Con l'espressione Francescanesimo spirituale si possono intendere due fenomeni, distinti ma collegati tra loro, della storia dei primi due secoli del movimento francescano: un Francescanesimo spirituale in riferimento ad una corrente ampia e diversificata, già individuabile persino negli anni in cui Francesco d'Assisi era in vita o Spirituali francescani come movimento ben preciso che sorse a metà degli anni settanta del XIII secolo e durò una cinquantina d'anni.Sulla distinzione tra una "tradizione spirituale" del francescanesimo (terminologia moderna), che esaltava la povertà radicale, e i frati che effettivamente vennero denominati "gli Spirituali", ma anche sui legami tra questi due fenomeni, si veda: Grado Giovanni Merlo. Nel nome di san Francesco: Storia dei frati Minori e del francescanesimo sino agli inizi del XVI secolo. Padova: Editrici Francescane, 2003. 232-251.

Francescanesimo spirituale Il Francescanesimo spirituale dei primi tempi indica l’insieme di idee e modi di vivere che Francesco d’Assisi e i suoi compagni adottavano prima che l’Ordine diventasse più grande e organizzato. In quel periodo la povertà veniva vissuta in modo molto diretto e semplice, senza regole complicate o strutture precise, e tutto si basava più che altro sul carisma di Francesco stesso . La piccola fraternità non aveva sicurezza materiali né piani per il futuro, e questo funzionava solo perché erano pochi e molto uniti . Con l’arrivo di nuove persone, spesso più istruite e con esperienze nella Chiesa ufficiale, questo modo di vita cominciò a diventare più difficile da mantenere .

Spirituali francescani Dopo la morte di Francesco i contrasti interni si fecero più evidenti, in particolare sul modo di seguire la Regola. Il Testamento, scritto da Francesco negli ultimi giorni, chiedeva una fedeltà letterale, ma fu presto dichiarato non vincolante, cosa che aprì la strada a modifiche e adattamenti che per qualcuno erano necessari e per altri invece un tradimento . Per difendere l’ideale originale nacque così il gruppo degli Spirituali, che insistevano su una povertà assoluta e non volevano accettare le soluzioni pratiche introdotte negli anni successivi

Gli Spirituali francescani non erano una semplice continuazione degli inizi, ma un movimento dentro un Ordine ormai molto più grosso e gerarchico. Essi interpretavano la Regola in modo molto stretto, vedevano ogni concessione come una perdita d’identità e quindi si opponevano a chi cercava compromessi per far funzionare la struttura dell’Ordine nel mondo reale . Con il passare del tempo, alcuni di loro svilupparono anche idee teologiche più complesse, influenzate da correnti profetiche e apocalittiche che leggevano la storia dell’Ordine come parte di un disegno più ampio .

La differenza principale tra i due momenti, in sostanza, sta nel fatto che nel primo Francescanesimo la povertà era una vita quotidiana condivisa e immediata, mentre negli Spirituali diventò un principio da difendere con forza in mezzo a tensioni, discussioni e perfino scontri aperti con l’autorità dell’Ordine e della Chiesa. Nel Trecento questo portò anche a condanne e persecuzioni, segno di quanto la situazione si fosse ormai irrigidita rispetto alla semplicità degli inizi .

Dissidenza francescana prima degli Spirituali

Una corrente di sostenitori della povertà assoluta (frati che, infatti, erano spesso chiamati Zeloti, o Zelanti) era già viva alla morte di san Francesco. Alcuni frati, infatti, in contrapposizione con l'ala meno rigorista dell'Ordine (che spesso veniva chiamata semplicemente la Comunità), volevano mantenersi strettamente fedeli all'esempio di san Francesco, vivendo in assoluta povertà (sia come singoli, sia come conventi, sia come Ordine) e rinunciando ad ogni privilegio, soprattutto alle dispense, spesso concesse dal Papa, all'osservanza letterale della Regola.

