Robinia pseudoacacia L., in italiano robinia o acaciaVocabolari: G. Devoto e G.C. Oli, Vocabolario illustrato della lingua italiana, Milano, 1978 (voci: acacia, robinia) Treccani, voce acacia; vocabolario di Nicolò Tommaseo. Testi storici Andrea Zucchini Sulla coltura e usi dell'acacia o robinia 1800. Riviste specializzate: Patrizio Michelis, Acacie nostrane, acacie ungheresi e altre piante utili alle api, in Vita in campagna, edito da Informatore Agrario, marzo 2005.
Da non confondere con le piante appartenenti al genere Acacia comprendente la comune mimosa, è un albero della famiglia delle Fabacee, dette anche Leguminose, originario dell'America del Nord e largamente naturalizzato in Europa e in altri continenti.
È coltivata in viali, parchi e giardini come specie ornamentale ed è un'importante pianta mellifera: da essa si ottiene il miele di acacia.
Descrizione L'acacia è una pianta con portamento arboreo (alta fino a 25 metri) o arbustivo; spesso ceduata, ha una forte attività riproduttiva agamica, con polloni che spuntano sia dal colletto, sia dalle radici.
La corteccia è di colore marrone chiaro ed è molto rugosa.
Le foglie sono composte, imparipennate, alterne, lunghe fino a 30-35 cm, con 11-21 foglioline ovate a margine intero, di colore verde pallido, glabre, lunghe fino a 6 cm e con apice esile. Le foglioline che compongono la foglia composta sono aperte di giorno, mentre la notte tendono a chiudersi sovrapponendosi.
I fiori sono bianchi o bianco-crema, lunghi circa 2 cm con l'aspetto tipico di quelli delle leguminose. Sono riuniti in grappoli pendenti ed hanno profumo molto gradevole, che si diffonde a centinaia di metri di distanza. La fioritura avviene in Italia tra la fine di aprile e le prime settimane di maggio.Sito dell'Unione Nazionale Associazioni Apicoltori Italiani, articolo Come prevedere la fioritura di acacia e castagno secondo i modelli Iphen
I frutti sono baccelli, prima verdi e poi marroni, lunghi circa 10 cm, deiscenti a maturità.
I rami sono caratterizzati dalla presenza di numerose spine, lunghe e solide sui rami più giovani. Nelle varietà ornamentali le spine possono mancare parzialmente o del tutto.
Distribuzione e habitat Areale originario La specie è originaria dell'America del Nord, precisamente della zona degli Appalachi, dove forma boschi puri.
Arrivo in Europa: il più antico albero di Parigi Sono più di quattrocento anni che l'acacia è presente in Europa: fu importata dall'America del Nord nel 1601 da Jean Robin, farmacista e botanico del re di Francia Enrico IV. L'introduzione avvenne attraverso semi provenienti dagli Appalachi della Virginia, consegnati a Robin dal botanico inglese John Tradescant il Vecchio.
Nel 1601 Jean Robin aveva piantato un esemplare di acacia a Parigi, nell'attuale Place René Viviani, sulla Rive gauche, nei pressi della chiesa di Saint-Julien-le-Pauvre; esso è ancora esistente, anche se danneggiato dai bombardamenti della Prima guerra mondiale, che rovinarono la parte più alta della chioma, e successivamente anche da un fulmine, che ha colpito il tronco. Per questo motivo è stato necessario sostenerlo con tre pilastri in cemento. Ciononostante è vigoroso e continua a fiorire ogni primavera, da oltre quattrocento anni. Dei più di 370.000 alberi dei viali e parchi parigini quest'esemplare è comunemente considerato il più antico, oltre ad essere l'acacia più longeva d'Europa. È presente nell'elenco ufficiale degli "alberi notevoli di Francia" (Arbres remarquables de France) ed ha una circonferenza di circa 3,90 metriRobert Bourdu, Arbres de mémoire: Arbres remarquables en France (pagina 23), edizioni Actes Sud, 1998..
