Biografia

Proveniva da famiglia borghese, figlio di Giulio, chirurgo di fama che durante la Repubblica Cisalpina aderì agli ideali patriottici, e di Angelina Jori. Si affermò come uno degli avvocati più stimati del foro piemontese durante il regno di Carlo Alberto.

Conseguita la laurea in giurisprudenza a Pavia, fu allievo di Gian Domenico Romagnosi e venne considerato figura di riferimento dallo stesso conte di Cavour. Ricoprì le cariche di senatore e segretario del Senato, membro del Consiglio di Stato e presidente della sezione “Grazia e Giustizia”.

È ricordato per il suo impegno in campo economico: pur mantenendo un’indipendenza politica, sebbene vicino alle posizioni moderate, sostenne con convinzione il liberoscambismo, che divenne il tratto distintivo della sua attività. Secondo il Giovanetti, molto ascoltato tra i consiglieri di Carlo Alberto, la politica protezionista favoriva accumuli di ricchezza ingiustificata, e per questo motivo al Piemonte serviva una dottrina economica opposta, ossia quel liberismo che, pur con difficoltà, avrebbe preso piede con decisione dopo il 1830.

Tra i suoi contributi principali si ricorda la difesa della libertà d’uso dell’acqua in agricoltura. L’acqua rappresentava un elemento essenziale per accrescere la produttività dei terreni, e perciò la distribuzione irrigua andava regolata in modo equo, stabilendo con precisione la quota che il proprietario doveva cedere all’utilizzatore. Le sue indagini giuridiche riguardarono temi come il diritto di condurre le acque attraverso fondi altrui per irrigare i propri campi, le servitù coatte per realizzare canali di bonifica (come scoli per paludi e acquitrini), la proprietà delle rive, l’impiego delle sorgenti non sfruttate dal proprietario e molti altri aspetti connessi.

Alla sua scomparsa, nel 1849, l’amico Francesco Antonio Bianchini scrisse per lui l’epitaffio.

Opere La sua opera più celebre a livello europeo è il “Du régime des eaux et particulièrement de celles qui servent aux irrigations”, redatto in francese su richiesta dell’ispettore dell’agricoltura di Francia De Mauny de Mornay e pubblicato a Parigi nel 1844. Lo scritto mirava a fare chiarezza nel disordinato panorama normativo dell’epoca, caratterizzato da leggi incomplete, vaghe, ingiuste o contraddittorie. Le sue proposte furono in seguito recepite dal Codice Albertino e accolte con favore dai giuristi europei.

Un altro progetto di rilievo, rimasto incompiuto e mai pubblicato, fu elaborato per lo Zar di Russia: riguardava un piano di irrigazione e bonifica della Crimea.

Del 1845 risale il suo ultimo lavoro sulle acque: in quell’anno il ministro portoghese Josè d’Avila si recò a Novara per chiedergli un parere su un progetto di canale, parallelo al Tago, destinato a irrigazione e navigazione, ottenendo una memoria ricca di osservazioni pratiche.

Altri importanti contributi riguardano: La risicoltura: prese posizione contro l’abolizione delle risaie, accusate da alcuni di diffondere malattie. A suo avviso il riso era sia un alimento prezioso sia una risorsa economica per l’esportazione. Il problema, sosteneva, non era nelle risaie ma nelle condizioni di vita dei contadini: una persona ben nutrita e robusta aveva più resistenza alle malattie di chi era debilitato. Nel trattato *Delle risaie novaresi* (1828 circa), basato anche sulla sua esperienza diretta di proprietario terriero, esponeva con competenza le sue tesi. La gelsibachicoltura e la seta: nel 1834 pubblicò “Della libera estrazione della seta greggia dal Piemonte”, dove sosteneva che per sviluppare l’industria serica fosse necessario permettere ai produttori di bozzoli e ai filatori di esportare liberamente il prodotto, accedendo a mercati più ampi e competitivi. In alternativa all’antico editto del 1751, che proteggeva in maniera eccessiva i tessitori, proponeva l’introduzione di un dazio utile anche a combattere il contrabbando. Il cotonificio: contestò una norma protezionista, la cosiddetta “legge delle cinque miglia”, che vietava la costruzione di cotonifici vicino ai confini. Difese l’imprenditore novarese Picchiottini, proprietario di uno stabilimento posto a ridosso del Ticino: a causa dello spostamento del corso del fiume, lo stabilimento era risultato fuori norma per pochi metri. Le tasse annonarie: nel *Rapporto all’Amministrazione della città di Novara* sostenne che, imponendo calmieri sui prezzi, si abbassava inevitabilmente la qualità dei prodotti alimentari, ostacolando la libera circolazione delle merci. L’istruzione pubblica: si impegnò a favorire l’accesso dei giovani alla scuola, sottraendoli al lavoro in bottega. Con i fondi messi a disposizione dalla Contessa Tornielli Bellini, contribuì alla creazione dell’Istituto d’Arte e Mestieri che porta ancora oggi il suo nome. Il commercio dei grani: fu tra i principali sostenitori della liberalizzazione frumentaria in Piemonte. Nel manoscritto *Il commercio dei grani* illustrava come la concorrenza potesse migliorare la qualità e garantire l’approvvigionamento. In campo giuridico-amministrativo: in età giovanile, durante il periodo napoleonico, pubblicò il *Manuale degli ufficiali dello stato civile*, testo molto apprezzato che gli valse la nomina a sostituto Procuratore a Trento.

La sua raccolta di manoscritti, in gran parte inediti, è oggi conservata presso l’Archivio di Stato di Novara. Le opere a stampa e i contributi storici sulla sua figura si trovano invece alla Biblioteca Civica di Novara e nell’archivio storico dell’Associazione di Irrigazione Est Sesia.

Onorificenze Onorificenze sabaude

Onorificenze straniere

Note

Bibliografia

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