Quello degli studenti cinesi in Giappone fu un fenomeno di una certa rilevanza per l'evoluzione culturale della Cina di inizio Novecento. In questo periodo le tradizionali relazioni tra la Cina e il Giappone erano state sconvolte dalla crisi dell'Impero cinese e dalla rapida modernizzazione del Giappone, fino a capovolgersi. Mentre la Cina, che aveva sempre vantato un ruolo di modello culturale per il Giappone, doveva confrontarsi con la pressione economica e militare delle potenze occidentali e con la propria incapacità di modernizzazione, il Giappone salì rapidamente alla pari di queste stesse potenze. Di conseguenza molti intellettuali cinesi progressisti cominciarono a guardare alla realtà giapponese con grande interesse, anche perché il Giappone rappresentava un ponte verso le conoscenze ed idee occidentali, che inizialmente risultavano difficilmente accessibili per via diretta. Nei primi anni del Novecento un numero crescente di studenti ed intellettuali cinesi si trovò quindi a vivere e studiare in Giappone.
Storia Nel 1842 e nel 1860, date di conclusione delle due guerre dell'oppio, la Cina subì due sconfitte umilianti per mano delle potenze straniere. Cominciò quindi a diffondersi una consapevolezza della necessità di avviare il paese verso la modernizzazione e crebbe l'interesse per la scienza e la tecnologia occidentali. Solo dopo l'ulteriore sconfitta del 1895 nella prima guerra sino-giapponese, si fece strada l'interesse verso il pensiero occidentale e di conseguenza crebbe anche quello per la realtà giapponese, che lo aveva così ben assimilato. Un picco nel numero di studenti cinesi che si recavano in Giappone, si ebbe dopo il 1905, anno della vittoria del Giappone contro la Russia, cioè della sconfitta di una potenza occidentale per mano di un paese asiatico modernizzato. Gli studenti cinesi in Giappone continuarono ad aumentare fino a raggiungere un massimo di 13.000 nel 1907. In seguito l'affluenza cominciò a calare per vari motivi, fra cui un maggiore interesse per gli stati europei stessi e gli Stati Uniti, e la politica estera più aggressiva del Giappone..
Studenti cinesi in Giappone I primi studenti cinesi si recarono in Giappone già negli ultimi decenni dell'Ottocento, ma fu soprattutto con le vittorie del Giappone e le sconfitte militari e politiche della Cina che l'interesse per la realtà giapponese crebbe rapidamente, raggiungendo le sue vette fra il 1904 e il 1907. Molti dei cinesi che avevano avuto un'esperienza di studio o di vita in Giappone ebbero poi un ruolo rilevante nell'abbattimento della dinastia Qing e nella costruzione della repubblica. Inoltre quasi tutti gli intellettuali significativi di quest'epoca passarono perlomeno un periodo in un paese estero, e in molti casi questo fu il Giappone.
La motivazione principale che portò a questo fenomeno fu la volontà degli studenti e intellettuali cinesi di entrare in contatto con la scienza e il pensiero occidentale, nella consapevolezza che la Cina aveva bisogno di modernizzarsi. Il fatto che inizialmente la meta prediletta fosse il Giappone è dovuto a vari fattori. Nella fase iniziale di apertura alle idee occidentali il Giappone rappresentava una realtà più facilmente accessibile, non soltanto geograficamente e culturalmente, ma anche da un punto di vista linguistico, in quanto le possibilità consultare direttamente i testi in lingua occidentale erano ancora scarse. La maggior parte delle prime traduzioni da testi stranieri furono infatti riprese da versioni giapponesi dei medesimi. Anche i governi dei rispettivi paesi, favorirono il passaggio degli studenti cinesi in Giappone, perché se ne aspettavano determinati vantaggi. Nella classe dominante cinese perfino molti conservatori e tradizionalisti finirono col rendersi conto che il paese necessitava urgentemente di riforme e modernizzazioni e di un avvicinamento al modello occidentale, per non soccombere nel confronto con gli stranieri. In quest'ottica il Giappone rappresentava un modello accessibile e soprattutto accettabile anche da un punto di vista conservatore, in quanto era l'esempio di una modernizzazione efficace, ottenuta però senza la rinuncia alla cultura e morale confuciana. La formazione di esperti ed insegnanti in Giappone avrebbe permesso di portare nel paese le conoscenze necessarie su una via rapida. Da parte giapponese, infine, si assiste in questo periodo alla diffusione di un ideale panasiatico, che si auspicava il Giappone alla guida di un'Asia unita e forte. Questo progetto non sarebbe stato realizzabile con una Cina debole, divisa e incapace di resistere alle pressioni delle potenze occidentali, da qui la necessità di sostenere la modernizzazione cinese.