Verso la metà del XIII secolo, alcuni di questi francescani più rigoristi (rimasti tuttora anonimi) scoprirono una singolare coincidenza tra le loro aspirazioni e le attese apocalittiche di Gioacchino da Fiore, che preannunciava l'avvento di un'era in cui lo Spirito Santo avrebbe guidato l'umanità e rivelato il senso più profondo delle Scritture, al di là della loro interpretazione letterale. Secondo Gioacchino, nell'età dello Spirito sarebbe nata una Chiesa priva di gerarchia e guidata da "uomini spirituali": quei Francescani si riconobbero negli "uomini spirituali" attesi dall'abate di Fiore, e cominciarono anche a produrre o rielaborare opere dai toni profetizzanti che attribuirono, o in certa misura ricondussero, allo stesso Gioacchino (Commento al profeta Geremia, Liber de Flore,Secondo il Liber de Flore si erano profilati quattro orientamenti all'interno dell'Ordine Francescano: gli "eletti", cioè i rigoristi impegnati nella severa osservanza della Regola dei Frati minori, schieramento in cui l'anonimo autore si riconosceva; i loro nemici e persecutori, cioè il governo lassista dell'Ordine e la maggioranza che assentiva ai suoi orientamenti; quanti non presero parte al confronto, perché preoccupati solo dei propri desideri; e quelli che non parteggiavano né per i primi né per i secondi, assistendo senza prendere posizione al montare dei conflitti. (Cfr. H. Grundmann, "Liber de Flore: Eine Schrift der Franziskaner-Spiritualen aus dem Anfang des 14. Jahrhunderts" in: Idem, Ausgewälte Aufsätze, II, Stuttgart: Hiersemann, 1977, pp. 122-123; G. L. Potestà, "Federico III d'Aragona re di Sicilia nelle attese apocalittiche di Dolcino" in: A. Rotondo ed., Studia humanitatis: Saggi in onore di Roberto Osculati, Roma: Viella, 2011, pp. 237-238) ecc.). Vale la pena di ricordare che la figura di Gioacchino da Fiore continuò ad alimentare per tutto il corso del medioevo e dell'età moderna aspettative di un imminente cambiamento nella sfera ecclesiologica e pertanto sociale che, in alcuni casi, sfociò in movimenti condannati quali eretici (vedi, ad esempio, Gerardo di Borgo San Donnino e lo scandalo dell'Evangelo eterno).

Il divieto emesso dal II Concilio di Lione (1274) di dare vita a nuove congregazioni religiose rispetto a quelle già autorizzate dal Lateranense IV colpì movimenti ancora fluidi e in attesa di approvazione ecclesiastica, variamente legati ad aspirazioni di vita povera e radicalmente evangelica: fra gli altri, i Saccati in Occitania, gli Apostoli in Italia centro-settentrionale, nonché settori rigoristi dei Francescani, primi nuclei della dissidenza degli Spirituali e dei Fraticelli consolidatisi nei decenni successivi. Il loro rifiuto di allinearsi alle disposizioni conciliari (rientrando o rimanendo sotto la disciplina di un Ordine già esistente) fece sì che nei loro confronti si attuassero procedure repressive, culminate nel carcere a vita e poi nel rogo per Gherardo Segarelli e in una carcerazione ultradecennale per gli esponenti più in vista dei rigoristi francescani.G.L. Potestà, "Federico III d'Aragona...", op. cit., p. 231.

Nascita del movimento degli Spirituali

La questione degli Spirituali comincia a delinearsi esplicitamente nel Capitolo generale del 1282 (convocato a Strasburgo). Il Capitolo affida a sette maestri dell'Università di Parigi (tra i quali i futuri ministri generali Arlotto da Prato e Giovanni Minio da Morrovalle) l'esame delle opinioni di Pietro di Giovanni Olivi. Questo esame sfocerà nella condanna di trentaquattro proposizioni dell'Olivi in materia di "uso povero dei beni materiali" (usus pauper): un memoriale con l'elenco di queste proposizioni è mandato a tutti i conventi di Provenza, e in un documento (Littera septem sigillorum) vengono enunciate ventidue affermazioni che Olivi deve sottoscrivere in segno di ritrattazione. Olivi inizialmente accetta di sottomettersi, anche se in seguito affermerà di essere stato costretto senza che gli fosse data la possibilità di sostenere le proprie ragioni. Il successivo capitolo di Milano (1285) proibirà a tutti i frati la lettura delle opere di Olivi.

