Viene considerato il fondatore dell'ontologia, con cui ha influenzato l'intera storia della filosofia occidentale. Secondo una tesi accreditata fu il filosofo dell'essere statico e immutabile, in contrasto col divenire di Eraclito,Paola Ruminelli, La ricerca filosofica, pag. 41, Armando Editore, 2001. secondo il quale viceversa «tutto scorre».Aa.Vv., Logos: rivista internazionale di filosofia, pag. 388, Bartelli & Verando, 1926.
A lui si deve la nascita della scuola eleatica a cui appartenevano anche Zenone di Elea e Melisso di Samo.I paradossi di Zenone sul movimento vennero enunciati proprio per argomentare la posizione filosofica di Parmenide. La rivalità tra Parmenide ed Eraclito è stata reintrodotta negli odierni dibattiti sulla concezione del tempo,John Ellis McTaggart, The Unreality of Time (1908), trad. it. L'irrealtà del tempo, a cura di Luigi Cimmino, Milano, BUR, 2006. e della fisica moderna.Luigi Lugiato, L'uomo e il limite, Milano, FrancoAngeli, 2017.
Biografia Parmenide nacque in Magna Grecia, ad EleaCosì Platone in Parmenide, op.cit. (Velia in epoca romana, oggi Ascea in Campania), da una famiglia aristocratica. Della sua vita si hanno poche notizie.
Secondo Speusippo, nipote di Platone, sarebbe stato chiamato dai suoi concittadini a redigere le leggi della sua città.Così Plutarco, Contro Colote, 32, 1126 A. Secondo Sozione fu discepolo del pitagorico Aminia,Diogene Laerzio, IX, 21. per altri fu probabilmente discepolo di Senofane di Colofone.Fra questi Aristotele, (Metafisica A 5, 986b, 22) e Platone (Sofista, 242d) e così anche Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, IX, 21. .
Ad Elea fondò inoltre una scuola (la Scuola eleatica), insieme al suo discepolo prediletto Zenone.I presocratici, a cura di G. Giannantoni, vol. I, pag. 248, Bari 19756. Platone nel Parmenide riferisce di un viaggio che negli anni della vecchiaia Parmenide intraprese alla volta di Atene, dove conobbe Socrate da giovane col quale ebbe una vivace discussione.Platone, Parmenide, 128 B.
Il poema Sulla natura
L'unica opera di Parmenide è il poema in esametri intitolato Sulla natura, di cui alcune parti sono citate da Simplicio in De coeloSimplicio, De cœlo 556, 25. e nei suoi commenti alla Fisica aristotelica,Simplicio, In Aristotelis Physica commentaria. da Sesto EmpiricoSesto Empirico, Adversus mathematicos, libro VII. e da altri scrittori antichi. Di tale poema ci sono giunti ad oggi diciannove frammenti, alcuni dei quali allo stato di puro stralcio, che comprendono un Proemio e una trattazione in due parti: La via della Verità e La via dell'Opinione; di quest'ultima abbiamo solo pochi versi.
L'Essere
Nel Poema sulla natura Parmenide sostiene che la molteplicità e i mutamenti del mondo fisico sono illusori, e afferma, contrariamente al senso comune, la realtà dell'Essere: immutabile, ingenerato, finito,Finito non da intendersi come imperfetto perché per la mentalità antica il segno di perfezione è la compiutezza, il finito. L'infinito vorrebbe dire che non è completo, che gli manca qualcosa quindi imperfetto. immortale, unico, omogeneo ed immobile.
