Saggio sulla libertàSaggio sulla libertà in formato PDF. è la traduzione italiana di On liberty di John Stuart Mill.La versione edita da Il Saggiatore nel 1981 contiene una prefazione di Giulio Giorello e Marco Mondadori. La prima edizione italiana, tuttavia, fu edita da Piero Gobetti nel 1925, con prefazione di Giulio Einaudi, con il titolo "La libertà"..
È uno dei saggi più celebri dell'autore, pubblicato nel 1859, in cui la sua concezione etica dell'utilitarismo viene applicata all'individuo e alla società. Nel tentativo di stabilire un principio saldo sulla relazione tra autorità e libertà, Mill attribuisce all'individuo la libertà di fare tutto quel che vuole o può, a patto di non danneggiare un altro individuo, e cioè a patto di non recare danno alla società; questa ha infatti il diritto di difendersi nel momento in cui la associazione che la costituisce venga messa in pericolo.
Mill critica gli errori dei precedenti tentativi compiuti per difendere l'individualità, come ad esempio il ricorso ad ideali democratici, che si risolve sempre, secondo l'autore, in una mera “tirannia della maggioranza”. Promotore di un “governo di tutti per tutti”, l'autore delinea un'idea di Stato che dovrebbe limitare il meno possibile la libertà degli individui, enfatizzando l'importanza dell'individualità come condizione essenziale per il godimento dei piaceri più elevati (in linea con la gerarchizzazione qualitativa propria del suo utilitarismo). Sottolinea inoltre l'importanza del confronto dialettico nella formazione di un'opinione, di cui il legittimo e insindacabile fondamento si raggiunge unicamente con la piena conoscenza di ciò che afferma l'opposto. Ne deriva che nessuna opinione, vera o falsa che sia, anche quando sia considerata scorretta dalla società, può essere soffocata dall'autorità.
L'opera si presenta quindi come una difesa della diversità e della libertà di opinioni, contro l'unanimità e il conformismo, prevedendo per ognuno libertà di coscienza, pensiero ed espressione, libertà di perseguire la felicità e libertà di associarsi. Per questo motivo il libro è considerato un classico del pensiero liberale.
Composizione Secondo l'Autobiografia di Mill, l'opera fu inizialmente concepita nel 1854 come un saggio breve. A seguito però dello sviluppo di nuove idee, il saggio venne ampliato, riscritto e corretto dallo scrittore e da sua moglie, Harriet Taylor. Preceduti da un periodo di forte depressione dell'autore, l'incontro e il successivo matrimonio con Harriet lo portarono ad un sostanziale cambiamento di opinione sulla morale e i diritti delle donne. Riferendosi alla moglie, Mill afferma che “di tutto ciò che porta il mio nome, questa è stata l'opera la cui produzione ha visto la nostra più grande collaborazione”. La stesura finale era stata quasi completata quando Harriet si spense improvvisamente nel 1858.Mill "Autobiografia" 1873Wilson 2007, section: Life Lo scrittore dichiara di non aver alterato da questo momento il contenuto del testo e che uno dei suoi primi atti dopo la morte di lei è stato quello di pubblicarlo e “consacrarlo alla sua memoria”. La composizione dello scritto risente molto anche dell’influenza del filosofo tedesco Wilhelm von Humboldt, e in particolare del suo saggio “I limiti dell’attività dello Stato”.Mill 1859, pp. ,143,144,150,164 Pubblicato nel 1859, il saggio di Mill è stato uno dei suoi due scritti più influenti, assieme all'opera Utilitarismo.
Sommario Introduzione John Stuart Mill apre il suo saggio trattando della storica “lotta tra autorità e libertà",Mill 1859, p. 3 e descrive le antiche tirannie dei governanti, antagonisti al popolo governato. Benché garantissero una coesione contro i nemici interni ed una protezione dei più deboli della comunità contro i nemici interni, tali governanti possedevano un potere così esteso tale da stimolare i cittadini a porvi dei limiti. Questo controllo dell'autorità, che i cittadini intendevano come loro "libertà", era caratterizzato da due elementi: i diritti politici o immunità e i “vincoli costituzionali per cui il consenso della comunità, o di un qualche organismo che avrebbe dovuto rappresentarne gli interessi, veniva reso condizione necessaria per alcuni degli atti fondamentali dell'esercizio del potere”.Mill 1859, p. 4 Dal momento che la società si trovava nella sua fase di sviluppo iniziale, soggetta spesso a condizioni di agitazione e pericolo (a causa ad esempio di una esigua popolazione o di uno stato di guerra costante), era costretta ad accettare il dominio di un “signore”. Ad ogni modo, con il progresso dell’umanità, divenne concepibile l’idea che i governanti costituissero solamente dei “delegati revocabili a piacimento dalla società”, e che dunque il miglior sistema di governo da adottare fosse quello elettivo. Mill ammette che questa nuova forma di società sembrava immune alla tirannia giacché “non vi era da temere che diventasse il tiranno di se stessa”.Mill 1859, p. 5 Malgrado le elevate speranze infuse dall'Illuminismo, Mill dichiara che gli ideali democratici non vennero adottati così facilmente come sperato. In primo luogo infatti, anche nella democrazia, il “popolo” che doveva trovarsi al governo, e cioè i governanti, raramente coincideva con quello che doveva essere governato.Mill 1859, p. 6 In più, in tali sistemi vi è il pericolo di quella che viene descritta come la “tirannia della maggioranza”, vale a dire che, quella parte di popolo che riesca a farsi accettare come tale potrebbe “desiderare opprimere una propria parte”, che dunque verrebbe privata del proprio diritto garantito dagli ideali democratici di esercitare i propri fini.Mill 1859, p. 7Mill 1859, p. 13
