La serie 250 comprende un'intera famiglia di autovetture sviluppate e costruite dalla Ferrari in diverse versioni tra il 1952 e il 1965. La 250 è stata la Ferrari con i modelli di maggior successo, tra le prime autovetture introdotte dalla Casa automobilistica del cavallino rampante.

Il numero 250, come da tradizione Ferrari, indicava la cilindrata unitaria del singolo cilindro, del classico motore V12 di progettazione Gioachino Colombo (il tipo 125, originariamente), arricchito dagli apporti di Aurelio Lampredi, per raggiungere in questo caso i 3 litri di cilindrata totale.

La 250 S è stata la capostipite della famiglia, un'auto Sport-prototipo per le competizioni, con la carrozzeria realizzata da Vignale e Touring, derivata dalla 212 Export e che sostituiva la 225 S. Le ultime versioni della serie, cioè le 250 GT, vennero sostituite dalla 275 GTB e dalla serie 330.

Similitudini nella serie

Molte delle 250 condividevano lo stesso telaio ed erano disponibili in due versioni con diverso passo, oltre a quello “super-corto” della 250 S di 2250 mm: a passo corto da 2400 mm, conosciuto dagli appassionati anche come “SWB” (short wheel base ), oppure a passo lungo da 2600 mm, conosciuto anche come “LWB” (long wheel base ). E molte delle versioni da competizione e versioni cabriolet o spider, usavano il telaio a passo corto.

Tutte le 250 condividevano lo stesso motore, cioè il propulsore V12 a 60° da 2953,21 cm³, solitamente anteriore e longitudinale, originariamente progettato da Gioachino Colombo in versione 1,5 litri (chiamato “tipo 125”). Il 3 litri aveva una cilindrata mediamente bassa, per il periodo in cui era realizzato e per il tipo di vettura, ma la sua leggerezza e la considerevole potenza erogata, 230 CV o 169 kW (in versione base), facevano la differenza sulla concorrenza. Il propulsore pesava parecchi chilogrammi in meno, rispetto a quelli installati sulle varie auto dell'epoca; per esempio, pesava quasi la metà dei motori Jaguar XK6 a sei cilindri in linea da 3,4 litri e da soli 160 CV o 118 kW. Infatti, il leggero e potente V12 Ferrari portò le varie 250 a numerose vittorie nelle competizioni. In alcuni modelli di 250, il motore fu montato centralmente, come ad esempio sulla Drogo. Tuttavia, alcune 250 nate con questo motore, poi utilizzarono una cilindrata maggiorata, pur mantenendo il nominativo 250; anche se invece alcune fonti parlano di modelli 275.

Modelli da competizione Il motore progettato da Gioachino Colombo, fece il suo debutto nelle corse, in anticipo di tre anni rispetto al lancio della 250 da strada; e questo era tipico della Ferrari, che lanciava le sue vetture prima nelle competizioni e poi le vendeva per uso stradale. L'antenata 225 S (1952)

L'antenata della 250, fu la “225 S”, che fece il suo debutto nel 1952 al Giro di Sicilia. Di questa, furono costruiti due prototipi biposto, uno barchetta e uno coupé, entrambi dalla carrozzeria Vignale. Sette delle 225 S furono iscritte alla Mille Miglia, ma eclissate dal più grande propulsore della 250 S. E sebbene non sia parte della serie 250, la 225 S ebbe il primato di essere la prima Ferrari a calcare il tracciato del Autodromo di Imola, quando fu testata la prima volta.

Ferrari 250 S (1952)

La prima della serie 250, fu il prototipo sperimentale ed unico esemplare “250 S berlinetta”, introdotto nel 1952 alla Mille Miglia: memorabile l’impresa di Bracco, sul Passo della Futa, che gli permise di aggiudicarsi la vittoria della corsa, ma anche il giro più veloce di Ascari a Le Mans nello stesso anno. Per la corsa MM, il nuovo modello fu affidato ai piloti Giovanni Bracco e Alfonso Rolfo, e fu testato duramente dalle Mercedes-Benz 300SL, guidate da Rudolf Caracciola, Hermann Lang e Karl Kling. Il piccolo motore da 230 CV era infatti in difficoltà sui rettilinei, ma recuperava sulle colline e nelle curve, e alla fine vinse la competizione. La stessa vettura partecipò alla 24 Ore di Le Mans ed alla Carrera Panamericana; aveva un passo di 2250 mm ed usava un telaio tubolare di tipo “a tuboscocca”. Le sospensioni anteriori erano indipendenti, con quadrilateri trasversali, balestra trasversale inferiore e ammortizzatori idraulici, mentre quelle posteriori erano a ponte rigido, balestre semiellittiche longitudinali e ammortizzatori idraulici. Montava freni a tamburo e aveva uno sterzo a vite senza fine. Il motore con lubrificazione a carter umido, usava tre carburatori tipo Weber 36DCF. Il cambio era manuale a cinque rapporti.

