Il Contado di Asti si costituì il 14 agosto 1342 per la libera adesione dei cittadini astigiani al dominio dei Visconti di Milano; infatti, a causa delle lotte civili subìte negli ultimi cento anni, affiancate ai continui tentativi di conquista della città da parte delle Signorie limitrofe (Acaia, Savoia, Monferrato, Saluzzo), il Comune di Asti scelse il male minore, sottomettendosi dunque alla signoria Viscontea.

La contea, da secoli ormai solo formalmente sotto la sovranità del vescovo di Asti, era "appetita" da più parti perché, posta su una delle arterie principali del commercio, garantiva ancora una rendita annua di 30.000 fiorini d'oroForgheri Vanda, Asti e la politica francese in Lombardia dal 1422 al 1461, Società di Storia, Arte e Archeologia per la Provincia di Alessandria, n 9, Alessandria, 1935, pg 8, con più di trenta castelli e le cittadine di Bra e Cherasco. In seguito la "patria astese" passò come dote personale di Valentina Visconti al marito, appartenente alla dinastia dei Duchi di Orleans, ritornò nuovamente ai Visconti dopo la cattura di Carlo di Valois-Orléans ad Azincourt e nuovamente ai francesi dopo la liberazione dell'Orleans. Furono i francesi a rispolverare il desueto titolo di Contea di Asti, in subordine al proprio titolo ducale.

Lo scoppio della Prima guerra italiana diede grande importanza militare ad Asti, base delle manovre del re francese giunto nel Nord Italia dal Monginevro. Pochissimo dopo divenne proprietà diretta transalpina.

Con la sconfitta di Francesco I nella battaglia di Pavia del 1525, la contea passò sotto i dominii di Carlo V d'Asburgo che il 3 aprile 1531 ne fece dono a Beatrice di Portogallo moglie di Carlo II di Savoia.

Da quel momento in poi la Contea di Asti seguì i destini di Casa Savoia.

La dominazione viscontea Luchino Visconti

Il 10 agosto 1342, gli ambasciatori della Repubblica Astese, vista la minaccia di capitolazione della città ad opera della fazione guelfa astigiana capeggiata dai Solaro, alleata agli Angioini e agli Albesi, si recarono a Milano alla corte di Luchino Visconti, per fare atto di dedizione alla signoria Viscontea.

I quattro ambasciatori erano Buneo dei Bunei, Grenone Pelletta (nobili de hospitio), Bartolomeo Guarleta e Andrea Sartore (della Società del Popolo).

Già un anno prima il Comune aveva iniziato accordi con il condottiero visconteo, vista la debole difesa della città che Giovanni II del Monferrato era in grado di sostenere.

Il 14 agosto la dedizione della città fu completata dietro la stesura di 13 articoli, tra i quali la clausola

Per contro, il Visconti fu considerato l'assoluto padrone della contea.

Il nuovo Signore di Asti aumentò e completò le fortificazioni della città con la costruzione a sud in corrispondenza del "curriculum" della cittadella, che inglobò due fortificazioni preesistenti, raccordandole tramite uno spazio murato, con all'interno alcuni edifici.

Scopo di questa opera non fu solo quello di controllare il potere economico e commerciale della città, essendo molto vicino a Piazza San Secondo, l'area nevralgica della città, ma anche quello di aumentare l'assetto difensivo di uno degli avamposti militari nel suo territorio occidentale.Gabiani Niccola, Asti nei principali suoi ricordi storici vol,3. Asti 1934, pg152

Nel 1345 Giovanni II del Monferrato a capo di una lega antiangioina, cercò di ritornare in possesso di alcuni dei possedimenti che Roberto d'Angiò aveva conquistato in Piemonte. Dopo la morte del re angioino (1343) si era venuto a creare un vuoto di potere nei territori piemontesi in mano ai francesi specialmente a Santena, Chieri, Alba, Ivrea e Valenza.

Nella battaglia di Gamenario del 23 aprile 1345 avvenne lo scontro finale fra le due fazioni.

Le truppe del siniscalco angioino Reforza d'Agoult, con i guelfi astigiani (comandati dai Solaro), i Falletti e le truppe chieresi, cinsero d'assedio il castello di Gamenario nei pressi di Santena di proprietà del marchese di Monferrato.