Nello stesso anno, Jean Robin piantò un altro esemplare di acacia nel suo giardino, sempre a Parigi, in Place Dauphine. Ora quest'albero non è più esistente, ma suo figlio Vespasien Robin, nel 1636, ne trapiantò un pollone al Jardin des Plantes, l'orto botanico di Parigi, allora noto come Jardin du Roi. Da quell'esemplare nacquero vari polloni, ora alberi, ancora esistenti e considerati una delle attrazioni dell'orto botanico parigino, anche perché l'acacia è normalmente una specie poco longeva al di fuori del suo areale.
C'è chi sostiene che il primo esemplare piantato a Parigi sia quello del Jardin des Plantes e non l'albero di piazza VivianiCarlo Vidano, La robinia per l'agricoltura, in Apicoltura moderna, n°77 del 1986, consultabile alla pagina: Articolo di Vidano.
Linneo, il grande naturalista a cui si devono i nomi scientifici di migliaia di piante, vide questo esemplare e denominò la specie Robinia pseudoacacia, istituendo il genere RobiniaA. Fiori, Nuova flora analitica d'Italia, volume 1, Edagricole, Bologna, il cui nome fu coniato per ricordare quello di Jean Robin, che aveva introdotto l'albero in Europa.
Distribuzione nel vecchio continente Dopo l'arrivo nel vecchio continente si diffuse spontaneamente negli ambienti più disparati, ed è ora naturalizzata in gran parte dell'Europa centrale, dal sud dell'Inghilterra e della Svezia, fino alla Grecia, Spagna e Cipro. È particolarmente diffusa in Francia, Germania, Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo, Svizzera, Austria, Ungheria, Italia, Slovenia. È naturalizzata anche in Turchia e Israele, nonché in Australia e Nuova Zelanda. Viene diffusamente coltivata in piantagioni da legno in vari paesi europei (Ungheria: 270.000 ettari; Francia: 100.000 ettari) ed extraeuropei (Cina: 1 milione di ettari; Corea del Sud: 270.000 ettari). È diffusa anche in Africa.
Introduzione in Italia In Italia la robinia è stata introdotta nel 1662 nell'Orto botanico di PadovaPignatti Flora d'Italia, volume 1, Edagricole Bologna 1982, ossia appena sessanta anni dopo la sua introduzione in Europa per opera del botanico del re di Francia Enrico IV, Jean Robin. Da questo esemplare, nel 1750 furono tratti i semi utilizzati per introdurre la specie in Germania, secondo le intenzioni dell'imperatrice Maria Teresa d'Austria. Nell'Italia nord-occidentale giunse nel 1785, quando una robinia fu piantumata all'interno dell'Orto Botanico di Pavia. Nel 1788, un esemplare derivante da un seme dell'albero padovano fu introdotto nell'orto botanico dell'Arcispedale di Santa Maria Nova di Firenze, successivamente trapiantato in quello del Giardino dei Semplici. Autore di questa introduzione in Toscana fu Ottaviano Targioni-TozzettiAntonio Targioni-Tozzetti, Cenni storici sulla introduzione di varie piante nell'agricoltura ed orticoltura toscana, Tipografia Galileiana di M. Cellini e C., 1853 (consultabile su Google libri a pagina 247).
La robinia era la pianta prediletta da Alessandro Manzoni, che fece piantare nel giardino della sua villa di Brusuglio in Brianza, e consigliò per il rimboschimento e il consolidamento dei terreni collinari soggetti ad erosione.
L'acacia è ora presente praticamente ovunque, in particolare in Piemonte (dove i boschi puri e misti di robinia coprono una superficie di circa 85.000 ettari), in Lombardia, in Veneto e in Toscana (ove si trovano cedui molto produttivi).
Ecologia La robinia o acacia è una pianta eliofila, che non si rinnova facilmente sotto copertura di altri alberi, neanche se parziale; trova l'ottimo nei suoli sciolti e ben drenati, anche poveri di nutrienti ed a reazione subacida, mal si adatta ai terreni molto argillosi. In Italia è presente dal livello del mare fino a circa 1000 m di quota nel centro nord e fino a 1600 m nel meridione.
