Il termine entusiasmo indica nell'uso corrente una commozione intensa dell'animo, che si esprime in vive manifestazioni di gioia, di eccitazione o di ammirazione, e un sentimento di appassionato interesse nei confronti di un ideale o di una causa politica, religiosa o sportiva. Nella cultura greca antica la parola designava invece la condizione di esaltazione o di eccitazione fisica e psichica di chi affermava o mostrava la presenza di un dio nella propria persona, tale da renderlo folle. La follia, per il mondo antico, non era inevitabilmente un male: al contrario era comunemente ritenuta «un dono degli dei», concesso ai pochi che raggiungevano così uno stato di delirio creativo.

Etimologia La parola greca ἐνθουσιασμός (enthousiasmós) deriva dal verbo ἐνθουσιάζω, «essere ispirato», che contiene il lemma ἔνθεος, composto di ἐν, «in», e θεός, «dio»: letteralmente «il dio dentro»Entusiasmo, in Vocabolario della lingua italiana, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana.. Il termine può quindi essere reso con «invasamento divino» o «indiamento», ossia con l'essere posseduto da un dio come Apollo, nel caso della Pizia, o Dioniso, nel caso delle baccanti.

La stessa immagine compare nel corrispondente vocabolo latino fanaticus, usato quasi sempre in accezione negativa e all'origine dell'italiano «fanatismo»: «ispirato da una divinità, invasato da estro divino», derivato di fanum, «tempio», voce da avvicinare a fas, «diritto sacro»Alla stessa radice risale l'italiano «nefasto» (dal latino ne fas est, «non è permesso dagli dèi»)..

Nel mondo antico

Per i greci l'entusiasta (ἐνθουσιώδεις) era non solo colui che si trovava in uno stato di esaltazione per la possessione divina (ἔνθεος): anche la pitonessa, l'indovino, il sacerdote e il poeta erano nella condizione di essere stati invasi dal dio, la cui presenza però, se si trattava di un demone malvagio, poteva causare conseguenze negative come l'insorgere di una malattia, curabile con rituali che portavano alla liberazione dal dio.

Solo positiva è per Platone la concezione dell'entusiasmo, che consiste per lui in una condizione gioiosa tipica del poeta ispirato. Se ne possono distinguere quattro specie: il delirio profetico, causato dal dio Apollo: è quello della Sibilla delficaLa Sibilla delfica era chiamata anche Pizia o Pitonessa., che si esprime in un modo per noi incomprensibile perché non conosciamo il linguaggio degli dei; il delirio mistico, che deriva da Dioniso; il delirio poetico, ispirato dalle Muse; il delirio amoroso, dovuto ad Afrodite ed Eros, che rendono folli gli amantiPlatone, Fedro, 265b e 249d..

Non è dunque per la loro arte che i poeti compongono le loro opere, ma per il dio che si impossessa di loro: essi possono poetare se «ispirati e invasati dalla divinità», che fa loro superare l'intelletto e la tecnica poetica e attingere la sfera dell'irrazionalità lirica.

Sarà però proprio l'irrazionale delirio poetico a far escludere i poeti, come tutti gli artisti, dal perfetto stato ideale platonico.

Per Aristotele l'entusiasmo caratterizza una modificazione passionale e morale dell'animaAristotele, Politica, VIII, 5.; la «divina follia» dei greci sarebbe poi divenuta «una forma un po' speciale di delirio»Aristotele, Della filosofia, vol. 1, a cura di Mario Untersteiner, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1963, p. 167.. Dopo di lui il neoplatonismo, rifacendosi al significato etimologico del termine, intende l'entusiasmo come caratterizzante l'estasiPlotino, Enneadi, V, 6, cap. 4. nel supremo momento mistico-conoscitivo concesso dalla fedeProclo, Teologia platonica, IV, cap. 9..

L'anonimo autore del Trattato del Sublime (Περὶ Ὕψους, Perì Hýpsous), probabilmente del I secolo d.C., considera l'entusiasmo, come già Platone, secondo una funzione estetica che riguarda le anime belle, che «un soffio entusiastico» del dio in loro rende capaci di produrre opere belleTrattato del Sublime, VIII, 4..

