La Domus Aurea ("Casa d'oro" in latino, proprio perché in essa si utilizzò molto di questo prezioso metallo) era la villa urbana costruita dall'imperatore romano Nerone dopo il grande incendio che devastò Roma nel 64 d.C.. La distruzione di buona parte del centro urbano permise al princeps di espropriare un'area complessiva di circa 80 ettari e costruirvi un palazzo che si estendeva tra il Palatino, l'Esquilino ed il Celio..
La villa, probabilmente mai portata a termine,. fu distrutta dopo la morte di Nerone a seguito della restituzione al popolo romano del terreno su cui sorgeva. La parte superstite della Domus Aurea, occultata dalle successive terme di Traiano, come tutto il centro storico di Roma, le zone extraterritoriali della Santa Sede in Italia e la basilica di San Paolo fuori le mura, è stata inserita nella lista dei Patrimoni dell'umanità dall'UNESCO nel 1980.
Il Carandini aggiunge che si trattava non di una sola grande residenza, ma di un insieme di edifici e spazi verdi, che in seguito ispirarono la grande Villa Adriana alla periferia di Tivoli.
Storia Nerone e la Domus Aurea
L'incendio del 3 agosto del 64 d.C., che divampò per sei giorni e sette notti,. distrusse gran parte del centro di Roma, compresa la Domus Transitoria; . sul Palatino.Domus Transitoria, in: Samuel Ball Platner (completato e rivisto da Thomas Ashby), A Topographical Dictionary of Ancient Rome, Oxford University Press, Londra, 1929, pp. 194, 195 (disponibile online su Lacus Curtius). Delle quattordici regioni (quartieri) che componevano la città, tre (la III, Iside e Serapis, attuale Colle Oppio, la XI, Circo Massimo, e la X, Palatino) furono totalmente distrutte, mentre in altre sette rimanevano solo pochi ruderi rovinati dal fuoco...
Nerone, ai tempi imperatore, che sembra avesse assistito alla devastazione da una torre dei Giardini di Mecenate,. vale a dire all'estremità orientale della Domus Transitoria, decise di costruire una nuova reggia degna della sua grandezza. La residenza dell'imperatore giunse a comprendere parte del Palatino, la valle del futuro anfiteatro Flavio, fino alle pendici dell'Esquilino, per un'estensione di circa 219 ettari (23 riguardanti il Palatino, 149 l'Esquilino e 47 tra la via Sacra, la valle del Colosseo e parte del Celio) secondo il calcolo del Carandini. Di tutta questa immensa tenuta imperiale, che aveva l'aspetto di una villa marittima, resta oggi solo un settore sul Colle Oppio (lungo circa 300 metri e largo 190). Si tratta di quel padiglione inserito nelle fondamenta delle successive Terme di Traiano.
Numerosi autori moderni concordano nel fatto che, in seguito al terribile incendio del 64, gran parte della Domus Transitoria venne sostituita da una più vasta, la Domus Aurea...
La maggior parte della superficie era occupata da giardini, con padiglioni per feste o di soggiorno. Al centro dei giardini, che comprendevano boschi e vigne, nella piccola valle tra i tre colli, esisteva un laghetto, in parte artificiale, sul sito del quale sorse più tardi il Colosseo.. La vera residenza di Nerone rimase comunque quella dei palazzi imperiali del Palatino, mentre l'edificio sull'Oppio fu adibito a dimora quando prediligeva rimanere negli horti, e gli edifici con vestibulum e stagnum erano utilizzati per le feste, dove riceveva il popolo di Roma..
Nerone s'interessò in ogni dettaglio del progetto, secondo gli Annali di Tacito, e supervisionava direttamente gli architetti Celere e Severo. La domus Aurea fu detestata dalla popolazione, poiché era stata costruita grazie alle spogliazioni dei cittadini più abbienti di Roma e dell'intero impero, depredando i templi di Roma, oltre a quelli di Asia e Grecia,. delle loro numerose statue.
Sappiamo, infine, da Tacito che, nel 65 d.C., Gaio Calpurnio Pisone aveva ordito la sua congiura per l'assassinio del princeps, proprio in «quel palazzo odiato, costruito con i frutti delle spoliazioni dei cittadini».. Alla congiura presero parte il prefetto del pretorio, Lucio Fenio Rufo, e lo stesso Seneca, il quale fu costretto a togliersi la vita, dopo aver donato all'imperatore le sue proprietà per contribuire alle spese della domus Aurea.; ; .
