I gioielli della Corona francese sono costituiti da corone, globi, diademi e gioielli che furono il simbolo della monarchia di Francia. Gran parte del tesoro francese venne disperso nel 1885 a seguito di una vendita per realizzo operata dalla Terza Repubblica francese. I gioielli della Corona francese sopravvissuti si trovano oggi nella Galerie d'Apollon al museo del Louvre, primo museo di Francia ed ex palazzo reale, dove pure si trovano il diamante Régent, il diamante Sancy e lo spinello rosso Côte-de-Bretagne, di 105 carati, scolpito in forma di dragone. Tra le gemme si ricordano anche lo smeraldo di San Luigi, lo zaffiro Ruspoli e un set di diamanti della regina Maria Antonietta, che sono invece esposti nella sezione mineralogica del Museo di storia naturale francese (Muséum nationale d'histoire naturelle).

Storia

Le origini

Nel 752 Pipino il Breve divenne re di Francia e la sua ascesa al trono fu celebrata da una cerimonia di incoronazione detta "sacre", poiché l'accento era posto sull'unzione con il crisma della Sacra Ampolla, utilizzata probabilmente anche per la celebre incoronazione di Carlo Magno nell'800 e quella di Ugo Capeto nel 987, la quale per la prima volta avvenne nella Cattedrale di Notre-Dame de Reims. dove avvennero tutte le incoronazioni del monarca francese fino alla Rivoluzione, tranne quella di Luigi VI a Orléans ed Enrico IV a Chartres. Dopo la rivoluzione, solo Napoleone assieme alla moglie Josephine e Carlo X di Borbone furono incoronati, i Bonaparte a Parigi in Notre-Dame mentre l'ultimo re borbonico a Reims. Durante tutto questo grande periodo, si compose piano piano un set di costosi e preziosi gioielli della corona, ampliato da vari monarchi.

I Gioielli della Corona, o Diamants de la Couronne de France, divennero inalienabili il 15 giugno 1530, per decisione di Francesco I, subirono però importanti perdite causate dalla Lega Cattolica nel 1590, ricostituiti in seguito da Enrico IV e potenziati notevolmente da Luigi XIV, con la donazione di 18 diamanti Mazzarino e l'acquisto dello zaffiro "Royal French Blue", "Ruspoli" e del Regent Diamond, nel 1717. Sotto Luigi XV i gioielli cominciarono ad essere conservati nella Garde Meuble de la Couronne, Tesoro reale, fino a quando nel 1792, alcuni rivoltosi assaltarono l'edificio e rubarono alcuni pezzi, che furono poi venduti nel 1795, per poi essere recuperati. Fu poi Napoleone, nel 1814, a restaurare i gioielli della corona con 65.072 pietre e perle, escludendo anche i gioielli personali degli Imperatrici Josephine e Maria Luisa, poi anche durante al Restaurazione e il Secondo Impero si contavano 77.662 pietre e perle, di cui 51.403 diamanti taglio brillanti, 21.119 taglio rosa, 2962 perle, 507 rubini, 136 zaffiri, 250 smeraldi, 528 pietre turchesi, 22 opali, 235 ametiste ed altre 500 pietre.

La vendita dei gioielli Dopo la caduta di Napoleone III e il rifiuto di Enrico V di conservare i gioielli in via privata, cancellarono ogni tipo di un ritorno monarchico, causato anche dalla vendita da parte della Terza Repubblica della maggior parte dei gioielli, nel 1885. Un importante set di pietre e perle fu inviato al Musèum National d'Histoire Naturelle, mentre alcuni dei gioielli più importanti furono riacquistati nel 1953.

Le più antiche regalie erano conservate originariamente nel tesoro della Basilica di Saint Denis, furono poi inviati alla Biblioteca Nazionale, Museo di Storia Naturale o il Museo del Louvre, altre furono poi smontate o fuse completamente come la Corona di Carlo Magno, quelle di Saint Louis, delle Regine, il calice e le due ampolline di Saint Denis, il paravento di Carlo Magno, l'altare dorato di Carlo il Calvo e gli strumenti liturgici conservati a Reims. Le regalie furono poi restaurate o ricreate per l'incoronazione di Napoleone, che subirono a loro volta una nuova parziale distruzione nel 1819, completate poi per l'ultima incoronazione.