Le speranze di entrambi i governi sarebbero state deluse dagli sviluppi effettivi che si ebbero nell'ambiente degli studenti cinesi in Giappone, che proprio durante la loro esperienza di studio entrarono in contatto con idee molto più radicali e movimenti rivoluzionari fortemente organizzati, finendo in molti casi per sviluppare un atteggiamento nettamente antimancese, anti-imperiale e sostanzialmente anche antigiapponese., e .
Tentativi di riforma in epoca Qing
Già negli ultimi decenni dell'Ottocento in Cina aveva iniziato a diffondersi un interesse per la realtà occidentale, ma questo riguardò quasi esclusivamente gli aspetti scientifici, in quanto la superiorità tecnica delle potenze straniere risultava evidente. Solo in seguito alla sconfitta cinese e al trattato di Shimonoseki, cominciarono a diffondersi anche delle aperture verso il pensiero occidentale in senso lato e questo clima sfociò nei "cento giorni del 1898", un tentativo di riforma messo in atto da Kang Youwei e il suo discepolo Liang Qichao. Queste riforme si riassumono sostanzialmente in una ristrutturazione dell'amministrazione e dell'economia cinese sul modello del Giappone e da un punto di vista teorico si fondavano su una reinterpretazione dei classici confuciani in chiave progressista. Il tentativo di riforma fu stroncato dall'imperatrice Cixi. Pochi anni dopo, nel 1901, si ebbe il secondo tentativo di riforma sotto i Qing, che in sostanza ripropose le stesse soluzioni che erano state elaborate da Kang Youwei.
Kang Youwei e Liang Qichao dopo il breve esperimento del 1898 furono costretti all'esilio e passarono molti anni in Giappone. Liang Qichao vi rimase fino al 1912 e pubblicò in questo periodo numerosi periodici riformisti, che si diffusero e vennero letti anche in Cina. La sua posizione fu quella di un nazionalismo moderato, che auspicava una monarchia costituzionale su modello occidentale, ma senza il venir meno della tradizione cinese. Nei suoi testi, oltre a propagandare l'introduzione del pensiero occidentale in Cina tramite la mediazione del Giappone, espose idee importanti per l'evoluzione dell'ambiente letterario cinese. Liang Qichao, su ispirazione della letteratura Meiji, riteneva che la letteratura e il teatro dovessero avere un valore politico e difese questa convinzione con una tale veemenza, che contribuì notevolmente alla fioritura del romanzo nell'ultimo decennio della dinastia e in particolare a una breve moda del romanzo realista. Pare che anche molti dei numerosissimi neologismi di derivazione giapponese, con cui in questo periodo si cercava di introdurre concetti e termini occidentali nella cultura cinese, siano stati coniati da Liang nei suoi testi. Circa metà dei neologismi moderni della lingua cinese sono infatti combinazioni di caratteri originariamente inventate dai giapponesi e riprese in forma identica dal cinese., e .
