La chiesa dei Santi Gervaso e Protaso è un luogo di culto cattolico di Novate Milanese situato in piazza della Chiesa, nel centro storico della città, della quale costituisce la principale chiesa parrocchiale.

L'origine dell'edificio primitivo è collocabile attorno all'anno 1000 ed esso fu abbattuto nel tardo Cinquecento dopo che san Carlo Borromeo, venuto in visita nel 1573, ordinò la costruzione di una chiesa più grande per la comunità del paese. Nei secoli successivi, la chiesa fu oggetto di ulteriori visite pastorali e numerosi altri interventi che la portarono ad accrescere progressivamente le proprie dimensioni, anche in conseguenza dell'aumento della popolazione novatese, fino a raggiungere le sue dimensioni definitive nella prima metà del Novecento, venendo solennemente consacrata il 21 settembre 1941.

Il corpo centrale della struttura si sviluppa in tre navate che si incrociano con il transetto, secondo lo schema tipico delle piante a croce latina; la chiesa è provvista di quattro cappelle, oltre a una quinta cappellina absidale destinata al battistero e un oratorio dedicato a san Giuseppe, accorpato al fianco sinistro dell'edificio. In corrispondenza del centro del transetto si sviluppa un'imponente cupola di pianta rotonda, mentre al di sotto della chiesa è ricavata un'ampia cripta per usi liturgici. All'interno della chiesa è inoltre ospitata la tela seicentesca Natività della Vergine, opera del pittore Camillo Procaccini, insieme a opere artistiche di realizzazione successiva.

La chiesa appartiene, sul piano amministrativo, alla città metropolitana di Milano e, sul piano ecclesiastico, al decanato di Bollate, a sua volta parte della quarta zona pastorale dell'arcidiocesi di Milano.

Storia Le prime testimonianze

La certezza dell'esistenza a Novate Milanese di una chiesa dedicata a san Protaso risale all'anno 1042,.. benché essa probabilmente esistesse già dall'anno 1000 circa.. Più precisamente, nell'aprile di quell'anno venne rogata a Novate una compravendita tra i privati Lanfranco, di legge longobarda, e Andrea, sacerdote milanese, relativa a un terreno che confinava in parte con le proprietà della chiesa di San Protaso di Novate..

Ulteriori notizie indirette dell'esistenza della chiesa si ebbero nel 1089, con un rogito che registrava una donazione avvenuta a Milano con oggetto, ancora una volta, una proprietà terriera adiacente ai possedimenti della chiesa di San Protaso. e parimenti in un successivo rogito del 22 luglio 1235...

La prima testimonianza diretta si ricava invece dal Liber Notitiae Sanctorum Mediolani, manoscritto attribuito a Goffredo da Bussero che inquadra le chiese di Milano e dintorni tra il XIII e XIV secolo, nel quale segnatamente figura la chiesa dedicata a San Protaso in località Novate, nella pieve di Bollate:

Nel 1398 l'esistenza della chiesa è ulteriormente confermata dal Notitia Cleri Mediolanensis (dal quale, precisamente, si comprende che la chiesa era formalmente inquadrata come cappella e possedeva un reddito di 5 lire, 11 soldi e 10 danari). e, nel 1451, dal testamento del novatese Montolo Bossi che effettuò un lascito per dotare la chiesa di una "nuova e decente pianeta".

La chiesa al tempo della visita di Carlo Borromeo Le notizie ricavate sulla chiesa fino al Cinquecento non hanno permesso di conoscere quale fosse l'effettiva struttura dell'epoca. In tal senso, contribuisce a chiarire il quadro un documento conservato presso l'Archivio storico diocesano di Milano e databile successivamente al 1529, il quale contiene una descrizione e raffigurazione della chiesa a quel tempo..

La chiesa si presentava a forma quadrangolare, larga circa nove metri, lunga circa undici e alta sei. L'altare maggiore era ospitato in una delle due cappelle circolari sopraelevate che sorgevano al termine della parete orientata a est; la seconda cappella, quella di destra, era invece dedicata a Maria Vergine...