A liberare il castellano dall'assedio giunsero le truppe monferrine con le forze ghibelline di Asti, Casale, Camagna e Chieri, insieme ai Signori di Valperga, Incisa, Veregnano e Moncucco.

Nello scontro il siniscalco angioino perse la vita. Sul campo di battaglia i guelfi secondo il cronista Benvenuto San Giorgio, lasciarono più di 3000 cadaveri mentre il Cibrario asserisce che si tratti di una palese esagerazione.Gabiani N., Asti nei principali suoi ricordi storici vol,3. Asti 1934, pg 167

Giovanni II, dopo la vittoria, entrò in Asti dove venne nominato Rettore della città ed in memoria della vittoria venne eretto un tempietto sacro dedicato a San Giorgio fuori porta Santa Caterina al di là del fiume Borbore.

La battaglia di Gamenario, segnò il tramonto del potere francese in Piemonte, e molte città si dichiararono indipendenti cacciando i podestà angioini.

Giovanni Visconti Nel 1349 Luchino Visconti morì lasciando in eredità uno degli stati più forti dell'Italia settentrionale; divenne signore dello stato di Milano Giovanni Visconti, vescovo di Novara e dal 1342 arcivescovo di Milano.

Giovanni estese il potere dei Visconti fino a Genova nel 1352 e l'anno seguente a Bologna e Novara.

Nel 1354 l'arcivescovo continuando la sua opera pacificatrice di tutto il Piemonte, tolse il bando ai Solaro che poterono tornare in Asti.

Nello stesso anno morì (5 ottobre 1354), e la signoria venne divisa tra i tre figli del fratello Stefano Visconti: Matteo II, ottenne Lodi, Piacenza, Bologna, Lugo, Massa, Bobbio, Pontremoli, Borgo San Donnino Galeazzo II, ottenne Como, Novara, Vercelli, Asti, Alba, Alessandria, Tortona, Castelnuovo, Bassignana, Vigevano, Sant'Angelo, Montebuono, Mairano Bernabò Visconti, ottenne Cremona, Crema, Soncino, Bergamo, Brescia, Val Camonica, Lonate, Ripalta, Caravaggio

Galeazzo II L'improvvisa morte di Matteo portò ad una nuova suddivisione della Signoria in due parti, ma comunque Galeazzo rimase signore di Asti, contro la volontà degli astigiani che avevano già rifiutato Giovanni, affermando che il patto di fedeltà con i Visconti era nominale e con la morte di Luchino questo non avrebbe avuto più nessuna validità.

Nel 1356 una lega nata contro i Visconti capeggiata dal Marchese del Monferrato aveva cominciato a vincere alcuni scontri, liberando territori piemontesi dall'influenza milanese.

In particolare Giovanni II mirava ad impossessarsi della contea di Asti. Grazie ad alcuni accordi con Rubeo Garetti organizzò l'entrata in Asti dalla porta di San Pietro. Il Garetti con alcuni suoi compagni penetrò con uno stratagemma nel forte di San Pietro ed aprì le porte all'esercito del Monferrato che dopo alcuni giorni occupò la città.

Asti monferrina Giovanni II Paleologo Figlio del marchese Teodoro I, Giovanni II si proclamò conte di Asti e fece costruire un sontuoso palazzo nella zona della Torre Troyana. Automaticamente il marchese ebbe anche la dedizione di Cherasco, Alba e Mondovì.Alla fine dell'anno solamente Bra rimase fedele ai Visconti mentre le altre città passarono sotto il Monferrato.

L'accrescersi della potenza degli aleramici, preoccupò Giacomo d'Acaia che strinse un patto con i Visconti per combattere e ridimensionare il marchesato. Ai due si unì anche l'angioina regina Giovanna I che riacquistato da poco il regno di Napoli, voleva ritornare in possesso dei vecchi possedimenti dei suoi avi.

Per contro Giovanni II strinse una lega con Amedeo VI di Savoia detto il "Conte Verde" e dopo alcuni scontri con l'Acaia questo giungeva a patti e si univa a loro nella guerra contro i Visconti ed il marchese di Saluzzo.

Anche gli Angioini si unirono al Monferrato e nell'aprile 1357 la coalizione inflisse una dura sconfitta alle truppe Saluzzesi presso Savigliano.

