Cilavegna (AFI: ; Silavégna in dialetto vigevanasco) è un comune italiano di abitanti della provincia di Pavia in Lombardia, a da Milano. Si trova in Pianura Padana e precisamente nella regione della Lomellina.

La cittadina è legata a un'antica tradizione agricola, in epoca romana con la produzione di vino e ora quella di asparagi rosa, mentre a partire dal XX secolo ha visto la nascita di un polo industriale poco fuori dal centro abitato. La prima pagina di storia dettagliata e precisa intorno al paese è costituita dalla concessione di Re Berengario I, un documento che non porta data, ma sicuramente anteriore al 25 dicembre 915, anno della sua incoronazione a Roma.

All'interno del romanzo psicologico Ipotesi di cacciatore di Gregorio Ponci, nel quale la famiglia del personaggio principale, Viscardo, affonda le sue origini dal XVIII secolo in Cilavegna, sono citate anche le più antiche denominazioni di Cilavinnis, Cellavegna, Celavegno.

Geografia fisica Territorio

Il territorio di Cilavegna è compreso nella pianura Padana. Il comune è situato accanto al confine con il Piemonte (provincia di Novara) ed è inserito nell'area dell'Alta Lomellina, ovvero un territorio nella zona sud-occidentale della Lombardia tra il Sesia (a ovest), il Po (sud-ovest), il Ticino (a est) e il Basso Novarese (a nord).

La zona del cilavegnese si presenta prevalentemente pianeggiante (a ) con alcune zone sabbiose in rilievo ed è contraddistinta da un'unica grande area boschiva (il Bosco Oliva) che oggi è tutelato dall'amministrazione comunale: questi ne conserva la proprietà, ma ha lasciato il libero accesso a un'associazione di appassionati locali affinché si possa avviare la ricostruzione del bosco con sole specie autoctone. L'economia, prevalentemente agricola, ha modificato l'ambiente locale perché diventasse propedeutico a vari tipi di colture; in particolare, il paesaggio è caratterizzato da una fitta rete di canali e fossi, mentre la vegetazione si arricchisce di campi di granoturco, risaie, pioppeti e castagneti. La mappatura idrografica. evidenza alcuni fontanili, utili ad alimentare i corsi d'acqua: il fontanile dei Serami, altri due col nome di fosso Pavese, lungo i confini con Gravellona e Cassolnovo, la fontana Amalia, verso Albonese, e i fontanili Boniforti e Cariariolo, nella regione Calderlina.

Un documento che chiarisce meglio il perché della conformazione dei canali a Cilavegna è il Super aquis derivandis et conducendis, una legge emanata da Gian Galeazzo Maria Sforza il 14 giugno 1483: con essa venne sancito che le acque dei canali (come ad esempio la Biraghetta) dovevano derivare necessariamente dal fiume Sesia e non dal più vicino fiume Agogna, poiché le acque di quest'ultimo erano riservate al comune di Mortara, che, nei pressi di Nicorvo, derivava una sua roggia comunale.

Per quanto riguarda il rischio sismico, Cilavegna è classificata a bassissimo rischio (Zona 4).Ordinanza PCM n. 3274 del 20/03/2003 - Elenco dei comuni classificati. URL consultato in data 11 settembre 2019.

Clima

Il clima è tipico dei comuni dell'alta Lomellina, ma, data la vicinanza con il Piemonte (in particolare Novara), i dati climatici sono paragonabili con quelli registrati dalla stazione meteorologica di Cameri (NO): nel corso degli anni gli inverni sono diventati sempre meno rigidi, ma le temperature rimangono comunque intorno allo ; i mesi più caldi, invece, si caratterizzano di temperature sempre maggiori. A causa del riscaldamento globale, inoltre, le nevicate invernali risultano rare e spesso limitate ai mesi più freddi, mentre in estate è comune il fenomeno dell'afa.

Classificazione climatica: zona E,

Origine del nome Un'ipotesi vede Cilavegna come nome composto: la prima parte è la parola cella, la quale richiama al significato di deposito dell'annona militare, ovvero un tipico insediamento romano lungo le vie dell'Impero; il secondo termine, vegna, indica l'antica coltivazione prevalente in questo luogo: le vigne.