Entusiasmo religioso Nella storia del cristianesimo il termine è applicato a quelle persone, gruppi e movimenti che interpretano la propria intensa esperienza religiosa come risultato della discesa dello Spirito Santo su di loro, dal quale sarebbero riempiti o «battezzati». In questa linea è collocato il montanismo nel II secolo, mentre è descritto direttamente come «gli entusiasti» un gruppo del IV secolo, detto anche dei Messaliani: essi credevano che attraverso la costante preghiera, le pratiche ascetiche e la contemplazione si potesse essere ispirati dallo Spirito Santo, e che questi sostituisse così lo spirito malvagio che fin dalla Caduta dimora in ogni creatura umana. Sono considerati dagli storici come entusiastici anche diversi gruppi staccatisi dalle chiese storiche del protestantesimo fra XVI e XVII secolo.

Negli anni immediatamente successivi alla Gloriosa rivoluzione fu definita in senso peggiorativo come «entusiasmo» ogni promozione militante e affermazione pubblica di idee rivoluzionarie. Intorno al 1700 l'entusiasmo era considerato la causa della guerra civile inglese e delle atrocità che l'avevano accompagnata, tanto che promuoverlo divenne un peccato sociale assoluto: il regolamento della Royal Society prevedeva che ogni socio il quale si fosse soffermato a discutere di religione o di politica ne venisse espulso come «entusiasta». Nel corso del XVIII secolo furono considerati «cieco entusiasmo» anche il metodismo e l'evangelizzazione pubblica portata avanti da George Whitefield. È su questo sfondo che si colloca la critica filosofica dell'entusiasmo elaborata nello stesso periodo in Inghilterra.

Sono tuttora considerati movimenti entusiastici, per analoga fenomenologia, il pentecostalismo, il movimento carismatico e i risvegli evangelici, che spesso portano chi ne è coinvolto a stati di alterazione sensoriale e a glossolalia. Quando tali manifestazioni sono espressione di un movimento organizzato, in storia e in sociologia si parla di movimento entusiastico.

Nella filosofia moderna

Dopo la parentesi medievale, che vede la concezione dell'entusiasmo assimilata a quella dell'estasi, il Rinascimento con Giordano Bruno la intende laicamente come «eroico furore». Nei dieci dialoghi che compongono De gli eroici furori, pubblicati a Londra nel 1585, Bruno individua tre specie di passioni umane: quella per la vita speculativa, volta alla conoscenza, quella per la vita pratica e attiva e quella per la vita oziosa. Le ultime due tendenze sono espressione di un furore di poco valore, un «furore basso»; il desiderio di una vita volta alla contemplazione è invece l'espressione di un «furore eroico», con il quale l'anima, «rapita sopra l'orizzonte de gli affetti naturali [...] vinta da gli alti pensieri, come morta al corpo, aspira ad alto». Non si giunge a tale effetto con la preghiera, con atteggiamenti devozionali, con «aprir gli occhi al cielo, alzar alto le mani», ma al contrario con il «venir al più intimo di sé, considerando che Dio è vicino, con sé e dentro di sé più ch'egli medesmo esser non si possa, come quello che è anima delle anime, vita delle vite, essenza de le essenze»Giordano Bruno, Opere di Giordano Bruno Nolano, vol. 2, Weidmann, 1830, p. 387.. Da questo entusiasmo religioso, segnato dalla presenza di Dio dentro di sé, Bruno distingue l'entusiasmo naturale, il «fervore naturale» che accresce la facoltà razionale del filosofo alla ricerca della veritàGiordano Bruno, De gli eroici furori, dialogo III, passim..

Nei secoli XVII e XVIII la speculazione filosofica comincia ad analizzare le presunte possibilità dell'uomo di arrivare ai confini della conoscenza e critica l'entusiasmo, considerandolo pericoloso in quanto «eversore sia della ragione che della rivelazione», tanto che «non c'è nulla di più necessario all'interesse della religione che la prevenzione dell'entusiasmo»Benjamin Whichcote, Moral and Religious Aphorisms, aforisma 349.. Per Locke l'entusiasmo è causato da «fantasie infondate del cervello», è un ignis fatuus, un fuoco fatuo abbagliante che, quando si spegne, mostra l'assenza di una vera conoscenzaJohn Locke, Saggio sull'intelletto umano, IV, cap. 19..

