Il colpo di Zurigo fu un'azione di spionaggio compiuta dai servizi segreti italiani - in particolare dal Reparto informazioni della Regia Marina - in una notte negli ultimi giorni di febbraio del 1917.

Storia L'operazione permise di individuare e neutralizzare la centrale dello spionaggio austriaco per l'Italia, collocata nel Consolato austro-ungarico all'ultimo piano di un edificio sito tra la Seidengasse ed il civico 69 della Bahnhofstrasse di Zurigo.

Organizzatori dell'azione furono il capitano di vascello Marino Laureati e il tenente di vascello Pompeo Aloisi.Pompeo Aloisi, dopo essersi guadagnato il titolo di barone il 15 agosto 1919 per servizi resi alla patria, tornò ad una carriera diplomatica di alto livello che culminò nel 1932, quando venne chiamato da Mussolini al Ministero degli esteri, assunto ad interim dal Duce, come suo capo di gabinetto. Nel frattempo, rappresentò l'Italia nelle varie conferenze della Società delle Nazioni. Venne sostituito il 9 giugno 1936 da Galeazzo Ciano nella pienezza dei poteri del Ministero. Gran cordone dell'Ordine della Corona d'Italia 22 marzo 1928 - Gran cordone dell'Ordine dei S.S. Maurizio e Lazzaro 9 luglio 1936. Epurato nel'44, fu riabilitato due anni dopo. Capitano di vascello nella riserva navale (19 agosto 1927), contrammiraglio nella riserva navale (18 giugno 1936)

Parteciparono a vario titolo all'azione il tenente Ugo CappellettiUgo Cappelletti, irredento triestino, ingegnere, volontario di guerra e tenente nel 3º artiglieria da fortezza, già dell'Ufficio I, nomina di vice-console a Zurigo col nome di Damiani., il tenente Salvatore BonnesSalvatore Bonnes, irredento triestino, volontario di guerra ed ingegnere del genio navale, conoscitore della lingua tedesca, ottenne la nomina di addetto commerciale alla legazione italiana di Berna., il secondo capo Stenos TanziniStenos Tanzini, di Lodi, sottufficiale di marina, specialista torpediniere transitato nel servizio informazioni, fornì a Bronzin importanti indicazioni circa le abitudini e gli orari di sorveglianza del guardiano della palazzina obiettivo; non vi è certezza del grado, Remigio BronzinRemigio Bronzin, irredento triestino, alias "Remigio Franzioni (o Brausin)", era un operaio della ditta Stigler di Milano che fabbricava ascensori, esperto di serrature, disposto a combattere l'Austria con ogni mezzo. Accettò senza chiedere nulla in cambio., Natale PapiniNatale Papini, ex carcerato, fabbro noto in ambito giudiziario per la sua destrezza e l'abilità nel suo mestiere, assoldato per fare da scassinatore., e l'avvocato Livio Biniavv. Livio Bini, di Firenze, doppiogiochista a suo tempo assoldato dal Mayer tra i fuoriusciti italiani, fuggito in Svizzera per evitare una condanna per bancarotta. Bini, che però nel frattempo, facendo la spola con Firenze, era stato arrestato, si era offerto di collaborare. Tramite lui individuarono, con assoluta certezza, l'ubicazione defilata dell'edificio in cui Mayer aveva la sua centrale.

La parte austriaca che subì l'azione faceva parte dello spionaggio austriaco, con a capo il contrammiraglio Peter RisbeckKonteradmiral Peter Risbeck von Gleichenheim, capo dellEvidenzbureau della Marina austriaca, Cfr. in A. Pethö, op.cit. p.106. e alcuni dati biografici minimi Die k. k. bzw. k. u. k. Generalität 1816-1918 vonAntonio Schmidt-Brentano e a Zurigo il capitano di vascello Rudolf MayerRudolf Mayer, alias Rudolf Breier, alias Schostell, alias Hoffmann, alis Dario Boffi. Capo del controspionaggio austriaco con copertura di vice-console a Zurigo, spesso citato come capitano di fregata Fregattenkapitän secondo la biografia ufficiale austriaca fu promosso "Linienschiffskapitän" ovvero capitano di vascello già nel 1914: Vedi Rudolf Mayer sull„Österreichische Biographische Lexikon 1815-1950“ e il capitano di vascello Franz SchneiderCapitano di vascello Franz Schneider, parte dei gioielli presenti nella cassaforte erano suoi beni di famiglia, vedi Franco Scalzo, Due navi, il re, il papa e i fratelli Rosselli. Roma, Edizioni Settimo Sigillo, 2004..

Antefatti L'azione venne decisa dopo alcuni attentati compiuti ai danni di strutture militari e civili italiane, in particolare l'incendio doloso del porto di Genova, l'attentato con esplosivi ad un hangar per dirigibili presso Ancona, la distruzione del dinamitificio di Cengio e il danneggiamento della centrale idroelettrica di Terni.

Le indagini permisero di comprendere che non si trattava di attentatori improvvisati ma di una rete ben organizzata di sabotatori. Durante le indagini avvennero ulteriori attentati, che culminarono il 2 agosto 1916 con l'affondamento della nave Leonardo Da Vinci in seguito a una serie di esplosioni. Pur se la pista del sabotaggio austriaco in questo caso non fu mai completamente dimostrata, le circostanze portarono all'arresto di alcune persone, e tramite queste fu individuata la sede dell'organizzazione di sabotaggio, che non si trovava in territorio italiano ma in Svizzera, presso la sede del consolato austro-ungarico, e per la precisione nell'ufficio di Rudolf Mayer, all'ultimo piano dello stesso. Fu quindi ideata un'azione per colpirla.