Tale ipotesi può essere confermata grazie a una concessione fatta da re Berengario I, datata presumibilmente tra gli anni 911 e 915, che riporta il nome Cilavinnis, molto vicino al latino vinea o vinum.

Il processo che nei secoli ha portato al toponimo Cilavegna consiste nella comparsa, dovuta soprattutto ai dialetti locali, della g nell'ultima sillaba e nella variatio tra il maschile e il femminile: Celavegna nel 1164, Cellavegna nel 1181, nel 1220, nel 1250, Cillavegna nel 1181, Celavegno nel XII secolo, Cellavigna nel 1219.

Analizzando l'evoluzione del nome si comprende come il toponimo si sia avvicinato progressivamente ai termini cella e vinea, a confermare l'origine romana del nome, che vede in deposito presso le vigne la sua accezione più verosimile.

Storia

La zona in cui sorge l'odierno comune di Cilavegna cominciò a essere abitata fin dal Mesolitico, ma i ritrovamenti più antichi, corrispondenti ad alcune tombe dell'età del Bronzo, risalgono al 1300 a.C., periodo che aprì a una serie di dominazioni su quelle terre da parte di Levi, Galli e Romani. Questi controllarono la cosiddetta Gallia Cisalpina a partire dal I secolo a.C. e trasformarono la viabilità edificando una rete di strade utile a semplificare i lunghi spostamenti degli eserciti verso l'Europa centrale; in particolare, sorsero in questo periodo diversi accampamenti con il semplice scopo di rifornire di viveri i soldati in sosta: uno di questi castrum era quello di cella ad vineas, odierna Cilavegna, che si trovava nella posizione strategica tra la via Galliana e quella per Vercellae (Vercelli).

Durante l'epoca medioevale Cilavegna divenne la sede di un giudice (gastaldo,. preposto alla supervisione delle opere del duca, mentre, a partire dalla conquista di Carlo Magno, il borgo venne posto alle dipendenze dei conti di Lomello; fu questo ultimo periodo a vedere la nascita del castello, poiché nel X secolo d.C., su concessione di re Berengario I,. venne realizzata una prima linea di difesa contro l'invasione degli Ungari. Gli eventi che seguirono riguardano diverse famiglie, che nel tempo acquistarono il feudo; in particolare si ricordano i Beccaria,. i Castelbarco. e i Maletta. Quest'ultimi, infine, cedettero il possedimento a Vercellino Visconti, il quale, però, con l'annessione al Ducato di Milano, venne sostituito dalla signoria degli Atellani.

A questa seguì la signoria Taverna. (1636 - 1798), la quale rimase al potere fino al crollo del feudalesimo, quando la Lombardia divenne parte prima della Repubblica Cisalpina e poi del Regno Lombardo-Veneto. Durante l'epoca contemporanea Cilavegna divenne un comune, che nel 1818. entrò a far parte del Vigevanasco e successivamente del Regno d'Italia, avviando in parallelo una politica di industrializzazione che vide il periodo più florido tra la fine del 1800 e la prima metà del 1900.

Diverse furono le aziende nate in questi anni, ma a rimanere alla storia fu la Ca.Gi., testimone del manifesto antifascismo tipico dei cilavegnesi, poiché nel 1944 i dipendenti scioperarono in appoggio al Comitato di Liberazione dell'Alta Italia. Altre furono le esperienze partigiane della cittadina, la quale commemorò le vittime del ventennio fascista con alcuni monumenti.

Durante il secondo dopoguerra, Cilavegna vide diversi progetti per la una riconversione urbanistica e in particolare fu testimone della realizzazione (1967.) di Casa Serena, collegata al centro da una nuova strada: questi progetti furono voluti dal cav. Mario Pavesi, concittadino che desiderava un luogo in cui accogliere gli ex dipendenti in pensione. Dal 1964, inoltre, venne inaugurata annualmente la festa dell'asparago..

Simboli

Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 26 settembre 1954.

