Pioniere dei moderni concetti della patologia cellulare e della patogenesi delle malattie, ha sottolineato che le malattie non sorgono da organi o tessuti in generale, ma nelle cellule. Portò le discipline dell'Igiene e della Medicina Sociale allo sviluppo attuale. Ha inoltre condotto, come consigliere comunale di Berlino, una lunga campagna di sensibilizzazione per le riforme sociali, l'igiene pubblica e ha contribuito allo sviluppo dell'antropologia come scienza moderna.

Biografia

Nato nella piccola città di Schivelbein (ora Świdwin), a sud di Köslin (ora Koszalin), in un'arretrata e rurale Pomerania Orientale, oggi nord-ovest della Polonia, Rudolf Virchow era l'unico figlio di un modesto mercante. Frequentò la scuola della sua città natale, dove subito espresse un precoce interesse per le scienze naturali. Ricevette privatamente lezioni di greco, latino e francese, da alcuni chierici, tali da permettergli di entrare il 1º maggio 1835 nel Gymnasium di Köslin, dove ricevette una formazione umanistica ampia, e dove dimostrando elevate capacità accademiche, si diplomò a Pasqua del 1839. Significativa per l'impostazione del giovane Virchow è la scelta del tema della sua maturità: "Una vita piena di lavoro non è un peso, ma un bene".

Sfortunatamente la famiglia, per motivi economici non era in grado di offrirgli la possibilità di continuare gli studi e così Virchow scelse la carriera del medico militare e nell'autunno del 1839 entrò nell'Istituto di formazione per medici militari di Berlino, fondato nel 1723 con il nome di "Collegium medico-chirurgicum" e ampiamente ristrutturato e riformato nel 1795. In questo modo, mediante la formazione dei medici militari, numerosi giovani di talento, che altrimenti non avrebbero potuto permettersi di studiare medicina, divennero medici, e tra questi non pochi si distinsero più tardi come ricercatori e professori universitari.

Fu però solo dal 1810 che gli studenti di questo istituto erano contemporaneamente studenti di Medicina della neofondata Universität Berlin. Per la formazione pratica era a loro disposizione il più importante ospedale di Berlino: la Charité. Fu proprio in questo istituto che nel 1843 Virchow si laureò in medicina con la tesi "De rheumate praesertim corneae". L'essenza della sua tesi era che i reumatismi sono da considerare come stato di irritazione, causato da sostanze di natura albuminosa, e non come malattia infiammatoria, causata da una semplice infiammazione. Sempre alla Charité iniziò la sua carriera professionale; nel 1846 venne promosso prosettore. Nel 1850 sposò Rose Mayer, con la quale ebbe tre figli e tre figlie.

L'incarico in Slesia Promosso professore di anatomia e acquisita oramai una notevole fama nella sua Berlino, il giovane Virchow venne incaricato nella primavera del 1848 dal governo prussiano di condurre una ricerca sulle cause di un'epidemia di febbre petecchiale scoppiata in Alta Slesia, insieme al pediatra e burocrate Stephan Friedrich Barez. Nella sua relazione Virchow diede una cruda descrizione della pessima situazione sociale in cui viveva la popolazione, per lo più composta da minatori e tessitori, che lottavano per sopravvivere precariamente. Additò in particolar modo a queste spaventose condizioni di vita la responsabilità delle cattive condizioni igieniche e di conseguenza la causa della malattia, e non, come si credeva a quel tempo, al clima.

Come Virchow stesso relazionò infatti, il clima aveva sicuramente favorito il diffondersi dell'epidemia ma non avrebbe potuto causarla se la popolazione avesse avuto condizioni di vita migliori. Sottolineò la teoria sociologica della malattia secondo la quale fattori politici e socio-economici, come la povertà e la presenza di uno stato repressivo, agissero come fattori determinanti e predisponenti. Si spinse fino al punto di dichiarare che alcune epidemie sorgessero come conseguenza di sconvolgimenti sociali, ed elencò una serie di malattie suscettibili di guarigione o di eliminazione completa attraverso i cambiamenti sociali. Insistette sul diritto costituzionale di ognuno alla salute e dichiarò che è responsabilità della società civile fornire le necessarie condizioni sanitarie. Queste indirette accuse alle scelte politiche statali lo resero inviso al governo.