L'operazione L'operazione di controspionaggio mirava a smantellare la centrale che organizzava i sabotaggi in Italia, senza però offendere la neutralità svizzera.

A tale scopo fu aperto presso l'exclave di Campione d'Italia un casinò da sfruttare come copertura per permettere agli agenti italiani di raggiungere facilmente il territorio svizzero.

L'azione aveva lo scopo di entrare nell'ufficio di Mayer, scassinare la cassaforte che vi si trovava e asportarne i documenti compromettenti. Gli operatori italiani scelti comprendevano, oltre ad agenti del servizio segreto della Marina (Ugo Cappelletti, Salvatore Bonnes e Stenos Tanzini), il profugo istriano Remigio Bronzin, lo scassinatore Natale Papini e il doppiogiochista Livio Bini, il quale essendo stato in passato assoldato da Mayer aveva frequentato i locali del consolato e ne conosceva la disposizione.

Gli operatori si introdussero nel consolato nottetempo, quando questo era completamente vuoto, portando con sé attrezzi da scasso e copie delle chiavi, tuttavia l'ultima porta, che Bini aveva sempre visto aperta, fu trovata inaspettatamente chiusa. Dopo alcuni tentativi di scassinamento, capendo che aprire la porta avrebbe richiesto un lavoro eccessivamente rumoroso col rischio di attirare l'attenzione, Tanzini prese la decisione di rientrare e ritentare l'azione quando Bini si fosse procurato il calco della chiave di quell'ultima porta. Gli italiani tornarono quindi indietro eliminando qualsiasi traccia del loro passaggio.

L'azione fu ripetuta pochi giorni dopo, stavolta con esito positivo. La cassaforte nell'ufficio di Mayer fu raggiunta, scassinata e svuotata. Gli agenti presero poi il primo treno della giornata per Berna e da qui fecero rientrare il materiale recuperato in Italia in una valigia diplomatica sotto scorta speciale. Fra gli oggetti trafugati furono rinvenuti rapporti degli agenti italiani al soldo dell'organizzazione Mayer, che fu quindi smantellata con delle successive retate, ponendo fine alla sequenza di attentati.

Furono inoltre recuperati dei piani di difesa di porti austriaci, poi utilizzati nella preparazione della Beffa di Buccari, e una gran quantità di denaro in sterline e franchi svizzeri, che fu considerata preda di guerra. Oltre a ciò, erano presenti dei francobolli da collezione e dei gioielli, che essendo evidentemente di proprietà privata non furono considerati preda di guerra e furono conservati per essere infine restituiti ai legittimi proprietari. Questo avvenne al termine delle ostilità, quando la polizia italiana consegnò i francobolli a Scheneider e i gioielli a Mayer.

Controversie sulla data Le fonti discordano sulla data precisa in cui si svolse l'azione. Infatti nei racconti di alcuni protagonisti si fa riferimento alla notte tra il 20 e il 21 febbraio, notte tra Martedì grasso e Mercoledì delle ceneri. Altre fonti riferiscono invece date diverse: notte tra il 24 e il 25 febbraioAlbert Pethö, I servizi segreti dell'Austria-Ungheria. Gorizia, LEG, 2001, p.106., notte tra il 25 e il 26 febbraioHans Sokol, La guerra marittima dell'Austria-Ungheria 1914-1918. Gorizia, LEG, 2007, 3°vol. p.170., notte fra il 26 e il 27 febbraio, con telegramma spedito da Aloisi il 28Franco Scalzo, Due navi, il re, il papa e i fratelli Rosselli. Roma, Edizioni Settimo Sigillo, 2004, p.15 e p.31. Tuttavia, la spedizione del telegramma da parte di Aloisi il 28 febbraio rende maggiormente plausibile che lo svolgimento dell'azione possa invece essere avvenuto nella notte tra il 27 e il 28 febbraio. Infatti è da ritenere altamente probabile che Aloisi abbia inviato il telegramma dell'avvenuta azione il giorno stesso (il 28 febbraio) perché l'azione ebbe termine poco dopo l'una di notte e alle 8 della mattina alcuni dei partecipanti presero il treno per Berna (dove si trovava Aloisi), città che raggiunsero in mattinata. D'altra parte il riferimento alla notte tra il 20 e il 21 potrebbe nascere dal fatto che in realtà l'azione definitiva fu il secondo tentativo; infatti, alcuni giorni prima un tentativo aveva dovuto essere interrotto davanti all'ultima porta dove era custodita la cassaforte di Mayer (porta che non si riteneva fosse chiusa). È così possibile che alcuni ricordi si riferiscano proprio alla data di questa prima azione.

Filmografia Senza bandiera (1951), film diretto da Lionello De Felice Accadde a Zurigo (1981), sceneggiato diretto da Davide Montemurri e andato in onda in 3 puntate su Raiuno dal 23 al 30 giugno 1981sito ..

Note

Bibliografia

Francesco Pantani, Operazione Zurigo - Una storia vera, Pisa, Edizioni ETS, 2021, ISBN 9788846757593.

Voci correlate Benedetto Brin (nave da battaglia) Leonardo da Vinci (nave da battaglia)

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