I continui miglioramenti derivati dalle esperienze fatte nelle competizioni sportive, portano alla nascita della 250 MM.

Ferrari 250 MM (1953)

Sull'onda del successo della 250 S alla Mille Miglia, la Ferrari presentò al Salone dell'automobile di Parigi del 1952 un telaio più convenzionale per la nuova versione della 250. La carrozzeria era opera di Pininfarina, ed il modello fu chiamato “250 MM”; era una barchetta, e fu lanciata in versione completa al Salone dell'automobile di Ginevra del 1953. Questa vettura era allineata agli standard stilistici dell'epoca, ma possedeva dei segni distintivi che la caratterizzavano, come una piccola griglia montata sul frontale, una coda compatta ed un grande lunotto panoramico. Fu anche prodotta una versione disegnata da Giovanni Michelotti e allestita da Vignale, con fari anteriori incassati e prese d'aria laterali, che diventarono una costante caratteristica nelle future Ferrari degli anni cinquanta e sessanta.

Il passo era più lungo rispetto a quello della 250 S, più precisamente di 2400 mm, con la berlina più pesante di 50 kg della barchetta. Quest'ultima aveva un telaio convenzionale che pesava 850 kg. Il motore V12 da 240 CV e la trasmissione non ebbero però successo, il primo fu presto abbandonato per le vetture di serie e la seconda in un'occasione perse un ingranaggio.

Come la 250 S, anche la 250 MM fu un'auto da competizione; debuttò al Giro di Sicilia con il pilota privato Paolo Marzotto. Il motore V12 installato sulla 250 MM fu sostituito nel 1953 dal quattro cilindri montato sulle 625 TF e 735 S.

Ferrari 250 Monza (1954)

La “250 Monza” del 1954 fu un ibrido tra la leggera quattro cilindri 750 Monza e la serie 250. Questo modello usava il motore delle 250 su un telaio con il passo corto della 750 Monza. I primi due esemplari si ispirarono alla 750 Monza, cioè una barchetta di Pininfarina, ed alla 500 Mondial, che era un esemplare unico. Gli altri due esemplari della serie furono costruiti dalla Carrozzeria Scaglietti. A causa dei molti concorrenti che si avvicendarono dal 1954, le 250 Monza non conseguì risultati di rilievo nelle competizioni, e l'unione tra i ritrovati tecnici della serie "Monza" e il motore delle 250 non ebbe seguito.

Ferrari 250 Testa Rossa (1957)

La “250 TR” fu una delle vettura da competizione di maggiore successo della Ferrari, nella storia della casa automobilistica, con tre vittorie alla 24 Ore di Le Mans, quattro alla 12 Ore di Sebring e due alla 1000 km di Buenos Aires. Prodotta tra il 1957 e il 1961, montava il “nuovo” motore V12 da 3 litri, con coprivalvole di color rosso, da cui il nome Testa Rossa (o TR) e con potenza di 300 CV.

Ferrari 250 GTO (1962)

La Ferrari 250 GTO nacque e venne sviluppata, in ogni suo più piccolo particolare, unicamente per l‘impiego agonistico, quando a Enzo Ferrari venne l'idea, nel 1960, di realizzare una piccola vettura sportiva, leggera e molto veloce, sfruttando il motore V12 da 3 litri Testa Rossa della serie 250.

Le regole della FIA per la stagione 1962 prevedevano la costruzione di 100 esemplari di uno specifico modello per concedere l'omologazione per partecipare alle competizioni per vetture Gran Turismo nel Gruppo 3. Furono prodotti solamente 36 esemplari con motore 3000 cm³ e 3 con motore 4000 cm³ (a cui spesso ci si riferisce col nome improprio di 330 GTO, per via della diversa cilindrata unitaria) per un totale di 39, e questo permise alla Ferrari di essere molto selettiva nei confronti degli acquirenti potenziali. Ferrari eluse le regole mediante una numerazione non sequenziale dei telai prodotti, e divenne presto protagonista delle piste.