La narrazione si snoda intorno al percorso intellettuale del filosofo che racconta il suo viaggio immaginarioSul tema del viaggio in Parmenide si veda quest'intervista a Luigi Ruggiu , tratta dallEnciclopedia multimediale delle scienze filosofiche. verso la dimora della dea Dike (dea della Giustizia), la quale consentirà a Mnemosine di mostrargli il «cuore inconcusso della ben rotonda verità».Fr. 1, v. 29, della raccolta I presocratici di Diels/Kranz. La splendida donna, in quanto tutrice dell'ordine cosmico, sarebbe vista in tal senso anche come garante dell'ordine logico,Anna Jellamo, Il cammino di Dike: l'idea di giustizia da Omero a Eschilo, Roma, Donzelli, 2005, p. 113. Sull'ipotesi che la dea della Giustizia fosse interpretata da Parmenide in un significato nuovo, filosofico, cfr. Hermann Fränkel, Wege und Formen Frühgriechischen Denkens. Literarische und Philosophiegeschichtliche Studien, München, Beck, 1960, p. 162 segg., per il quale essa veniva ora vista come dea della «giustezza» o «esattezza» (dikaiosyne), preludio di quella platonica. Sulla Dike "filosofica" cfr. anche Karl Deichgräber, Parmenides' Auffahrt zur Göttin des Rechts, Untersuchungen zum Prooimion seines Lehrgedichts, 11, Magonza, 1958, pp. 633-724. cioè del corretto filosofare.La nascita della parola "filosofia" è molto controversa, in quanto ha diverse accezioni. Già anticamente, così come altri termini composti col suffisso "philo-" (cfr. P. Hadot, Che cos'è la filosofia antica?, Torino, Einaudi, 2010, p. 19) essa indicava una passione, una tensione (φίλος, fìlos) verso il sapere (σοφία, sofìa). Secondo Antonio Capizzi, tuttavia, Parmenide non era un filosofo nel senso etimologico, in quanto più che al "sapere per il sapere" propendeva per le applicazioni politiche del sapere, ma la questione è tutt'altro che definitiva. La dea mostra al filosofo la via dell'opinione, che conduce all'apparenza e all'inganno, e la via della verità che conduce alla sapienza e allEssere (, tò èinai).
Pur non specificando cosa sia questo essere, Parmenide è il filosofo che per primo ne mette a tema esplicitamente il concetto; su di esso egli esprime soltanto una lapidaria formula, la più antica testimonianza in materia, secondo la quale «l'essere è, e non può non essere», «il non-essere non è, e non può essere»:
Con queste parole Parmenide intende affermare che niente si crea dal niente (ex nihilo nihil fit),Principio enunciato da Melisso e poi reso in latino da Lucrezio, ma implicitamente presente nel frammento 8 di Parmenide (cfr. Réginald Garrigou-Lagrange, La sintesi tomistica, Fede & Cultura, 2015. e nulla può essere distrutto nel nulla. Già i primi filosofi greci avevano cercato l'origine (o , archè) della mutevolezza dei fenomeni in un principio statico che potesse renderne ragione, non riuscendo a spiegarsi il divenire. Ma i cambiamenti e le trasformazioni a cui è soggetta la natura, tali per cui alcune realtà nascono, altre scompaiono, secondo Parmenide non hanno semplicemente motivo di esistere, essendo pura illusione. La vera natura del mondo, il vero essere della realtà, è statico e immobile. A tali affermazioni Parmenide giunge promuovendo per la prima volta un pensiero basato non più su spiegazioni mitologiche del cosmo, ma su un metodo razionale, servendosi in particolare della logica formale di non-contraddizione,«Il principio di non-contraddizione, introdotto da Parmenide per rivelare l'essere stesso, la verità essenziale, fu successivamente impiegato come strumento del pensiero logicamente cogente per qualsiasi affermazione esatta. Sorsero così la logica e la dialettica» (K. Jaspers, I grandi filosofi, pag. 737, tr. it., Longanesi, Milano 1973). da cui si traggono le seguenti conclusioni: L'Essere è immobile perché se si muovesse sarebbe soggetto al divenire, e quindi ora sarebbe, ora non sarebbe. L'Essere è Uno perché non possono esserci due Esseri: se uno è l'essere, l'altro non sarebbe il primo, e sarebbe quindi non-essere. Allo stesso modo per cui, se A è l'essere, e B è diverso da A, allora B non è: qualcosa che non sia Essere non può essere, per definizione. L'Essere è immutabile ed eterno perché non può esserci un momento in cui non sarà più, o non è ancora: se l'essere fosse solo per un certo periodo di tempo, a un certo punto non sarebbe, e si cadrebbe in contraddizione. L'Essere è dunque ingenerato e immortale, poiché in caso contrario implicherebbe il non essere: la nascita significherebbe essere, ma anche non essere prima di nascere; e la morte significherebbe non essere, ovvero essere solo fino a un certo momento. L'Essere è indivisibile, perché altrimenti richiederebbe la presenza del non-essere come elemento separatore. L'Essere risulta così vincolato dalla necessità (, anànche), che è il suo limite ma al contempo il suo fondamento costitutivo: «la dominatrice Necessità lo tiene nelle strettoie del limite che lo rinserra tutto intorno; perché bisogna che l'essere non sia incompiuto».Fr. 8, v. 30-32, della raccolta Diels/Kranz.