L'ultima incoronazione L'ultima incoronazione di un monarca francese avvenne nel 1825 a Reims, quando Carlo X di Borbone, succeduto l'anno prima al fratello Luigi XVIII, fu incoronato; questa cerimonia fu vista dai critici come una volontà di ritornare al periodo e tradizioni dell'Assolutismo, quindi dellAncien Régime, il quale poi finì definitivamente con la rivoluzione del 1830, anche se all'epoca molti francesi preferivano lo stile del vecchio re Luigi XVIII, più sobrio e moderno. Luigi Filippo, duca d'Orléans e re dei Francesi dal 1830 al 1848, non venne incoronato come anche l'Imperatore Napoleone III, ultimo vero monarca di Francia, la moglie invece, Eugenia de Montijo, fece realizzare una propria corona, che però non fu utilizzata mai nelle occasioni ufficiali.

Il funerale di Luigi XVII nel 2004 Luigi XVI e Maria Antonietta ebbero quattro figli, di cui solo due sopravvissero fino dopo la Rivoluzione francese, appunto Maria Teresa (1778-1851) e Luigi Carlo che fu Delfino di Francia dal 4 giugno 1789 al 1º ottobre 1791, anno della caduta della Monarchia. A seguito della morte dei genitori, si è sempre raccontato che l'ex Delfino morì nel 1795 in prigione, anche se c'era una leggenda popolare che secondo la quale sarebbe riuscito a fuggire, traendosi in salvo e vivendo poi in esilio.

Nel 2004, comunque, è stato comprovato che la leggenda è fittizia, infatti Luigi Carlo, per i realisti Luigi XVII, morì in prigione a causa della tubercolosi e ciò fu comprovato risalendo al DNA, attraverso il suo cuore conservato oggi in un'urna di vetro dai realisti, assieme ad una ciocca di capelli della regina Maria Antonietta. In occasione dei suoi funerali formali, che ebbero luogo nel 2004, dopo più di un secolo una celebrazione funebre venne accompagnata da bandiere gigliate e dalla corona reale, la quale accompagnò il feretro.

Furto Il 19 ottobre 2025 alcuni gioielli della corona sono stati rubati dal museo del Louvre.

Diamanti famosi

Diamante Hope o Blu di Francia

Il diamante Hope o Blu di Francia proveniente dalle miniere di Golconda in India, fu acquistato, nel 1688, dal mercante francese Jean-Baptiste Tavernier, secondo alcuni fu lui stesso a distaccarlo dall'occhio della statua di un idolo indiano, di nome Rama-Sitra, scatenando l'ira della divinità, la quale maledisse la pietra e tutti coloro che l'avrebbero posseduta. Il mercante Tavernier comunque andò in bancarotta e, tentando di fare fortuna in India, morì durante il viaggio verso l'Asia.

Il successivo proprietario fu il re di Francia Luigi XIV, il quale lo fece tagliare a forma di cuore, riducendone le dimensioni da 112 a 67,5 carati; sia Luigi XIV che il bisnipote Luigi XV, sfoggiarono numerose volte il diamante, fino a quando entrambi i monarchi morirono a causa di malattie molto dolorose, il primo per gangrena ad una coscia a 77 anni e il secondo di vaiolo a 64 anni. Con l'ascesa al trono di Luigi XVI, la moglie Maria Antonietta divenne la proprietaria del diamante, che lo unì ad altre pietre preziose formando così una collana; con la Rivoluzione e la decapitazione dei sovrani, il diamante fu rubato assieme ad altri gioielli della Corona, passando poi in mano ad un gioielliere il quale però morì di infarto; secondo alcune fonti il diamante fu rubato proprio dal figlio del gioielliere, il quale appena capì di essere la causa della morte del padre, si suicidò. Un suo amico, il quale poi trovò il diamante fra i beni lasciati incustoditi, morì poco dopo.

Il diamante assunse il nome ufficiale di Hope, quando fece parte della collezione di gemme di proprietà di una famiglia di banchieri scotio-olandesi, chiamati appunto Hope. Successivamente fu tagliato nuovamente e finì nelle mani del Sultano turco Abdul Hamid II, che lo acquistò per 400.000 dollari, poi però il monarca fu deposto l'anno dopo e impazzì. Il diamante fu poi acquistato da Cartier, che lo vendette a Edward Beale McLean, proprietario del Washington Post; l'ultimo proprietario Harry Winston, lo donò nel 1958 allo Smithsonian Institute di Washington, dove la pietra preziosa è oggi custodita, esposta al pubblico in una teca dotata di tutti i più moderni sistemi di sicurezza.

