bergamo, 16 luglio 1954. Nel 1955 pubblica Paria, Edizioni della Meridiana, a cura di Vittorio Sereni, prefazione di Giansiro Ferrata. Nel 1962 vince il Premio Cervia e ottiene la medaglia d'oro al Premio LericiPea. Nel 1963 pubblica E tu che m'ascolti, per la Casa Editrice Mondadori, nella collana Lo specchio. La raccolta comprende anche la ristampa di Paria.

Dopo aver raggiunto considerevoli consensi, sparisce dalla scena letteraria e per ben 35 anni non pubblica niente altro.

Rilevante fu il rapporto epistolare con don Primo Mazzolari, conterraneo al quale dedicherà alcune poesie.Alberto Gaetano Castrini, Umberto Bellintani ovvero l'essenza delle origini In: L'amore di Silvia, 2024.

In questo arco di tempo, comunque, non cessa mai né di scrivere né di disegnare e intrattiene rapporti epistolari con letterati e poeti. Nel 1983 Alessandro Parronchi lo convince a esporre alla Galleria Pananti di Firenze, dal 18 al 28 giugno, un gruppo di cinquanta disegni. Umberto Bellintani accetta ma ordina poi a Piero Pananti di distruggere i cataloghi: di essi rimane solo una copia.Alessandro Parronchi, Disegni di Bellintani, in Umberto Bellintani, Disegni, p. 25

Nel 1998, poco prima della morte, avvenuta il 7 ottobre 1999, escono due raccolte di poesie: Nella grande pianura, una cinquantina di inediti, riuniti sotto il titolo Un abbaino in piazza Teofilo Folengo, una scelta da Forse un viso tra mille e tutto E tu che mi ascolti, a cura di Maurizio Cucchi, Mondadori Editore; Canto autunnale, quarantacinque componimenti editi e inediti, a cura di Italo Bosetto, per l'Editore Perosini di Verona.

Alcune poesie circolavano già, firmate con vari pseudonimi: Tino di Camaino, Federico Fiume, Berto della Rita.Annarosa Baratta, Biografia, in Umberto Bellintani, Disegni, p. 191. Con quello di Virgilio il Greco, coniato da Suzana GlavašSuzana Glavaš, Se vuoi sapere di me, p. 9., nel 1995 erano apparsi quattro inediti sulla rivista Da qui.Da Qui, Rivista di Letteratura Arte e Società fra le regioni e le culture mediterranee, Laboratorio progetto Poiesis Alberobello, Lecce 1995, ISBN 88-86211-41-4, diretta da Giuseppe Goffredo.

Nel 1999 vince il Premio di Poesia Circe Sabaudia e il Premio Speciale David Maria Turoldo al concorso letterario Renzo Sertoli Salis di cui ha notizia ma che sarà consegnato postumo, il 29 ottobre, alla figlia Rita.

Nel 2000 il Comune di San Benedetto Po dedica al suo nome la Biblioteca Pubblica e istituisce il "Premio Bellintani di San Benedetto Po". Il suo archivio è conservato presso il Centro per gli studi sulla tradizione manoscritta di autori moderni e contemporanei dell’Università di Pavia.

Sempre nel 2000, il Comune di Mantova organizza, a Palazzo Te, una Mostra di suoi disegni e, al Centro Culturale Biblioteca Baratta, un percorso fotografico dal titolo Umberto Bellintani, Luoghi, di Piero Baguzzi.Annarosa Baratta, Biografia, in Umberto Bellintani, Disegni, pp. 189-192; e in Franco Piavoli, Voci nel tempo, pp. 114-115. Nel 2005, dal 6 febbraio al 20 marzo, un'altra mostra "Umberto Bellintani- Disegni" è organizzata da Afro Somenzari alla Galleria Civica d'Arte Contemporanea di Viadana.

Università di Zagabria Negli anni cinquanta, il professor Joja Ricov, un italianista insegnante di croato in due università milanesi, attraverso Salvatore Quasimodo e l'antologia poetica, Poesia Italiana del Dopoguerra, da lui curata e pubblicata nel 1958, conosce la poesia di Bellintani e se ne fa estimatore in patria.

Agli inizi degli anni ottanta, Suzana Glavaš, studentessa di lingua e letteratura italiana dell'Università degli Studi di Zagabria allora, e oggi docente di lingua croata all'Università L'Orientale di Napoli, frequenta le lezioni del professor Mladen MachiedoMladen Machiedo, Umberto Bellintani - otkriće poslijeratne talijanske poezije (Umberto Bellintani - scoperta della poesia italiana del dopoguerra, in Forum, n. 3, Zagreb, marzo 1969, pp. 476-490. e scopre la poesia di Bellintani. Nel 1984 viene di persona in Italia, a Gorgo, a incontrare il poeta perché vuole dedicargli la tesi di dottorato e lui, nel Natale 1986, le invia in regalo un manoscritto con un gruppo di poesie inedite. Nel 1995 la Glavaš discute e pubblica la sua tesi di dottorato, Iskustvo i mit u poeziji Umberta Bellintanija (Esperienza e mito nella poesia di Umberto Bellintani), Zagreb 1995.Suzana Glavaš, Introduzione, in Se vuoi sapere di me, poesie inedite, pp. 9-22.

