La tecnica Levallois è un metodo di scheggiatura della pietra utilizzato nella industria litica preistorica, soprattutto durante il Paleolitico medio.
Tale tecnica rappresenta un deciso progresso rispetto alla precedente scheggiatura semplice di un blocco di pietra silicea, in quanto implica una preparazione specifica (sbozzatura) del nucleo litico che andrà poi colpito con un apposito percussore.
I primi ritrovamenti associati a tale tecnica datano al Paleolitico inferiore, ma l'utilizzo si diffuse soprattutto con le industrie musteriane del Paleolitico medio e rimase in uso in Africa e nel Levante fin oltre il Paleolitico superiore.
Etimologia La tecnica Levallois deriva il suo nome dal sito di Levallois-Perret, nella Hauts-de-Seine, non lontano da Parigi. Fu riconosciuta e descritta da Victor Commont tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo.Commont, V. (1906), Les découvertes récentes à Saint-Acheul - L'Acheuléen, Revue de l'École d'Anthropologie, vol. XVI, p. 228-241. Henri Breuil fu il primo a usare il termine levalloisiano.Henri Breuil, Palaeolithic industries from the beginning of the Rissian to the beginning of the Wurmian glaciation, 1926.
Il geologo e antropologo francese François Bordes ne ha proposto una definizione mettendo in rilievo l'importanza della fase preparatoria del nucleo del campione, in quanto la forma finale del manufatto è determinata dal precedente lavoro di sbozzatura del campione.Bordes, F. e Bourgon M., Levalloisien et Moustérien, Bulletin de la Société Préhistorique Française, Volume 50, pagg. 226-235, 1953.
«La forma predeterminata del nucleo è l'unico criterio valido della tecnica Levallois». F. Bordes, 1953, pagina 226.
La scheggiatura Levallois
La scheggiatura levalloisiana è rivolta a ottenere dai nuclei schegge sottili e leggere, con margini taglienti, di forma predeterminata mediante una specifica preparazione dei nuclei. Il nucleo Levallois è caratterizzato da due superfici convesse, delle quali una presenta lungo tutto il perimetro una serie di stacchi di preparazione, coi quali il nucleo è stato messo in forma, mentre l'altra è la superficie di distacco delle schegge. Dopo il distacco della scheggia Levallois, di forma triangolare (“punta Levallois”), laminare (“lama Levallois”) od ovale (“scheggia Levallois”) è necessario, per ottenere altri prodotti Levallois, rimettere nuovamente in forma il nucleo. Accanto a questo procedimento c'è la scheggiatura levalloisiana ricorrente, a stacchi successivi, che consente di ottenere schegge di forma predeterminata, che a loro volta predeterminano le schegge ottenute con gli stacchi successivi.
Sei criteri permettono di riconoscere un nucleo di tipo Levallois:Éric Boëda: Le concept Levallois : variabilité des méthodes, Monographie du CRA, CNRS (1994), ISBN 2-222-04772-2 il nucleo presenta due superfici, una convessa e l'altra piana, delimitate da un piano di intersezione; le superfici hanno una gerarchia specifica: la superficie convessa serve da piano di percussione, mentre la superficie piana è quella da cui si ottengono le schegge predeterminate; la convessità del piano di scheggiatura, preparato grazie alla predeterminazione delle schegge, permette di controllare il distacco delle schegge levallois; il piano di percussione è preparato in modo opportuno per facilitare il distacco della scheggia; il piano di fratturazione delle schegge Levallois è parallelo o sub-parallelo al piano di intersezione delle due superfici del nucleo; la tecnica di colpitura è la percussione diretta dura.
In base al metodo di scheggiatura impiegato si possono distinguere le seguenti varianti: tecnica Levallois a singola scheggiatura preferenziale: viene staccata una sola grande scheggia dal nucleo iniziale già preparato; tecniche a scheggiatura ricorrente: vengono ricavate successivamente varie schegge senza che ci sia bisogno di ripreparare ogni volta il nucleo. Queste tecniche a loro volta presentano un'ulteriore sottodivisione in funzione della direzione di percussione: tecnica a scheggiatura ricorrente centripeta: la scheggiatura converge verso il centro del nucleo di base; tecnica a scheggiatura ricorrente unipolare: la scheggiatura procede per percussioni parallele che partono da un singolo piano di percussione; tecnica a scheggiatura ricorrente bipolare: la scheggiatura procede per percussioni parallele partendo da due piani opposti.
