La storia di Mantova è documentata dall'archeologia a partire dalla città etrusca sorta su un dosso dell'isola del Mincio, la cui fondazione Elena Maria Menotti colloca nella seconda metà del VI secolo a.C., mentre Raffaele Carlo de Marinis la pone nel IV secolo, dopo l'abbandono del Forcello... La tradizione letteraria antica le attribuisce invece un mito di fondazione che nessun'altra città etrusca dell'Italia settentrionale possiede in forma altrettanto ricca, e la ragione è Virgilio, che era mantovano.. Nel catalogo degli alleati etruschi di Enea il poeta fa guidare il contingente di Mantova da Ocno, figlio della "fatidica Manto" e del dio del Tevere, che diede alla città le mura e il nome della madre, e la dice "ricca d'avi" ma non di una sola stirpe: tre gentes, ciascuna di quattro populi, di cui Mantova è il capo, con forze di sangue etrusco.Virgilio, Eneide, X, 198-203. Il mito è raccontato in modo esplicito solo dai commentatori virgiliani. Si tratta in ogni caso di racconti leggendari, messi per iscritto in età romana: nessuno dei loro protagonisti, Manto, Ocno o Tarconte, trova riscontro nel dato archeologico, che coincide con la tradizione soltanto nel collocare la nascita della città nella stessa fase di fondazioni etrusche della metà del VI secolo a.C..

La tradizione greca fa di Manto la figlia dell'indovino tebano Tiresia, e il suo personaggio conosce due destini: secondo le fonti greche, fuggita da Tebe, si fermò in Asia Minore, nell'attuale Turchia; secondo la tradizione mantovana arrivò invece, dopo lungo errare, nel territorio allora palustre che oggi ospita la città, dove creò un lago con le proprie lacrime, acque che secondo la leggenda davano capacità profetiche a chi le beveva. Qui avrebbe sposato la divinità fluviale Tybris, il Tevere, re degli Etruschi, e il figlio Ocno, che Servio identifica con Bianore, avrebbe fondato sulle sponde del Mincio una città chiamata Mantua in onore della madre.Lucchini, Daniele: Ascesa e declino di una capitale. Storia di Mantova nelle pagine di chi ne ha scritto (2008), Finisterrae. Servio ricorda anche altre tradizioni: che Mantova fosse stata fondata dai Tebani, poi dagli Etruschi e infine dai Galli, oppure dai Sarsinati, cioè dagli Umbri di Sarsina, con una componente veneta. Una terza versione lega la città a Tarconte:La notizia risale ad Aulo Cecina ed è tramandata dagli Scholia Veronensia a Eneide X, 200: Tarconte, passato l'Appennino con l'esercito, fondò per prima la città che chiamò Mantova, dal nome che Dis Pater ha in lingua etrusca, e consacrò a Dis Pater le altre undici città. Il testo è riportato in ; la spiegazione del nome sta anche in Servio, ad Aeneidem X, 198. il fondatore delle città etrusche a nord dell'Appennino avrebbe chiamato la prima di esse con il nome di Mantus, il dio etrusco dei morti corrispondente al Dis Pater dei Romani, e questa è anche la spiegazione del nome che dà Servio.

Il mito della fondazione di Mantova trova spazio anche nella Divina Commedia di Dante Alighieri nel XX Canto dell'Inferno, nel quale Dante stesso e la sua guida mantovana Virgilio incontrano gli indovini. Proprio indicando una di queste anime, Virgilio descrive i dintorni della città, il Lago di Garda ed il corso del Mincio che si tuffa nel Po a Governolo, e racconta una versione diversa da quella dellEneide: la città sorse sulle ossa di Manto, morta nella palude, per opera degli uomini dei dintorni, e prese il nome da lei "sanz'altra sorte", cioè senza auspici:

Mantova etrusca e romana

Le testimonianze più antiche di presenza umana sull'isola del Mincio, a parte due asce di pietra verde del Neolitico, trovate fuori dal loro contesto originario, sono alcuni elementi del Bronzo finale rinvenuti in via Gradaro, vicino all'antica riva del lago, sul bordo dell'isola..Menotti - Pau - Tirabassi, Primi elementi del Bronzo Finale sull'isola di Mantova, PPE, Atti del X Incontro di Studi, vol. II, 2012, pp. 839-855. Gli scavi del 2019-20 nell'area di Gradaro-Fiera Catena hanno aggiunto a queste tracce i resti di una capanna, sotto il cui pavimento erano conservati due grandi dolii per le granaglie e le altre riserve alimentari, datati alla fine dell'età del bronzo, attorno al XII-XI secolo a.C. Dopo un lungo intervallo senza tracce di frequentazione, sull'isola si insediò la città etrusca.