Nel maggio del 66, al termine delle vittoriose campagne armeno-partiche di Corbulone, il re Tiridate I, venne invitato a Roma e qui si recò accompagnato dalla moglie, dai figli suoi e da quelli del re dei Parti (Vologese I), della Media Atropatene (Pacoro II) e dell'Adiabene (Menecrate).. Nella capitale dell'impero romano, Nerone lo proclamò re d'Armenia, ponendogli sul capo il diadema, al termine di una processione che sembrava un trionfo... Roma era stata decorata con bandiere, fiaccole, ghirlande e fiori, con una gran folla ovunque per vedere il nuovo re.;
Si ebbe poi una celebrazione nel teatro di Pompeo,. tutto ricoperto d'oro:
Al termine il re armeno venne invitato nella domus Aurea ad uno spettacolare banchetto, molto probabilmente, come sostiene il Carandini, intorno allo stagno di Nerone, affollato di imbarcazioni, come in precedenza era già avvenuto per altre feste organizzate dal prefetto del pretorio, Tigellino. Svetonio infine racconta che Nerone erogò in favore di Tiridate ottocentomila sesterzi al giorno e quando partì gli regalò oltre cento milioni di sesterzi.. L'estate successiva partì per la Grecia, dove saccheggiò ben cinquecento statue a Delfi per ornare la domus Aurea.; .
Dopo la morte di Nerone
Dopo la morte di Nerone, il terreno della Domus Aurea venne «restituito al popolo romano» dagli imperatori successivi, se pur non immediatamente, a causa dell'impopolarità e dell'ideologia che l'avevano ispirata. Infatti, Svetonio riferisce che solo Otone proseguì il completamento della Domus Aurea, sostenendo ingenti spese pari a 50 milioni di sesterzi..... Vitellio la criticò definendola brutta e spartana, sebbene poi vi andasse ad abitarla, solo dopo essersi ammalato...
Già a partire da Vespasiano si avviò il processo di distruzione della Domus. In circa un decennio la dimora neroniana venne spogliata dei suoi rivestimenti preziosi: Vespasiano utilizzò lo spazio in cui era stato scavato il lago artificiale, drenando le acque e prosciugandolo, oltre a distruggere gli edifici che collegavano il vestibulum con lo stagnum, rasandoli e riempiendoli di macerie per innalzare il terreno per costruire l'Anfiteatro Flavio. Distrusse, inoltre, il Ninfeo sul fianco del Celio e completò il tempio dedicato da Agrippina minore al Divo Claudio. Sempre Vespasiano trasformò il basamento della Domus Tiberiana per far spazio a un edificio termale, mentre il peristilio centrale fu trasformato in un'aula absidata, posta tra due portici laterali.
I cantieri per le terme di Tito erano già stati avviati nel 79, mentre il secondo figlio, Domiziano, fece costruire un nuovo palazzo sul Palatino, inaugurato nel 92, che cancellò gli edifici neroniani e ne inglobò le fondazioni.
Bruciò quasi interamente nell'incendio del 104.. E come suggerisce il Carandini: «Questa Versailles dentro Roma era durata non oltre 40 anni». Le terme di Traiano, costruite in seguito all'incendio del 104 (ed inaugurate nel 109), ed il Tempio di Venere e Roma (inaugurato nel 135), furono elevate proprio sul terreno occupato dalla domus Aurea. La prima delle due opere sorse sulle rovine della parte residenziale del colle Oppio, la seconda sul Vestibulum della villa, che forse ne condizionò anche la forma. In quarant'anni, la Domus Aurea fu completamente sepolta sotto nuove costruzioni, ma paradossalmente questo fece in modo che i "grotteschi" dipinti potessero sopravvivere; la sabbia funzionò come le ceneri vulcaniche di Pompei, proteggendoli dal loro eterno nemico, l'umidità. L'architetto di Traiano, Apollodoro di Damasco, utilizzò l'edificio neroniano, colmato di terra, a sostegno delle Terme, per allargarne la platea.