Shaftesbury, nella sua Lettera sull'entusiasmo (1709), riprende in parte la visione di Giordano Bruno e quella a lui più vicina di Henry MoreHenry More, Enthusiasmus triumphatus: or, a Discourse of the Nature, Causes, Kinds and Cure of Enthusiasme, Flesher, 1656., distinguendo l'entusiasmo religioso, come «sensazione falsa della presenza divina», da quel «nobile entusiasmo» proprio degli oratori, degli artisti e dei filosofi. Anche per Voltaire «l'entusiasmo si accompagna soprattutto alla religiosità malintesa», mentre è cosa buona «quell'entusiasmo ragionevole che è privilegio dei poeti»Voltaire, Dizionario filosofico (1765), alla voce corrispondente.. Per l'enciclopedista Diderot, invece, il filosofo non può rinunciare alla razionalità, e l'entusiasmo va quindi condannato in ogni senso, estetico e moraleDenis Diderot, Il paradosso sull'attore (1773)..

Kant, mettendo da parte una volta per tutte la connotazione divina, dà per primo una definizione laica dell'entusiasmo — «la condizione di un animo eccitato oltre la misura conveniente» — destinata a diventare di uso comune nella speculazione seguenteImmanuel Kant, Osservazioni sul sentimento del bello e del sublime, cap. IV, nota 7.. L'entusiasmo moderato dalla ragione, osserva Kant, produce effetti benefici ed è una nobile fantasticheria che permette di superare molte difficoltà, ma è pericoloso in ambito religioso: ha caratterizzato l'età dei cavalieri, e ora la fredda ragione deve intervenire a moderarlo e civilizzarloImmanuel Kant, Antropologia pragmatica, traduzione a cura di Augusto Guerra, Bari, Laterza, 1969.. Ancora nel corso dell'Illuminismo il gesuita Saverio Bettinelli si occupa a lungo dell'entusiasmo dal punto di vista estetico, rimanendo sostanzialmente nell'ambito di un'interpretazione tradizionaleSaverio Bettinelli, Dell'entusiasmo nelle belle arti (1769)..

Nella filosofia idealistica romantica l'entusiasmo è visto come quella parte ancestrale dell'irrazionalità umana che la ragione in parte regola, ma che non è riuscita del tutto ad annullare: secondo Schlegel esso deve essere moderato dall'azione critica dell'ironiaFriedrich Schlegel, Frammenti critici (1797).. Schelling assimila invece l'entusiasmo alla follia, che è «l'essenza più profonda dell'essere umano» e che «non nasce ma si manifesta quando ciò che è propriamente non essente, cioè irrazionale, si attualizza»: la ragione è follia regolata, e l'entusiasmo, come eccesso passionale sfuggito alla ragione, è follia.

Nella filosofia del XX secolo Karl Jaspers distingue l'entusiasmo dal fanatismo, inteso come una patologia esprimente un'idea fissaKarl Jaspers, Psicologia delle visioni del mondo, Roma, Astrolabio, 1950., e ne giudica positiva l'azione, poiché attraverso di esso è possibile raggiungere un atteggiamento globale per cui ci si sente assorbiti con la propria essenza in una visione sentimentale del mondo nella sua interezza e complessitàI problemi della pedagogia, vol. 20, Istituto di pedagogia dell'Università di Roma, 1974, p. 403..

Fenomenologia Nell'accezione corrente l'entusiasmo indica il grande zelo che impegna completamente una persona; nelle sue manifestazioni estreme è stato descritto come una condizione capace di abbassare o annullare i normali freni inibitori, conducendo a una dedizione acritica e ad atti inconsulti. Per la sua fenomenologia è stato accostato agli stati di alterazione indotti dall'abuso di alcol o di sostanze stupefacenti e al condizionamento ipnotico, con cui condivide manifestazioni quali lo stupore, l'estasi, le visioni e le espressioni verbali sconnesse.

In psicologia