Cavenago di Brianza (Cavenagh in dialetto brianzolo, e semplicemente Cavenago fino al 1863) è un comune italiano di abitanti della provincia di Monza e della Brianza in Lombardia. Fa parte del territorio del Vimercatese.

Geografia fisica Cavenago si trova a nella bassa Brianza orientale.

Cavenago di Brianza confina a nord con Ornago, ad est con Basiano, a sud-est con Cambiago, ad ovest con Omate (frazione di Agrate Brianza) e a nord-ovest con Burago di Molgora.

Origini del nome Il nome Cavanacum o Cavenagum sembra che derivi da Cà venationis, in riferimento alla selvaggina presente nei boschi oppure, in un'altra versione, da Cà vinationis in riferimento ai vigneti citati anche dal poeta milanese Carlo Porta.

La località, in alcuni documenti, è chiamata anche Castrum o Castellum (del quale non rimane traccia) in riferimento alle difese delle incursioni armate di Federico Barbarossa.

Nel 1863 al nome "Cavenago" venne aggiunto il suffisso "di Brianza" per distinguerlo dal comune di Cavenago d'Adda.

Storia

Storia antica L'originario nucleo abitativo di Cavenago si costituì probabilmente in epoca romana, ma il suffisso -Ago fa presuppore anche a una precedente presenza celtica.

In epoca romana il comune di Caponago allora chiamato Caponiacum e successivamente Capunaco era una frazione (vicus) appartenente al comune (pagus) di Cavenago Brianza.

Prime citazioni Il più antico documento che attesta l'esistenza di Cavenago è un "Istrumentum" redatto dal notaio "Gervasus" il 3 Dicembre 873. In questo atto viene registrato l'acquisto effettuato dall'Arcivescovo di Milano, Ansperto degli Albizzi di Biassono, di alcune proprietà, precisamente case e terreni, ubicati "in loco et fundo Cavanacum", che precedentemente appartenevano ad Attone da Canomalo e a sua moglie Adeltruda e Desigelinda di Sauriate.

I nomi longobardi menzionati in questo documento indicano come l'invasione longobarda e la successiva conquista franca abbiano alterato la precedente struttura di proprietà indigene.

Questo viene confermato anche in un successivo atto datato 26 Febbraio 876 dove Cavenago viene descritta come una "Corte regia" sottoposta all'autorità dei Conti di Pavia, con il nome "Curtis de Cavanaco". Questo secondo documento è un "Diploma imperiale" con cui l'Imperatore Carlo il Calvo cedeva parte delle terre appartenenti ai conti pavesi all'Arcivescovo Ansperto.

Questo gesto rappresentava un ringraziamento per il suo contributo all'incoronazione di Carlo il Calvo a Pavia e, di conseguenza, Cavenago divenne una delle sue proprietà feudali insieme a Ornago e Vimercate.

Tre anni più tardi, l'arcivescovo destinò alcune di queste proprietà all'ospedale e al monastero collegato alla chiesa di San Satiro a Milano. In seguito alla chiusura di queste istituzioni, le proprietà passarono interamente al monastero di Sant'Ambrogio che già ne avevano ricevuto il patronaggio. Successivamente, rientrarono sotto la giurisdizione della Pieve di Vimercate.

Nel corso del XIII secolo, il "Liber Notitiae Sanctorum Mediolani" fa menzione di due chiese nel territorio di Cavenago: San Giulio e Santa Maria. Attualmente, queste chiese sono identificabili rispettivamente come la Parrocchia di San Giulio e la chiesa di Santa Maria in campo.

I Conti Rasini La famiglia Rasini trova menzione nel libro "Le grandi famiglie di Milano," opera di Matteo Turconi Sormani. Le radici di questa casata lombarda affondano nel XIV secolo, con l'ascesa di Carlo Guglielmo, notaio documentato nel 1337, le cui attività si estendono tra Busto Arsizio e Gallarate. Tuttavia, è Marc' Antonio Rasini a emergere come figura di spicco, celebre per aver diretto la costruzione della sontuosa villa di Cavenago e aver ottenuto nel 1573 il titolo di conte di Castelnovetto nel Pavese.

L'impegno dei Rasini in investimenti fondiari si dimostra considerevole, tanto che nel 1558 le loro proprietà includono un totale di 7.603 pertiche.