La rivoluzione a Berlino L'esperienza avuta in Slesia lo segnò parecchio e al suo ritorno a Berlino sviluppò le sue tesi sull'origine delle malattie, molto spesso causate da condizioni sociali. Per debellare le malattie dunque bisognava riformare il sistema sanitario affinché oltre ad occuparsi dei disturbi clinici dei pazienti si occupasse soprattutto di scoprire le cause recondite di ogni malattia. La terapia efficace era quindi la libertà, l'istruzione e la prosperità economica. Ma per fare questo era necessaria una rivoluzione profonda della società.

Nello stesso anno a Berlino scoppiò la rivoluzione, affiancata da un'epidemia di colera e fu in questa occasione che Virchow espresse pubblicamente le sue idee, anche politiche, che successivamente influenzarono profondamente la politica dello stato prussiano, allora rigidamente delineata secondo la teoria bismarckianaUna leggenda narra che Virchow era contrario all'eccessivo stanziamento militare di Bismarck, tale opinione fece arrabbiare Bismarck a tal punto da fargli sfidare Virchow a duello. Virchow, avendo il diritto di scegliere le armi, scelse due salsicce di maiale: una salsiccia cotta per sé e una cruda, carica di Larve di Trichinella, per Bismarck. Bismarck, il Cancelliere di Ferro, rifiutò la proposta in quanto troppo rischiosa. del ferro e del sangue, e gettarono le fondamenta della medicina sociale in tutta Europa. Aiutò a costruire delle barricate e partecipò a un movimento politico, formato da medici, strenui sostenitori di una riforma medica: standardizzazione della professione medica e abolizione della separazione nella formazione di medici e chirurghi, con conseguente riformulazione dell'ordinamento della facoltà di Medicina. Inoltre si chiedeva a gran voce l'istituzione di un apposito Ministero della Sanità, e un'attiva partecipazione dei medici nello sviluppo di una legislazione medica, con la creazione di un organismo di tutela della categoria.

Insieme al suo amico Leubuscher inoltre, fondò la rivista "Die medizinische Reform" che presto divenne portavoce di tutti i medici che si battevano per la riforma medica. Fu proprio questa scelta che insospettì il governo, che non appena riuscì a riprendere le redini della situazione, abolì le poche concessioni fatte; il 31 marzo 1849 il ministro Von Ladenberg depose Virchow dal suo incarico accademico e censurò la rivista fino a farla scomparire. Fortunatamente però la fama acquisita da Virchow come scienziato, medico e uomo politico fece ricredere il governo che revocò il licenziamento. Nonostante questo, Virchow decise di abbandonare Berlino e la carriera di medico militare.

L'esperienza a Würzburg Lasciata Berlino, Virchow assunse a Würzburg, con l'aiuto di alcuni personaggi di spicco, in particolare l'ostetrico Friedrich Wilhelm Scanzoni von Lichtenfels, la prima cattedra di anatomia patologica in Germania, appositamente creata per lui. Fu qui che, allontanatosi da preoccupazioni politiche, trascorse 7 anni particolarmente felici e prosperi: iniziò i suoi studi di antropologia e pose le basi per la successiva fondazione della patologia cellulare. Intuì infatti che una teoria cellulare che postulava la formazione di cellule da altre cellule e non da materiale amorfo, avrebbe potuto ampliare gli orizzonti della medicina e dare una nuova visione dei processi patologici. Curò inoltre un annuario tedesco raffigurante i progressi della medicina. Nel 1852 il governo bavarese incaricò Virchow di effettuare una ricerca sulle origini della carestia nella zona dello Spessart, data l'ottima conduzione della precedente ricerca in Slesia.