Diamante Sancy

Il Diamante Sancy fu quasi certamente trovato e tagliato in India, a Golconda, arrivando poi in Europa intorno al 1500. Uno dei primi proprietari sarebbe stato Carlo il Calvo, duca di Borgogna, e dopo la sua morte il diamante fu ereditato dal cugino, Manuele I del Portogallo. Quando però il Portogallo rischiò di essere annesso alla Spagna, il pretendente al trono Don Antonio, Priore di Crato, fuggì all'estero con buona parte dei gioielli della Corona portoghese, con l'obiettivo di cercare degli alleati e diventare re di un nuovo paese; alcune fonti ritengono che Don Antonio, trovandosi in Francia, vendette il diamante a Nicolas de Harley, Signore di Sancy, mentre altre fonti sostengono che De Sancy acquistò la pietra preziosa a Costantinopoli, dove fu ambasciatore di Francia.

Il diamante fu poi venduto al re Giacomo I d'Inghilterra e rimase in Gran Bretagna fino al 1669, quando Giacomo II lo vendette al Cardinale Mazarino, che lo donò al re Luigi XIV; da allora il diamante rimase nella collezione regia fino alla Rivoluzione, quando, a seguito di un tumulto e furto al Tesoro Reale, fu rubato e dato per scomparso fino al 1828, quando fu venduto al principe russo Paolo I Demidoff. La famiglia lo vendette poi al principe indiano Jeejeebhoy. Il diamante fu esposto all'Esposizione universale di Parigi nel 1867 e fu acquistato nel 1906 da William Waldorf Astor, I Visconte Astor. Infine fu venduto al Louvre, dove oggi è esposto nella Galleria di Apollo, assieme ad altri grandi diamanti.

Diamante Régent

Il Diamante Régent, secondo la leggenda, fu scoperto in una miniera dell'India, a Golconda, preso da uno schiavo in fuga dall'Assedio di Golconda, che poi fu derubato ed ucciso da dei mercanti probabilmente inglesi. Il diamante fu poi portato in Inghilterra nel 1702 e fu tagliato diverse volte, ricavandone così diamanti più piccoli che furono poi venduti a Pietro il Grande, Zar di Russia. Il 6 giugno 1717 entrò a far parte dei gioielli della Corona francesi, quando il Reggente Filippo II di Borbone-Orléans lo acquistò dall'allora proprietario Pitt per 135.000 sterline. Considerato all'epoca il più grande diamante del mondo, prese il nome di le Regént ("Reggente"). Venne incastonato nel 1722 nella Corona di Luigi XV e poi in un cappello di Maria Antonietta; come altri diamanti fu rubato assieme al Blu di Francia e il Hortensia, poi tutti ritrovati, finendo in custodia dal Direttorio.

L'Imperatore Napoleone Bonaparte fece incastonare il diamante sull'elsa della sua spada, esibendola così durante la sua incoronazione nel 1804; durante il suo esilio l'ex Imperatrice Maria Luisa, duchessa di Parma, portò il Régent nel Castello di Blois e poi in Austria, così che l'Imperatore d'Austria lo restituì alla Francia e immediatamente fu reinserito nel Tesoro reale. Con la caduta dei Borbone e degli Orléans, Napoleone III lo fece incastonare in un diadema regalato poi alla moglie Eugenia, dove si trova tuttora. Oggi è esposto al Museo del Louvre, nella Galleria d'Apollo.

Diademi e parure Diadema di perle o diamantato Il "Diadema di perle", o "Diadema diamantato", è un monumentale diadema di perle realizzato nel 1853 dal gioielliere Gabruel Lemonnier su commissione dell'Imperatore Napoleone III come regalo di nozze alla sua sposa Eugenia de Montijo. Il diadema è fatto di 212 perle e quasi 2000 diamanti incastonati in volute di fogliame con perle verticali a forma di pera, incastonate in argento; le pietre facevano parte del Tesoro di Stato francese. Con la sconfitta della Francia contro la Prussia nella Battaglia di Sedan nel 1870, Napoleone ed Eugenia andarono in esilio nel Regno Unito, ospiti della regina Vittoria, e il diadema fu restituito allo Stato francese. Nel 1887, durante la Terza repubblica di Francia, il diadema fu venduto all'asta e ad acquistarlo fu Tiffany.