Secondo la visione di Mill, la tirannia della maggioranza è anche peggiore della tirannia di governo, perché non si limita ad una funzione esclusivamente politica, ma penetra nella quotidianità lasciando “meno vie di scampo” alla sua influenza. Dunque l'individuo non deve soltanto tutelarsi dall'autocrazia del despota, ma anche “proteggersi dalla tirannia dell'opinione e del sentimento predominanti”. All’interno della società, le opinioni prevalenti costituiranno la base di tutte le norme di comportamento; perciò non può esserci alcuna salvaguardia nella giustizia contro la tirannia della maggioranza. Mill sviluppa questo ragionamento: l’opinione dei più potrebbe non essere l’opinione corretta. L’unica giustificazione di una persona circa la sua preferenza su una convinzione morale è che è la propria preferenza. Ora, su una questione particolare, le persone si schiereranno a favore o contro tale questione; il gruppo composto da più individui prevarrà, ma non sarà necessariamente quello corretto.Mill 1859, pp. 9–10 Pertanto, concludendo l'esame dei governi nel passato, Mill propone un unico criterio sulla base del quale la libertà di una persona debba essere limitata:
Mill chiarisce che questo criterio è unicamente basato sull'utilità.Mill 1859, p. 16 Perciò, quando non è utile, verrà ignorato. Per esempio, secondo Mill, ai bambini e alle nazioni “barbare” giova una libertà limitata.Mill 1859, p. 15 Despoti giusti, come Carlomagno e Akbar il Grande, furono storicamente vantaggiosi per popoli non ancora pronti a governarsi da soli.
Mill conclude l'Introduzione discutendo su cosa lui sostiene siano le tre libertà fondamentali in ordine di importanza:Mill 1859, p. 18
La libertà di pensiero e di sentimento. Questa include la libertà di agire secondo tali idee, come ad esempio la libertà di parola La libertà di perseguire i propri gusti (a condizione che non nuocciano ad altre persone), anche se sono considerati “immorali” La libertà degli individui di associarsi, ammesso che questi siano di maggiore età, che i membri di tale associazione non siano obbligati ad associarsi, e che nessun danno venga fatto ad altri
Mill riconosce che queste libertà potrebbero – in alcune circostanze – venir messe da parte, ma asserisce che nelle società contemporanee e civilizzate non vi è alcuna giustificazione per la loro rimozione.Mill 1859, p. 19
Della libertà di pensiero e di discussione Nel secondo capitolo, Mill tenta di dar prova di ciò che ha affermato nel capitolo primo, e cioè che le opinioni non dovrebbero mai essere soppresse.Mill 1859, ch. 2 Riflettendo sull'esistenza di credenze fasulle, afferma che “ignoranze o pregiudizi del genere sono sempre e incondizionatamente un male, che però non possiamo sperare di evitare sempre e dobbiamo considerare come il prezzo da pagare per un bene inestimabile”. Sostiene che vi sono tre tipologie di opinione – completamente falsa, parzialmente vera e completamente vera –, e che tutte giovano al bene comune:Mill 1859, p. 72
Mill per gran parte del capitolo tratta delle implicazioni ed obiezioni relative alla politica di non limitare mai la libertà di opinione. Nel far questo, illustra la sua visione sui principi della morale cristianaMill 1859, pp. 66–68Mill 1859, p. 35 spiegando che, mentre questi sono encomiabili,Mill 1859, p. 36Mill 1859, p. 41, sono tuttavia incompleti se presi da soli. Perciò, Mill conclude che la soppressione di opinioni basata sulla fede in una dottrina infallibile è pericolosa.Mill 1859, p. 45 Tra le varie obiezioni cui Mill risponde, vi è quella secondo cui la verità, se veramente tale, sopravviverà necessariamente alla persecuzioneMill 1859, pp. 38–39 e che la società ha soltanto bisogno di apprendere i fondamenti della verità, e non le sue contestazioni.Mill 1859, p. 48 Verso la fine del secondo capitolo, Mill scrive che “il vituperio più scatenato è un deterrente reale, che distoglie la gente dal professare opinioni non conformiste e dall'ascoltare chi le professa.”Mill, John Stuart, Harvard Classics: Volume 25, PF Collier & Sons, New York 1909, P258.
Dell'individualità, come uno degli elementi per il benessere Nel terzo capitolo, Mill pone in risalto il valore inerente all'individualità in quanto per definizione il prosperamento dell'uomo verso piaceri più elevati.Mill 1859, p. 84Mill 1859, p. 89 Argomenta allora che una società dovrebbe sforzarsi di promuovere l'individualità come prerequisito per la creatività e la diversità, criticando aspramente il Calvinismo, indicando che se l’uomo si piegasse unicamente alla volontà di Dio, allora sarebbe sbagliato indicare nella Bibbia che Dio ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza, quindi con pieni poteri di sviluppo. In linea con questa idea, Mill ritiene il conformismo un grave pericolo. Afferma infatti di aver paura che la cultura occidentale si avvicini ad un conformismo precettistico, che caratterizza ad esempio la cultura cinese.Mill 1859, pp. 98–99 Per questo motivo, Mill conclude che le azioni in sé stesse non contano, ma hanno valore soltanto assieme all'individualità della persona che le ha compiute.Mill 1859, p. 81 Così, egli scrive:
Dei limiti dell'autorità della società sull'individuo