Alcuni documenti lasciano pensare che un primo stemma di Cilavegna fosse quello del 1458,. due chiavi in croce traversa col manico trifogliato, presumibilmente in riferimento a san Pietro, patrono del paese. Solo nel 1954 fu necessario, però, realizzare uno stemma araldico poiché Cilavegna non ne aveva mai avuto uno ufficialmente: esso avrebbe dovuto essere troncato, in modo che all'antico stemma dei Taverna, ultimi feudatari di Cilavegna, si affiancasse la figura del castello. Concesso quindi dall'ufficio araldico, il progetto venne affidato a Piero Maccaferri.

Lo stemma concesso venne, però, spesso criticato perché non fedele ai fatti della storia cittadina: il campo dedicato alla signoria dei Taverna, infatti, risulterebbe estraneo al ramo di Cilavegna, poiché lo stemma si riferisce ai signori di Landriano. L'antico emblema dei Taverna prevedeva un unico campo bianco con tre bande nere, mentre la presenza del cane si riferiva a quello dei conti di Landriano; tale figura, però, venne introdotta anche a Cilavegna solo in occasione dell'unione del feudo a quello maggiore e fu questo, probabilmente, il motivo per cui spesso i due rami sono stati confusi tra loro.

In conclusione, si può ritenere che lo stemma avrebbe dovuto essere troncato con due campi: il primo d'argento con tre bande nere, mentre il secondo con d'oro con la figura del castello.

Il gonfalone è un drappo di azzurro.

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose

Chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo

L'edificio attuale, a meno di modifiche posteriori, venne realizzato dal 1729. (anno della prima pietra del campanile) alla fine del secolo: esso si compone di una grande navata racchiusa da sei cappelle laterali e dal grande presbiterio quadrato coronato dell'abside semicircolare. Le tre campate della navata poggiano su grandi archi sorretti da colonne di ordine composito, mentre le cappelle accolgono gli altari minori intitolati alla Beata Vergine, a San Francesco da Paola (successivamente affiancato da Santa Margherita, Sant'Isidoro e San Bovo), alla Madonna dei Sette Dolori (con tre statue in stucco del Crocifisso, della Beata Vergine e di San Giovanni), a San Giuseppe, al Suffragio e alle Sante Reliquie (con le statue di San Pietro, San Paolo, di San Mattia, di San Simone, di Santa Maddalena e di San Bovo). Chiude l'elenco degli altari quello Maggiore, realizzato in marmo e adornato da un tabernacolo in pietre preziose.

Successivamente, nuovi lavori eseguiti nel 1814 innalzarono il campanile a , garantendo così la possibilità di aggiungere al sistema di campane anche un orologio in servizio del paese. Nello stesso periodo si dotò la facciata di eleganti terrecotte, che formano le parti architettoniche, e di statue poste sugli acroteri. Con la metà dell'800 quindi si può parlare di una chiesa completamente convertita al barocco. Santuario di Sant'Anna

Noto anticamente come "Gesiolo della Calderlina",. il Santuario di Sant'Anna si erge nella campagna cilavegnese. Esso nacque come cappella votiva nel XVI secolo al fine di custodire un famoso affresco ritraente Sant'Anna con Maria e San Gioacchino. Oggigiorno, il santuario, essendo dedicato a Sant'Anna, è l'unico non mariano in tutta la Lomellina, e costituisce un importante luogo di culto per la cittadina, soprattutto perché legato a un'antica tradizione religiosa: da più di 300 anni, infatti, si tiene il 26 luglio la festa di Sant'Anna.

Nel 1889 il santuario venne ampliato da don Giovanni Delconsole.

Chiesa della Beata Vergine del Rosario

Nota anche col nome di Chiesa di Santa Maria, venne eretta nel XV secolo e ceduta nel 1492 ai Domenicani del Prato dell'Olmo, i quali la unirono al “Vicariato dei Frati dell'Ordine vigevanese dei Predicatori alla cattedra di Pietro Martire”; la struttura subì un'importante ricostruzione nel 1640. e divenne la sede della confraternita del “Santo Rosario” nel 1660.