Nel 2006, pubblica in Italia, col titolo Se vuoi sapere di me, la settantina di poesie inedite regalatele dal poeta, presso la Poiesis Editrice di Alberobello, Bari, e La Mongolfiera Editrice di Cosenza, nella collana Diwan della Poesia, curata dal poeta e critico Giuseppe Goffredo.

Nel 2008 uscirà a Zagabria, a cura della Glavaš, una scelta antologica di poesie di Bellintani da lei tradotte e presentate con testo a fronteUmberto Bellintani, Izabrane pjesme (Poesie Scelte), dvojezicno/testo a fronte, Odabrala, prevela i uredila Suzana Glavaš, Zagreb - Biakova, 2008. ISBN 978-953-6497-47-8 e uno studio sulla poesia Notte Incantata.Suzana Glavaš, Umberto Bellintani e la sua Notte Incantata

Cinema Nel 1996 Franco Piavoli gira il film Voci nel tempo nel quale ottiene la collaborazione di Bellintani che appare in alcune sequenze e, per la pubblicazione della sceneggiatura, invia cinque poesie e un disegno.Franco Piavoli, Voci nel tempo, Novantacinque fotogrammi. Cinque poesie e un disegno di Umberto Bellintani, trascrizione e interpretazione del film da parte di Alberto Cattini, Edizioni del Comune di Mantova 1996.

Nel 2004 il regista realizza Affettuosa presenzaFranco Piavoli, Affettuosa presenza, Zefirofilm, Italia 2004, 65'., un lungometraggio tutto dedicato al poeta, i cui testi sono tratti dalla corrispondenza, allora inedita, fra Umberto Bellintani e l'amico poeta fiorentino Alessandro Parronchi.Franco Piavoli, Affettuosa presenza.

La critica Un raffinato uomo di popolo Nel 1954 Eugenio Montale scrive: "Bellintani, che vive in campagna, è un raffinato uomo di popolo, uno di quei poeti che sembrano essere saltati dalla Bibbia e da Omero ai più astrusi lirici stranieri conosciuti solo attraverso le traduzioni... spesso la poesia si rifugia in uomini come lui, non professionisti, senza le carte in regola."Eugenio Montale,Corriere della sera, 8 settembre 1954, poi in Il secondo mestiere. Prose 1920-1979, a cura di G. Zampa, Tomo I, Mondadori - I Meridiani, Milano 1996. La poesia di Bellintani Nel 1964, il critico letterario Gino Baratta, dopo l'uscita della raccolta E tu che m'ascolti, pubblica sulla rivista Il Portico il saggio Nota sulla poesia di Umberto BellintaniGino Baratta, Nota sulla poesia di Umberto Bellintani in Il Portico, n. 2, settembre 1964, pp. 3-7. e in Pretesti critici (Ricerche sulla letteratura contemporanea), pp. 95-106 e in Il voltafaccia del linguaggio, pp. 159-171.. Nel 1974 ritorna sulla poesia di Bellintani con l'articolo La culla e la morte, pubblicato in occasione dei sessant'anni del poeta.Gino Baratta, La culla e la morte, per i 60 anni di Umberto Bellintani, prima in "Gazzetta di Mantova", 10 maggio 1974, poi in Lo specchio di carta, pp. 103-105.

Dalla sua articolata analisi della poetica di Bellintani, qualche citazione di indicazioni interpretative: "...colpisce anzitutto la sensazione che gli è propria dell'ambigua eredità che l'uomo porta in sé: uomo sì, ma falco e tortora, gorilla e tortora"; "...il senso fraterno dell'essere, coscienza di un unico scorrere di linfa tra pianta, uomo, animale [...] Ha parlato Bellintani di una sua intelligenza fatta di pietà: ebbene è tale pietà che costituisce le istituzioni del suo paesaggio: saranno il campo, la rana, il maggior fiume della patria, la casa, l'arnese.”Gino Baratta, Nota sulla poesia di Umberto Bellintani in Pretesti critici (Ricerche sulla letteratura contemporanea), pp. 95-96. "...il motivo del passato è certamente fra quelli che maggiormente permettono di costruire una linea del mito Bellintani."Gino Baratta, Nota sulla poesia di Umberto Bellintani in Pretesti critici (Ricerche sulla letteratura contemporanea), pp. 96-104.; e nell'articolo La culla e la morte: "...Come l'uomo antico, prima di costruire la vita o la morte, Umberto Bellintani fa un passo indietro per ritrovare nel passato un modello nel quale attingere forza e armi, sicurezza e protezione con cui affrontare il presente. [...] I suoi sono i tratti fisiognomici di un altro tempo, scontrosi e insieme timidi, fatti di terra e di acqua, di radici e di scorza che hanno lavorato nei secoli per indurirsi e resistere."Gino Baratta, La culla e la morte, in Lo specchio di carta, p. 103.