Il matrimonio di Marc' Antonio Rasini con Costanza Borromeo, figlia del conte Filippo, seguito da un secondo matrimonio con Claudia Visconti Borromeo, figlia di Fabio e imparentata con San Carlo Borromeo, amplifica il prestigio della famiglia, creando ponti con le due più influenti casate storiche milanesi.

L'insediamento dei conti Rasini a Cavenago è quindi riscontrabile sin dai censimenti catastali del XVI secolo, che attestano il Conte Marc' Antonio Rasini quale possessore di diverse pertiche di terreno.

Questi terreni variano tra "Bosco," "Arativo," "Avidato," "Brughiera" e "Arativo Incolto." Le evidenze sono avvalorate da un documento datato 8 ottobre 1558, in cui il tutore del conte valuta le sue proprietà.

Un documento catastale alla fine del XVI secolo riporta la voce "Sito et horto: Pertiche 35" nell'elenco dei possedimenti di Marc' Antonio Rasini, verosimilmente indicando un edificio di rilievo, circondato da terreno adatto a giardino o orto.

La villa attuale di Cavenago, edificata nel XVI secolo, sorse forse proprio a partire da questo edificio. Questo modello di sviluppo era una pratica in voga tra le famiglie nobili milanesi, le quali erigevano ville di campagna presso le loro tenute nelle quali passavano poi periodi di villeggiatura più o meno lunghi. L'architetto Martino Bassi, celebre anche per la cupola della Basilica di San Lorenzo a Milano e ville simili in Francia, sembra averne guidato la progettazione.

Con il passare dei secoli, la villa ha subito varie trasformazioni, preservando comunque l'essenza del progetto originario. Divenne inoltre la dimora preferita di Claudia Visconti Borromeo, destinandole cure e decorazioni speciali.

Tra la fine del XVI e gli inizi del XVII secolo, la villa è stata arricchita da numerose decorazioni. Si presume che Carlo Antonio Procaccini, pittore di origine bolognese trapiantato a Milano da San Carlo Borromeo, abbia guidato questi interventi, i quali presentano somiglianze con le decorazioni del Palazzo Arese Borromeo di Cesano Maderno, un'altra residenza arricchita da Procaccini.

Le decorazioni raffigurano paesaggi e nature morte in stile fiammingo, richiamando gli artisti Pieter Bruegel il Vecchio e Paul Bril.

La linea ereditaria dei Rasini è stata influenzata da rigide norme di successione, che causarono l'estinzione della famiglia agli inizi del XIX secolo. Questa norma prevedeva l'assegnazione di tutta l'eredità al primogenito maschio, ma verso la fine del XVIII secolo nacquero solo eredi femminili e questo portò alla frammentazione dell'eredità. Il declino della famiglia coincise con il progressivo deterioramento della villa, passata successivamente ai Marcacci, ai Morettini e ai Ponzoni. Questi ultimi, con Maria, riuscirono a ridare splendore alla villa all'inizio del XX secolo, aprendola alla nobiltà milanese attraverso attività sociali.

Nel 1927, dopo vari passaggi di proprietà, danni e alterazioni a causa di speculazioni e frammentazioni, la villa venne acquisita dal Comune di Cavenago. Durante questo periodo l'altezza dei soffitti fu ridotta, forse per ridurre i costi di riscaldamento. Tuttavia questo abbassamento permise fortunosamente di preservare la parte alta degli affreschi, incorporati nella porzione nascosta del soffitto ribassato.

In seguito, il piano nobile della villa è stato adibito a vari scopi: Inizialmente, è stato prima trasformato per ospitare aule scolastiche, poi è stato destinato in parte alle abitazioni del segretario comunale e del vigile urbano. Solo negli anni '90, il Comune ha deciso di utilizzare la villa per i propri uffici, compiendo un'estesa opera di restauro che ha consentito il recupero degli importanti affreschi seicenteschi.