L'ingresso principale si apriva invece sulla parete orientata a ovest, diametralmente opposto alle due cappelle, ma la chiesa era provvista di due ulteriori ingressi secondari, posti sul fianco destro. Il più vicino alle cappelle era riservato agli uomini (che potevano occupare la parte anteriore della chiesa), mentre il più lontano era destinato alle donne (che dovevano sedere sul fondo). Sullo stesso fianco sinistro erano inoltre presenti le tre finestrelle che davano luce alla chiesa.

Il battistero era collocato internamente, sulla sinistra della parete di fondo, mentre il campanile era esterno, in affiancamento alle cappelle, distante da esse un paio di metri. Oltre il lato ovest, si sviluppava un piccolo locale a uso della Scuola della Natività di Maria Vergine (ossia la confraternita che officiava nella parrocchia.) e l'abitazione del parroco. Sempre all'esterno, oltre il lato destro della chiesa si sviluppava il cimitero, esteso in larghezza per circa sette metri e mezzo e attraversato nel centro da un fossato; al di là del cimitero sorgeva infine una seconda chiesa, dedicata a San Dionigi.

Il 25 e 26 luglio 1573 il cardinale Carlo Borromeo venne in visita a Novate Milanese e in quell'occasione ordinò che fossero eseguiti negli anni a venire alcuni interventi sulla chiesa, consistenti nell'ampliamento complessivo della struttura, nella realizzazione di uno spazio coperto da adibire a sacrestia tra la chiesa e il campanile, nella sostituzione delle due cappelle absidali con un unico abside più grande e infine, a carico della Scuola della Vergine Maria, nella costruzione di due cappelle contrapposte sui fianchi della chiesa....

La chiesa nel 1592

Per esaudire le volontà dell'arcivescovo Borromeo, i lavori nella chiesa ebbero inizio attorno al 1585 e comportarono, peraltro, nel 1588 la demolizione della chiesa dedicata a San Dionigi, in modo da fare posto al più grande edificio parrocchiale dei santi Gervaso e Protaso.. I lavori alla chiesa – già agibile dal 1590 – furono completati definitivamente nel 1592, come ricordava l'iscrizione su una targa andata distrutta...

La nuova chiesa presentava un unico abside terminale e due cappelle laterali: quella aperta sul fianco sinistro era dedicata a San Dionigi, in compensazione della demolizione della vecchia chiesa, mentre quella aperta sul fianco destro era dedicata a Maria Vergine, in compensazione della rimozione della cappella di fondo esistente nella vecchia chiesa..

L'arcivescovo Borromeo tornò in visita al nuovo edificio nell'agosto 1603 e, nuovamente, ordinò alcuni interventi.. Il battistero fu ritenuto troppo modesto e venne ordinato di impreziosirlo con l'affresco della scena del Battesimo di Cristo; le due cappelle laterali apparvero invece troppo buie e fu ordinata l'apertura di due finestrelle. Quanto alla cappella maggiore, l'arcivescovo Borromeo chiese che fosse separata dal resto dell'edificio per mezzo di una balaustra in marmo o legno e raccomandò di collocarvi un crocifisso.

La chiesa nel 1613 Nel dicembre 1613, la chiesa fu nuovamente oggetto di una visita pastorale, questa volta a opera del canonico Stefano Giussano e dalle relazioni di quell'evento si apprende come la struttura fu modificata rispetto al decennio precedente..

A quel tempo, la chiesa presentava una larghezza di sette metri e una lunghezza di quindici ed era provvista di tre cappelle: una maggiore sul fondo opposto all'ingresso e due sui lati dell'edificio. Il suo orientamento è però esattamente ribaltato rispetto alla chiesa primitiva visitata nel 1573, in quanto l'altare maggiore si trovava posto a ovest e l'ingresso a est, segno del fatto che con i lavori di fine Cinquecento si era anche modificato l'orientamento della chiesa.