Alla fine del XIII secolo e nei primi anni del XIV secolo, il movimento in cui i dissidenti francescani si organizzano comincia ad assumere vaste proporzioni.

Essi trovano una certa protezione soprattutto da parte di alcuni re e persino alcuni cardinali (ad esempio Napoleone Orsini), anche se normalmente continueranno ad essere osteggiati dalla maggior parte dei frati e da quasi tutti i papi dell'epoca.

Si verificò però una significativa eccezione: il papa Celestino V concesse ai seguaci di Angelo Clareno l'indipendenza dal resto dell'Ordine (indipendenza poi annullata dal successore Bonifacio VIII). Ma eccezione fu, in parte, anche papa Clemente V, che inizialmente studiò delle soluzioni per recepire le istanze degli Spirituali.

Il Capitolo elettivo di Anagni (maggio 1296) fu poco più che una finzione giuridica, per confermare la rinuncia forzata da parte del ministro generale Raimondo Gaufridi, un occitano che sicuramente nutriva una certa ammirazione per gli Spirituali legati ad Olivi, e la nomina di Giovani da Morrovalle, fermamente voluta da Bonifacio VIII. Il problema degli Spirituali entrava così nel vivo. Se Celestino V aveva concesso al gruppo di Liberato e Clareno la possibilità di uscire dall'Ordine, Bonifacio VIII, subito dopo la sua elezione, annullò la concessione del suo predecessore.

Apice del movimento e sua successiva repressione: i Fraticelli

Poco dopo la sua elezione (1305), papa Clemente V istituì una commissione cardinalizia, che si riuniva nell'abbazia di Notre-Dame du Groseau, presso Malaucène, con l'incarico di esaminare la situazione dell'Ordine francescano e proporre soluzioni per le divisioni interne che ormai si stavano trasformando in aperti contrasti e sembravano preludere ad una spaccatura definitiva dell'Ordine.

Il nuovo ministro generale, Gonzalve de Balboa, in una circolare inviata alla fine del 1309, aveva ordinato che tutte le rendite e i beni immobili detenuti dai frati fossero espropriati. Nell'aprile dello stesso anno papa Clemente V aveva pubblicato la lettera bollata Dudum ad apostolatus, che tra l'altro tutelava gli Spirituali.

Spinti dalla necessità di mostrare una vera intenzione di riforma a proposito della povertà, i membri del Capitolo di Padova (giugno 1310) presero decisioni molto forti: confermarono alcune riforme interne già avviate in passato, rendendole anzi ancora più severe, ordinarono che ai frati venissero espropriati tutti gli oggetti superflui o preziosi: vesti raffinate, libri, utensili, opere d'arte.Durante questo capitolo vengono anche promulgate nuove costituzioni, in cui il tema della povertà è particolarmente sottolineato. Cfr. Cesare Cenci, Le Costituzioni Padovane del 1310, in L'Ordine francescano e il diritto, testi legislativi dei secoli XIII-XV, Goldbach: Keip Verlag, 1998, pp. 187*-270*.

La preoccupazione principale di Clemente V, comunque, restava la tutela dell'unità dell'Ordine, e soprattutto dopo il Concilio di Vienne (1311-1312) egli mostrò di non volere accogliere le istanze degli Spirituali: Ubertino e Angelo Clareno, considerando ormai irreparabile la corruzione della maggior parte dell'Ordine, chiedevano che gli Spirituali potessero formare un Ordine a parte, ma anche il papa (come ovviamente i superiori francescani) rifiutava di dar seguito a questa richiesta.Il 21 maggio 1313 è lo stesso papa Clemente V a scrivere al Capitolo generale di Barcellona, raccomandando ai frati di conformarsi alla Regola e alla decretale Exivi de Paradiso emessa un anno prima, e di eleggere come ministro generale un religioso “preoccupato solo di salvaguardare l'unità dell'Ordine”.

Da questo momento gli Spirituali furono perseguitati apertamente dai loro superiori locali, e si ritrovarono sempre più ai margini dell'Ordine. Gli Spirituali di Provenza scrissero una lettera al Capitolo generale di Napoli (maggio-giugno 1316) in cui esponevano la loro situazione, ma il presidente dell'assemblea (il provinciale della Terra di Lavoro) si rifiutò anche solo di leggere il loro appello.