Il ritorno a Berlino: politica e salute pubblica Nel 1856 fu richiamato a Berlino, dove ottenne la creazione, per lui, di un Istituto di Patologia, terreno fertile per la formazione di innumerevoli scienziati tedeschi e stranieri, tra cui Ernst Immanuel Felix Hoppe-Seyler, Friedrich Daniel von Recklinghausen e Julius Friedrich Cohnheim. Ritornato a Berlino si risvegliarono però anche i suoi interessi politici e nel 1859 venne nominato consigliere comunale e particolarmente vicino al sindaco, che era suo cognato, fu determinante sulle questioni di salute pubblica: è grazie al suo influsso che si deve il miglioramento del sistema di approvvigionamento idrico e dello smaltimento dei liquami e la costruzione di un eccellente impianto di fognatura, la progettazione e successiva creazione di alcuni nuovi ospedali, tra cui il Friedrichshain e il Moabit, la legge sull'ispezione delle carni e l'intensa campagna di sensibilizzazione a favore dell'igiene nella lotta contro le malattie infettive e a favore dell'importanza della scuola. Riuscì addirittura a far aprire una scuola per infermieri presso il neofondato ospedale di Friedrichshain.

Nel 1859, su invito del governo norvegese fu incaricato di indagare su un'epidemia di lebbra (morbo di Hansen) sulla costa occidentale della Norvegia. Era ormai un riconoscimento internazionale. Nel 1862 fu eletto membro della Camera dei rappresentanti prussiana per il Partito Progressista Tedesco. Dal 1880 fu anche membro del Reichstag, dove giocò un ruolo fondamentale come presidente della Commissione Finanze per parecchi anni. Una sua famosa citazione recita: "La medicina è una scienza sociale e la politica non è altro che medicina su larga scala"; nella sua attività politica però Virchow rimase pur sempre medico, tanto da assumere la presidenza del X Congresso Internazionale di Medicina che si tenne a Berlino nel 1890.

L'impegno nel sociale Merita parimenti importanza la sua nomina a membro del consiglio di amministrazione della "Berliner Hilfsverain für die Armee im Felde", ovvero l'associazione di Berlino per gli aiuti all'esercito sul campo. Fu un patriota estremamente convinto e con innumerevoli sforzi personali riuscì ad organizzare i primi treni ospedale da inviare al fronte, e lui stesso condusse il primo. Durante la guerra franco-prussiana contribuì alla costruzione dei primi ospedali da campo a Berlino Tempelhof, e organizzò il Corpo di ambulanza prussiano.

Interessi culturali Dalla sua bibliografia è intuibile un vivo interesse verso la medicina sociale e una stima verso la storia della medicina: giudicò la medicina come la più alta forma di conoscenza della realtà umana e madre di tutte le scienze. Consentì a tal proposito lo sviluppo di tutte le scienze naturali con preoccupazioni di tipo medico e per i suoi tentativi di ottenere un quadro etico delle scienze biologiche si può azzardare a considerarlo come precursore della bioetica. Accanto alla sua attività di patologo, dal 1866 si dedicò in misura sempre crescente all'antropologia e alla preistoria. Dapprima il suo interesse era rivolta al rinvenimento dei teschi in Germania e in Scandinavia, ma con il tempo estese le sue ricerche anche altrove. Nel 1869 fondò la Società Antropologica Tedesca. Degni di nota i suoi viaggi a Troia nel 1879 e nel 1890 dove Heinrich Schliemann eseguiva allora degli scavi.

Nel 1881 e nel 1894 effettuò spedizioni in Caucaso e nel 1888 in Egitto. Nel 1886 fu determinante il suo interessamento per la costruzione del Museo etnologico di Berlino, seguita dal Museo del Folklore Tedesco del 1888. Nel 1890 assunse la presidenza a Berlino del X Congresso Internazionale di Medicina. Fu autore di numerosi studi sulle malformazioni del cranio ed eseguì un sondaggio nazionale, a scopo razziale sugli scolari, concludendo esplicitamente che non esisteva nessuna razza pura tedesca, ma solo una miscela di diversi tipi morfologici. Fu questa affermazione che lo rese inviso al successivo regime nazionalsocialista.

La fondazione della patologia cellulare