La linea dei corpi vettura costruiti a mano in alluminio da Scaglietti non cambiò durante il periodo di produzione, che andò dal 1962 al 1964, ad eccezione di un esemplare unico carrozzato con le linee della 330 LM Berlinetta, delle 3 GTO/64 e delle 4 vetture I serie ricarrozzate in stile GTO/64, tuttavia le differenze di dettaglio sono evidenti.

È stata forse la più famosa della serie 250, e fu lanciata nel 1962. Poi, una versione radicalmente rivista, denominata “250 GTO/64”, fu lanciata nel 1964, e ne furono prodotti 39 esemplari.

Ferrari 250 P (1963)

La “250 P” era una vettura prototipo da competizione prodotta nel 1963 per partecipare alle varie gare e competizioni dell'epoca (tipo il Challenge mondiale endurance) e alla nuova categoria regolamentata ufficialmente dalla Commissione Sportiva Internazionale, che più avanti venne “tradotta” in vari modi, tra cui il campionato sportprototipi.

Anche qui il motore derivava da quello installato sulla Testa Rossa ed era montato centralmente con la tipica trazione posteriore. Con questa configurazione, la potenza erogata era di 310 CV. Il primo prototipo viene realizzato nel 1962, modificando il telaio di una 246 SP, un traliccio in tubi d'acciaio, allungandone il passo per permettere l'installazione del nuovo propulsore. Per la 24 Ore di Le Mans, in data 16 giugno 1963, la Ferrari iscrisse quattro 250 P. Di queste, solo tre parteciparono alla gara. La 250 P condotta dall'equipaggio Surtees/Mairesse fu costretta al ritiro al 252º giro, dopo che a seguito di un incidente la vettura prese fuoco. Le altre due 250 P, con equipaggio Bandini/Scarfiotti e Parkes/Maglioli, conclusero rispettivamente al primo e terzo posto.

Ferrari 250 LM (1963)

La vettura con motore centrale “250 LM” (Le Mans) somigliava nei più piccoli dettagli al prototipo da gara, ma l'intenzione era di produrre una GT. Discendeva dalla 250 P, e partecipò anche alla 24 Ore di Le Mans del 1963. Fu carrozzata da Pininfarina. La Ferrari non riuscì a costruire i 100 esemplari richiesti dal regolamento, fabbricandone solamente 32, con il risultato che dovette avvenire il ritiro dalla partecipazione alla classe GT per la stagione 1965, permettendo così alla AC Cobra di dominare la competizione in quel anno.

Modelli stradali e GT Il progetto delle varie 250 da Gran Turismo, fu estremamente di successo nelle corse automobilistiche. Furono costruite varie tipologie di vetture, sia per le competizioni, che per le versioni da strada, un po' più lussuose ed eleganti.

Ferrari 250 Europa (1953) Inizialmente il progetto della 250 Europa fu affidato a Vignale, sulla base della Ferrari 340 Mexico, e fu introdotta al Salone dell'automobile di Parigi nel 1953 come auto coupé stradale.

Era esteticamente differente rispetto agli altri modelli: fu l'unica vettura della serie “250” ad usare il propulsore V12 da 2953 cc che era progettato per la Formula 1 da Aurelio Lampredi, detto a “bancata lunga”, montato appunto su un telaio a passo lungo di 2800 mm, con un corpo vettura ispirato alla Ferrari 375 America. Tuttavia, le differenze sostanziali erano davvero minime: il telaio era leggermente modificato, il motore aveva un alesaggio ridotto (fu il primo motore "quadro" della storia Ferrari, cioè il primo propulsore con alesaggio e corsa di misura identica, più precisamente di 68 mm x68 mm) e aveva le teste di tipo 101 anziché 102. Il motore era progettato dall'ing. Aurelio Lampredi, esperto progettista di motori da corsa (erano suoi i 4 cilindri Ferrari per le corse USA), e che trasportò molte prelibatezze su questo, una fra tutte le canne dei cilindri avvitate nella testa, in modo da evitare la guarnizione e poter avere (per l'epoca) un alto rapporto di compressione di 8,5:1. La potenza arrivava a 220 CV, dalla 0299EU alla 0309EU, poi ridotta a 200 CV per gli esemplari successivi.