thumb|upright=1.3|Lev Tolstoj in un dipinto di Michail Vasil'evič Nesterov
Lev Tolstoj (1828 - 1910), scrittore, filosofo, educatore e attivista sociale russo.
Introduzione Come riportato nella biografia della voce Lev Tolstoj, la sua vita fu lunga e tragica, nell'accezione più vera del termine, ossia nel senso che essa fu dominata da una profonda, segreta tensione: una vera tragedia dell'anima. Tolstoj stesso riteneva che il 1878 fosse lo spartiacque tra due fasi della sua esistenza, nella prima il grande scrittore (famosissimo e tronfio della fama letteraria), nella seconda la rinascita spirituale.
Questa grande frattura sarà fonte di difficoltà, contraddizioni e spesso incomprensioni nella interpretazione da parte dei contemporanei, problemi che ancor oggi sono presenti.
Svariate sono quindi le tracce per potersi avvicinare all'animo di Tolstoj: La incessante ricerca della verità.
La tensione al miglioramento continuo.
"La non organicità: Tolstoj non seppe o non volle essere un pensatore sistematico, ma affidò le sue idee a decine e decine di lettere, opuscoli e saggi più o meno lunghi, fra cui non è facile orientarsi".Il regno di Dio è in voi, Manca Editore. Nei suoi Diari scrisse:
La tensione e lo scontro tra il primo Tolstoj scrittore e lo stesso successivamente moralista.
La tensione e lo scontro tra Tolstoj erudito e l'umile ricercatore della verità.
La tensione e lo scontro tra il Tolstoj ricco possidente terriero e l'umile Lev che tentava di vivere con e come i muzik. Documentata nei fatti dagli ultimi anni di vita dello scrittore e dalla famosa fuga terminata con la morte alla stazione di Astopovo. La tensione e lo scontro (negli ultimi anni della sua vita) tra Tolstoj religioso senza metafisica ed il mistico
L'incessante sforzo a descrivere e vivere i dettami del Cristianesimo per lui esemplificati al massimo nel Discorso della Montagna del Vangelo secondo Matteo.
È bene aggiungere che il Tolstoj etico suscitò un grande entusiasmo a partire dalla metà degli anni ottanta del XIX secolo. In Russia venne proibita l'edizione delle opere politiche e religiose e cominciarono i controlli di stato su lui e su qualunque seguace dello scrittore.Antonella Salamoni, Il pensiero religioso e politico di Tolstoj in Italia, Leo Olschki, Firenze, pag.17 Secondo Max Nordau l'interesse dei contemporanei, per lo meno negli ultimi vent'anni di vita dello scrittore, si concentrò soprattutto sui contenuti morali piuttosto che sui grandi romanzi (Guerra e Pace ed Anna Karenina).Antonella Salamoni, Il pensiero religioso e politico di Tolstoj in Italia, Leo Olschki, Firenze, pag. 20
Si può ulteriormente fare una considerazione: le opere dello scrittore, eccetto quelle sotto copyright (ovvero le prime opere fino a Guerra e Pace ed Anna Karenina, con le successive eccezioni di Resurrezione e Padre Sergej), girarono in tutto il mondo con traduzioni spesso non fedeli, ed anche come antologie di scritti; non si tradusse né integralmente né esattamente.Antonella Salamoni, Il pensiero religioso e politico di Tolstoj in Italia, Leo Olschki, Firenze, pag. 23
Però chiunque scruti minutamente i lavori di lui, scorgerà che il germe della crisi e della conversione sociale e religiosa svoltasi nella coscienza di Tolstoi si contiene anche nelle sue opere anteriori.H.Zimmern citato da Antonella Salamoni, Il pensiero religioso e politico di Tolstoj in Italia, Leo Olschki, Firenze, pag. 27 Analogo commento farà Edmondo De Amicis.D Mantovani, I ricordi di De Amicis e le memorie di Tolstoi, citato da Antonella Salamoni, Il pensiero religioso e politico di Tolstoj in Italia, Leo Olschki, Firenze, pag. 23
Osserva Stanislao Tyszkiewicz: "La sua religione è una mescolanza di Vangelo, soprattutto il Discorso della Montagna, con forti dosi di agnosticismo, di fideismo, di razionalismo e il più sovente di panteismo".Introduzione a Guerra e pace, Edizioni Paoline, 1977, pag. 15.