Parmenide paragona l'Essere a una sfera perfetta, sempre uguale a se stessa nello spazio e nel tempo, chiusa e finita (per gli antichi greci il finito era sinonimo di perfezione). La sfera è infatti l'unico solido geometrico che non ha differenze al suo interno, ed è uguale dovunque la si guardi; l'ipotesi collima suggestivamente con la teoria della relatività di Albert Einstein che nel 1900 dirà:Albert Einstein si espresse tra l'altro in maniera sorprendentemente simile a Parmenide, in quanto anch'egli tendeva a negare la discontinuità del divenire e il suo svolgimento nel tempo. Secondo Popper, «grandi scienziati come Boltzmann, Minkowski, Weyl, Schrödinger, Gödel e, soprattutto, Einstein hanno concepito le cose in modo similare a Parmenide e si sono espressi in termini singolarmente simili» (tratto da , trad. it., 1998). «Se prendessimo un binocolo e lo puntassimo nello spazio, vedremmo una linea curva chiusa all'infinito» in tutte le direzioni dello spazio, ovvero, complessivamente, una sfera (per lo scienziato infatti l'universo è finito sebbene illimitato, fatto di uno spazio tondo ripiegato su se stesso).«La materia, secondo Einstein, si curverebbe su se stessa, per cui l'universo sarebbe illimitato ma finito, simile ad una sfera, che è illimitatamente percorribile anche se finita. Inoltre Einstein ritiene che non abbia senso chiedersi che cosa esista fuori dell'universo» (Ernesto Riva, Manuale di filosofia, pag. 132, 2007, ISBN 978-1-4092-0059-8).
Fuori dell'Essere non può esistere nulla, perché il non-essere, secondo logica, non è, per sua stessa definizione. Il divenire attestato dai sensi, secondo cui gli enti ora sono e ora non sono, è una mera illusione (che appare ma in realtà non è). La vera conoscenza dunque non deriva dai sensi, ma nasce dalla ragione. «Non c'è nulla di errato nell'intelletto che prima non sia stato negli erranti sensi» è la frase che d'ora in poi sarà attribuita a Parmenide. Il pensiero è dunque la via maestra per cogliere la verità dell'Essere: «ed è lo stesso il pensare e pensare che è. Giacché senza l'essere […] non troverai il pensare», a indicare come l'Essere si trovi nel pensiero. Pensare il nulla è difatti impossibile, il pensiero è necessariamente pensiero dell'essere. Di conseguenza, poiché è sempre l'essere a muovere il pensiero, la pensabilità di qualcosa dimostra l'esistenza dell'oggetto pensato.Alexius Meinong, proprio come Parmenide, difese ad esempio l'idea che anche «la montagna d'oro» (titolo di un romanzo fantascientifico) sussista poiché se ne può parlare. Tale identità immediata di essere e pensiero,Fr. 3, v. 1, Diels/Kranz. a cui si giunge scartando tutte le impressioni e i falsi concetti derivanti dai sensi, abbandonando ogni dinamismo del pensiero, accomuna Parmenide alla dimensione mistica delle filosofie apofatiche orientali, come il buddhismo, il taoismo e l'induismo.Sull'analogia tra la posizione parmenidea e le filosofie dell'Oriente, cfr. Cfr. anche l'intervista al professor Emanuele Severino (Venezia, Museo Correr, Biblioteca Marciana, 1988) in Parmenide su Emsf.rai.it.