Scrittori e intellettuali cinesi in Giappone Molti degli scrittori e intellettuali che avrebbero svolto un ruolo rilevante nelle correnti moderne della letteratura cinese dopo la rivoluzione letteraria del 1917, avevano passato un periodo in Giappone e quasi tutti erano stati in un paese estero. L'esempio più autorevole, assieme a Liang Qichao, è Lu Xun, che si recò in Giappone nel 1902 a causa del suo interesse per le idee e il pensiero occidentale e vi rimase fino al 1909, studiando medicina all'università medica di Sendai. In seguito affermò di aver abbandonato gli studi medici ed essersi dedicato alla scrittura, come conseguenza di un episodio che lo convinse dell'inutilità del progresso tecnico e scientifico in Cina, fintanto che la popolazione fosse rimasta nel suo stato di prostrazione morale, e del fatto che per porre rimedio a questa condizione era piuttosto necessario ricorrere alla letteratura. Lu Xun racconta infatti nella prefazione a un suo testo, che durante i suoi studi in Giappone gli capitò di vedere un filmato in cui una spia cinese, che aveva lavorato per i russi, veniva giustiziata da un soldato giapponese. Intorno alla spia si era formato un crocchio di curiosi, cinesi anch'essi. Lu Xun afferma che «[…] la scienza medica non era poi una cosa così importante. Gente di un paese debole ed ignorante, anche se fisicamente forte e valida, servirà solo a servire da esempio o da spettatrice di tali spettacoli […]». L'esperienza di Lu Xun è quindi emblematica del modo in cui si diffuse fra gli intellettuali la consapevolezza di un'arretratezza non solo tecnica della Cina, ma anche degli effetti che l'esperienza estera ebbe sulle convinzioni di molti studenti, che si ritrovarono a sviluppare idee più critiche sia nei confronti della realtà cinese che del ruolo ricoperto in ciò dal Giappone.
Ritornato in Cina, Lu Xun entrò in contatto con Chen Duxiu e pubblicò sulla rivista Xin qingnian (Gioventù nuova) il suo primo racconto in baihua, la lingua piana usata nel parlato. Chen Duxiu aveva anch'egli passato un periodo di studio in Giappone e al suo ritorno aveva fondato questa rivista, nella quale cercava di promulgare ideali occidentali come la democrazia, l'individualismo e la parità dei sessi, oltre a propugnare una letteratura impegnata, completamente scritta in lingua piana, indipendentemente dai generi e contenuti. La pubblicazione nel 1917 di un saggio intitolato Sulla rivoluzione letteraria dette vita a un movimento letterario omonimo che può essere fatto coincidere con la nascita della letteratura cinese moderna. In seguito Chen Duxiu partecipò alla fondazione del Partito Comunista Cinese, del quale fu il primo segretario generale, prima di esserne espulso nel 1930.
Il racconto che Lu Xun pubblicò su Xin qingnian si intitolava Diario di un pazzo e fu il primo a incarnare tutti i principi della Rivoluzione letteraria. Era esplicitamente ispirato a Gogol', ma esprimeva una critica sociale più aspra. Qualche anno dopo scrisse La vera storia di Ah Q, in cui faceva una satira ugualmente accesa della prostrazione e inerzia del popolo cinese e del suo rifiuto di guardare in faccia la reale situazione del paese. Nell'ambito della Rivoluzione letteraria nacquero anche numerose società letterarie, che avevano programmi molto differenti fra loro, ma si orientavano tutte sul modello delle letterature occidentali. La Società Creazione, la più importante assieme alla Società di Ricerche Letterarie, fu fondata originariamente in Giappone nel 1921 da alcuni studenti cinesi che poi la riportarono in Cina. Il programma della Società Creazione esaltava l'espressione dei sentimenti individuali e il valore dell'arte pura, ispirandosi ai modelli del romanticismo occidentale. In seguito abbandonò in parte questa corrente e si avvicinò al marxismo. I suoi esponenti più importanti furono Yu Dafu e Guō Mòruò. Il primo si distinse nella scrittura di romanzi di impianto autobiografico ed individuale, fra cui risalta Chenlun (Naufragio), un'opera in cui descrive le difficoltà e la solitudine di uno studente cinese in Giappone. Guo Moruo fu importante soprattutto per gli sviluppi della poesia cinese, in cui introdusse ispirazioni di derivazione inglese e tedesca. e .
Le idee nazionaliste e rivoluzionarie