Tuscolo (in lingua latina Tusculum) è stata una città antica del Lazio antico, sita sui Colli Albani, nell'area attualmente nota come Castelli Romani, ubicata sull'omonimo monte (670 metri s.l.m.).

Le origini della città risalgono al X-VIII secolo a.C. La tradizione antica associava la fondazione della città a Telegono, figlio di Ulisse e Circe. Tusculum fu un importante centro politico della Lega Latina, e divenne in seguito municipium romano. In epoca repubblicana ed imperiale l'ager Tusculanus, il territorio della città, ospitò numerose ville suburbane: la più conosciuta di esse fu dove Marco Tullio Cicerone scrisse le Tusculanae disputationes.

Dopo cinque secoli di abbandono della città antica, nel X secolo essa tornò a fiorire grazie all'incastellamento da parte della famiglia de Tusculana o Conti di Tuscolo, famiglia baronale romana che esercitò la propria influenza su Roma ed il Lazio nei secoli X-XII, insediando probabilmente proprio a Tuscolo la loro roccaforte. Con il declino della potenza dei suoi Conti, la città divenne possedimento pontificio e fu al centro di vicende militari che ne determinarono la distruzione violenta da parte del Comune di Roma, nel 1191, cui seguì l'abbandono definitivo del luogo.

Il sito archeologico della città antica e medioevale è compreso nei territori comunali di Monte Porzio Catone, Monte Compatri, Frascati e Grottaferrata, ed è tutelato dal Parco archeologico culturale di Tuscolo, di proprietà della Comunità montana Castelli Romani e Prenestini, che si estende su un'area di circa 50 ettari. L'intera area ricade inoltro nel perimetro del Parco regionale dei Castelli Romani.

Storia

La città antica Epoca pre-romana La frequentazione del sito

L'origine leggendaria di Tusculum è fatta risalire secondo la tradizione a Telegono, figlio di Ulisse,. o al re latino Latino Silvio, nipote del Silvio figlio di Enea e fondatore, secondo Tito Livio, anche della maggior parte delle località antiche del Latium.. Il geografo tedesco naturalizzato italiano Filippo Cluverio rifiuta queste suggestive leggende ed afferma che la città venne fondata dai Latini circa trecento anni prima della guerra di Troia.

Studi recenti hanno forse definitivamente chiarito che molte leggende legate ai Colli Albani ispirate alla nascita di Roma - a partire dai racconti sulla mitica Alba Longa fino a quelli sulla dinastia dei Silvii e della celebre storia dei gemelli fondatori Romolo e Remo - nascono nel mondo romano e si sovrappongono a preesistenti miti albani. Infatti, storie precedenti a quelle della celebre vulgata dei gemelli fondatori, interamente permeate di cultura etrusca, come quella del crudele re albano Tarchezio tramandata da Plutarco (che adombra forse la figura di un Tarquinio) e dei gemelli (che nel racconto non hanno nome) nati nel focolare della sua reggia e da lui fatti gettare nel fiume, evidentemente albano, non possono che essere ricondotte a Tuscolo e al suo corso d'acqua, il più lungo e importante del Latium vetus per regime d'acque, le cui sorgenti si annidano presso l'acropoli della città.

Quest'ultimo, probabilmente denominato Albula (nasce da Alba, cioè dai Monti Albani) già nella precedente età del bronzo, ricevette successivamente dai Latini (VI sec. a.C.) poiché lambiva, prima di gettarsi nell'Aniene e con esso nel Tevere, i territori di centri importanti quali Gabii e Collatia caduti sotto il dominio dei Tarquini, questi ultimi legati anche a Tuscolo attraverso l'alleanza matrimoniale tra Ottavio Mamilio e la figlia del re Tarquinio il Superbo. Quindi, collatini, gabini e gli stessi tuscolani - i cui territori adiacenti erano delimitati dal medesimo confine stabilito dal corso del Tuscus amnis - erano per questo denominati tusculamnes (tuscolani) lasciando intendere che anche la città Tuscolo avrebbe ricevuto dal suo fiume il curioso nome che sicuramente allude ai Tusci (etruschi). Il riferimento al Tevere, avvenuto in epoca imperiale, inteso poeticamente come Tuscus amnis o Tuscus alveus da Orazio e Tyrrhenus Thybris da Virgilio, non ha nulla a che vedere con le menzionate vicende arcaiche, poiché si riferisce unicamente alle origini etrusche del nome Tybris.