Nel 1986, Éric Boëda ha proposto di raggruppare l'insieme delle tecniche Levallois sotto un unico "concetto Levallois".Balout, L. (1967) - Procédés d'analyse et questions de terminologie dans l'étude des ensembles industriels du Paléolithique inférieur en Afrique du Nord, in: Background to evolution in Africa, Bishop, W.W. et Clark, J.D., (Éds.), Chicago, pp. 701-735.Dauvois, M. (1981) - De la simultanéité des concepts Kombewa et Levallois dans l'Acheuléen du Maghreb et du Sahara Nord-Occidental, in: Préhistoire africaine - Mélanges offerts au doyen Lionel Balout, Roubet, C., Hugot, H-J. et Souville, G., (Éds.), Paris, Ed. ADPF, pp. 313-321.
Punte Levallois
Rispetto ai precedenti e più primitivi metodi di scheggiatura, la tecnica Levallois consente un migliore controllo delle dimensioni e della forma delle schegge, che possono quindi essere impiegate per produrre lame,. Pag. 83-85. raschiatoi, ma anche adattate per ottenere le punte di lancia o freccia note come punte Levallois.
Cronologia
La tecnica di scheggiatura Levallois fece la sua comparsa in Africa durante l'Acheuleano.C. Van Riet Lowe, The evolution of the Levallois technique in South Africa, 1945 Nell'Europa nord-occidentale è attestata a partire dallo stadio isotopico 10, durante la cultura del medio acheuleano, ma si andò generalizzando in Eurasia soprattutto nel Paleolitico medio, durante il Musteriano (a partire dallo stadio isotopico 8). Nel Levante, questa tecnica rimase in uso fino ad oltre il Paleolitico superiore e nell'Africa orientale fino alla media età della pietra.
Questi risultati documentano un importante processo di cambiamento che ha avuto luogo in India e permettono di stabilire la sua contemporaneità con processi simili registrati in Africa e in Europa. Kumar Akhilesh, Shanti Pappu, Haresh M. Rajapara, Yanni Gunnell, Anil D. Shukla & Ashok K. Singhvi, Early Middle Palaeolithic culture in India around 385–172 ka reframes Out of Africa models, Nature, volume 554, pag. 97–101.
A causa dell'assenza di reperti ossei fossili in loco, gli autori della scoperta pongono la questione se gli utilizzatori di questa tecnica Levallois fossero già Homo sapiens e evocano la possibilità che questo tipo di scheggiatura possa essere stato inventato in maniera indipendente in aree diverse del mondo..
In Cina la tecnica Levallois sembra essere impiegata da almeno 170.000 anni..
Note
Bibliografia Éric Boëda: Le concept Levallois: variabilité des méthodes, Monographie du CRA, CNRS (1994) ISBN 2-222-04772-2 M.-L. Inizan, M. Reduron-Ballinger, H. Roche, et J. Tixier: Préhistoire de la Pierre Taillée - t. 4 : Technologie de la pierre taillée, Meudon, CREP, (1995), ISBN 2-903516-04-9 François Bordes: Le débitage Levallois et ses variantes. In: Bulletin de la Société Pré-historique Francaise. 77, 1980, pag. 45–49. Gerhard Bosinski: Das Mittelpaläolithikum: Steinbearbeitung – Steinwerkzeugformen und Formengruppen – Bearbeitung von Holz, Knochen und Geweih – Schmuck. In: E.-B. Krause (Hrsg.): Die Neandertaler. Feuer im Eis. 250.000 Jahre europäische Geschichte. Gelsenkirchen 1999, pag. 74–104. Harold L. Dibble, Ofer Bar-Yosef (Edit.): The Definition and Interpretation of Levallois Technology. Monographs in World Archaeology, Nr. 23. Prehistory Press, Madison, Wisconsin 1995. Philip Van Peer: The Levallois Reduction Strategy. Monographs in World Archaeology, Nr. 13. Madison, 1992.
Voci correlate Tecnica Yūbetsu
Altri progetti
Collegamenti esterni
Categoria:Industria litica preistorica Categoria:Paleoantropologia