Come tutte le leguminose, è in simbiosi radicale con microrganismi azotofissatori e quindi arricchisce il suolo di azoto, importante elemento nutriente. Nel complesso, la robinia è una specie pioniera, che al di fuori del suo areale di vegetazione naturale presenta una limitata longevità (60-70 anni) e quindi nelle zone più fertili è specie transitoria che può essere gradualmente sostituita da altre specie più longeve.
Gli oltre tre secoli di presenza in Italia hanno di fatto inserito questa specie in diversi cicli ecologici, essendo la sua diffusione limitata da: Eulecanium corni; Cossus cossus, il rodilegno rosso Parectopa robiniella e Phiylonorycter, che allo stadio larvale sono minatori fogliari; Aphis craccivora afide che si trova nelle sue foglie e nei suoi germogli; Armillaria mellea, fungo; Obolodiplosis robiniae, apparso nel 2003 in Veneto, dittero cecidomide parassita specifico della robinia; nel 2004 questa specie si è diffusa anche in Pianura Padana.
In alcuni ambienti, specie quelli degradati dall'uomo, questa pianta si comporta come specie invasiva; ha un'alta velocità di crescita, soprattutto se ceduata: i ricacci (polloni), che fuoriescono sia dalla ceppaia che dal suo esteso apparato radicale, crescono con rapidità; per questo motivo spesso compete vittoriosamente con specie autoctone di crescita più lenta. Inoltre, la sua estrema adattabilità la fa trovare a suo agio dai litorali ai 1000 metri di quota delle ombrose valli submontane. La conseguenza è la formazione di boschi con una ridotta varietà di specie arboree, un minor numero di esemplari di specie arboree autoctone e una scarsità di flora nemorale e di funghi; in Italia il problema è presente soprattutto in pianura Padana e in alcune valli prealpine e appenninicheGiacomini La Flora Edizioni TCI. 1958 (pagina 129) riporta al proposito una osservazione del Banti, fatta ancora negli anni cinquanta: "...uno sguardo alla distribuzione attuale della Robinia mostra i robinieti come una marea che, salendo dalla valle del Po, si frange contro le falde montane.". Naturalmente, le robinie usate come ornamentali nei centri urbani non costituiscono alcun problema.
La robinia come risorsa La rapida diffusione di questa specie è stata inizialmente favorita dall'uomo, che la apprezza non solo per il legno, ma anche come pianta mellifera e come specie ornamentale; ciò a motivo delle sue numerose qualità: la resistenza a condizioni avverse, l'abbondante e profumata fioritura e la velocità di crescitaFranco Giorgetta, Elogio della robinia', conservazione e metamorfosi del giardino, in Strumento bibliografico sulla cultura dei giardini, di Uwe Schneider, Gert Gröning Wernersche, 2009 (pagine 167-169).
La robinia è stata scelta come Albero dell'anno del 2020 in Germania Die Gewöhnliche Robinie (Robinia pseudoacacia) Baum des Jahres 2020 ("La robinia albero dell'anno 2020) Schön und ungewöhnlich ("Bella e insolita").
Varietà ornamentali
Esistono della robinia numerose varietà ornamentali, caratterizzate dalla particolare forma del fusto e della chioma o dall'assenza di spine, o dall'abbondante e profumata fioritura primaverile e dall'eccezionale resistenza alle condizioni più avverse; si riportano nell'elenco sottostante le più usate nei giardini e nei viali italianiL'elenco è tratto dalle seguenti fonti:
Don Burke, The Complete Burke's Backyard (pagina 286), consultabile su Goolge libri alla pagina ; Alessandro Chiusoli, Progetto giardino, BeMa, 1989; Essenze arboree usate nei giardini e nei viali di Roma Guida pratica agli alberi e arbusti in Italia, Selezione dal reader digest, 1984 (scheda Robinia pseudoacacia). Robinia pseudoacacia var. myrtifolia. Ha le foglie più piccole dell'acacia comune e, al contrario di essa, cresce molto modestamente: l'altezza dopo 10 anni è di soli 4 m.