La città etrusca occupava un dosso di circa quattro ettari all'estremità orientale dell'isola, il cui culmine si trova sotto l'attuale Palazzo Ducale: un'area che coincide con quella che i documenti medievali chiamano civitas vetus e oltre la quale l'abitato murato non si estese per molti secoli.. Elena Maria Menotti ne colloca la nascita nel periodo di trasformazioni che investì l'area padana dalla metà del VI secolo a.C., quando furono rifondata Felsina e fondate Spina, Marzabotto e l'abitato del Forcello di Bagnolo San Vito, il grande porto fluviale sul Mincio a sud-est della città.. Raffaele Carlo de Marinis, che ha diretto gli scavi del Forcello, ha invece sostenuto che nel VI e V secolo a.C. il centro principale a nord del Po fosse il Forcello e che Mantova, dove i livelli più antichi di quasi tutti gli scavi sono del IV secolo, sia stata fondata solo dopo il suo abbandono, leggendo nei livelli del V secolo di piazza Santa Barbara la traccia di uno dei tanti abitati minori lungo il Mincio. I contesti datati con sicurezza partono dalla fine del VI o dall'inizio del V secolo a.C.: gli scavi di piazza Santa Barbara hanno restituito un'area sacra con vasi miniaturistici e tre dediche graffite alle dee Vei e Zipna, la più antica delle quali, su un kantharos miniaturistico in bucchero, non è posteriore all'inizio del V secolo a.C. ed è il più antico documento epigrafico della città... Le case erano di legno e incannucciato con pavimenti di limo battuto e focolari, come al Forcello; sono state individuate due aree produttive, nel Cortile degli Orsi di Palazzo Ducale e in via Rubens, e due necropoli, a ovest (piazzale Mondadori) e a sud (via Giulio Romano), in uso dal IV secolo a.C. e distanti almeno un chilometro dall'abitato.. Fra i circa cinquanta graffiti vascolari rinvenuti, tre attestano la presenza di devoti di lingua celtica già nel V secolo a.C. Il nome della città è stato messo in rapporto da Servio con Mantus, il nome etrusco di Dis Pater, e secondo un'ipotesi di Giovanni Colonna e Giuseppe Sassatelli, ripresa da Menotti, Mantova avrebbe ospitato un santuario della divinità eponima con valenza per tutta l'Etruria padana..

Il territorio circostante era occupato nel V secolo a.C. da numerosi centri etruschi legati alla via d'acqua del Mincio, e sulla riva orientale del fiume da abitati veneti come il Castello di Castiglione Mantovano e il Castellazzo della Garolda; dal IV secolo a.C. vi si affermò la presenza dei Cenomani, soprattutto nell'area occidentale e gardesana, e dal III secolo a.C. quella di gruppi liguri fra Bagnolo San Vito e Roncoferraro.. Il Forcello fu abbandonato agli inizi del IV secolo a.C., mentre Mantova restò etrusca: Plinio il Vecchio la definisce l'unica città etrusca rimasta oltre il Po.Plinio il Vecchio, Naturalis historia, III, 130. Livio la ricorda per la prima volta fra i prodigi del 214 a.C., quando il lago formato dal Mincio presso la città sembrò tingersi di sangue,Livio, Ab Urbe condita, XXIV, 10, 7.. e Silio Italico la pone fra gli alleati di Roma nella guerra annibalica; Polibio attesta la presenza romana a Mantova alla fine del III secolo a.C., mentre Livio parla dello stanziamento dei Cenomani nel suo territorio e Tolomeo la classifica fra le città cenomani.. Nell'89 a.C. la lex Pompeia estese lo ius Latii alle comunità transpadane e nel 49 a.C. la concessione della cittadinanza romana le trasformò in municipia;. Mantova divenne municipium dopo il 49 a.C., e a quel momento è stato collegato il riassetto urbano che, con livellamenti e riempimenti, diede alla città l'aspetto romano.. Intorno al 40 a.C. lager Mantuanus fu coinvolto nelle confische a favore dei veterani, episodio legato dalla tradizione alla biografia di Virgilio, nato il 15 ottobre del 70 a.C. nel vicus di Andes, che la maggior parte della tradizione erudita colloca a Pietole.