Filosofia della storia L'interesse per la storia fu uno dei problemi cardine di Tolstoj e per tutta la vita cercherà di fornirne una risposta. Al contempo, la sua visione è una cartina al tornasole del proprio travaglio interiore.
Nel 1846 – secondo una testimonianza – Tolstoj affermò che «la storia non è altro che una raccolta di fiabe e futili inezie, infarcite con un mucchio di cifre superflue e di nomi propri».Lev Tolstoj, citato in Sergio Bertolissi, Tolstoj e l'autocrazia, in Lev Tolstoj, Lettere agli zar (1862-1905), a cura di Sergio Bertolissi, Laterza, Bari 1995, p. VIII.
In Guerra e pace espresse la convinzione dell'esistenza di una «legge naturale» che determina la vita degli uomini, ma che essi – incapaci di comprenderla – rappresentino la storia come una successione di libere scelte di cui attribuiscono le responsabilità a «grandi uomini» dotati di eroiche virtù o terribili vizi.Sergio Bertolissi, Tolstoj e l'autocrazia, op. cit. , pp. VIII-IX. Secondo Tolstoj, non sono i Napoleone o gli zar – così sicuri di sé – a fare la storia: essi sono solamente dei fantocci, mentre chi ha realmente parte nella storia ignora la propria importanza: «l'uomo che sostiene una parte negli avvenimenti storici non ne capisce mai l'importanza».Lev Tolstoj, Guerra e pace, IV, I, IV; 1956. A questo proposito, ha scritto un commentatore: «Per Tolstoj non ci sono protagonisti, perché quelli che sanno o possono sapere – cioè i detentori del potere, i capi rivoluzionari – non fanno, e invece gli esecutori – cioè i combattenti, i sicari ecc. – fanno ma non sanno».
Guerra e Pace, nella seconda parte dell'epilogo, si chiude con un esempio molto forte in cui paragona la rivoluzione copernicana ad una ipotetica rivoluzione storica per cui:
Tolstoj, in fondo, in questa fase pre-conversione, riconosce che l'incapacità di capire e determinare gli eventi sia la logica conclusione della grande ignoranza della trama delle cose, della sterminata varietà dei rapporti umani. Se avessimo questa consapevolezza non potremmo considerare gli esseri umani eroi od esseri spregevoli, ma dovremmo sottometterci alla inevitabile necessità. Si tratta di una posizione vicina alle "verità di fatto" leibniziane. Tolstoj riconosce quindi la preminenza dell'esperienza soggettiva, della vita vissuta con le sue emozioni. E qui si manifesta metaforicamente lo stesso contrasto che si evidenzia tra il Tolstoj descrittore della molteplicità della vita e la sua visione della storia in cui la libertà umana va disintegrandosi ed anche lo stesso contrasto tra il romanziere ed il successivo moralista e propugnatore di un sentire unico tratto dal mondo contadino e dal Vangelo. Isaiah Berlin, Tolstoj e la storia, C.M. Lerici editore.
Dopo la conversione egli riterrà infatti che la storia mostri le prove di come guerre e violenze abbiano sempre causato immense catastrofi e di come, invece, la realizzazione, in linea col Vangelo, di ideali di pace e di tolleranza vada considerato il vero indice di progresso – la vera forza e la vera Storia – dell'umanità:
Al termine della sua vita, tra settembre e novembre del 1910, Tolstoj rinuncerà alla possibilità di conoscere le leggi della storia:
Estetica Come sulla storia, anche sull'arte Tolstoj inizialmente espresse – in una lettera del 1860 – un giudizio drasticamente negativo, asserendo che «l'arte è una menzogna, e io non posso amare una menzogna, foss'anche bellissima»Lettera di Tolstoj a Fet, 29 ottobre 1860, citata in Igor Sibaldi, Introduzione, in Lev Tolstoj, Tutti i racconti, volume primo, op. cit. , p. XXIII..
Nella prima versione del racconto Al'bèrt (1857), Tolstoj scriveva che il compito della (vera) arte è «annichilire con il solo fatto d'esistere tutto il ciarpame delle ideologie degli intellettuali e tutta la vacuità della vita degli uomini ordinari»Tolstoj, citato in Igor Sibaldi, Introduzione, op. cit. , p. XXII..