La cappella sulla fiancata sinistra, la quale nel 1603 celebrava San Dionigi, divenne invece dedicata alla Madonna e assunse la denominazione di cappella dei Sette Dolori: essa si presentava a pianta quadrata con una pavimentazione in terracotta e con le pareti impreziosite dalle raffigurazioni di Maria.. In questa cappella officiava la confraternita dei Disciplinati, che in passato si riuniva nella chiesa di San Dionigi.. Pure la cappella di destra era intitolata a Maria, raffigurata sulle sue pareti accompagnata da altre figure religiose ed anch'essa si presentava a base quadrata.

La cappella maggiore, ugualmente di pianta quadrata ma rialzata di quattro gradini, era adornata di pitture sacre: in modo particolare, sul fondo era presente una rappresentazione pittorea dei santi Gervaso e Protaso, mentre sull'arco era rappresentato Gesù in croce. La cappella maggiore fungeva anche da locale di passaggio dalla chiesa alla sacrestia maggiore, all'abitazione del parroco e a uno dei cimiteri.

Il battistero era collocato in una cappelletta di pianta semicircolare ricavata sul fianco sinistro della chiesa, confinante con la facciata d'ingresso, il quale avveniva attraverso la porta principale situata sulla facciata oppure da due porticine laterali, posizionate una per fianco; la chiesa traeva luce da sette finestre.

Internamente alla chiesa erano inoltre presenti cinque sepolcri, di cui tre familiari, uno destinato alla comunità ed uno riservato al sodalizio della Beata Vergine. Sulla sinistra della sacrestia maggiore sorgeva il campanile quadrato dotato di tre campane, ben udibili a giudizio del delegato arcivescovile. A quel tempo, la chiesa ospitava inoltre alcune reliquie tra cui frammenti della croce di san Disma, alcune ossa di sant'Agapito di Palestrina e altri resti minori di santi.

All'esterno del luogo di culto si sviluppavano due cimiteri, di cui il primo a nord, nel luogo dove sorgeva la vecchia chiesa, che era detto "interno" in quanto attorniato da un roseto. Il secondo, detto "esterno", si estendeva invece a sud e a ovest della chiesa e si caratterizzava dalla presenza di alcuni alberi di gelso, necessari per l'allevamento del baco da seta.

Al termine della visita pastorale, il canonico Stefano Giussano impartì l'esecuzione di alcune opere urgenti che dovevano essere eseguite nel termine di tre mesi, per garantire la stabilità della chiesa, che in alcuni punti era stata ritenuta pericolante.

La chiesa nel 1632 Il 2 dicembre 1632, la chiesa fu oggetto di visita da parte del reverendo Federico Terzago, vicario foraneo di Bollate, e dalla relazione di essa si sono appresi due importanti mutamenti nella chiesa del tempo.

In primo luogo, mutarono le dedicazioni delle cappelle laterali: la cappella sinistra venne dedicata alla Madonna del Santissimo Rosario (e qui officiava la confraternita del Santissimo Sacramento), mentre quella di destra venne dedicata alla Natività di Maria (e qui officiava la confraternita della Natività della Vergine)... Si è poi dedotto che tra il 1613 e il 1632 la chiesa aveva invertito il suo orientamento da oriente a occidente, con il conseguente spostamento dell'ingresso principale da est a ovest..

Nella cappella dedicata alla Natività di Maria era inoltre collocato il dipinto a olio Natività della Vergine, realizzato da Camillo Procaccini nel 1618 e raffigurante la scena sacra della nascita di Maria, che destò lo stupore del visitatore..

La chiesa nel 1688

Nel marzo 1688, la chiesa fu visitata personalmente dall'arcivescovo di Milano Federico Visconti... Per quella data, la chiesa aveva subito un notevole ampliamento rispetto a come si presentava nel 1613 e nel 1632, passando da quindici a circa venticinque metri di lunghezza e da sette a circa dieci metri di larghezza.

Il nuovo edificio presentava tre altari: oltre al maggiore ne era presente uno dedicato alla Madonna del Rosario e uno dedicato alla Natività della Vergine.

La chiesa nel 1747