Epoca moderna e contemporanea
Quando, alla fine del XV secolo, un giovane cadde accidentalmente in una buca su un versante del colle Oppio si ritrovò in una strana grotta, ricoperta di figure dipinte. Ben presto gli artisti vollero farsi calare su assi appese a corde per poterle vedere di persona. Gli affreschi allora scoperti, detti per l'appunto a grottesche, oggi sbiaditi in pallide macchie grigie sul gesso, produssero un'enorme influenza per l'intero Rinascimento. Quando il Pinturicchio, Raffaello e Michelangelo si calarono sotto terra per studiare queste immagini, ebbero una rivelazione del mondo antico. Artisti, come Marco Palmezzano, che lavoravano a Roma in quegli anni si diedero quindi a diffondere anche nel resto d'Italia tali grottesche..
Oltre alle firme di illustri e successivi visitatori, come Giacomo Casanova e il Marchese de Sade, incise sugli affreschi a poca distanza tra loroBritish Archaeology, giugno 1999, si possono leggere anche i nomi di Domenico Ghirlandaio, Martin van Heemskerck, e Filippino LippiUnderground Rome. L'effetto sugli artisti rinascimentali fu istantaneo e profondo: lo si può notare in maniera esplicita nelle decorazioni di Raffaello nelle logge nel Vaticano. Nel Rinascimento la domus dell'Oppio fu impropriamente chiamata palazzo di Tito a causa dell'erronea identificazione delle terme di Traiano con le terme di Tito.
La scoperta provocò anche l'ingresso dell'umidità nelle sale, e questo avviò un processo di lento e inevitabile decadimento. Alla pioggia fu attribuito invece il più recente crollo di una parte del soffittoArchaeology, giugno/luglio 2001. La riapertura del complesso, chiuso subito dopo un lungo periodo, non ha del tutto risolto i fattori di rischio legati al traffico, alle radici degli alberi del giardino e altri problemi riguardanti l'area che comunque non hanno impedito di proseguire lo scavo e l'esplorazione del sito.
Nel maggio 2019, durante lavori di restauro, gli archeologi del Parco Archeologico del Colosseo hanno casualmente scoperto un ambiente mai esplorato prima. Si tratta di una stanza a volta alta 4,5 metri, dalle pareti decorate con affreschi ben conservati e raffiguranti il dio Pan, pantere e una sfinge, da cui il nome di Sala della Sfinge.
Descrizione
Il progetto della Domus Aurea sembra sia ispirato alla villa marittima campana, le cui principali caratteristiche erano costituite da una distribuzione sparsa degli edifici, inseriti in un paesaggio con viste panoramiche sul mare tramite terrazze, giardini e portici. L'ispirazione sembra fosse dovuta in particolare all'ambiente di Baia, la più rinomata località residenziale del mondo romano, nel quale erano presenti numerose e lussuose ville, impianti termali e luoghi di piacere.. Il Carandini aggiunge che la domus di Nerone era una villa che si affacciava su di un "mare" artificiale, lo stagnum, luogo di perdizione della nobilitas, dove si svolgevano i festini su imbarcazioni di piacere (cumbae). Del resto confrontando una villa di Baia, si nota la notevole somiglianza con il padiglione sull'Oppio, compreso lo xystus della parte meridionale.
La Domus Aurea, realizzata dagli architetti Severo e Celere sotto la diretta supervisione di Nerone («i quali con il loro ingegno e l'ardire realizzavano con l'arte ciò che la natura non aveva concesso»),. era innanzitutto un intervento sul paesaggio, plasmato con prati, campi, vigneti, boschi, bacini d'acqua e con la realizzazione di domus, padiglioni e ninfei..
La villa comprendeva le alture del Palatino, della Velia, dell'Oppio, parte dell'Esquilino (fino agli Horti Maecenatis, che, pur non facenti parte del corpo principale della domus, ne costituivano un annesso, in quanto lasciati in eredità ad Augusto alla morte di Mecenate), la parte nordoccidentale del Celio (corrispondente al podio del tempio del Divo Claudio, riconvertito in ninfeo) e lo specchio d'acqua compreso tra queste alture, dove poi sarà edificato l'anfiteatro Flavio.. Il fulcro della villa era proprio costituito da questo stagno..