Storia recente XX secolo

La popolazione cavenaghese La comunità locale, a inizio ‘900, era caratterizzata per buona parte da famiglie numerose di tipo patriarcale ed esse si distinguevano, probabilmente per distinguere alcune famiglie con cognomi uguali da altre, oltre che per i cognomi anche con nomignoli o con deformazioni dialettali degli stessi cognomi come, per esempio:

I Basaneula (Besana), i Frigèe (Frigerio), i Fumagai (Fumagalli)

Altri invece probabilmente per i luoghi originari di provenienza: I Bernarecc (Sala), i Buragon (Tresoldi), i Gesaa (Brambilla), i Piemuntes (Sala)

Altri ancora per motivi o situazioni diverse per esempio: I Beous (Mauri), i Camàr (Brambilla), i Caàa (Vergani), i Door (Fumagalli), i Fa-Màa (Giambelli), i Farina (Stucchi), i Uss (Erba), i Gutard (Barteselli), i Maister (Fumagalli), i Muleta (Frigerio), i Pretacc (Fumagalli) e molti altri.

Queste famiglie vivevano in corti rurali che poi prendevano il nome dalla famiglia più importante che vi abitava o a una o più persone specifiche, per esempio “La curt di Fa-Màa” che appunto sarebbe stata la corte abitata dalla famiglia Giambelli, o ancora “La curt dal Checu e dal Lurenz”

Queste corti sono tuttora in uso, seppur raramente dalle stesse famiglie che le abitavano nel ‘900, e negli ultimi anni il comune di Cavenago le ha insignite di targhe contenenti il nome storico con cui venivano chiamate

L’industria cavenaghese All'inizio del ‘900 l’economia cavenaghese era legata per la maggior parte alla gelsicoltura, le cui origini risalgono al XVI secolo con Ludovico il Moro, e alla ditte di tessitura della seta che iniziarono ad aprire tra il 1800 e il 1900.

Le tre ditte principale che si occupavano di questo settore furono la “Tessitura Paroli”, la “Tessitoria Borioli” e la “Schmid”

Tra queste la più importante era la Schmid, fondata prima degli anni venti da Christian Schmid, un giovane proveniente dal Canton Grigioni. Essa aveva due stabilimenti, uno a Cavenago l'altro a Cassolnovo, in provincia di Pavia, ma aveva la sua sede a Milano.

Le sete più celebri prodotte a Cavenago sono le stoffe usate per ricoprire nella loro interezza i palchi e le pareti del teatro alla Scala di Milano, che andarono a sostituire quelle danneggiate dopo i bombardamenti alleati subìti durante la seconda guerra mondiale, ed il prezioso Manto della Regina, donato ad Elena del Montenegro che, prima di una visita al sanatorio di Ornago, transitò in paese.

Altre ditte importanti furono il Salumificio Mauri, i cui proprietari durante la seconda guerra mondiale supportarono ampiamente la resistenza, la produttrice di giocattoli A.R.C.O - F.A.L.C., la produttrice di medicinali Miles, poi diventata Bayer, la produttrice di elettronica Siemens, costruita sui terreni precedentemente appartenuti alla Cascina Morettini e chiusa nel 2006, e la produttrice di vernici Herberts, acquisita prima dalla DuPont negli anni ‘90 e attualmente nota come Axalta.

Gli anni del fascismo La presenza fascista a Cavenago non tardò a mancare e ad intervenire su quelli che dal partito erano visti come circoli sovversivi o comunque non in linea con le prospettive fasciste. Un esempio di questo è ricavabile dalla testimonianza di Mario Fumagalli, partigiano che nel libro “Ricordi partigiani” scrive:

Fascismo e azione cattolica Il gruppo “Azione cattolica” a Cavenago di Brianza ebbe origine solamente successivamente alla nascita del fascismo, nel 1921, infatti una foto del 1923 mostra un gruppo degli iscritti, sia Juniores che Seniores, dell’Unione Giovani Cattolici San Tarcisio di Cavenago, con labaro e bandiera datata 1921.

Dieci anni più tardi, con il progressivo aumento delle tensioni e dell'animosità fra chiesa e partito fascista si assiste anche a un tentativo da parte dei carabinieri di requisire le bandiere e i vessilli delle unioni e delle organizzazioni cattoliche, come possiamo notare in una testimonianza di Don Natale Motta:

La colonia Elioterapica A partire dalla seconda metà degli anni Trenta, il Fascio locale in collaborazione con il comune, iniziò a organizzare nei cortili e nei locali al piano terra di Palazzo Rasini una “Colonia elioterapica” che veniva popolarmente chiamata “La doccia”. Ad essa erano ammesse le bambine i bambini di età inferiore ai cinque anni.