L'8 giugno 1358 veniva siglata la pace tra i Visconti e la lega e l'imperatore Carlo IV arbitro delle trattative decise che Asti rimanesse sotto il dominio del Monferrato.Giuseppe Aldo di Ricaldone, Annali del Monferrato, Roma 1987, Vol. I, pg.340

Guglielmo II morì il 19 marzo 1372, anche se nel testamento espresse la volontà di essere sepolto presso la Collegiata di San Secondo nella cappella dedicata al martire astigianoGabiani Niccola, Asti nei principali suoi ricordi storici, vol,3. Asti 1934, pg 240, venne sepolto a Chivasso.

Divise i suoi domini tra i suoi 5 figli, sotto la tutela di Ottone di Brunswick, con il compito di educarli.

Secondotto Paleologo Alla morte del padre, Ottone III del Monferrato detto Secondotto, aveva solamente 12 anni, il duca Ottone di Brunswick cercò di arginare i tentativi dei Visconti di recuperare gli antichi territori, ma il 18 giugno 1372, le truppe viscontee posero l'assedio alla città di Asti.

L'esercito di Milano con a capo Gian Galeazzo presentava nelle sue file i capitani Francesco d'Este, Jacopo Dal Verme, Ruggero Cane, Ugolino di Saluzzo, Giovanni Acuto con la "compagnia inglese".

In aiuto della città si formò una lega capeggiata da Papa Gregorio XI, il conte di Savoia e la regina Giovanna II di Angiò. Il Conte Verde riuscì a riunire un vasto esercito raccogliendo soldati e cavalieri durante le tappe del suo avvicinamento alla città cosicché l'esercito visconteo desistette dal combattere ed abbandonò l'assedio.

La città fu così liberata ma alto fu il prezzo che gli astigiani dovettero versare nelle casse dei loro salvatori. La città, stremata dall'assedio, dovette cedere alcuni territori,tra i quali la città di Poirino.

Anche Secondotto che il 23 dicembre 1374 insieme ai suoi fratelli venne insignito del titolo di vicario imperiale da Carlo IV, come il padre elevò la città di Asti a capitale del proprio dominio.

Nel novembre 1377, Secondotto a 17 anni sposò, Violante Visconti figlia di Galeazzo II e sorella di Gian Galeazzo il conte di Virtù, con dispensa del pontefice "sovra l'impedimento della cognizione". Nell'occasione il duca di Brunswich lasciò le redini del marchesato al fratello Baldassare per recarsi a Roma e sbrigare le pratiche matrimoniali.

È probabile che Baldassare, di concerto con Gian Galeazzo nel momento che Secondotto cercò di rientrare in Asti dopo le nozze, gli oppose resistenza.Gabiani Niccola, Asti nei principali suoi ricordi storici, vol,3. Asti 1934, pg 258

Secondotto si rivolse al suocero Galeazzo II, senza ricevere alcun aiuto e successivamente al cognato Gian Galeazzo, il quale intervenne con forze ingenti con l'obiettivo di mantenere sotto il proprio controllo la città.

Il 6 febbraio 1378 le truppe alleate entrarono in Asti e Gian Galeazzo si fece nominare governatore generale della città.

Quando Secondotto si accorse del grave pericolo che rappresentava il cognato era ormai troppo tardi.

Le truppe del milanese sconfissero quelle del debole marchese paleologo che, preso da timore, decise di partire con un suo piccolo seguito a perorare la propria causa prima a Pavia da Galeazzo II e quindi non ottenendo nessun aiuto concreto, si diresse a Parma per far ritorno verso i propri domini.

Il 16 dicembre 1378 Ottone III Secondotto venne assassinato a Langhirano vicino a Parma per una probabile congiura dei Visconti.Gabiani Niccola, Asti nei principali suoi ricordi storici, vol,3. Asti 1934, pg 262 Il suo corpo riposa tuttora a Parma.

Ottone di Brunswick, ricevuta la notizia della morte violenta del marchese, fece rapido ritorno in Monferrato per gestire la situazione di caos che il decesso di Ottone III aveva creato.

Egli impose sul trono monferrino il fratello di Ottone, Giovanni III del Monferrato.

La contea ritorna ai Visconti Gian Galeazzo il conte di Virtù Il 27 marzo 1379, il podestà Lotario Rusconi radunò il Consiglio Generale della Città proponendo la dedizione a Gian Galeazzo Visconti. Per la stesura degli accordi con la signoria milanese vennero incaricati Alessandro Malabayla, Guglielmo Ventura, Bernabò Guttuari e Gasparone Alione.