Or le bagna la pioggia e move il vento, verso 130 del terzo canto del Purgatorio della Divina Commedia di Dante, è una rievocazione delle ossa del proprio corpo (lasciato insepolto alla pioggia e al vento) da parte dell'anima purgante di Manfredi di Svevia, inserito nell'Antipurgatorio, tra i negligenti, e salvo nonostante la scomunica perché pentito in punto di morte:

Secondo quanto narra Giovanni VillaniVedi Giovanni Villani, Nova Cronica, lib. VIII, cap. IX., Carlo d'Angiò fece seppellire il cadavere di Manfredi presso il ponte di Benevento sotto una grande moraCumulo di pietre o Monte di sassi, dal latino «moles». di sassi, ma l'arcivescovo di Cosenza Bartolomeo PignatelliIl Pignatelli nutriva per Manfredi un profondo odio, che taluni hanno definito odio teologico, ma che oggi appare inspiegabile per un prelato., con il consenso del papa Clemente IVSecondo alcuni storici si trattò di un'iniziativa autonoma dell'arcivescovo Pignatelli, che, come già detto, odiava Manfredi; Clemente IV avrebbe soltanto dato il proprio assenso. Cfr. Ferdinand Gregorovius, Storia della Città di Roma nel Medioevo, Torino, Einaudi 1973, p. 1333; Cesare Pinzi, Storia della Città di Viterbo, Roma, Tip. Camera dei Deputati 1887-1889, VI, p. 178., lo fece disseppellire e gettare fuori dei territori della ChiesaBenevento era infatti sotto il dominio temporale dei pontefici sin dal 1077., a candele spente e rovesciate come si conveniva ad uno scomunicato, lungo il fiume Verde, nome medievale del LiriIn realtà nel medioevo con la denominazione Verde si intendeva il sistema fluviale Liri-Garigliano..

Si tratta della ripresa del verso 362 del sesto libro dell'Eneide di Virgilio «Nunc me fluctus habet versantque in litore venti», ossia «Ora mi tiene l'onda e mi avvolgono i venti sulla spiaggia», con cui Palinuro, anima bloccata nell'antinferno, descrive a Enea le condizioni dei suoi resti mortali. Si crea così un doppio rimando a Virgilio.

La «sfumatura di malinconia» sulla sua «fragilità indifesa»D. Alighieri, La Commedia, vol. II, a cura di Bianca Garavelli, 1993, p. 48. è segnata dalla crudeltà di chi ora la espone all'abbandono, non avendone avuto pietà. Il poeta, in linea con la concezione cristiana della sacralità del corpo, lascia trasparire come grave sia stata la condotta di un uomo di chiesa che, negando la sepoltura a un morto, ha compiuto un gesto profanatorio, facendo sì che anche il salvato se ne rammarichi.D. Alighieri, Purgatorio, a cura di Anna Maria Chiavacci Leonardi, 1994, pp. 96-97 n.

Note

Bibliografia Dante Alighieri, La Commedia, vol. II, a cura di Bianca Garavelli, Milano, Bompiani, 1993 Dante Alighieri, Purgatorio, a cura di Anna Maria Chiavacci Leonardi, Milano, Arnoldo Mondadori, 1994

Voci correlate Divina Commedia Purgatorio (Divina Commedia) Purgatorio - Canto terzo

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