Nonostante questi importanti eventi, la Mantua romana rimase ai margini, secondaria rispetto a città vicine come Verona, Cremona e Brescia: è la parva Mantua di Marziale.. Della città romana si conoscono tratti del basolato del cardo, in piazza Santa Barbara e in via Cairoli, e diverse domus in via Accademia, via Cavour, via Tazzoli e in piazza Sordello.. Una recente scoperta archeologica in Piazza Sordello, il pavimento di una sontuosa domus romana di età imperiale, scavata fra il 2006 e il 2008, con mosaici policromi fra cui uno pseudo-emblema con Marte e Venere, sembra rivalutare l'importanza della Mantua d'epoca romana..

Come già nella capitale dell'Impero romano anche a Mantova giunse il messaggio cristiano. Secondo la tradizione agiografica, nel 37 fu martirizzato Longino, il centurione romano che ferì al costato Gesù e che divenne custode del suo sangue, e alcuni anni dopo giunse a Mantova e vi predicò Barnaba, autore del vangelo apocrifo Gli Atti di Barnaba. La dominazione romana durò per secoli. Nel IV secolo la Notitia dignitatum registra a Mantova una fabbrica statale di corazze (Mantua loricaria), che ha fatto pensare a una ripresa della città dopo la crisi del III secolo; all'età tardoantica risalgono la cinta muraria che chiudeva la civitas vetus sui lati occidentale e meridionale, costruita anche con materiali di monumenti funerari augustei e impostata su una domus di prima età imperiale, e i due battisteri, quello scavato nel 1984-87 sotto il Seminario e l'edificio ottagonale di via Rubens..

Nel 452 a Governolo si svolse il celebre incontro nel quale Papa Leone I fermò l'avanzata verso Roma di Attila, ma il destino di decadenza era ormai segnato.

Medioevo

Caduto l'Impero romano per mano di Odoacre nel 476, Mantova fu invasa dai Goti di Teodorico e successivamente fu occupata dai Bizantini. All'inizio del VII secolo la città divenne longobarda sotto la guida del re Agilulfo che la riconquistò il 13 settembre 602Storia di Mantova dalla sua origine fino all'anno 1860...., cit., pag. 6. e dal 774 iniziò il dominio dei Franchi. Evento storico determinante per il successivo sviluppo cittadino, fu il ritrovamento nell'anno 804 del presunto Sangue di Cristo seppellito in località "Gradaro" dal centurione romano Longino. Infatti si fa risalire all'anno successivo la nascita della diocesi, quando papa Leone III, venne a Mantova su invito di Carlo Magno con il fine di verificare il ritrovamento del Preziosissimo Sangue di Cristo.

Intorno all'anno mille, con Tedaldo di Canossa, Mantova entrò a far parte dei possedimenti Canossiani. Fu elevata a capitale da Bonifacio III senza averne in cambio la fedeltà sperata. All'assassinio di quest'ultimo e dopo la quasi immediata morte dei due figli maschi, ci fu la successione con la figlia, la contessa Matilde che a Mantova vi era nata nel 1046. Durante il periodo matildico a Mantova si tenne un Concilio nel 1064 che assolse il papa Alessandro II dall'accusa di simonia e scomunicò l'antipapa Onorio II. Alla morte di Matilde, avvenuta il 25 luglio 1115, la città, formalmente feudo imperiale, poté costituirsi in Libero Comune in seguito alle concessioni dell'imperatore che rinunciò alla nomina di un nuovo conte. La maggiore autonomia fu assicurata a Mantova come agli altri comuni della Lega Lombarda a partire principalmente dal Trattato di Costanza del 1183.