Si delineano così, per Tolstoj, due tipi di arte: la prima – quella ordinaria, diffusa – è fondata sulla menzogna; la seconda – l'unica autentica – è specchio di Verità e manifestazione dell'Assoluto. Sviluppa quindi in sé la fede che solo la vera arte possa redimere l'umanità e, a questa tesi, dedica, ormai settantenne, il lungo saggio Che cos'è l'arte? (1897), in cui afferma:
Religione Esegesi biblica
Nel 1870 Tolstoj si dedica allo studio del greco antico e vi si appassiona.
Nel 1875, mentre lavora alla stesura di Anna Karenina, elabora alcuni saggi di carattere religioso (rimasti incompiuti): Sul significato della religione cristiana, Sulla vita al di fuori del tempo e dello spazio, Sull'anima e la vita di essa al di fuori della vita a noi nota e intelligibileIgor Sibaldi, Cronologia, in Lev Tolstoj, Tutti i racconti, volume primo, a cura di Igor Sibaldi, Mondadori, Milano 1991.
Nel 1877 comincia a scrivere Definizione della religione in quanto fede e un Catechismo cristiano che rimangono anch'essi incompiuti. Intanto legge svariate opere di teologia cristiana e di critica neotestamentaria.
Nel 1879 studia con sistematicità filologica i quattro Vangeli. Scrive nuovi saggi di carattere religioso, segnati da elementi polemici verso l'ortodossia: La Chiesa e lo Stato, Di chi siamo noi: di Dio o del Diavolo?, Cosa può fare e cosa non può fare un cristiano.
Nel 1880 si dedica interamente al lavoro critico-filologico sui Vangeli canonici. È divorato da un intenso zelo esegetico:
Nello stesso anno scrive Disamina della teologia dogmatica – che segna ormai un netto distacco dall'ortodossia – e intraprende l'opera di Unificazione, traduzione e analisi dei quattro Vangeli.
Nel 1882, interessato anche all'Antico Testamento, studia l'ebraico antico con il rabbino S. A. Minor.
Nel 1885 traduce dal greco antico la Didaché per la casa editrice Posrednik, fondata l'anno prima insieme ai discepoli Vladimir Čertkov e Pavel Birjukov.
Nel 1907 scrive il saggio, incompiuto, Perché i popoli cristiani in generale, e in particolare quello russo, si trovano oggi in una condizione infelice, dove critica l'interpretazione data da Paolo all'insegnamento di Gesù come frutto di travisamento e d'invenzione dottrinaria.Cfr. le note di Silvio Bernardini in Lev Tolstoj, I diari, Longanesi, 1980, p. 779.
Nel 1908 pubblica infine Il vangelo spiegato ai giovani.
Teologia Il sottotitolo dell'opera Il regno di Dio è in voi chiarisce i punti salienti della sua visione, ove dichiara: «Il regno di Dio è in voi, ovvero il Cristianesimo dato non come una dottrina mistica, ma come una morale nuova».
Il risveglio di Tolstoj ha principalmente una connotazione fortemente etica e di aderenza alle Sacre Scritture, che lui cercherà di leggere al di là di tutti i condizionamenti di quasi duemila anni di interpretazione. Cercando quindi i fondamenti nelle Scritture del Cristianesimo, principalmente si dedicherà alla lettura dei Vangeli, rifiutando in parte le Scritture del Nuovo Testamento (in particolare l'Apocalisse e parte degli Atti degli Apostoli) e dell'Antico testamento. Contesterà inoltre aspramente Paolo di Tarso: «Non voglio offrire una interpretazione della dottrina di Cristo [...] vorrei una sola cosa: proibire di interpretare».tesi di laurea: "I fondamenti biblici dell'etica cristiana: l'orizzonte ortodosso slavo", relatore: ch.mo prof. Aleksander Naumow, candidato: Marco Scarpa, anno accademico 2005-2006. Il cardine lo troverà quindi nei Vangeli, particolarmente nel Discorso della Montagna, ed all'interno di questi nelle cosiddette Antitesi.
Con la sua opera: "Unificazione, traduzione e analisi dei quattro Vangeli", ne scaturisce un evangelismo con alcuni fili conduttori: Il senso di missione storica e religiosa che ha un risveglio evangelico:Italo Mancini, Il cristo di Tolstoj. «La religione di Cristo non vuole redimere la società con la violenza, il suo ruolo è di mostrare il fine della nostra vita in questo mondo».Lettera ad un amico, da: Piaceri crudeli, Sonzogno Milano, pg. 72. Per leggere fedelmente il vangelo è necessario toglierlo dalle mani delle chiese.