Nel territorio tuscolano sono stati rinvenuti reperti piuttosto antichi, che portano la datazione dei primi insediamenti umani all'età del rame.. L'abitato vero e proprio, situato sulla sommità della dorsale vulcanica del Tuscolo, sorse attorno all'età del ferro.

Età repubblicana

Quando nel 509 a.C. a Roma venne rovesciato Tarquinio il Superbo e venne proclamata la Repubblica romana, l'ultimo re di Roma chiese aiuto militare al genero Ottavio Mamilio, tuscolano la cui famiglia, la gens Mamilia, vantava una discendenza diretta da Telegono. Ottavio Mamilio armò un esercito della Lega Latina e mosse incontro ai Romani affrontandoli nella battaglia del Lago Regillo (il cui sito è collocabile tra le attuali Frascati e Colonna) nel 499 o nel 496 a.C. La leggenda vuole che i Dioscuri scesero in aiuto ai Romani, ma quel che è certo è che i Latini furono sconfitti pur essendo in superiorità numerica ed Ottavio Mamilio ucciso. Allora i due popoli siglarono un accordo di parità assoluta, il foedus Cassianum, databile al 496 o al 493 a.C.

Tusculum fu alleata di Aricia, quando nel 506 a.C. gli Aricini dovettero difendersi dall'attacco loro portato dagli Etruschi, alla fine sconfitti nella battaglia di Aricia.Dionigi, Antichità romane, Libro V, 36.

Nel 460 a.C. i sabini comandati da Appio Erdonio occuparono il Campidoglio. Soltanto Tuscolo, tra le città latine accorse con le sue truppe, comandate dal dittatore Lucio Mamilio, in aiuto dei Romani ed insieme alle forze del console Publio Valerio Volusi Publicola figlio di Publio Valerio Publicola, liberarono Roma. Roma fu riconoscente ai tuscolani per l'aiuto ricevuto e conferì a Lucio Mamilio la cittadinanza romana anche perché, come scrisse Tito Livio, solo da essi ricevette aiuto "... solum auxilium Tusculanis venit". Da quell'anno la città divenne una fedele alleata di Roma che aiutò in molte occasioni contro i suoi nemici.

Nel 459 a.C. gli Equi attaccarono Tuscolo e ne conquistarono la rocca. La riconoscenza dei romani per il determinante aiuto dato dai Tuscolani nella appena conclusa guerra servile fece muovere Roma in aiuto della città attaccata. La rocca fu riconquistata dalle truppe romane guidate da Quinto Fabio Vibulano.Dionigi, Antichità romane, Libro X, 20.Tito Livio, Ab Urbe Condita Libri, Libro III, 23.

Nel 381 a.C. i Romani inviano Marco Furio Camillo contro i tuscolani, colpevoli di tramare contro Roma assieme ai Volsci: Tusculum si arrende senza opporre resistenza ed ottiene la cittadinanza romana e la qualifica di municipium...

Durante la seconda guerra punica, nel 211 a.C. Annibale giunge "ad portas" e transita per la Valle Latina, senza attaccare Tusculum ed accampandosi verosimilmente nell'attuale località dei Campi d'Annibale presso Rocca di Papa.

La guerra civile romana tra Mario e Silla vide Tusculum schierata dalla parte dei populares guidati da Gaio Mario il Giovane e Gneo Papirio Carbone contro gli optimates di Lucio Cornelio Silla: dopo la battaglia di Porta Collina (82 a.C.) e la vittoria di Silla, Tusculum subì le conseguenze della sconfitta:. il suo territorio fino a Bovillae venne centuriato ed assegnato ai veterani sillani, insediati verosimilmente nel municipium fortificato di Castrimoenium (l'attuale Marino)..

Priva ormai di ogni rilevanza politica o militare, tanto che Cicerone la descrive come semplice municipio,Cicerone, Pro Gneo Plancio, 9-23 Tusculum divenne sede del soggiorno estivo del patriziato romano grazie alle sue caratteristiche orografiche, all'amenità dei luoghi ed alla salubrità del clima. Sorsero a cavallo tra l'età repubblicana e quella imperiale quei famosi "Tusculani recessus" di cui parla il poeta Marco Valerio Marziale, che resero l'"ager Tusculanus" l'area più fittamente occupata da ville patrizie assieme al litorale partenopeo:. si trattava di ville suburbane spesso grandiose e magnificenti che portavano il nome dei facoltosi patrizi che le fecero edificare. Tra gli altri personaggi che possedettero una villa nel territorio tuscolano in età repubblicana vanno segnalati Marco Tullio Cicerone (che qui scrisse tra l'altro le Tusculanae disputationes), Gaio Asinio Pollione, Lucio Licinio Lucullo, Aulo Gabinio, Gaio Lutazio Catulo, Marco Porcio Catone Uticense, Lucio Cornelio Silla.

Età imperiale

La tradizione cristiana vuole che a portare il Cristianesimo nei Colli Albani siano stati Pietro e Paolo:.. certo è che la diffusione della "buona novella" fu particolarmente rapida nel territorio tuscolano, non solo tra i ceti inferiori ma anche nel patriziato.

Nell'area tuscolana possedevano una villa (verosimilmente si trattava della stessa già appartenuta a Lucullo sui cui ruderi oggi sorge il centro di Frascati) Tito Flavio Clemente, console nel 95, e sua moglie Flavia Domitilla, nipote dell'imperatore Domiziano: Clemente fu messo a morte da Domiziano, mentre Domitilla fu esiliata, sotto una non meglio specificata accusa di ateismo, che le fonti cristiane, a partire dal IX secolo, attribuiscono a una presunta conversione dei due al Cristianesimo, ma che è rigettata dagli studiosi contemporanei.Chronographia AM 5575 (vol I, p. 650 Dindorf = p. 497 Adler-Tuffin); Peter Lampe, Christians at Rome in the First Two Centuries: From Paul to Valentinus, A&C Black 2006, p. 200 ISBN 978-1-44111004-6

Rimangono alcune testimonianze paleocristiane nel territorio tuscolano come le catacombe Ad Decimum al X miglio della via Latina, che contengono oltre 800 sepolture databili fino al V secolo, alcuni affreschi ed un arcosolio del III o del IV secolo,. e un altro sepolcreto cristiano individuato presso il XII miglio della via Latina, anch'esso nell'attuale territorio di Grottaferrata in località Bivio..

Pare che nel 269 esistesse un "praesul Tusculanorum",. ma la notizia non è considerata attendibile da molti studiosi che invece datano il primo vescovo della diocesi tuscolana, oggi rinominata come diocesi suburbicaria di Frascati, solo al 313.. La sede vescovile tuttavia all'epoca era "ad Quintanas", ovvero sulla via Labicana presso l'attuale Colonna: Tusculum infatti era già in avanzato stato di decadenza, pur conservando il prestigio del proprio nome. In seguito è plausibile che la sede vescovile si spostò ancora verso Subaugusta, e nell'area tuscolana rimase un "corepiscopato" o "vescovado di campagna"..

Attorno al 370 Giovanni di Cappadocia, un allievo di Basilio Magno, fondò un monastero basiliano al XV miglio della via Latina, presso l'antica mansio di Roboraria e l'attuale località di Molara: la presenza di religiosi orientali nel Lazio e nel Mezzogiorno d'Italia era all'epoca molto forte, basti pensare che nell'XI secolo si calcolavano circa 540 monasteri basiliani nelle sole regioni peninsulari meridionali più il Lazio meridionale e la Sicilia..

La città medioevale La rinascita della città

Con la caduta dell'Impero romano anche Tusculum perse parte della propria prosperità e iniziò lentamente a decadere, pur rimanendo sempre una temibile fortezza. Pare inoltre che l'evangelizzazione della città fosse iniziata dagli Apostoli San Pietro e San Paolo nel loro periodo di permanenza a Roma, attorno al 64 d.C. Sull'Acropoli dell'antica città si insediò, a partire dal X secolo, la famiglia dei conti di Tuscolo, che signoreggiò per almeno un secolo su questa parte del Lazio, dall'alto della rocca tuscolana. Nel 1004 San Nilo da Rossano arrivò a Tusculum, installandosi nel romitorio di Sant'Agnese sulle pendici del colle, e venendo accolto con tutti gli onori da Gregorio I dei conti di Tuscolo che gli cedette il terreno su cui oggi sorge l'Abbazia di San Nilo a Grottaferrata.

La distruzione e l'abbandono